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Istituti religiosi che si ispirano all'Apostolo Paolo - 25 ottobre 2008

Introduzione
Dal Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Giornata Missionaria
La multiformità dei carismi
Devozioni particolari
Cronologia delle fondazioni
Barnabiti, Angeliche e Laici di San Paolo
Le Suore di Saint Paul de Chartres
Le Suore Cieche di San Paolo
I Paolisti del Nord America
L'Opera di San Paolo
La Società di San Paolo in Cina
I Paolisti del Libano
La Società Missionaria di San Paolo
I Fratelli di San Paolo e le Suore di San Paolo
La Famiglia Paolina: dieci fondazioni del Beato don Giacomo Alberione
La Compagnia di San Paolo  

Dal Messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Missionaria Mondiale 2008

"Cari fratelli e sorelle, "duc in altum"! Prendiamo il largo nel vasto mare del mondo e, seguendo l'invito di Gesù, gettiamo senza paura le reti, fiduciosi nel suo costante aiuto. Ci ricorda san Paolo che non è un vanto predicare il Vangelo (cfr 1 Cor 9,16), ma un compito e una gioia. Cari fratelli Vescovi, seguendo l'esempio di Paolo ognuno si senta "prigioniero di Cristo per i gentili" (Ef 3,1), sapendo di poter contare nelle difficoltà e nelle prove sulla forza che ci viene da Lui. (...)

E voi, cari religiosi e religiose, segnati per vocazione da una forte connotazione missionaria, portate l'annuncio del Vangelo a tutti, specialmente ai lontani, mediante una testimonianza coerente di Cristo e una radicale sequela del suo Vangelo."


La multiformità dei carismi


Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il richiamo a San Paolo nel titolo di un istituto religioso è un fatto relativamente recente. In epoca antica l'Apostolo delle Genti dava infatti il nome a molti monasteri sparsi nel mondo, ma solo con la centralizzazione degli istituti avviata nell'età moderna alcuni fondatori, animati da una personale devozione o da un preciso programma apostolico, lo hanno scelto come patrono dei loro istituti e delle loro opere.

            Sant'Antonio Maria Zaccaria (1502-1539), fondatore dei Chierici regolari di San Paolo (Barnabiti) e delle Suore Angeliche di San Paolo, fonda la prima famiglia religiosa posta sotto la protezione di San Paolo, animata da un generoso programma di riforma alla vigilia del Concilio di Trento.

            Oltre un secolo dopo, le Suore di Saint Paul de Chartres - nate nel 1696 nell'alveo della spiritualità di San Vincenzo de' Paoli - devono la loro denominazione al Vescovo locale, Mons. Paul Godet de Marais. Nel tempo il riferimento a San Paolo si rivelerà particolarmente fecondo e appropriato per le comunità religiose con una forte identità missionaria. Le Suore della Carità di San Paolo, a Birmingham, sono una filiazione di Chartres (1847). Lo stesso vale per le Suore di San Paolo di Angoulême, fondate nel 1825 e poi confluite nel 1854 nella Società del Sacro Cuore. 

            A partire dal XIX secolo, il titolo è quasi sempre da ricondurre ad un preciso programma apostolico mutuato dal carisma paolino. Mentre le Suore Cieche di San Paolo (1852) scelgono come motto un estratto della Lettera agli Efesini ("Ora noi siamo luce nel Signore", Ef 5,8), Isaac Hecker, nel 1858, intende la missione principalmente in senso ecumenico. Il canonico Joseph Schorderet, nel 1873, pone invece sotto il patronato di San Paolo la sua Opera per la diffusione della buona stampa, sostenuto esplicitamente da Pio IX.

            Altri due fondatori ribadiscono il legame tra San Paolo e i mezzi di comunicazione sociale nei primi anni del XX secolo: il Vescovo greco-melchita Germanos Mouakkad (Missionari di San Paolo) nel 1903 e il sacerdote don Giacomo Alberione (Società San Paolo e Figlie di San Paolo) nel 1914-15. La Compagnia di San Paolo (1920), voluta dal Cardinale Andrea Carlo Ferrari, opera in parte nello stesso campo pastorale e persegue anche un programma di assistenza e promozione sociale.

            Proprio nel campo sociale, alla fine dell'Ottocento Jakob Friedrich Bussereau era riuscito ad unire nella fraternità religiosa un gruppo di sacerdoti e di religiose per la cura dei minorati mentali. Pochi anni dopo il maltese Giuseppe De Piro (1877-1933) aveva trasmesso il suo forte ideale paolino ad una "piccola società" missionaria.

            In occasione dell'Anno Paolino e del mese missionario, l'Agenzia Fides ripercorre con questo Dossier la storia delle Famiglie religiose che si ispirano a San Paolo per il loro apostolato, sottolineando le sfide del passato e del presente, lo stato delle missioni e le iniziative legate all'Anno Paolino. Ringraziamo per il loro contributo i Superiori e le Superiore generali, come i Direttori e i responsabili degli istituti,


Devozioni particolari


Tutti gli Istituti religiosi hanno alcune devozioni particolari a San Paolo, sia nella memoria liturgica - con la celebrazione dei momenti salienti della vita dell'Apostolo - sia nella preghiera quotidiana. Alcuni Fondatori hanno lasciato testi di profonda spiritualità, di catechesi o di commento sulla persona e sulle lettere di San Paolo, che fanno parte integrante delle loro Costituzioni e dei libri di preghiera: è il caso di Sant'Antonio Maria Zaccaria, Marie Anne de Tilly, Giacomo Alberione, Germanos Mouakkad,  Giuseppe De Piro e Isaac Hecker.

I due istituti alberioniani (Società San Paolo e Figlie di San Paolo) seguono un ciclo devozionale particolarmente strutturato e ricco. Già nel 1918 la piccola comunità paolina dedicava all'Apostolo tutto il mese di giugno e recitava la "Coroncina a San Paolo", una serie di invocazioni focalizzate sulla conversione, i consigli evangelici e l'apostolato. Nel 1958 don Alberione indisse per la Famiglia Paolina un "Giubileo Paolino" in occasione del XIX centenario della Lettera ai Romani. L'Alberione è autore inoltre di alcune preghiere a San Paolo, tra cui una protettore della buona stampa.

Anche gli altri Istituti recitano preghiere per il carisma specifico. L'apostolo è invocato per il suo zelo missionario, l'insegnamento, la vocazione e la conversione.



Cronologia delle fondazioni


- Barnabiti (anno di fondazione 1533), (nazione di fondazione Italia)

- Suore Angeliche di San Paolo (1535), Italia

- Suore di Saint Paul de Chartres (1696), Francia

- Suore di San Paolo di Angoulême (1825), Francia

- Suore della Carità di San Paolo (1847), Inghilterra

- Suore Cieche di San Paolo (1852), Francia

- Paolisti (1858), Stati Uniti

- Opera di San Paolo (1873), Svizzera

- Società di San Paolo (1871), Cina

- Missionari di San Paolo (1903), Libano

- Società Missionaria di San Paolo (1910), Malta

- Suore di San Paolo (appr. 1913), Germania

- Fratelli di San Paolo (appr. 1913), Germania

- Società San Paolo (1914), Italia

- Figlie di San Paolo (1915), Italia

- Compagnia di San Paolo (1920), Italia







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 BARNABITI, ANGELICHE E LAICI DI SAN PAOLO


La più antica Famiglia religiosa ispirata a San Paolo venne fondata nel 1530 a Milano da Sant'Antonio Maria Zaccaria (1502-1539).  Annoverato oggi per la sua opera riformatrice, insieme a San Gaetano da Thiene e Sant'Ignazio di Loyola, lo Zaccaria nutriva una forte spiritualità eucaristica e una particolare devozione a San Paolo Apostolo, maturata negli anni della sua preparazione al sacerdozio. Laureato in medicina, si era dedicato in un primo tempo alla cura degli ammalati più poveri e aveva quindi scelto la vita sacerdotale a 26 anni.

            Entrato nell'Oratorio dell'Eterna Sapienza di Milano, aveva condiviso le sue idee riformistiche con alcuni nobili milanesi e quindi dato vita ad un primo gruppo chiamato "I Figliuoli di Paolo Apostolo". "Statevene dunque certi - scriveva -, che edificherete, sopra il fondamento di Paolo, non fieno né legno, ma oro e pietre preziose, e saranno aperti, sopra di voi e dei vostri, i cieli e i loro tesori".

            Nel 1533 Papa Clemente VII approvò il ramo maschile che, con la Bolla di Paolo III del 24 luglio 1535, prese il nome di Chierici Regolari di San Paolo Decollato. In un Breve dello stesso anno venne riconosciuto anche il ramo femminile, le Angeliche di San Paolo Converso (la denominazione venne approvata ufficialmente nel 1549 da Paolo III) co-fondate dalla contessa di Guastalla Ludovica Torelli (che aveva fornito sostegno economico e parteciperà a tutte le attività caritative della Congregazione). È da ricordare anche la figura dell'Angelica Paola Antonia Negri, che svolse un ruolo di guida, non solo fra le consorelle ma anche fra i Barnabiti e i Coniugati di San Paolo dopo che venne a mancare precocemente il Fondatore. I Chierici si insediarono nella chiesa di San Barnaba a Milano e presero così il nome popolare, giunto fino ad oggi, di Barnabiti.


"Corriamo come matti non solo a Dio, ma ancora verso il prossimo"  


Il programma di Sant'Antonio Maria Zaccaria prevedeva una radicale riforma della Chiesa lombarda, che era afflitta da problemi molto diffusi all'epoca: Diocesi senza Vescovo, clero privo di una adeguata formazione teologica, abbassamento della pratica religiosa, Monasteri e Conventi in decadenza. In una lettera del 1531 il Santo aveva scritto ai suoi amici: "Corriamo come matti non solo a Dio, ma ancora verso il prossimo"  .

            La Compagnia prevedeva attività pastorali fra la gente comune e presso i monasteri. Nel 1537 iniziò la prima missione fuori dal Ducato di Milano, a Venezia, ma qui Barnabiti, Angeliche e Coniugati (così inizialmente venivano chiamati i Laici) non incontrarono il favore delle autorità e furono denunciati all'Inquisizione per eresia. Scagionati dall'accusa, i "Figli di San Paolo" subirono tuttavia una reprimenda del Sant'Uffizio, che li invitò a conformarsi ai canoni della vita religiosa già delineati dal Concilio di Trento. In questa ottica va inquadrato il ridimensionamento delle Angeliche, passate nel 1552 alla clausura.

            All'inizio del Seicento, i Barnabiti entrarono gradualmente nel settore educativo - che rimarrà un impegno distintivo del loro apostolato - ed affrontarono le prime sfide missionarie, in Cina e Birmania, mentre in Europa nuove fondazioni nacquero in Francia, Austria e Boemia.

            Il Settecento è ricordato ancora oggi come il "secolo d'oro" della Congregazione, che raggiunse le maggiori Corti italiane grazie alla scienza dimostrata da molti suoi esponenti e godette della protezione del Papa Benedetto XIV.

            Nel 1810 la soppressione degli Ordini religiosi decretata da Napoleone segnò un drastico declino della Famiglia Zaccariana, che sarebbe durato fino alla fine del secolo. I Barnabiti, in un primo tempo dispersi, riuscirono a ricostituire una comunità a Roma nel 1814, mentre a Milano essa fu ripristinata solo nel 1825. Intanto il ramo femminile affrontava un trauma ancora maggiore con la morte, nel 1846, dell'ultima Angelica, madre Maria Teresa Trotti Bentivoglio. Nel 1879 il Barnabita padre Pio Mauri riprese in mano gli antichi documenti della Congregazione rimasti in custodia alla Bentivoglio e favorì la rinascita di una piccola comunità di Angeliche a Cremona. Negli stessi anni il ramo maschile concentrava i suoi sforzi nell'educazione dei giovani, dando inizio agli oratori che sarebbero stati presi a modello dallo stesso Don Bosco.

