L’enciclica di Giovanni XXIII e la “Caritas in veritate di Benedetto XVI”"Le energie vitali cresciute dalle radici della ‘Rerum novarum’ di Leone XIII hanno ispirato, in un contesto storico-sociale mutato, la ‘Mater et Magistra’ di Giovanni XXIII e hanno continuato ad ispirare, in situazioni ancora mutate, le encicliche sociali e le iniziative della Chiesa sino ai giorni nostri": così il card. Peter Kodwo Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha aperto lunedì i lavori del congresso internazionale "Giustizia e globalizzazione. Dalla ‘Mater et Magistra’ alla ‘Caritas in veritate’" promosso per i 50 anni della "Mater et Magistra". Al congresso partecipano circa 200 tra direttori nazionali e diocesani di pastorale sociale, esperti, studiosi, animatori sociali, sindacalisti da ogni parte del mondo.
Nuova animazione cristiana. "Siccome le appartenenze sociali e le identità sociali sono oggi ‘multiple’, l’organizzazione delle comunità cristiane deve senza dubbio divenire a sua volta multipla per poter rispondere a tutte le dimensioni della vita degli uomini d’oggi": lo ha detto il card. Laurent Monsengwo, arcivescovo di Kinshasa (Congo). "A livello locale – ha affermato – le comunità cristiane vivono organizzate secondo un adattamento geografico e possono così coesistere facilmente con comunità specializzate per l’animazione dei diversi ambienti". Secondo il cardinale, che si è soffermato in particolare sulla situazione africana e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa, "l’azione evangelizzatrice chiede senza dubbio un nuovo tipo di animazione attraverso comunità cristiane di fedeli e di forze sociali che nelle istituzioni possano avere un adeguato influsso nelle strutture pubbliche internazionali".
Istituzioni "predatrici". "La continuità del pensiero tra la ‘Mater et Magistra’ e la ‘Caritas in veritate’ ci interpella direttamente su una interpretazione inaccettabile della mondializzazione": lo ha detto il giurista africano Raymond Ranjeva, intervenendo sul tema "Bene comune e beni comuni. Governance o governo?". Secondo il relatore, "assistiamo al diffondersi di una concezione attentatrice al ‘bene comune’ in nome della globalizzazione, soprattutto per quanto riguarda la governance finanziaria mondiale". Ranjeva ha affermato che "il G20 si è eretto ad autorità universale della nuova governance economica in ragione dell’economismo e della finanziarizzazione delle relazioni economiche. Il ‘regno di ciascuno per sé’ all’interno di questo gruppo – ha proseguito – ci lascia supporre che non ci sia spazio per il concetto di solidarietà". Secondo il relatore, inoltre, "dal gruppo di Bilberberg è emersa l’intenzione di creare un cartello di interessi più potenti degli Stati destinati a controllare i bisogni vitali dell’umanità". Ranjeva ha quindi ammonito che "si rischia di aver un raggruppamento di istituzioni finanziarie più potenti e più predatrici" davanti alle quali "l’uomo o capitolerà, oppure si spera abbia la forza di reagire".
Formazione da accrescere. Formazione di "agenti della dottrina sociale della Chiesa", promozione dei "diplomi di pastorale sociale" per direttori diocesani e nazionali degli omologhi uffici, potenziamento dell’insegnamento della dottrina sociale nei seminari: sono queste, secondo il card. Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa e presidente di Caritas Internationalis, alcuni degli strumenti per diffondere a livello mondiale la conoscenza della dottrina sociale della Chiesa e la sua applicazione concreta. Nel suo intervento, il cardinale ha anche parlato della "necessità di rifondare l’organismo delle Nazioni Unite, perché divenga maggiormente sostenitore dello sviluppo, mentre sembra che voglia promuovere solo l’aborto e i diritti degli omosessuali con pressioni esterne molto forti". Il cardinale ha poi affermato che "occorre diffondere la conoscenza del Compendio della dottrina sociale quale strumento molto agile e completo". Ha concluso sottolineando che "i cristiani debbono divenire più attivi nei processi di difesa della dignità della vita, come motore per le attività di sviluppo economico e sociale".
Dialogare con i saperi. "La fede cristiana deve dialogare con i saperi, le discipline e le culture. Ritengo che questo sia il campo principale per l’impegno delle Commissioni Giustizia e Pace nel prossimo futuro": lo ha detto mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste e presidente della Commissione "Caritas in veritate" della Ccee. "L’emergere della questione antropologica, la compenetrazione sempre più stretta tra tale questione e quella sociale, la cultura del nichilismo occidentale, la nuova ideologia della tecnica, la mentalità positivista – ha detto riferendosi al messaggio della "Caritas in veritate" di Benedetto XVI – sono alcune delle più importanti sfide per la pastorale sociale". "Non si può pensare di dialogare con il mondo affrontando solo i contenuti, i temi e i problemi – ha aggiunto – bisogna affrontare anche i presupposti culturali dei problemi, che nella nostra società spesso non sono tematizzati ma fanno da sfondo e vengono assunti per inerzia, per assuefazione, per indifferenza".
