MACERATA, 1. «Dopo il tempo del pianto e del dolore, dopo il tempo delle discussioni e delle lamentazioni, è opportuno che arrivi il momento di una ricostruzione efficace e veloce, prima che i danni umani e materiali diventino irreparabili. Occorre, perciò, compiere uno sforzo coraggioso che consenta di superare quegli eccessi di burocrazia che rischiano di rallentare e offuscare ogni serio progetto di rinascita». Lo ha detto il cardinale arcivescovo di Perugia -Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), nell’omelia della messa celebrata ieri sul sagrato della cattedrale di Macerata in occasione della festa del patrono della città, san Giuliano ospitaliere, che ha concluso la sua visita di due giorni nelle zone terremotate di Lazio e Marche.
L’Italia, ha affermato, «è una terra, forse unica al mondo, dove vita, fede e cultura, intrecciate in un unico sentimento di operosità, hanno creato una civiltà impareggiabile. Se perdiamo questa eredità, alla fine perderemo anche la nostra identità di popolo e di nazione». Occorre perciò «uno sguardo lungimirante». Bassetti, dopo essere stato mercoledì ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto (per citare solo alcuni dei paesi attraversati), si è fermato ieri a Muccia, Pieve Torina, Visso, San Severino Marche, Tolentino, Camerino e Macerata. A Tolentino il cardinale ha sottolineato l’urgenza di far rivivere e quindi ricostruire quanto prima tutte quelle «scatole vuote» che sono le tante case danneggiate dal sisma e ancora non abitabili, dando modo alla comunità di rinascere. Anche a Camerino parole di speranza che «viene anche dalla mia esperienza con tanti terremoti. Da giovane prete — ha detto — sono stato volontario tra i terremotati del Friuli e sia lì sia in altre occasioni simili la rinascita è sempre stata convinta». Infine a Macerata, alla presenza fra gli altri del vescovo della città, Nazzareno Marconi, e del cardinale arcivescovo emerito di Ancona-Osimo, Edoardo Menichelli, ha sollecitato «una solidarietà concreta» da tradurre «in una volontà ricostruttiva che coinvolga tutti in una semina di speranza e di azione per un futuro migliore e un tempo di rinnovato benessere». In questi mesi — ha osservato ancora il presidente della Cei — «abbiamo partecipato con commozione al dolore delle popolazioni colpite dal sisma, ma abbiamo anche sperimentato la carità operosa della popolazione italiana che si è fatta volontaria per aiutare chi aveva perso tutto e che ha accolto le persone che non avevano più una dimora. Da questi gesti di solidarietà può rinascere, senza dubbio, la vita futura di una comunità». Carità operosa, gesti di solidarietà, ma «serve qualcosa di più», uno sforzo maggiore «di cui debbono farsi promotori tutti quegli uomini e le donne di buona volontà che perseguono autenticamente il bene comune». Uno sforzo, ha spiegato Bassetti, che «riconosca come assoluta priorità, nell’agenda pubblica del paese, la salvaguardia e la messa in sicurezza del meraviglioso e difficile territorio italiano, dei suoi borghi, delle sue città e anche di tutte le sue opere d’arte». Una priorità che «è soprattutto un’urgenza non più rimandabile per il bene della popolazione italiana, affinché le lacrime di oggi non siano, un’altra volta, le lacrime di domani». Tante le parole di conforto agli amministratori: «Sono venuto perché volevo constatare di persona la vastità delle devastazioni. Dopo il mio giro nelle zone terremotate, saluto in particolare i sindaci. Mi sembra, qui, che coi nostri sacerdoti vi siate scambiati i compiti. Fate quasi le stesse cose. Ed è giusto così. Mai come quando ci troviamo in emergenze come questa, ci rendiamo conto di quanto l’autorità sia un servizio, a tutti».
© Osservatore Romano - 2 settembre 2017