            Il 1903 fu l'anno dell'apertura alle missioni con l'arrivo dei primi Barnabiti in Brasile. Per tutto il secolo avverrà l'espansione in tutti i continenti e oggi la Congregazione è presente in 15 paesi: Repubblica Democratica del Congo, Rwanda, Afghanistan, Filippine, India, Albania, Belgio, Spagna, Polonia, Argentina, Brasile, Canada, Cile, Stati Uniti, Messico (ultima fondazione, nel 2003). Anche le Angeliche seguiranno l'evoluzione missionaria del ramo maschile grazie soprattutto alla direzione carismatica della Venerabile madre Flora Bracaval (1861-1935), prima Superiora Generale della ricostituita Congregazione. Sotto il suo impulso le Angeliche ottengono l'abolizione della clausura e il ritorno al carisma originale voluto da Sant'Antonio Maria Zaccaria.

            Tutta la Famiglia Zaccariana, nata nel clima lombardo della preriforma tridentina, è oggi proiettata verso le nuove sfide dell'evangelizzazione e dell'inculturazione sul modello di San Paolo. Il laicato è parte integrante di questo programma ed è coinvolto in tutte le attività animate dai due Istituti religiosi, mentre il Movimento Giovanile Zaccariano, diretto spiritualmente dalle Angeliche, favorisce l'avvicinamento dei giovani alla vita cristiana attraverso il carisma paolino.


Intervista a padre Giovanni Maria Villa B, Preposito Generale dei Chierici Regolari di San Paolo


"Il nostro fondatore, sant'Antonio Maria Zaccaria, aveva puntato all'inizio del '500 su tutte le categorie della Chiesa: i sacerdoti - con i Chierici Regolari di San Paolo -, le religiose - con le  Angeliche di San Paolo - e infine i laici - un tempo detti i Maritati di San Paolo, oggi Laici di San Paolo. Il suo obiettivo era quello di realizzare un programma di riforma che, al di là della connotazione di questo termine legato alle vicende dell'epoca, era da lui inteso come un rinnovamento interiore alla luce della Parola di Dio, per tutti i cammini di vita".


Perché il richiamo all'Apostolo Paolo?

"Il nostro carisma era quello di convertire e di aiutare la gente a vivere cristianamente, da qui l'ispirazione all'Apostolo Paolo da parte del Fondatore, che lo considerava una guida e un protettore personale. Nel Seicento e nel Settecento sono sorti poi tra i Barnabiti alcuni grandi studiosi di San Paolo, tradizione che continua ancora oggi. I Barnabiti comunque, nei primi tempi, operavano essenzialmente nelle varie Diocesi sotto l'autorità del Vescovo Ordinario, senza gestire direttamente opere sociali o educative ma collaborando nella direzione spirituale e nelle attività pastorali. Ancora oggi è questo il tratto che più ci distingue. La nostra Congregazione non è mai stata molto numerosa, se si considera che nel periodo di massimo sviluppo, il XVIII secolo, i suoi membri erano non più di 800 e oggi sono circa 400. Nel corso dei secoli abbiamo tuttavia ampliato il nostro impegno in settori specifici come l'insegnamento e, a partire dalla metà del Settecento, nell'evangelizzazione ad gentes, cominciando con la Birmania".


Come vivete oggi la sfida missionaria?

"Il carisma missionario di San Paolo è stato ulteriormente approfondito all'inizio del Novecento, cominciando dal Brasile e continuando dopo la II Guerra Mondiale con il nord America, l'Africa e le Filippine. Nelle missioni ci dedichiamo alla formazione delle comunità missionarie, un lavoro di consolidamento di quanto è già stato fatto prima del nostro arrivo. Soprattutto nelle Filippine e nell'America Latina oggi registriamo un certo numero di vocazioni giovanili. In totale abbiamo 60 professi temporanei".


Quali iniziative avete in programma per l'Anno Paolino e quali sono le vostre attese?

"In occasione dell'Anno Paolino abbiamo in programma una tre giorni ad ottobre cui parteciperanno Barnabiti, Angeliche e Laici per riflettere sul nostro carisma e sulla nostra storia e per celebrare insieme, nella Basilica di San Paolo a Roma, questo evento. Ovviamente nel corso di tutto l'Anno ci saranno anche altre iniziative a livello locale. Ci auguriamo che il ritorno a San Paolo sia l'occasione per vivificare noi stessi ed aiutare a rinnovare le comunità cristiane che ci sono affidate".




Intervista a madre Elaine Alnaissi ASP, Superiora Generale delle Angeliche di San Paolo


"La nostra Congregazione, fondata nel 1535 a Milano, rappresentò una grande novità per l'epoca. Le Angeliche infatti furono il primo istituto femminile non di clausura ma chiamato ad un apostolato attivo, con un ideale essenzialmente educativo e riformatore. Le prime sorelle erano spesso inviate nei monasteri in decadenza per trasmettere il nuovo spirito, un fervore cristiano che si era perduto".


Quali difficoltà incontrò il nuovo Istituto?

"Il nostro carisma di educazione alla fede si scontrava con la diffusa ignoranza. Le Angeliche, assieme ai Barnabiti, organizzavano delle missioni popolari nelle parrocchie per ricordare anche solo i principi basilari della fede. Nel 1552 arrivò la clausura, che il Concilio di Trento dieci anni dopo avrebbe reso obbligatoria per tutte le Congregazioni femminili. Da quel momento e fino alla soppressione napoleonica, nel 1810, le Angeliche furono una delle tante realtà contemplative delle Chiesa. Nel 1846 morì l'ultima Angelica, poi con la nuova fondazione avvenuta nel 1879 ad opera del barnabita padre Pio Mauri è cominciata una nuova stagione e un crescente impegno nelle opere sociali".


Un ritorno alle origini?

"In un certo senso sì, visto che Sant'Antonio Maria Zaccaria aveva pensato per noi anche all'apostolato attivo. L'occasione si presenta durante la I Guerra mondiale nel nostro Monastero di Arienzo, in Campania, dove le suore, su interessamento del Vescovo locale e con l'autorizzazione della S. Sede, si assumono la direzione di orfanotrofi per orfane di guerra e si dedicano al catechismo. Nel 1926 un decreto Pontificio ristabilisce quindi il nostro antico carisma, dando inoltre una nuova fisionomia all'Istituto ordinando la fusione dei Monasteri formalmente autonomi e la nascita di un Capitolo Generale della Congregazione. Subito dopo ha inizio la nostra attività missionaria, ancora oggi in espansione".


Missionarie dove e con quali programmi?

"Già nel 1922 ad Arienzo erano arrivate le prime aspiranti dal Brasile - lì i Barnabiti operavano  da alcuni anni. Il Brasile oggi forma una Provincia: abbiamo 10 case e 43 religiose sul totale delle 65 non italiane. Dopo il Brasile sono seguiti altri paesi: il Belgio (1935), il Congo (1963), la Spagna e gli Stati Uniti (1965), il Kossovo (1976), le Filippine (1986), il Cile (1993), la Polonia (2005), l'Indonesia (2006) e, da un anno, il Rwanda, dove abbiamo in gestione un orfanotrofio che accoglie oltre 140 bambini. Nelle missioni ci dedichiamo prevalentemente all'educazione cristiana e all'istruzione, adattandoci ovviamente ai diversi sistemi scolastici vigenti. Ovunque andiamo costruiamo scuole di ogni grado (da quelle materne ai licei) o ci inseriamo nelle strutture già esistenti grazie ad un certo numero di suore che insegnano, oltre a svolgere le attività pastorali nelle parrocchie. Ovviamente anche in Italia, dove abbiamo 12 case e un totale di 79 suore, siamo presenti nel campo dell'educazione. L'Istituto San Paolo a Roma è frequentato da 600 studenti".


Cosa vi aspettate dall'Anno Paolino?

"Un'ulteriore approfondimento sulla sua figura e le sue Lettere. Sarà poi uno stimolo in più per coltivare l'unità della nostra Famiglia - sacerdoti, religiosi e laici di San Paolo.



LE SUORE DI SAINT PAUL DE CHARTRES

 

In un decreto di Napoleone del 1811 venivano riconosciute giuridicamente come "Suore Ospedaliere di San Paolo, conosciute anche come di San Maurizio di Chartres". Il gruppo di giovani dedite al servizio dei bambini, dei poveri e dei malati era nato più di un secolo prima, nel 1696, a Levesville-La-Chenard, ad opera di padre Louis Chauvet e della giovane nobile Marie Anne de Tilly.

            Alla fine del Seicento esistevano in Francia diverse comunità femminili che operavano nello spirito di San Vincenzo de' Paoli. Rispetto agli altri Istituti, le Suore o Figlie della Carità non professavano voti religiosi e non percepivano alcun reddito, ma potevano vivere la loro vocazione fuori dal chiostro. Come altri paesi europei, la Francia era all'epoca un territorio ancora tutto da evangelizzare dove, soprattutto nelle campagne, non c'era clero a sufficienza. Di conseguenza mancava una vera vita parrocchiale, a scapito di un'adeguata formazione cristiana.

            Quando padre Chauvet giunse a Levesville dalla Provenza (1694) constatò lo stato di abbandono della parrocchia e della rettoria e decise di rimanere per la cura delle attività pastorali. Ancora nel 1696 la piccola comunità di ragazze che lo affiancava non aveva un'idea chiara sul proprio futuro. Le quattro giovani si dedicavano alla catechesi dei bimbi poveri e visitavano i malati della parrocchia, lasciandosi guidare dai suoi consigli spirituali. All'inizio l'arrivo di Marie Anne de Tilly aveva provocato alcune opposizioni nell'aristocrazia locale, dal momento che era inconcepibile che una nobile si unisse ad un gruppo di giovani contadine. Tuttavia la sua presenza, anche se breve (morì nel 1703 a 38 anni) impresse una maggiore consapevolezza nelle possibilità delle giovani, sempre più numerose. Nel 1708 padre Chauvet ne parlò all'Ordinario del luogo, Mons. Paul Godet de Marais, che dette loro il nome di "Suore di San Paolo" e assegnò loro un'abitazione nei sobborghi di Chartres, San Maurizio, da dove presto si sarebbero diffuse nelle altre Diocesi. Nello stesso tempo ne affidava la cura a padre Claude Maréchaux, un dottore in teologia della Sorbona.

            Dopo il trasferimento a San Maurizio le Suore di San Paolo estesero il loro raggio d'azione a molte piccole scuole rurali. Qui le ragazze più giovani potevano apprendere non solo i fondamenti del catechismo e dell'istruzione, ma imparavano anche un mestiere adatto per la loro condizione. Le scuole erano gratuite e per raccogliere denaro le suore lavoravano a maglia berretti di lana e calze da donna. I loro lavori erano di ottima qualità e per questo nei primi tempi, l'Istituto ebbe le sue difficoltà a causa di un'azione legale intentata dalla confederazione dei lanifici di Chartres, che deteneva il monopolio nel settore tessile.

            Nel 1727 il Conte de Maurepas, Segretario di Stato, domandò al Vescovo di Chartres se fosse possibile inviare alcune suore nell'ospedale di Cayenne, in Guyana. Quattro suore (Marie Méry, Madeleine Bilharam, Marie Malaire e Françoise Taranne) furono scelte fra un largo numero di volontarie. Fu solo la prima di una lunga serie di missioni in tutto il mondo. Nel XIX secolo, quando le nuove fondazioni francesi avevano creato le basi per altre prolifiche diramazioni nel resto d'Europa (soprattutto in Germania attraverso la direttrice di Strasburgo e in Inghilterra, a Birmingham, direttamente da Chartres), le missioni raggiunsero il lontano Oriente: Thailandia, Hong Kong, Korea, Cina, Vietnam, Giappone. Tra il 1850 e il 1950 partirono 941 missionarie per l'Oriente e 791 per le Indie Occidentali e la Guyana.

