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salute-donna-gravidanzaAssuntina Morresi

A chi interessa la salute e la libertà di scelta della donne? Non proprio a tutti quelli che se ne fanno paladini. Sicuramente non a chi sta chiedendo all’Aifa, l’ente italiano di farmaco-vigilanza, di ignorare il parere del Consiglio superiore di sanità (Css), e di non subordinare la prescrizione della cosiddetta «pillola dei cinque giorni dopo» a un test di gravidanza.

Ricordiamo i fatti: la Commissione europea ha approvato la commercializzazione di EllaOne, la «pillola dei cinque giorni dopo», che impedisce le gravidanze se assunta entro cinque giorni da un rapporto sessuale potenzialmente fecondo. I Paesi membri possono solo regolarne le modalità di accesso.
È noto che il meccanismo con cui agisce EllaOne è analogo a quello della pillola Ru486 e la sua rubricazione come contraccettivo di «emergenza» è una furbata europea per evitare i problemi di un nuovo prodotto abortivo. Per chi scrive è questo il fatto inaccettabile. Non è però il punto di cui si vuole discutere ora.
Il foglietto illustrativo dive che EllaOne è controindicata in gravidanza, a differenza del Norlevo, la «pillola del giorno dopo», che è invece «inefficace»per una gravidanza in corso. L’Aifa ha posto un problema di compatibilità con la legge 194 sull’aborto e il Css, coerentemente, ha dichiarato che, se controindicata in gravidanza, non può essere somministrata quando la donna è incinta: una conclusione lapalissiana e di un’ovvietà imbarazzante. E quindi la prescrizione può avvenire solo in presenza di un test precoce ematico – non lo stick – che escluda una gravidanza in atto.
Alcuni sedicenti paladini della salute e della libertà delle donne, invece, chiedono all’Aifa di ignorare questa ovvia indicazione, perché, secondo loro, è un modo «macchinoso» che ne impedirebbe l’uso: casualmente sono gli stessi che hanno sempre ignorato le morti dopo la Ru486. L’importante pare sia accedere velocemente a certi prodotti: ogni cautela è un ingombro «macchinoso». Senza test ematico precoce chi può dire che la donna non è incinta e quindi può assumere la nuova pillola? La donna stessa, evidentemente, con grande sollievo del medico che si sgraverebbe da ogni responsabilità.
Quella stessa donna che teme dia vere avuto un rapporto fecondo da poche ore dovrebbe avere l’assoluta certezza che precedenti rapporti sessuali, di qualche settimana o pochi giorni prima, siano stati, invece, infecondi. Come farà il medico a essere sicuro che non c’è alcun embrione già impiantato in utero, anche se di pochi giorni? Il test verifica la presenza di embrioni solo dopo l’annidamento, e almeno su questo siamo tutti d’accordo che di gravidanza si tratta!
In più della metà dei casi, le 381 mila confezioni di Norlevo vendute nel 2008 sono state chieste da adolescenti, molte nel fine settimana, e chissà quanti genitori l’hanno saputo, dato che il loro consenso non serve. Chi risponderà in caso di feto malformato, o peggio ancora di aborto procurato (EllaOne interferisce con il progesterone) per assunzione impropria in gravidanza, senza test? Avremmo l’ennesima scorciatoia bugiarda per nascondere anche le verità più elementari e per lavarsene le mani, cercando di scaricare tutte le responsabilità di nuovo sulle donne.


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