
"Essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque vada."
(Ap 14,1-3.4b-5)
Lo sguardo mistico e quindi reale di San Giovanni Battista va oltre un approccio superficiale a Gesù. Gesù non è un uomo buono, uno splendido moralista, un uomo solidale o, come diceva qualcuno anni fa, ereticamente e con opportunismo politico, il primo socialista.
Gesù è l'Agnello di Dio. Cioè la carne di Dio che si dona al mondo per il mondo.
Ogni sguardo che si allontana da questa affermazione lapidaria, vera e reale, fa violenza a Gesù e, purtroppo, rende Gesù estraneo al proprio cuore e alla propria esistenza. Proclamare Gesù Signore della mia vita vuol dire riconoscerlo Agnello per me e per i miei fratelli vicini e lontani. Vuol dire dare a Cristo il Suo libero ruolo di intimo nella mia vita. Vuol dire riconoscere che io senza di Lui non sono libero ma schiavo della mia passione, della mia ignoranza, della mia deficienza, della mia idolatria, delle mie miserie, dei miei sensi di colpa.
Poco importa che questo mio idolo non sia il denaro, il successo, e la vanità...
anche le "cose" buone come la famiglia, i figli, un coniuge, la salute, una soddisfacente vita affettiva, la stima, la "realizzazione" professionale, sono inutili se non vengono illuminate dalla coscienza radicale e profonda che Egli è l'Agnello di Dio per me e per il mondo.
Addirittura i miei "impegni" per il Regno sono cosa vuota senza una intimità cosciente e viva con l'Agnello di Dio.
Solo se riconosco che Egli è Dio da Dio, Luce da Luce, Vita da Vita, posso seguirlo con frutto e fecondità.
Attorno all'Agnello di Dio siamo Chiesa e cresciamo come Chiesa.
Nell'Agnello di Dio fondo la mia fede sulla Chiesa, anche su ciò che i miei sensi non comprendono ma che il cuore, illuminato dall'Agnello, coglie come realtà vive e potenti oltre la miseria apparente.
È nell'Agnello di Dio che amo e posso amare.
È nell'Agnello di Dio che amo il Papa, i Vescovi e tutti i suoi sacerdoti, tutti, senza esclusione; non per ciò che essi umanamente sono o fanno ma perché li guardo, uno ad uno, nell'Agnello di Dio.
È in Lui che sono accolto e che imparo ad accogliere quello che umanamente può sembrare disdicevole e contraddittorio.
È in Lui che servo ogni Verità del Padre, anche se scomoda e difficile; anzi, talvolta umanamente impossibile.
È in lui che faccio esperienza di perdono... perdono ricevuto che domanda di essere "perdono donato".
Con lo sguardo fisso sull'Agnello di Dio e con le parole del sacerdote "Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo", risuonanti nella celebrazione liturgica, io comprendo la mia vita, i miei passi, la mia vocazione, la mia chiamata e il mio "unicum" esistenziale.
Dall' Eccomi eterno dell'Agnello io comprendo il mio "Eccomi!"
L'Eccomi di Abramo, di Samuele, di Isaia, di Maria e con il salmista anche io dico: «Ecco, io vengo».
E come puoi seguire l'agnello prontamente se non essendo tu stesso libero agnello dai fardelli della disobbedienza, del risentimento, del rancore, dei vizi e delle cattive abitudini?
Quando sentiamo durante la Santa Messa:
"Ecco l'agnello di Dio!"
tra la distrazione di chi continua a scambiarsi il "segno della pace", come fosse, tra l'altro, un impegno nostro la pace più che la fruizione di un dono..
ebbene quando sentiamo: "Ecco l'agnello di Dio!" dovremmo cadere tramortiti a terra.
Come dovrebbe tremare l'intera Chiesa all'Amen della dossologia che culmina la preghiera Eucaristica, così si dovrebbe udire un tonfo dei cuori e dei corpi a terra per la prostrazione: "Ecco l'agnello di Dio!"
Come dovrebbe tremare l'intera Chiesa all'Amen della dossologia che culmina la preghiera Eucaristica, così si dovrebbe udire un tonfo dei cuori e dei corpi a terra per la prostrazione: "Ecco l'agnello di Dio!"
E se questo non è possibile consideriamo che vi sia uno slancio dell'essere.
Per certi versi, poco importa il male o il bene che io ho fatto, ciò che conta è che io ora dica "Eccomi!", con tutto lo slancio e la possibilità di cui sono capace, senza riserve.
Nel silenzio o nel sussurro, nel grido o nella gioia, nella malattia e nell'impotenza, nella fecondità o nella sterilità.
Ciò che conta è che io prenda sul serio l'invito del Battista a guardare Cristo, a guardare l'Agnello di Dio per comprendere, finalmente, come Lui guarda me e come mi ha guardato da sempre.
PiEffe