            La Rivoluzione Francese significò, anche per un Istituto formalmente non religioso ma operante come semplice "associazione caritativa", la dispersione. La Superiora Generale, madre Josseaume, e coloro che si opposero al giuramento di fedeltà vennero arrestate. Grazie al decreto napoleonico l'Istituto riuscì ad ottenere nuovamente la libertà e venne riconosciuto giuridicamente: "Le Suore di San Paolo - si affermava - hanno l'obiettivo di servire e soccorrere i sofferenti negli ospedali e in altri luoghi di questo tipo, così come di istruire i bambini, in Francia e nelle Colonie". Nel 1834, quando morì madre Josseaume, l'Istituto contava 445 suore, delle quali 45 missionarie a Cayenne, Guadeloupe e Martinica.

            Il grande sviluppo missionario coincideva con l'aspirazione dei membri ad emettere non più semplici promesse ma dei veri voti religiosi. Su loro richiesta, nel 1853 il Vescovo di Chartres, in qualità di Superiore ecclesiastico della comunità, pubblicava un ordine che specificava tali risoluzioni e precisava una durata del noviziato non inferiore ai due anni. Il 17 giugno 1931 giungeva a termine l'iter di approvazione dell'Istituto da parte di Pio XI. Contestualmente venivano approvate in maniera sperimentale le Costituzioni; in precedenza le Figlie di San Maurizio annotavano le loro promesse in un Libro che nel tempo era diventato una sorta di memoriale della comunità; l'unico testo guida era stato predisposto dal canonico Charles de Truchy nella prima metà del Settecento per preservare la semplicità del nucleo originario ed evitare un'eccessiva frammentazione. Le Costituzioni vennero approvate definitivamente da Pio XII il 13 giugno 1949, per essere poi aggiornate nel clima conciliare con una nuova regola, il Libro della Vita, approvato definitivamente dalla Santa Sede nel 1988. "Dall'esempio di San Paolo - si legge nell'articolo 2 - le sorelle si fanno tutto a tutti. Fedeli all'umiltà delle loro origini, vogliono vivere la povertà e la semplicità del Vangelo"

            Oggi le Suore di Saint Paul de Chartres sono una numerosa Famiglia che conta circa 4 mila religiose sparse in 36 paesi dei cinque continenti (l'ultima missione è stata aperta in Kazakistan nel 2008). Il loro apostolato è quello di sempre: l'istruzione dei bambini e degli orfani, l'educazione delle giovani donne, la cura dei malati, l'assistenza agli anziani, il servizio pastorale nelle comunità più remote e svantaggiate.


Intervista a Madre Myriam Kitcharoen, Superiora Generale delle Suore di St. Paul de Chartres


"Il Capitolo del 2007, riprendendo l'insegnamento di Isaia, ci ha spronato ad allargare le nostre tende, cioè ad espandere le nostre missioni, il nostro servizio alla Parola di Dio. Questo richiede una solida formazione interiore per aprire il cuore alla missione, ai tanti bisogni del mondo di oggi. Ad imitazione di San Paolo ci lasciamo guidare ed erudire dallo Spirito Santo per consegnare il nostro futuro nelle mani di Dio e costruire comunità che siano manifestazione di una autentica, nuova Pentecoste".


Quale eredità hanno lasciato padre Chauvet e Marie Anne de Tilly?

"Lo Spirito Santo consegnò a padre Louis Chauvet il carisma che ha fondato la nostra Comunità. Esso deriva fondamentalmente dal passo evangelico: 'Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me' (Mt 25,40). E Marie Anne de Tilly ha detto: 'Ho lasciato il mondo e dato me stessa a Dio, per il bene della Chiesa e il servizio del mio prossimo'. Questo è l'essenziale del nostro carisma: elevare l'uomo e il suo spirito, con un'opzione preferenziale per i poveri e i luoghi dove gli altri non vanno"


Dove lavorano oggi le Suore di Saint Paul de Chartres?

"Seguendo l'esempio di San Paolo lavoriamo tra i poveri e i malati, ovunque essi si trovino: nelle città, nelle campagne, negli ospedali, nei dispensari o nelle loro case. Diamo un'istruzione ai giovani, senza distinzione tra ricchi e poveri, seguendoli in ogni livello di studio fino all'Università, in modo che riescano a trovare un posto nella società e possano costruirsi la loro famiglia. Ovunque proclamiamo con zelo il Regno di Dio con la parola e con la testimonianza della nostra vita".


Come affrontate la chiamata missionaria?

"Diamo grande spazio alla formazione. Oggi c'è urgente bisogno di formazione, non solo di una seria preparazione linguistica e culturale ma di una chiamata autentica ad annunciare il Vangelo. Per essere missionarie bisogna ascoltare la Parola di Dio, camminare con la Chiesa e tenere conto del contesto sociale e culturale in cui si opera. Anche per questo sviluppiamo in noi stesse e nelle nostre comunità il senso dell'internazionalità e dell'universalità, rispettando le differenti culture che convivono all'interno della Congregazione".


Come vivrete l'Anno Paolino?

"È un Anno che stiamo già dedicando ad una più profonda conoscenza dell'insegnamento dell'Apostolo, attraverso uno studio assiduo delle sue Lettere. Abbiamo in programma conferenze destinate a noi e alle nostre comunità, inserite nel contesto delle attività pianificate dalle Chiese locali. Come Congregazione abbiamo organizzato un pellegrinaggio in Turchia, dove San Paolo visse, e a Roma, ripercorrendo i diversi luoghi che ricordano la sua predicazione. In questo tempo ci aspettiamo di approfondire la spiritualità paolina, di imitare il suo zelo apostolico e di arricchire la nostra vocazione missionaria, per raggiungere paesi che non sono stati ancora evangelizzati".  

  


 

LE SUORE CIECHE DI SAN PAOLO

 

Il racconto della conversione di San Paolo contenuto negli Atti ("rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda", At 9,9) è alla base del carisma delle Suore Cieche di San Paolo, fondate nel 1852 a Parigi per essere "Luce nel Signore" (Ef 5,8).

            La storia di questa Congregazione è legata all'intuizione di mademoiselle Anne Bergunion, nata a Parigi nel 1804. Nel suo laboratorio di cucito, aveva ospitato alcune ragazze non vedenti che l'Istituto Nazionale per i Giovani Ciechi non poteva più ospitare. L'idea di dare vita ad una comunità religiosa nacque in lei leggendo una frase che recitava: "assieme a qualcuno, con una settimana di lavoro e tre camere si poteva fondare una congregazione". Mons. Henry Juge, sacerdote della Diocesi di Versailles, sostenne subito l'opera e l'accompagnò per quaranta anni, fino alla sua morte (1893).

            I due fondatori si distinsero entrambi per la loro dedizione e il loro amore per le ragazze. La fondatrice si proponeva: "Mio Dio, voglio essere la schiava delle cieche per sempre". Il suo direttore spirituale affermava: "Se, dopo la mia morte, si aprisse il mio cuore, si troverebbe in esso una cieca". Per procurare loro lavoro, il canonico Juge fece allestire una tipografia in caratteri braille nel 1864.

            L'opera intrapresa era una assoluta novità per l'epoca, sia nel panorama sociale - non esistevano forme strutturate di assistenza - sia nell'ambito ecclesiale - non era mai esistita una comunità religiosa per i portatori di questo handicap. La fondazione fu possibile grazie al forte interessamento di Pio IX, che informato dell'iniziativa esclamò: "C'è veramente una donna che ha concepito un tale disegno? È un'opera bella, ammirabile, che mancava nella Chiesa!". Questa frase ancora oggi apre le Costituzioni dell'Istituto.


La vita comune


Dopo aver dotato la comunità di regole e costituzioni, Anne Bergunion (ora Mère Saint Paul) emise la prima professione religiosa, alla presenza di mons. de La Bouillerie, il 22 maggio 1855.             Madre Saint Paul aveva chiamato le cieche "suore del coro" e le vedenti "suore converse", ma il canonico Juge desiderava che non ci fosse alcuna differenza di ruoli. L'intuizione si rivelò fondamentale per la vita comune, ispirata all'assoluta parità. Nella loro vita di ogni giorno le suore cieche sono aiutate da suore vedenti, con le quali formano un solo istituto. Unica al mondo, la Congregazione riceve giovani aspiranti cieche allo scopo di permettere di consacrare la loro vita a Dio e alla Chiesa, di servire il prossimo dandosi all'educazione delle bambine colpite dalla cecità. La Santa Sede ha concesso il Decreto di lode il 21 aprile 1856.


Intervista a Madre Hélène Coulong, Superiora Generale delle Suore Cieche di San Paolo


"Il nostro carisma è quello di permettere alle giovani colpite da cecità totale o parziale, di consacrarsi al Signore, in perfetta uguaglianza di vita con le altre sorelle veggenti. È stato mons. Juge a volere questa parità di trattamento, che tutt'oggi presiede alla nostra vita comune. Il nostro patrono è San Paolo, che ha raccontato di essere stato privato della vista per tre giorni dal momento della sua conversione (At 9,9). Il motto che descrive il nostro carisma è scelto dalla sua Lettera agli Efesini: 'Ora noi siamo Luce nel Signore' (Ef 5,8)".


Ci può descrivere la vostra vita comune e le attività apostoliche?

"Date le premesse cui Mère Saint Paul e mons. Henry Juge si sono ispirati per la nostra comunità, molto presto le prime suore si sono dedicate all'educazione delle bambine cieche. Questo ci ha permesso di sopravvivere in un periodo di forte laicizzazione, durante il quale i non vedenti non erano ammessi nelle classi assieme agli altri studenti. Oggi le suore fanno volontariato nell'ambito di un progetto in piena mutazione che comprende: l'IDES, il Foyer de Vie e il SIAM78".




Ci può dire qualcosa in più ?

"L'IDES è l'Istituto di Educazione Sensoriale che accoglie i bambini e i giovani dai 3 anni fino all'età di 20 anni. Vi si trovano giovani che hanno problemi alla vista più o meno gravi, più altre malattie o disturbi associati. Il Foyer de Vie ospita ragazze a partire dall'età di 20 anni e fino alla fine della loro vita. Questo ha dato vita ad una trasformazione completa del servizio medico e ad un aumento degli assistiti, di entrambi i sessi, da 32 a 100. Il SIAM78 è un servizio, in espansione, di integrazione nel campo scolastico. I bambini vengono accompagnati nelle scuole pubbliche, i genitori vengono assistiti e aiutati".


Sin dagli esordi, oltre ai programmi educativi, la vostra Congregazione ha operato nel campo dei mass media...

"Una delle ragioni che fa di noi un Istituto 'internazionalizzato' è proprio la nostra tipografia braille. Nonostante gli altri mezzi di comunicazione oggi siano notevolmente evoluti, continuiamo a stampare il Livre du Temps présent, per l'Ufficio Divino, i fascicoli del Messale e alcune riviste mariane. Dagli anni '60-70 la Congregazione ha una sola casa a Parigi (prima c'era stata anche un'esperienza in Belgio) ma questo non ci impedisce di essere presenti a livello internazionale grazie ai vari programmi a cui partecipiamo. Nell'ambito dell'IDES lavoriamo in Europa e soprattutto in Africa e Asia".


Cosa avete programmato per l'Anno Paolino?

"Abbiamo in programma una serie di incontri mensili al fine di conoscere meglio il nostro Santo Patrono. Inoltre ogni giorno recitiamo una preghiera a San Paolo ispirata ad un antico testo della Congregazione".

 

 

I PAOLISTI DEL NORD AMERICA

 

In maniera singolare l'Anno Paolino coincide con il 150.mo anniversario della Società Missionaria di San Paolo, fondata negli Stati Uniti dal Servo di Dio Isaac Hecker il 7 luglio 1858.

            Isaac Hecker nasce a New York il 18 dicembre 1819, figlio di due immigrati tedeschi. Nel 1822 viene contagiato da un'epidemia di vaiolo che in città ha già causato migliaia di vittime, ma sul suo letto rassicura la madre Caroline: "No, non morirò ora. Dio ha un lavoro per me in questo mondo e io vivrò per realizzarlo".

            Caroline è di confessione metodista e trasmette ai suoi figli il sogno, incarnato nella stessa società americana, di una nuova Terra Promessa, da cui il Vangelo si diffonderà nel resto del continente. Il padre, John Jonas, lavora come metalmeccanico e più tardi diventerà proprietario di un'impresa per la forgiatura dell'ottone a Manhattan. Sono gli anni della rivoluzione industriale - caratterizzati dalla massiccia immigrazione e dalla richiesta ininterrotta di manodopera - e al tempo stesso di una prodigiosa crescita economica che promette ascesa sociale e benessere.