© www.agensir.it - 16 maggio 2011
Nuova animazione cristiana. "Siccome le appartenenze sociali e le identità sociali sono oggi ‘multiple’, l’organizzazione delle comunità cristiane deve senza dubbio divenire a sua volta multipla per poter rispondere a tutte le dimensioni della vita degli uomini d’oggi": lo ha detto il card. Laurent Monsengwo, arcivescovo di Kinshasa (Congo). "A livello locale – ha affermato – le comunità cristiane vivono organizzate secondo un adattamento geografico e possono così coesistere facilmente con comunità specializzate per l’animazione dei diversi ambienti". Secondo il cardinale, che si è soffermato in particolare sulla situazione africana e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa, "l’azione evangelizzatrice chiede senza dubbio un nuovo tipo di animazione attraverso comunità cristiane di fedeli e di forze sociali che nelle istituzioni possano avere un adeguato influsso nelle strutture pubbliche internazionali".
Istituzioni "predatrici". "La continuità del pensiero tra la ‘Mater et Magistra’ e la ‘Caritas in veritate’ ci interpella direttamente su una interpretazione inaccettabile della mondializzazione": lo ha detto il giurista africano Raymond Ranjeva, intervenendo sul tema "Bene comune e beni comuni. Governance o governo?". Secondo il relatore, "assistiamo al diffondersi di una concezione attentatrice al ‘bene comune’ in nome della globalizzazione, soprattutto per quanto riguarda la governance finanziaria mondiale". Ranjeva ha affermato che "il G20 si è eretto ad autorità universale della nuova governance economica in ragione dell’economismo e della finanziarizzazione delle relazioni economiche. Il ‘regno di ciascuno per sé’ all’interno di questo gruppo – ha proseguito – ci lascia supporre che non ci sia spazio per il concetto di solidarietà". Secondo il relatore, inoltre, "dal gruppo di Bilberberg è emersa l’intenzione di creare un cartello di interessi più potenti degli Stati destinati a controllare i bisogni vitali dell’umanità". Ranjeva ha quindi ammonito che "si rischia di aver un raggruppamento di istituzioni finanziarie più potenti e più predatrici" davanti alle quali "l’uomo o capitolerà, oppure si spera abbia la forza di reagire".
Formazione da accrescere. Formazione di "agenti della dottrina sociale della Chiesa", promozione dei "diplomi di pastorale sociale" per direttori diocesani e nazionali degli omologhi uffici, potenziamento dell’insegnamento della dottrina sociale nei seminari: sono queste, secondo il card. Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa e presidente di Caritas Internationalis, alcuni degli strumenti per diffondere a livello mondiale la conoscenza della dottrina sociale della Chiesa e la sua applicazione concreta. Nel suo intervento, il cardinale ha anche parlato della "necessità di rifondare l’organismo delle Nazioni Unite, perché divenga maggiormente sostenitore dello sviluppo, mentre sembra che voglia promuovere solo l’aborto e i diritti degli omosessuali con pressioni esterne molto forti". Il cardinale ha poi affermato che "occorre diffondere la conoscenza del Compendio della dottrina sociale quale strumento molto agile e completo". Ha concluso sottolineando che "i cristiani debbono divenire più attivi nei processi di difesa della dignità della vita, come motore per le attività di sviluppo economico e sociale".
Dialogare con i saperi. "La fede cristiana deve dialogare con i saperi, le discipline e le culture. Ritengo che questo sia il campo principale per l’impegno delle Commissioni Giustizia e Pace nel prossimo futuro": lo ha detto mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste e presidente della Commissione "Caritas in veritate" della Ccee. "L’emergere della questione antropologica, la compenetrazione sempre più stretta tra tale questione e quella sociale, la cultura del nichilismo occidentale, la nuova ideologia della tecnica, la mentalità positivista – ha detto riferendosi al messaggio della "Caritas in veritate" di Benedetto XVI – sono alcune delle più importanti sfide per la pastorale sociale". "Non si può pensare di dialogare con il mondo affrontando solo i contenuti, i temi e i problemi – ha aggiunto – bisogna affrontare anche i presupposti culturali dei problemi, che nella nostra società spesso non sono tematizzati ma fanno da sfondo e vengono assunti per inerzia, per assuefazione, per indifferenza".
© www.agensir.it - 16 maggio 2011