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san Francesco di Paoladi ROCCO BENVENUTO

Il 27 marzo ricorre il VI centenario della nascita di san Francesco di Paola (1416-1507). Come per altri santi dell’epoca basso medievale, la documentazione che ci è pervenuta attesta solo l’anno di nascita (1416), mentre la più antica menzione del giorno e mese (27 marzo) è connessa alla pubblicazione nel 1618 a Barcellona di una colta agiografica curata dal terziario Pietro Giacomo Tristany.
D’altro canto la scelta eremitica, alla quale Francesco resterà sempre fedele, anche quando andrà a vivere a Tours, presso la corte di Francia, e quando la sua congregazione si evolverà nel nuovo Ordine dei Minimi, comporta diversi coni d’ombra che sarà difficile illuminare, nonostante la recente storiografia abbia fatto passi da gigante per recuperare, attraverso lo scavo archivistico, il vero Francesco rispetto a quello dell’agiografia barocca che, esaltando la sua attività taumaturgica, aveva fatto cadere nell’oblio il contributo offerto alla riforma della Chiesa e alla società del suo tempo. La Legenda maior, così chiamata rispetto a quella minor, rinvenuta nel 2014 nella biblioteca dell’Università di Barcellona, è quella che offre maggiori informazioni sulla fase iniziale, in quanto raccoglie ricordi del fondatore ormai anziano. Riferisce sul famulato trascorso all’età di quindici anni presso i francescani di San Marco Argentano, sul successivo pellegrinaggio ad Assisi per lucrare l’indulgenza della Porziuncola e sulla sosta a Roma dove il giovane Paolano rimase così colpito al passaggio di un corteo cardinalizio, da avvicinarsi alla carrozza ed esternare il proprio disagio: «Gli Apostoli di Gesù Cristo non tenevano mica questo seguito». La risposta del porporato è preziosa per conoscere la situazione che si viveva nel Centro della Cristianità: «Figlio non ti scandalizzare, perché, se noi agissimo diversamente, lo stato apostolico sarebbe certamente disprezzato e vilipeso dai secolari». Al termine di un lungo pellegrinaggio, durante il quale aveva visitato diversi eremitaggi e santuari, verso il 1435 decide di non entrare in nessuna organizzazione religiosa e di vivere da semplice eremita a Paola. La sua esperienza evangelica, di cui povertà e penitenza costituiscono i tratti salienti, avrebbe continuato a svolgersi nel silenzio di un’incantevole valle, a poca distanza da un antico ponte medievale, se la notizia sui prodigi che avvengono al suo eremo e sui gruppi di fedeli che vi affluiscono, non fosse giunta a Roma che, agli inizi del 1467, vi invia un cubiculario, monsignor Baldassarre de Gutrossis, originario della diocesi di Savona, al fine di acquisire direttamente informazioni su quanto sta avvenendo nel piccolo centro della costiera tirrenica. La testimonianza di Francesco sconvolgerà la vita del messo pontificio che lascerà la Curia per ritirarsi a Paola e dare un’organizzazione canonica all’attività pastorale che da alcuni anni l’eremita, coadiuvato da alcuni coetanei, sta portando avanti. Nell’arco di pochi anni, tra il 1470 e il 1474, arrivano dapprima il riconoscimento diocesano e poi quello pontificio. Il romitorio di Paola, nel frattempo, è divenuto una meta molto frequentata dai pellegrini tanto che, dopo l’Anno Santo del 1475, annualmente vi si possono recare per ottenere l’indulgenza plenaria nel giorno dell’Assunta. Ormai, per l’anziano eremita, si profilava una vecchiaia protesa a diffondere e radicare la sua Congregazione oltre i confini della diocesi di Cosenza, ma tra l’estate del 1482 e l’inverno del 1483, si mettono in movimento le cancellerie di Francia, Napoli e Roma per convincerlo a recarsi al capezzale di Luigi XI, da tempo gravemente ammalato. La missione dell’eremita, originariamente di carattere religioso, col passare delle settimane si arricchisce di motivazioni politiche, trasformando Francesco nell’ago della bilancia per il ristabilimento dei rapporti tra le corti di Ferdinando d’Aragona e Sisto IV da una parte e del monarca francese dall’altra. Finora si sapeva che, nel marzo del 1483, Francesco fu ricevuto in udienza dal Papa e istruito sulla sua missione spirituale e diplomatica. Nel contempo, Francesco ne approfittò per avanzare la richiesta al Pontefice per l’a p p ro v a z i o - ne della sua regola. Dalla Legenda minor, che offre maggiori informazioni rispetto al resoconto assai stringato del cronista aulico Filippo De Commynes, sappiamo che inizialmente la sua proposta non fu accolta in quanto si trattava di andare contro il dettato del Lateranense IV. L’eremita, però, «incomenzò ad testar ex declarar’ alcuni passi dela sacra scriptura con predicar et persuaderli». Quel sermone, «bello et efficace et pieno di sapientia e di doctrina », fatto peraltro da «persona illitterata et idiota», impressionò positivamente Papa della Rovere e avviò il faticoso iter che culminò nell’approvazione di una regola (1493), quella dei Minimi, senza venir meno al dettato conciliare.

© Osservatore Romano - 27 marzo 2016