            Una volta terminati gli studi, Isaac segue i due fratelli John e George - che hanno aperto un panificio e che in seguito, con la Hecker Flour Company, otterranno importanti guadagni - e fa il fattorino. Percorrendo le strade più povere per la consegna del pane viene in contatto con una popolazione costretta a vivere in condizioni squallide, in preda della criminalità e brutalizzata da una polizia corrotta. Sempre di più il giovane Isaac sente il dovere di fare qualcosa e si unisce a Loco-Focos, costola liberale del Partito Democratico di New York. Nel 1837, assieme ai due fratelli, prende parte attivamente alla campagna politica e distribuisce volantini fino alle tre della notte, "un'ora che non ci creava problemi - ricorderà - dal momento che eravamo fornai".

            Nel 1841 si avvicina a Orestes Brownson, un filosofo di Boston che con il suo libro New Views of Christianity, Society and the Church ha conquistato l'opinione pubblica. Negli anni successivi studia filosofia, greco e latino e comincia a maturare la propria vocazione sacerdotale, mentre Brownson lo incoraggia ad entrare nella Chiesa cattolica. Dopo una profonda preparazione dottrinale, il 2 agosto 1844 riceve il battesimo dal Vescovo coadiutore di New York John McCloskey, annotando nel suo diario: "La Chiesa cattolica è la mia stella, e mi porterà alla mia vita, al mio destino e ai miei progetti". Mons. McCloskey è il direttore spirituale del neo convertito e lo incoraggia a coltivare una rigorosa spiritualità: Messa giornaliera, silenzio, meditazione e pratiche penitenziali. Intanto l'incontro con due giovani convertiti, Clarence Walworth e James McMaster, che hanno deciso di entrare nella Congregazione del Santissimo Redentore, lo incoraggia ad unirsi a loro e nel luglio 1845 Isaac comunica al Vescovo la decisione di partire per il Belgio, dove svolgerà il suo noviziato. Quattro anni dopo, il 23 ottobre 1849, viene ordinato sacerdote.

            Tornato in America nel 1851, padre Hecker inizia una serie di missioni con un gruppo di confratelli a New Orleans e nell'Alabama, attirando l'attenzione non solo dei Vescovi e dei fedeli cattolici, ma anche dei protestanti: 70 conversioni seguono infatti alle sue visite nelle parrocchie. Queste esperienze verranno raccontate in un libro, Questions of the Soul, ridimensionato dai commentatori protestanti e invece salutato dai cattolici come un "libro epocale". Un secondo volume, Aspirations of Nature, ricapitola la ricerca di verità alla luce della fede cattolica. Nel 1856 una serie di incontri a Norfolk con esponenti protestanti sbalordisce e attrae il pubblico per la sua capacità di presentare la dottrina cattolica con gentilezza e pathos.

            Ma l'intraprendenza missionaria del giovane sacerdote Redentorista e le sue idee sulla creazione di una Casa americana senza alcun orientamento etnico (le due già esistenti, a Philadelphia e New Orleans, sono infatti destinate principalmente a tedeschi e irlandesi) causano l'insofferenza dei Superiori, contrari ad una eccessiva indipendenza della provincia americana. Mentre si trova a Roma, padre Hecker viene espulso dalla Congregazione.

            Dopo il ritorno in America, nel 1858, padre Isaac è convinto che il modo migliore per continuare l'opera già iniziata e favorire le conversioni sia fondare un nuovo istituto clericale. Con l'approvazione di Pio IX, il piccolo gruppo raccolto intorno a lui ottiene l'autorizzazione del Vescovo di New York ad insediarsi in una parrocchia della 59ma strada. Il gruppo assume il nome di "Missionary Priests of St. Paul the Apostle" (nella forma di una Società di vita apostolica), popolarmente Paulist Fathers. Dopo le esperienze missionarie nelle parrocchie, tra il 1867 e il 1869 padre Hecker si dedica all'apostolato per i non cattolici incontrando oltre 30 mila persone (due terzi delle quali protestanti) a Boston, a Chicago e nel Missouri. A partire dal 1865, inoltre, inizia la pubblicazione di un magazine mensile, The Catholic World (tuttora stampato) mentre dall'anno successivo opera la Catholic Publication Society (oggi Paulist Press), destinata soprattutto a raggiungere attraverso la stampa i non cattolici.

            Nel 1869-70 padre Hecker partecipa al Concilio Vaticano I in qualità di teologo del Vescovo  James Gibbons del North Carolina. Al suo rientro viene colpito da leucemia e in breve è costretto ad abbandonare tutte le attività di Direttore della Società, pastore, scrittore e conferenziere. In 18 anni di logoramento continuo affronterà con fede la malattia e morirà il 22 dicembre 1888, nella Casa Paolista della 59ma Strada, circondato dall'affetto dei suoi confratelli.                      


Intervista a padre John Duffy, Presidente della Società Missionaria di San Paolo Apostolo


"Nel 1858 cinque sacerdoti, tutti convertiti al Cattolicesimo, ricevevano l'approvazione di Papa Pio IX per formare una comunità religiosa dedicata all'evangelizzazione del Nord America. Da questi modesti inizi la missione dei Paolisti si è estesa a tal punto che oggi i membri della Società offrono il loro ministero in 22 fondazioni presso 16 città del Nord America, Roma e Gerusalemme. La visione del nostro Fondatore Padre Isaac Hecker, radicata nella forza dello Spirito Santo, ha spinto generazioni di Paolisti a 'incontrare i bisogni della Chiesa nell'età moderna'. Padre Hecker è stato dichiarato Servo di Dio dal Cardinale Edward Egan proprio quest'anno".


Ci può illustrare il vostro carisma?

"Il nostro carisma si articola in tre ambiti: l'evangelizzazione, la riconciliazione e il dialogo ecumenico ed interreligioso. Abbiamo inoltre la responsabilità di seguire pastoralmente i giovani adulti e di animare i campus universitari. Quindi un operato bilanciato nelle parrocchie e nelle istituzioni secolari".


Come testimoniate San Paolo?

"Testimoniamo San Paolo impegnandoci nella cultura contemporanea. In particolare siamo attivi nel mondo dei mass media con i nostri apostolati specifici: l'editoria (Paulists Press), la produzione di film (Paulist Productions), le trasmissioni radiofoniche (Busted Halo Radio Show su Catholic Channel e Sirius Satellite Radio). Inoltre curiamo l'evangelizzazione  del Nord America attraverso una serie di uffici e portiamo avanti un programma per la riconciliazione con i non-cattolici denominato "Landings", senza dimenticare il dialogo interreligioso. La Società conta 150 preti, di cui 110 impegnati nell'apostolato attivo. Siamo presenti in U.S.A., Canada, Italia e Israele. Alcuni Paolisti esercitano il ministero tradizionale nelle parrocchie, altri sono presenti negli uffici della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, altri ancora hanno ruoli direttivi nei campus cattolici. Il nostro orgoglio è servire con creatività nei diversi ambiti pastorali associati ai mass media: l'editoria, i film, i siti internet, i programmi radiofonici e anche il teatro".


Proprio nell'Anno Paolino la vostra Società Missionaria celebra il 150mo anniversario della sua fondazione, una felice coincidenza...

"È stata una vera gioia che l'Anno Paolino sia coinciso con il nostro 150.mo anniversario. Per quanto riguarda le iniziative, faremo un pellegrinaggio a Roma in novembre, mentre uno è stato già organizzato lo scorso marzo. Abbiamo appena concluso un anno ricco di celebrazioni, ritiri spirituali, viaggi, liturgie e feste religiose. Quattro mesi fa 350 persone hanno partecipato alla tre giorni di celebrazioni per l'anniversario (150th Anniversary Convocation). A livello locale ogni fondazione ha celebrato una liturgia celebrativa seguita da incontri e momenti di festa.  L'Anno Paolino sarà un anno di benedizioni e ci darà un'opportunità unica per mettere in luce il nostro ministero e dare nuova energia alle nostre comunità: preti, laici associati, laici collaboratori, benefattori ed amici".

 

 

L'OPERA DI SAN PAOLO

 

Il 12 dicembre 1873 veniva fondata a Friburgo "l'Oeuvre de St-Paul", da tempo nei piani del canonico svizzero Joseph Schorderet, eretta in Congregazione religiosa nel 1931.

            Nato nel 1840 e ordinato sacerdote a 26 anni, lo Schorderet aveva maturato un interesse crescente per le questioni sociali e in particolare, a partire dalla sua nomina a canonico della Cattedrale di S. Nicola a Friburgo, per la stampa. Già nel periodo della sua nomina a Vicario di Neuchâtel era stato redattore delle Monat Rosen, organo degli studenti svizzeri, e il 1° novembre 1871 aveva fondato La liberté, ancora oggi l'unico quotidiano cattolico della Svizzera romanda.

            Con la fondazione di un'Opera per la stampa dedicata a San Paolo veniva inaugurata una nuova stagione, che avrebbe presto caratterizzato una serie di nuovi istituti religiosi intitolati all'Apostolo (I Paolisti del Libano, I Paolini e le Paoline di don Alberione, la Compagnia di San Paolo a Milano, tutti comprendenti l'apostolato specifico per la stampa e gli altri mezzi di comunicazione sociale). Affermava lo Schorderet in una conferenza tenuta nel 1877: "Le arti grafiche, i progressi industriali, la rapidità delle comunicazioni, l'istantaneità delle informazioni telegrafiche, i mezzi investiti per la pubblicazione degli annunci: occorre che tutto ciò serva la causa di Dio e della sua Chiesa, attraverso l'Opera di San Paolo, per la restaurazione del Regno di Gesù Cristo nella Società". A patrono della comunità scelse San Paolo, convinto che egli avrebbe usato i nuovi strumenti (il telegrafo e la stampa) per moltiplicare le sue lettere e diffondere il Vangelo: "L'ora è venuta - diceva - di fare appello alle anime virili che hanno coscienza della potenza della stampa, per riunirle in una associazione o confraternita con l'esclusivo scopo dell'apostolato della stampa".

            All'inizio il canonico pensava ad un'Opera che riunisse sacerdoti, fratelli, religiose e laici, ma sin dall'inizio la comunità fu formata dalle sole religiose, a cui si unirono diversi laici. Nel 1874, a seguito di uno sciopero degli operai, il suo giornale rischiava di chiudere ed egli trovò delle giovani disposte a lavorare in tipografia emettendo i voti religiosi. I primi voti privati furono emessi lo stesso anno.

            Incoraggiato da Pio IX, che ben vedeva l'utilità di un'opera per la buona stampa, l'Istituto si affermò rapidamente. A cinque anni dalla fondazione le religiose erano passate da 6 a 80 e in meno di dieci anni l'Opera aveva raggiunto la Francia: Parigi (rue Cassette) e Bar le Duc, dove aveva rilevato la grande tipografia dei Celestini, nota per la pubblicazione dei Petits Bollandistes e degli Annales del Baronio, assegnandole il nome di Imprimerie Saint-Paul. La Casa di Friburgo intanto si specializzava nella pubblicazione di giornali: La liberté, Ami du Peuple, Bulletin pédagogique, Revue de la Suisse catholique, Bulletin de l'Association de Pie IX, Freiburger Nachrichten, ecc.

            Per vari motivi non si poté rispondere alla richiesta di una fondazione a Roma e non riuscì l'avventura in Olanda, a Maastricht, mentre la nuova tipografia francese di Issy-les-Moulineaux (1928) si affermò nella stampa dei classici africani.

            La prima fondazione nei paesi di missione risale al 1949, a Yaoundé (Camerun) con l'apertura di una tipografia che stampa e diffonde il giornale N'Leb-Bekristen ("La Guida del Cristiano"), il giornalino Kisito e Ensemble e, poco più tardi, di una libreria. Seguono altre fondazioni sempre nel campo librario-editoriale: Dakar (Senegal) nel 1955, Tananarive (Madagascar) nel 1957 (poi trasferita a Fianarantsoa nel 1963) e, tra il 1958 e il 1974, Brazzaville (Congo), Fort-de-France (Martinica), Bujumbura (Burundi) e Saigon (Vietnam). Inoltre dal 1965 al 1970 un gruppo di religiose dell'Istituto ha prestato servizio al Centro professionale per la formazione dei giovani apprendisti a Beirut (Libano).

            Oggi le Suore di San Paolo sono 117, originarie di 13 paesi. Cinque novizie, nove postulanti e una ventina di aspiranti sono in formazione nel Madagascar e in Vietnam. Le case storiche di rue Cassette e di Bar le Duc sono state purtroppo chiuse ma continuano le fondazioni missionarie in terra d'Africa. Ad Antsirabé (Madagascar) le religiose hanno aperto nel '91 una libreria, seguita due anni dopo dal Noviziato, che ospita anche un centro di animazione per i bambini del quartiere.  Nel Vietnam è stata aperta una biblioteca-libreria ad Hanoi nel 2007. 

 

Intervista a Madre Michèle Gisiger, Superiora Generale delle Suore dell'Opera di San Paolo


"Il nostro Fondatore, il Canonico Joseph Schorderet, ha voluto utilizzare i mezzi di comunicazione sociale per estendere il Regno di Gesù Cristo. Nell'epoca in cui visse si trattava essenzialmente della stampa, 'elevata alla dignità di un apostolato'. Bisognava fare di essa un apostolo della verità".


Come vivete oggi quell'intuizione di fine Ottocento?

"L'Opera di San Paolo è nata dal bisogno immenso di rivelare la Verità, di far conoscere una Chiesa che rende perpetua e universalizza l'Incarnazione e la Redenzione. Secondo l'intuizione del Fondatore, l'offerta della nostra vita a Dio nella preghiera, nel sacrificio, nell'amore e nel lavoro apostolico, contribuisce a fare della stampa e degli altri mezzi della comunicazione sociale dei mezzi a servizio della verità e della fede. Egli ci ha trasmesso il grido del cuore dell'Apostolo Paolo: 'Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me' (Gal 2,20). Sono parole che esprimono in maniera privilegiata la comunione con Cristo, una comunione che è fonte di energia apostolica anche per noi oggi. I nostri due motti ce lo confermano - 'Per me il vivere è Cristo' (Fil 1,21); 'Ricapitolare in Cristo tutte le cose' (Ef 1,10) - e così le nostre Costituzioni: "Portare la fede nel mondo (...). Rivelare agli uomini l'insondabile ricchezza di Cristo per ricondurre tutti a lui e in lui restaurare tutto l'universo". La nostra unica devozione particolare è la comunione con il Cristo nella sua offerta al Padre per la salvezza del mondo, nell'Eucaristia celebrata e adorata".


In che modo San Paolo è modello delle vostre missioni ad gentes ?

"La nostra Opera - ha detto Joseph Schorderet - ha lo scopo di fare una parte di quello che avrebbe fatto San Paolo, se fosse vissuto oggi. La Congregazione è stata presente per più di un secolo a Parigi e per una trentina di anni a Brazzaville (Congo), Dakar (Senegal) e Bujumbura (Burundi). Attualmente, oltre alla Casa madre di Friburgo, operiamo in 8 paesi dell'Africa e dell'Asia con l'apostolato della stampa, l'animazione dei centri culturali, la collaborazione nelle attività editoriali delle Chiese locali. Tutto questo nella misura della nostra debolezza e della nostra umiltà, considerando anche la mancanza di suore e la necessità di mezzi finanziari".


Cosa vi augurate per l'Anno Paolino?

"Preghiamo con tutta la Chiesa perché alla scuola di San Paolo, il Cristo prenda posto nel cuore di tutti i battezzati e dei consacrati. Che la loro fraternità sia il primo annuncio del Vangelo e contribuisca a riunire tutti gli uomini nel Cristo".



LA SOCIETÀ DI SAN PAOLO IN CINA


La Società di San Paolo venne fondata nella diocesi cinese di Zheng Ding nel 1891, composta da sacerdoti secolari. Oggi è costituita da circa una ventina di membri, concentrati nella stessa zona della fondazione: Zhi Jia Zhuang (diocesi di  Zheng Ding), che si trova nella provincia dell'He Bei, considerata la roccaforte del cattolicesimo cinese.



I PAOLISTI DEL LIBANO

 

I Missionari di San Paolo sono stati fondati ad Harissa (Libano) nel 1903 dal Vescovo di Baalbeck Germanos Mouakkad. L'Istituto secolare osserva il diritto patriarcale greco-melchita e i membri si uniscono senza emettere voti religiosi, operando nella missione specifica (diffondere la Parola di Dio con la predicazione e la stampa) e praticando le virtù evangeliche di obbedienza, povertà, celibato, preghiera e vita comune.

            Il fondatore, al secolo Giuseppe Mouakkad, nasce a Damasco (Siria) nel 1852, da genitori greco-melchiti cattolici. Sedicenne, senza avvertire i genitori, va in Libano per farsi ammettere come novizio nel monastero di S. Salvatore, dove vive in quegli anni un uomo di grande santità, il Patriarca Clemente Bahhouth. Alla sua scuola il giovane Ignazio apprende i fondamenti di una vita ascetica molto rigida. Dopo sei anni viene ordinato diacono e quindi sacerdote per mano del Patriarca Gregorio II Giuseppe (1875). Parallelamente viene nominato Professore di filosofia nel Seminario maggiore del suo Ordine, quindi Parroco ad Alessandria e al Cairo.

            Dal 1880 al 1890 occupa la carica di Vicario patriarcale a Gerusalemme. Uno dei suoi successi maggiori è l'acquisto della sesta stazione della Via Crucis, unico luogo nella città che appartiene alla comunità greco-melchita cattolica.

            Inviato a Baalbeck come Vescovo, rinuncia dopo qualche anno all'incarico per la diffusa ignoranza religiosa e si dedica esclusivamente alla fondazione del nuovo Istituto, incoraggiato dal Patriarca Gregorio II Giuseppe. Nel 1896 si reca a Roma, per far conoscere il suo progetto a Papa Leone XIII e matura l'idea di consacrare la fondazione a San Paolo.

            I Missionari sono chiamati ad evangelizzare le campagne con la predicazione e la stampa e a favorire il riavvicinamento tra melchiti cattolici e melchiti ortodossi. Mons. Mouakkad stabilisce la sede di Harissa e nel 1903 un prete, un diacono e un laico, cominciano a fare vita  comune con lui. Nel 1905 a loro si unisce padre Giuseppe Sayegh, che nel 1912 gli succederà nella direzione dell'Istituto. Prima di morire mons. Mouakkad lascia numerosi scritti spirituali di predicazione, meditazione e spiegazioni liturgiche, e 14 articoli, intitolati Statuti fondamentali dei Missionari di S. Paolo, che i primi compagni utilizzeranno per redigere le Costituzioni.

            Dal 1922 al 1950 padre Antonio Habib (che si era aggregato nel 1908) dà impulso all'attività missionaria e fonda lo Scolasticato (1931) e il Seminario minore (1938). L'Istituto, pur dipendendo dalla giurisdizione del Patriarca greco-melchita cattolico, è aperto anche agli aspiranti di altri riti.

           

Al servizio della Parola e dell'unità


Sin dall'inizio i Padri Paolisti hanno predicato la Parola di Dio a tutti gli strati sociali della popolazione (fino al 1945 avevano animato oltre 1.500 ritiri). Già dal 1910 inoltre era stata fondata una tipografia per la diffusione di libri liturgici, trattati di spiritualità, libri di scuola, romanzi e riviste per il mondo arabo. Tra queste la rivista Al-Maçarrat, ancora oggi una voce dell'apostolato per la buona stampa.

            Per mandato dell'allora Pontificio Segretariato per i non cristiani, i Paolisti sono incaricati del dialogo con i musulmani dei paesi arabi e curano da sempre diverse iniziative ecumeniche, soprattutto nell'ambito dell'Istituto San Paolo di Filosofia e Teologia. L'Istituto è frequentato da candidati al sacerdozio, religiosi e laici. I corsi, in lingua francese e araba, sono sensibili alla cultura occidentale - costante che si ritrova nell'eredità intellettuale del Fondatore. Nell'ambito dell'istituzione è stato creato un Centro di Teologia per il Medio Oriente che organizza un Simposio annuale di ricerca e studio, seguito regolarmente dalla pubblicazione degli atti.

            I membri osservano una devozione particolare a Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, scelta da mons. Mouakkad come protettrice della Società. San Paolo è invocato come modello di vita apostolica assieme ai dodici Apostoli e a Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni e dei missionari.

 

Intervista a padre Elias Aghia SMSP, Superiore Generale dei Missionari di San Paolo


"Attraverso la parola e la stampa i Missionari perseguono tre obiettivi: riaffermare la fede e sviluppare la vita spirituale tra i Cristiani, specialmente nelle comunità più diseredate; lavorare, con la ricerca comune e con le buone relazioni, per l'unità dei Cristiani; promuovere il dialogo fraterno tra Cristiani e Musulmani".


In che modo la Parola e la stampa sono al centro della vostra missione ?

"Diffondiamo la Parola di Dio con la catechesi, la predicazione, l'insegnamento, l'accompagnamento spirituale e i movimenti giovanili. Seguendo l'esempio del nostro Patrono, San Paolo, e del nostro Fondatore, abbiamo compreso molto presto l'importanza della parola scritta come strumento di apostolato. Così l'Istituto ha creato la sua casa editrice, così come la Tipografia San Paolo e la Libreria San Paolo, che non cessano di diffondere in tutti gli ambiti culturali e per ogni tipo di lettore, una letteratura araba cristiana".


Ci può dare qualche cifra?

"Dal 1910 stampiamo Al-Maçarrat, rivista cristiana in lingua araba. La nostra casa editrice e la tipografia diffondono molte altre pubblicazioni. Il catalogo comprende circa 500 titoli di ogni genere: teologia, storia, filosofia, liturgia, spiritualità, libri illustrati per bambini e molto altro. Ogni anno distribuiamo circa 200 mila copie, di cui la maggior parte nei paesi arabi".


Quali?

"Il nostro campo di attività abituale è il Vicino Oriente: Libano, Siria, Giordania, Palestina, Iraq ed Egitto. Grazie alla stampa siamo presenti anche in altri paesi arabi e in alcune parrocchie di emigrati melchiti. La missione richiede innanzitutto una consacrazione alla predicazione, alla vita pastorale, alla catechesi e ai movimenti dei giovani. Le nostre risorse editoriali ci aiutano a radicare e a moltiplicare le attività. Nascono così, dopo il centro di diffusione dei libri religiosi, le riviste locali, le biblioteche, i dispensari, etc. In caso di carenza di parroci, i Paolisti servono nella parrocchia locale".


Come dialogate con il mondo musulmano?

"Soprattutto attraverso il nostro Istituto di Filosofia e Teologia. Nel 1995 abbiamo costituito un Centro di ricerca per il dialogo islamo-cristiano (CERDIC) che assicura un rapporto continuo e fraterno con i Musulmani e pubblica una serie di libri per favorire l'amicizia tra le due grandi religioni".


Che programma avete per l'Anno Paolino?

"Una serie di conferenze su San Paolo, celebrazioni eucaristiche, ritiri, pellegrinaggi guidati, concerti. Inaugureremo anche un nuovo portale raffigurante la sua vita e non mancheranno, ovviamente, le pubblicazioni editoriali".


LA SOCIETÀ MISSIONARIA DI SAN PAOLO

 

Il pensiero di "dare agli altri ciò che San Paolo ha dato a noi" ossessionava il giovane prete Giuseppe De Piro, nato nel 1877 a Malta, un paese evangelizzato personalmente da San Paolo a seguito del naufragio. Figlio di una famiglia nobile e facoltosa, il De Piro era entrato in seminario nel 1898, poco dopo l'iscrizione all'Università, ed era stato ordinato quattro anni dopo nella Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma.

            Animato da un ideale missionario profondamente paolino, dopo le prime esperienze come parroco di Qrendi e direttore dell'orfanotrofio di Hamrun il giovane sacerdote maltese decise di fondare una "piccola società" per la missione ad gentes (30 giugno 1910). La Società Missionaria di San Paolo, in un secolo di storia, ha raggiunto sei paesi (Australia, Stati Uniti, Canada, Perù, Pakistane e Filippine) e conta oggi un effettivo di 100 membri.

            "Dio - affermava il De Piro - ha dimostrato di amare molto noi maltesi quando ha permesso a San Paolo di essere il primo missionario a venire nella nostra isola, liberandola dall'oscurantismo e dal paganesimo e dandoci la luce della fede cristiana". "Il cuore di San Paolo - scriveva - è il cuore di Cristo. Paolo è stato sempre pronto a compiere la volontà di Dio. (...) Ha sempre visto se stesso come un autentico messaggero, portatore dell'autentico messaggio di Dio agli uomini".

            La Lettera Apostolica Maximum Illud, pietra fondante dei nuovi temi missionari maturati nel '900, ebbe senz'altro una grande influenza in lui. Un tema particolarmente avvertito era lo sviluppo della sensibilità missionaria della Chiesa maltese. Molti sforzi furono dedicati per la promozione delle missioni e per dare vita ad una pastorale specifica. Uno strumento privilegiato fu la stampa: "La carta stampata - affermava - è uno dei modi migliori per proclamare il pensiero missionario, per formare la mente e il cuore dei giovani, per accrescere e raccogliere vocazioni e anche per chiedere aiuti materiali".

            Per questo venne pubblicato il St. Paul: Almanac for Missionary Institute, un bollettino i cui articoli era quasi tutti di suo pugno. Lo scopo era creare un interesse per le missioni con un'informazione mirata, dedicata alla Società appena fondata ed agli altri Istituti missionari. "Se non possiamo collaborare direttamente perché non siamo stati chiamati - scriveva sull'Almanacco -, se non possiamo dare le nostre ricchezze perché non le possediamo, possiamo però fare una cosa, pregare per le missioni".

            Molte energie vennero dedicate alla pastorale vocazionale. La stessa fondazione della Società era soprattutto una risposta alle vocazioni missionarie per la Chiesa maltese e il De Piro seguiva personalmente i candidati dell'Istituto. Grande importanza era anche data ai temi dell'inculturazione e delle vocazioni indigene. Nel 1933 egli era prossimo a raggiungere in Etiopia il primo missionario della Società (partito sei anni prima), ma il 17 settembre morì per un collasso durante la celebrazione liturgica, all'età di 56 anni.

           

Le esperienze nel Sud del mondo


La giovane Congregazione religiosa visse anni di incertezza e di difficoltà fino al 1948, quando per la prima volta i membri elessero il loro Superiore Generale, fino ad allora nominato dall'esterno. Solo qualche mese dopo cominciava l'avventura in Australia a fianco degli emigrati maltesi e, dopo gli Stati Uniti e il Canada, un ulteriore ampliamento delle missioni toccò il Perù, il Pakistan e le Filippine.

            In Perù la scelta di aprire una prima casa nelle Ande manifestava il desiderio di essere vicini ai più poveri. I "pueblos jovenes", i nuovi villaggi fondati dai contadini delle alture con la speranza di una vita migliore, sono in realtà agglomerati di famiglie senza collegamenti sociali, senza lavoro né accesso all'assistenza pubblica. Qui i missionari maltesi animano piccole comunità cristiane e offrono alcuni servizi agli abitanti. La chiesa diventa spesso anche una scuola, una clinica medica e un centro di formazione per gli adulti, dove la gente impara l'economia domestica e alcuni mestieri.

            La missione in Pakistan è una testimonianza di dialogo e collaborazione con il mondo musulmano. Nonostante gli impedimenti burocratici, le parrocchie, le scuole e i servizi sanitari sono aperti a tutti e i missionari sono circondati della stima delle autorità civili e della popolazione. Una cappella è stata costruita grazie ai finanziamenti di un imprenditore musulmano. Nelle Filippine, accanto ai servizi per i più disagiati, la Società sta lavorando ad un progetto di formazione per i seminaristi che coinvolge le grandi Università di Manila. Il paese potrà essere una base per  intraprendere in futuro altri progetti di evangelizzazione nel continente asiatico.

            Il recente Capitolo Generale ha indicato con chiarezza la strada da percorrere: "Come Missionari di San Paolo - si afferma -, noi siamo invitati da Dio, in amore, a partecipare nel suo sogno per l'umanità di rinnovare tutto in Cristo. In un ascolto contemplativo, questo lo scopriamo continuamente per mezzo della Parola di Dio, col Popolo di Dio, per mezzo dei fratelli, e nel mondo. Con tutto ciò che è buono in noi e con le nostre debolezze, noi rispondiamo con gratitudine, partecipando con lo Spirito di Dio nella liberazione e nella riconciliazione dell'umanità". 

             

Intervista a Padre Bernard Mangion, Superiore Generale della Società Missionaria di San Paolo


"La Società Missionaria di San Paolo è stata fondata a Malta dal Servo di Dio mons. Giuseppe De Piro, che amava dire: 'Diamo agli altri quello che San Paolo ha dato a noi', riferendosi al fatto che San Paolo è stato un strumento di Dio per portare la fede a Malta. I primi due membri si unirono nel giugno 1910. Il primo missionario inviato da mons. De Piro fu padre Giuseppe Caruana, che rimase per 40 anni in Abissinia senza mai ritornare nel suo paese. Il suo apostolato fu molto apprezzato dalla Chiesa locale e dalle autorità civili. Dopo la II Guerra Mondiale un gran numero di Maltesi emigrò soprattutto in Australia e nel 1949 l'Arcivescovo di Malta chiese alla Società di inviare alcuni confratelli per le esigenze pastorali degli emigrati in quel paese. Dopo 60 anni il nostro servizio non è affatto invecchiato. Più tardi, sempre per aiutare gli emigranti maltesi, alcuni membri furono inviati in Canada e negli Stati Uniti. Anche qui il nostro lavoro continua, anche se su scala più ridotta".


Come affrontate la missione ad gentes?

"Sulle orme di San Paolo il nostro carisma è la missione ad gentes. Nel 1968 la Società ha iniziato una missione in Perù, dove al momento siamo presenti in 6 parrocchie ed abbiamo una Casa di formazione a Lima. Nel 1982 e nel 1998 sono state aperte altre due missioni rispettivamente in Pakistan e nelle Filippine. In ogni missione al primo posto mettiamo sempre l'evangelizzazione, poi seguono i nostri programmi per l'aiuto spirituale e materiale dei poveri, attraverso una serie di opere: i lavori sociali, l'assistenza medica, l'educazione. Dedichiamo molta attenzione ai bambini e ai giovani. In Pakistan gestiamo una scuola primaria e secondaria e siamo presenti in molte altre attività, mentre nelle Filippine abbiamo una cappella nell'Università di Manila".


Che posto occupa San Paolo nella vostra spiritualità?

"Un posto centrale, ovviamente. San Paolo, un vero Discepolo di Gesù, un maestro ed uno zelante missionario, è il nostro modello. Ogni anno celebriamo solennemente la Festa della sua Conversione, il 25 febbraio".


Come vivrete l'Anno Paolino?

"Abbiamo preparato una serie di iniziative. Un film su San Paolo, la costruzione di una chiesa dedicata alla Conversione di San Paolo a Lahore, in Pakistan. Abbiamo inoltre pubblicato un piccolo libro in urdu che racconta la sua vita e molte altre iniziative coinvolgeranno le parrocchie e le missioni, sia per focalizzare l'importanza di Paolo nella Chiesa di oggi sia per ridare slancio al nostro apostolato e alla diffusione del Vangelo. Ogni membro della Società è chiamato inoltre a pregare e meditare l'insegnamento dell'Apostolo e a conformarsi a lui, modello di vero missionario. La mia speranza è che l'Anno Paolino dia nuovo calore alla nostra vita religiosa e ci prepari alle sfide dell'evangelizzazione, specialmente alla missione ad gentes". 






I FRATELLI DI SAN PAOLO E LE SUORE DI SAN PAOLO

 

Il 2 febbraio 1863 nacque ad Hambach (Palatinato, Germania) Jacob Friedrich Bussereau, in una famiglia formata, oltre che dai genitori, da altri 13 tra fratelli e sorelle. Dopo la sua ordinazione sacerdotale, il 22 agosto 1886, don Jacob ebbe il suo primo incarico come cappellano ad Herxheim, dove trovò una comunità caratterizzata da una fiorente vita religiosa. Qui conobbe Anna Marie Dudenhöfer che più tardi avrebbe fondato con lui il Convento di San Paolo e la Congregazione delle Suore di San Paolo. Il 14 gennaio 1896 ottenne dal Vescovo di Speyer l'approvazione per il suo progetto di fondare una casa per persone malate e handicappate, al fine di migliorare la loro qualità di vita. Comprò quindi a questo scopo la casa di Herxheim, che ancora oggi è la casa madre delle Suore di San Paolo. Nel 1897 e nel 1899 seguirono le aperture di case filiali a Neuötting e Bad Bergzabern. Nel 1913 venne approvato la fondazione di una Congregazione di religiosi, i Fratelli di San Paolo, e una di suore, le Suore di San Paolo. Bussereau mori nel 1919 ed è seppellito a Herxheim. Nel 1920 il ramo maschile venne unito spiritualmente all'Ordine dei Frati Minori Conventuali, quello femminile seguì la stessa sorte l'anno successivo.

            Dopo varie vicende e cambi di destinazione, dovute anche agli sconvolgimenti degli anni della prima e della seconda guerra mondiale, nel 1945 le suore ripresero possesso della loro casa, iniziando un'opera di ricostruzione e ampliamento che fu ripresa in una seconda fase nel 1978 ed è stata ultimata nel 1998, con l'apertura di una Casa di cura per persone diversamente abili dove sono accolti 38 ospiti per l'intera giornata e 76 per mezza giornata. Attività simili si svolgono anche nelle comunità filiali di Neuötting e Altötting (casa di cura per anziani) nella diocesi di Passau.

I Fratelli di San Paolo ebbero un rapido sviluppo fino ai primi anni del Novecento. Dapprima la Casa madre si trovava a Herxheim, poi fu trasferita a Queichheim. La prima vestizione religiosa avvenne nel 1919. L'Istituto ebbe vita difficile nelle due Guerre Mondiali (i religiosi vennero inviati al fronte) e  sotto il regime nazista, quando quasi tutte le case furono chiuse. Attualmente sono rimasti solo 4 religiosi, anziani, ospiti delle suore.

            In seguito alla deliberazione del Capitolo generale delle Suore di San Paolo del 1° novembre 2002, è stata istituita la "Fondazione Jacob Friedrich Bussereau" che dal 1° luglio 2002 gestisce le istituzioni della Congregazione a Herxheim, Altötting, Neuötting e a Bad Bergzabern. "Nonostante i cambiamenti e le innovazioni dovute ai tempi moderni le intenzioni e il carisma del nostro fondatore vivono ancora oggi nelle istituzioni della nostra fondazione", si legge nel principi guida della nuova fondazione, "ancora oggi il suo motto ‘omnibus omnia' (1 Cor 9,22) è valido per noi. La fondazione Jacob Friedrich Bussereau si impegna attivamente per sostenere persone con un handicap e persone anziane e come istituzione della Chiesa uniamo competenza e qualità al fattore umano e alla forza della fede cristiana".



LA FAMIGLIA PAOLINA: LE DIECI FONDAZIONI DI DON ALBERIONE

 

Beatificato da Giovanni Paolo II nel 2003, don Giacomo Alberione (1884-1971), sacerdote piemontese, è una figura di spicco del rinnovamento ecclesiale culminato nel Concilio Vaticano II.

            Nella notte del 31 dicembre 1900 il seminarista sedicenne, durante l'Adorazione Eucaristica nel Duomo di Alba, si sentì profondamente chiamato da Dio "a fare qualcosa per il Signore e per gli uomini del nuovo secolo", a diventare apostolo con i nuovi mezzi del progresso.

            Tredici anni dopo don Alberione venne nominato direttore del giornale diocesano Gazzetta d'Alba, un episodio che egli sentì come l'occasione giusta per avviare le fondazioni paoline. Alba era all'epoca una città di 14 mila abitanti, una delle Diocesi più vive del Piemonte grazie alla guida carismatica di mons. Giuseppe Francesco Re. Assistito da competenti collaboratori, il Vescovo aveva promosso nella Diocesi e in seminario la vita liturgica ed eucaristica, la preparazione del clero, la diffusione del Vangelo, il rinnovamento della pastorale, la purezza della dottrina contro le infiltrazioni moderniste, la catechesi e la buona stampa. Oltre al giornale della Diocesi moltissime erano le pubblicazioni, dai libri popolari ai bollettini delle 115 parrocchie, senza contare che operavano in città tre tipografie cattoliche.

            Al  momento della nomina don Alberione vantava già una certa esperienza come incaricato della Biblioteca diocesana e membro dell'Associazione della Buona Stampa ed aveva maturato un'idea precisa sulle potenzialità della stampa cattolica. "L'arte e la stampa, la parola viva e la scritta sono altrettanti apostolati", aveva annotato già nel 1908. Con l'incarico ricevuto di dirigere la Gazzetta d'Alba e di coordinare la stampa diocesana, si fece concreta la possibilità di fondare due famiglie religiose, una maschile e l'altra femminile (più un gruppo di laici, i Cooperatori, approvato nel 1917), animate dallo stesso carisma e con la missione della buona stampa.

            Il richiamo a San Paolo poté essere derivato dall'esperienza della Crociata orante pro stampa, fondata dal Vescovo di Verona Card. Luigi di Canossa nell'ambito dell'opera dei Congressi e posta appunto sotto la protezione dell'Apostolo. Ma soprattutto l'Alberione nutriva da tempo una devozione personale iniziata "specialmente dallo studio e dalla meditazione della Lettera ai Romani. Da allora - avrebbe raccontato più tardi - la personalità, la santità, il cuore, l'intimità con Gesù, la sua opera nella dogmatica e nella morale, l'impronta lasciata nell'organizzazione della Chiesa, il suo zelo per tutti i popoli, furono soggetti di meditazione".

            Tuttavia, quando don Alberione sottopose il suo progetto a Mons. Re, il 14 luglio 1914, parlò solo di una scuola tipografica denominata Piccolo Operaio. Ottenuta l'approvazione verbale e acquistati i primi macchinari, cominciò l'attività (20 agosto 1914) e uscirono le prime pubblicazioni, "tutto quanto occorre - recitava una pubblicità sulla Gazzetta - per ordinare un buon catechismo".

           

La Società San Paolo, le Figlie di San Paolo e gli altri Istituti paolini


            L'8 dicembre 1917 cinque ragazzi emisero la loro professione religiosa con voti privati. Da questo primo nucleo di consacrati, attraverso successivi passaggi, ha origine la Pia Società San Paolo, che riceverà l'approvazione diocesana il 12 marzo 1927 e quella pontificia il 27 giugno 1949 da parte di Pio XII. Oggi i Paolini (come sono conosciuti sacerdoti e fratelli religiosi della Società San Paolo) sono presenti in 33 paesi dei cinque continenti e contano poco più di mille membri tra sacerdoti, fratelli laici e juniores (circa cento). Un dato illustra bene l'attività editoriale dei Paolini: 86 riviste vengono pubblicate in tutto il mondo, da Famiglia Cristiana ai sussidi pastorali, un'offerta varia e per ogni tipo di pubblico. 

            Parallelamente è cresciuto anche il ramo femminile, le Figlie di San Paolo (Paoline), sorto con pochissimi mezzi il 15 giugno 1915. Ricorderà la prima Superiora Generale, Maestra Tecla Merlo (considerata co-fondatrice dell'Istituto): "Le Figlie di San Paolo sorgevano per dedicare la loro vita alla buona stampa: e intanto erano senza tipografia". All'inizio suor Tecla e le sue compagne confezionavano camicie per i militari e solo nel 1918, a Susa (Torino) iniziarono l'apostolato della stampa. Il 22 luglio 1922, ad Alba, nove giovani si consacrarono a Dio e alla missione specifica con i voti privati di povertà, castità e obbedienza, costituendo la Congregazione della Pia Società Figlie di San Paolo. Nel 1926 l'arrivo a Roma segnò l'apertura delle prime librerie e la diffusione di libri a domicilio. Negli anni successivi vennero aperte altre case filiali. Già nel 1932 si contavano 30 case in Italia e 3 all'estero (Brasile, Argentina, Stati Uniti) e di decennio in decennio la Congregazione raggiungerà tutti i continenti. Oggi le Figlie di San Paolo sono 2.450 (di cui 60 novizie) sparse in 52 nazioni, con un totale di 248 case. Nel 2008 sono nate due nuove comunità a Juba (Sudan) e Ho Chi Min (Vietnam). Oltre alla stampa operano nella produzione audiovisiva e radiofonica, internet, l'home video, affiancando e diversificando l'offerta mediale messa in campo dai Paolini.

            Accanto ai Paolini e alle Paoline don Alberione ha fondato nel tempo altre tre congregazioni religiose femminili: nel 1924 le Pie Discepole del Divin Maestro, per l'apostolato dell'Adorazione Eucaristica perpetua, il servizio sacerdotale e quello liturgico; nel 1938 le Suore di Gesù Buon Pastore (Pastorelle), per coadiuvare i parroci nell'evangelizzazione, la catechesi e la crescita delle comunità cristiane (oggi diffuse in 18 paesi dei cinque continenti); nel 1959 l'Istituto Regina degli Apostoli per le vocazioni (Apostoline), attive nell'apostolato vocazionale dei giovani.

            Nel 1960 sono nati quattro Istituti secolari aggregati alla Società San Paolo, tre rivolti ai laici di diversi cammini di vita (Istituto San Gabriele Arcangelo per gli uomini, Istituto Maria Santissima Annunziata per le donne, Istituto Santa Famiglia per le famiglie) e uno per i sacerdoti diocesani (Istituto Gesù Sacerdote). Completa il quadro delle fondazioni di don Alberione l'Unione dei Cooperatori Paolini, cui possono aderire tutti i laici che condividano la spiritualità e l'attività paolina.

Tutte le fondazioni formano la Famiglia Paolina: "Vi è una stretta parentela tra esse - ha scritto don Alberione -, perché tutte nate dal Tabernacolo. Un unico spirito: vivere Gesù Cristo e servire la Chiesa. Chi rappresenta tutti intercedendo presso il tabernacolo; chi diffonde come dall'alto la dottrina di Gesù Cristo; e chi si accosta alle singole anime".


Le iniziative per l'Anno Paolino


La Famiglia Paolina ha aperto l'Anno Giubilare dedicato a San Paolo il 30 giugno 2008, per la Famiglia Paolina festa liturgica di San Paolo, con un incontro guidato da Sua Ecc. Mons. Rino Fisichella nel Santuario dedicato a Maria Regina degli Apostoli, che sorge al centro del grande comprensorio voluto dal Beato don Alberione, a poca distanza dalla Basilica di San Paolo, comprendente vari edifici tra cui la Casa generalizia e diverse comunità della Società San Paolo e delle Figlie di San Paolo. Nella sottocripta del Santuario sono inoltre sepolti don Alberione e suor Tecla Merlo. Il giorno dopo, 1 luglio, la Famiglia Paolina ha compiuto il pellegrinaggio alla Basilica di San Paolo fuori le Mura. Il programma congiunto dell'Anno prevede centinaia di iniziative: esercizi spirituali, conferenze, corsi, pellegrinaggi, ma anche mostre d'arte, concerti e attività culturali in genere. In alcuni paesi, come la Corea e il Giappone, la Famiglia Paolina collabora direttamente con la Chiesa locale per la preparazione e l'animazione degli eventi. I due siti ufficiali delle Congregazioni, www.paulus.net e www.paoline.org forniscono un elenco aggiornato continuamente. A livello editoriale un apposito logo accompagna le pubblicazioni, e una rivista mensile, Paulus, è stata lanciata appositamente per l'Anno Paolino. Nel settore dell'home video, inoltre, l'Editoriale Paoline ha prodotto un documentario su San Paolo.


Intervista a don Silvio Sassi, Superiore Generale della Società San Paolo


"Il nostro Fondatore  ha realizzato progressivamente dieci fondazioni dal 1914 fino al 1971. Cinque Congregazioni, quattro Istituti secolari e un movimento di laici, i Cooperatori. I carismi sono diversi: l'impegno nella comunicazione sociale (Paolini e Paoline) l'animazione delle parrocchie (Pastorelle), l'adorazione e il servizio sacerdotale e liturgico (Pie Discepole), l'apostolato per le vocazioni (Apostoline), infine la testimonianza nel mondo (Istituti aggregati). La nostra dunque è una Famiglia a più voci dal punto di vista degli impegni apostolici, ma unica dal punto di vista della spiritualità, ovvero il carisma paolino. Don Giacomo Alberione ha saputo attingere da San Paolo per sviluppare una multiformità di carismi complementari pensati per il nostro tempo".


Le origini della Società San Paolo risalgono all'apostolato per la Buona Stampa, comune a molti paesi europei di inizio Novecento. Qual è stata la novità portata da don Alberione?

"Come Società San Paolo il nostro specifico è stato nuovo sin dal suo sorgere, nel 1914. Don Alberione fu l'autore di una piccola rivoluzione pastorale, intuendo che non bisognava più attendere che la gente tornasse in Chiesa, ma raggiungerla dov'era, nelle officine, nei campi, nelle scuole e utilizzare la stampa non solo per l'informazione ma come una forma di pastorale complementare a quella della parrocchia. La sua era quindi una fede missionaria che ha creato una forma nuova di evangelizzazione. Con l'evoluzione del panorama mediatico don Alberione si rivolse al cinema, alla radio, alla televisione, ai fumetti e oggi noi continuiamo la sua intuizione appropriandoci dei nuovi linguaggi multimediali. Anche in questo sta la nostra imitazione del carisma paolino. San Paolo aveva usato la retorica ebraica e quella greca per presentare una formulazione inculturata del cristianesimo. Noi oggi siamo convinti che si può incontrare Dio e fare l'esperienza di Cristo nella comunicazione mediata, leggendo un romanzo, ascoltando una canzone, navigando su internet. È per noi la vocazione ad operare in un campo missionario.


Come cambiano le esperienze nelle diverse realtà missionarie del mondo?

"La prima regola che seguiamo è adeguarci allo standard mediatico della nazione che ci ospita. Non possiamo proporre linee editoriali sofisticate in paesi culturalmente arretrati. Una seconda regola è tenere conto del tipo di comunicazione diffuso in quella nazione. Ovviamente non ci esimiamo dall'apportare delle novità nella 'dieta' dei media, ma in genere è molto rischioso proporre qualcosa che non è nel consumo ordinario della gente. Una terza regola è quella di avere valori e coordinate comuni che poi le comunità particolari svilupperanno sul posto. Ad esempio, per quanto riguarda l'editoria, seguiamo oggi tre temi principali: la Bibbia, la famiglia e la comunicazione. Ogni singola comunità Paolina nazionale poi pensa a realizzare queste grandi direttrici".


Cosa significa celebrare l'Anno Paolino?

"Significa approfondire l'elemento fondamentale dell'unità della Famiglia. Ciò che ci rende fratelli e sorelle è studiare, pregare e imitare San Paolo. È un Anno che ci offre una possibilità ed uno stimolo in più per fare tutto questo".


Intervista a suor Anna Maria Parenzan, Vicaria Generale delle Figlie di San Paolo


"Abbiamo accolto con grande gioia l'indizione dell'Anno Paolino perché Don Alberione ci ha sempre esortate a considerare san Paolo il nostro vero Fondatore, il Padre della nostra Istituzione. E anche prima del solenne annuncio da parte di Benedetto XVI, come Congregazione avevamo già in programma un approfondimento su San Paolo. Infatti il nostro ultimo Capitolo Generale, celebrato nell'agosto 2007, ci aveva esortate a riscoprire nell'Apostolo il filo conduttore del nostro cammino, la persona che siamo chiamate ad imitare per esprimere una identità ancora più paolina. Siamo profondamente convinte che quest'anno sarà per noi una grande opportunità per ravvivare la nostra vocazione e comunicare Cristo, sulle orme del grande Apostolo delle Genti".


Seguirete un itinerario?

             "Sì, la nostra Superiora Generale Sr. M. Antonieta Bruscato ci ha invitate ad assaporare insieme la ricchezza della nostra paolinità; a studiare e a condividere con maggior fedeltà le lettere dell'apostolo Paolo; ad aprire il cuore a tutti i popoli e culture, dando anche ai nostri centri un particolare volto ecumenico, secondo l'auspicio del Papa 'che l'anno paolino contribuisca a rinnovare il nostro entusiasmo missionario e a rendere più intense le relazioni con i nostri fratelli d'Oriente e con gli altri cristiani che, come noi, venerano l'Apostolo delle genti'; a curare con più intensità la pastorale vocazionale, condividendo con le giovani e con i laici le ricchezze del carisma paolino; a crescere nel sentirci Famiglia e Famiglia Paolina, una Famiglia che gioisce insieme, cresce insieme, condivide la bellezza del dono.


Quali difficoltà incontrate nelle missioni?

"Nelle 52 nazioni in cui siamo presenti cerchiamo di farci, come Paolo, 'tutte a tutti' per portare a tutti il Vangelo. Il nostro impegno è di andare 'oltre', di raggiungere quelle realtà che hanno più bisogno di una presenza cristiana. A volte le nostre presenze sono molto piccole (nella grande Russia, ad esempio, siamo solo sei sorelle) ma vorremmo essere presenze di Luce, che irradiano e comunicano la Parola che salva. L'ultima comunità aperta a Juba, nel Sudan, ci pone in contatto con una popolazione stremata dalla guerra, dove la povertà è la norma. La nostra sfida è di aiutare a ricostruire non solo materialmente un paese distrutto, ma soprattutto di arrivare alle menti delle persone, dare il 'pane della Parola', formare una mentalità fondata sui valori umani e cristiani.




I mass media che ruolo hanno?

"Non c'è evangelizzazione senza comunicazione. La comunicazione è una componente essenziale del carisma paolino e parte costitutiva della nostra missione. L'annuncio della 'buona notizia' trova oggi nuova ampiezza grazie alla multimedialità, alla connessione in rete, all'interattività e alla virtualità. L'attenzione ai nostri interlocutori, a quelli che chiamiamo i 'destinatari' dell'apostolato, ci rende particolarmente sensibili nell'assumere le nuove forme, i linguaggi e le tecnologie della comunicazione, vincendo la paura del nuovo. Sentiamo urgente ravvivare in noi la passione di San Paolo per comunicare a tutti Gesù Maestro Via Verità e Vita, nella cultura della comunicazione del nostro tempo, ma anche per individuare nuovi cammini apostolici. La sfida è senz'altro impegnativa: come animare la cultura di oggi e come inculturare la Parola nell'era della comunicazione? È questo il nostro interrogativo e al tempo stesso la nostra missione, sulle orme stesse di San Paolo, un grande comunicatore e, come direbbe il Ketteler, un giornalista ante litteram".



LA COMPAGNIA DI SAN PAOLO

 

La Compagnia di San Paolo nasce nel 1920 a Milano, su impulso del Beato Cardinale Andrea Carlo Ferrari e del suo segretario, don Giovanni Rossi.       

            Andrea Ferrari era nato nel 1850 a Lalatta di Palanzano, diocesi di Parma, in un ambiente familiare modesto ma ricco di fede. Ricevuta l'ordinazione sacerdotale a 23 anni, dopo un'esperienza di ministero parrocchiale e di insegnamento era diventato Rettore del seminario diocesano di Parma (1877). Durante il pontificato di Leone XIII era stato nominato Vescovo di Guastalla (1890), Como (1891) e infine Milano (1894), assumendo così il titolo cardinalizio. Accanto al nome di battesimo il nuovo Vescovo aggiunse quello di Carlo, in onore di San Carlo Borromeo. Morì il 2 febbraio 1921 dopo essersi molto speso per le attività sociali e l'animazione della Chiesa Ambrosiana.

            Il primo nucleo della Compagnia è formato da laici provenienti dall'Azione Cattolica e da sacerdoti (tra cui don Giovanni Rossi) interamente dediti all'apostolato, con il compito di realizzare opere sociali e di avvicinare le persone alla fede (un altro gruppo facente capo a padre Gemelli opera invece nel campo culturale e da esso nascerà l'Università Cattolica). Nei primi anni la Compagnia si muove all'interno dell'Azione Cattolica ma già nel 1924, avendo assunto un'identità  propria, acquisisce lo status di Congregazione religiosa, dipendente direttamente dalla Santa Sede.

            Nell'arco di un decennio, la Compagnia di San Paolo incontra notevoli adesioni e conosce un grande sviluppo. Don Giovanni Rossi, che è diventato il Superiore Generale della Compagnia, realizza programmi orientati ai settori più popolari della società. Vengono create scuole professionali, un circolo giovanile di cultura, una biblioteca, un cinematografo, una mensa economica, un segretariato del popolo e una casa per le ragazze madri. Tutte attività che all'epoca non mancarono di suscitare critiche, sviluppate però sul solco del mandato del Cardinal Ferrari: "uscite dalle sacrestie, andate nelle piazze". La Compagnia di San Paolo inizia inoltre la sua esperienza nell'organizzazione dei pellegrinaggi e il suo impegno nell'editoria e nella stampa di giornali.

            Accanto alla diffusione in altre Diocesi italiane (Roma, Venezia e Genova) si afferma presto anche la "dimensione internazionale" dell'Istituto, con un'espansione a Gerusalemme (a contatto con i palestinesi), Parigi, poi nel Sud America (Argentina, Uruguay, Cile, con case a Buenos Aires, Cordoba, Rosario, Montevideo, Santiago) e infine negli Stati Uniti (Washington e New York). Per suscitare consenso e adesione agli ideali paolini tra i laici viene fondata l'Associazione Cardinal Ferrari, che coopera allo sviluppo delle iniziative sociali dell'Opera Cardinal Ferrari.

            Nel 1934 Don Giovanni Rossi, che aveva già lasciato la carica di Superiore Generale nel 1929, abbandona il progetto iniziale del Cardinal Ferrari di apostolato sociale e si rivolge unicamente all'evangelizzazione e alle missioni. Nel 1939 la "scissione" è definitiva con la fondazione, ad Assisi, della Pro Civitate Cristiana.  

            Intanto in Francia, a Parigi, l'importante apostolato della "Maison de la Jeunesse" è condannato alla chiusura dopo gli sviluppi del fascismo in Italia e la crisi economica degli anni 1929-30. Infatti il programma della Compagnia, orientato alle classi popolari, viene subito messo da parte dalla politica sociale del regime. Durante la seconda guerra mondiale l'impegno si concentra sui perseguitati, dapprima le vittime delle leggi razziali, nascondendo nella sede di Milano partigiani ed ebrei e poi, dopo il 25 aprile, i repubblichini di Salò.

            Nel '45 don Antonio Rivolta fonda a Civitavecchia (Roma) la "Repubblica dei ragazzi", un villaggio che accoglie fanciulli privi di casa e di sostegno familiare, sottraendoli alla malavita. La fine della guerra e la riunificazione delle famiglie comporta anche una serie di problemi psicologici, affettivi e sociali e don Paolo Liggeri, rientrato dai campi di concentramento di Dachau, apre a Milano l'Istituto "La Casa", il primo consultorio familiare in Italia, una struttura sociale assolutamente inedita per l'epoca.

            Il 30 giugno 1950 la Compagnia di San Paolo ottiene da Papa Pio XII il riconoscimento di Istituto Secolare, giungendo con questo status fino agli anni del Concilio Vaticano II. Il conseguente aggiornamento dell'Istituto apre le porte anche alle persone sposate. "La Compagnia di S. Paolo - recita l'articolo 2 delle attuali Costituzioni - si propone di elevare umanamente e di animare di spirito evangelico la vita e le attività sociali e individuali. I suoi membri, attenti alle necessità e alle istanze dei loro contemporanei, operano sia comunitariamente che individualmente, con spirito di novità e di servizio, secondo l'esempio di San Paolo fattosi tutto a tutti". In Italia i Paolini sono circa cento (in maggioranza donne) più altre trenta famiglie di membri associati. Molte vocazioni si registrano nel Sud America, in Cile e Argentina.   

           

Intervista a don Luigi Paroni, responsabile di Villa Clerici e delle attività della Casa di Redenzione Sociale della Compagnia di San Paolo a Milano


"La Compagnia di San Paolo nacque dal magistero sociale del Cardinal Ferrari, che si faceva guidare dai bisogni della gente e che rispondeva con considerazioni pratiche. Seguendo l'insegnamento di San Paolo - 'L'amore del Cristo ci spinge' (2Cor 5,14) - bisognava infatti affrontare i due processi dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione e soccorrere i ceti più popolari, sottrarre i ragazzi dalla strada, provvedere a una serie di attività sociali. Dopo la morte del Cardinale nel 1921, fu il suo successore Achille Ratti a benedire la prima pietra della Casa di via Mercalli, un centro che, oltre agli altri servizi, comprendeva addirittura l'ufficio di collocamento". Don Luigi Paroni, per 18 anni parroco della chiesa di San Benedetto a Roma, affidata dal 1925 alla Compagnia di San Paolo, è oggi responsabile di Villa Clerici e della Casa di Redenzione Sociale di Milano.


Da Milano la Compagnia giunse anche a Roma con il patrocinio di Pio XI. Come avvenne?

"Eletto Papa, nel 1925 Papa Ratti fece in modo di inserire una piccola comunità di Paolini sotto la guida di don Ercole Gallone a via del Gazometro a Roma. Era una quartiere nascente, un nuovo polo industriale con al centro l'annona delle Forze Armate, il magazzino generale delle caserme della capitale. Don Ercole era venuto a Roma con un gruppo di pellegrini per l'Anno Santo del '25, dunque senza il minimo sospetto dei piani che Pio XI aveva su di lui. Ma il Papa, che conosceva bene l'opera preziosa che i Paolini svolgevano a Milano, voleva la loro presenza per assicurare un contatto con il mondo del lavoro e per fronteggiare i problemi che l'industrializzazione e l'urbanizzazione portavano con sé. Fu così che don Ercole accettò l'invito e si stabilì nella piccola chiesa di San Benedetto, dove rimase circa sette anni. Dopo di lui arrivarono don Guerrini (1932-37), amico di Paolo VI, e poi don Gregorini (1937-84), che fu anche camerlengo della Diocesi di Roma".


Le esperienze oggi?

"Continua l'esperienza a Milano della Casa di Redenzione Sociale, così come la Repubblica dei Ragazzi a Civitavecchia e l'istituto "La Casa" per un'attenzione particolare alle famiglie. L'Opera Cardinal Ferrari prosegue da parte sua l'impegno a favore dei 'carissimi', i poveri. A New York i Paolini si dedicano all'accoglienza per gli studenti e i bisognosi, mentre in Cile e in Argentina abbiamo altre numerose presenze. La nostra grande speranza per il futuro riposa nei membri associati che, accanto ai consacrati laici, sono un gruppo ben formato e preparato, da cui potranno nascere anche delle vocazioni sacerdotali".

Come vivrete l'Anno Paolino?

"Stiamo organizzando una Settimana di eventi per suscitare nella gente nuova attenzione in quello che facciamo. La Compagnia, oltre alle opere sociali, è anche particolarmente attiva nell'editoria, nell'organizzazione e nella guida dei pellegrinaggi, nell'educazione e nell'arte sacra contemporanea".





Dossier a cura di A.M.,N.Z.,M.S. - Agenzia Fides 25/10/2008; Direttore Luca de Mata