di ADRIANO OSSICINI All’alba del 17 aprile 1944, stavo dormendo, ospite di un dirigente della formazione partigiana Banda (Costantino) Rossi, che faceva parte di una ampia organizzazione militare chiamata Bandiera Rossa (una delle più forti) e che operava a Roma e nel Lazio. Mi ero recato il giorno prima in quella che era l’ottava zona tra le quali il comando militare partigiano, del quale facevo parte, aveva diviso Roma.
Ero lì assieme al referente di zona del Movimento dei cattolici co- munisti, Elio Califano, per stabilire un coordinamento sulle azioni da compiere. La casa era sita verso la fine di via dei Quintili a circa 200 o 300 metri dall’ini- zio della zona di Tor Pignattara sulla Casilina, che è confinante con il Qua- draro. Su incarico di don Gioacchino Rey, che era al corrente della nostra pre- senza, giunse un’anziana signora dicen- doci che dovevamo allontanarci rapida- mente dalla casa, in quanto i tedeschi stavano effettuando un rastrellamento nella zona. Senza por tempo in mezzo, uscimmo e ci dirigemmo di corsa verso Tor Pignattara. Quasi incrociammo le forze tedesche che arrivavano, cantando a passo di marcia, a chiudere il perimetro della zona del rastrellamento. Li evitammo solo per qualche attimo, probabilmente (era- no ormai le cinque), si erano attardati all’altro lato del Quadraro Vecchio, quello vicino a via Tuscolana. Dopo qualche giorno, fui informato dell’avve- nuto rastrellamento e di quanto aveva fatto don Gioacchino Rey, interponen- dosi fra i tedeschi e gli abitanti della borgata, tentando di salvare il salvabile, e aiutando successivamente le famiglie dei deportati. Avendo avuto modo di avere con lui quattro o cinque incontri nel corso dell’occupazione di Roma, per discutere sulle tecniche di contrasto ai tedeschi, mi sono fatto l’idea che fosse un sacer- dote coraggioso che si spendeva senza riserve per gli altri. Aiutava con coscien- za la resistenza, i renitenti e i perseguita- ti che si nascondevano al regime, aveva rapporti con i vertici di tutte le organiz- zazioni resistenziali che si muovevano nella sua zona. Fra questi voglio ricorda- re il già menzionato Elio Califano e Ni- no Franchellucci per i Gruppi di azione patriottica. Don Gioacchino Rey si com- portò come un partigiano che faceva una battaglia per la libertà, senza colori- ture politiche. Uomo caratterialmente impetuoso, si era reso conto che biso- gnava agire al di là delle convenienze senza timore del rischio al quale si sotto- poneva, restando tuttavia fedele al suo compito pastorale indipendentemente dalle convenienze. Era un uomo chiaro e diretto, ciò che mi colpiva maggiormen- te del suo carattere era l’incredibile sicu- rezza, in una situazione sociale oppri- mente e repressiva nella quale si rischia- va la vita anche per poco. Come già sot- tolineai in occasione della concessione della Medaglia d’oro al merito civile, conferita il 17 aprile 2004 all’allora x municipio di Roma — zona Quadraro — l’Operazione Balena, guidata da Her- bert Kappler non fu certo l’unica delle operazioni militari di guerra fatta dai nazisti a Roma «città aperta», ma fu una delle più clamorose e non so perché una delle meno ricordate, così come so- no rimaste nell’ombra la figura e l’azio- ne di don Rey. Una figura che merita di essere ricor- data e onorata, al pari di quelle degli al- tri due sacerdoti della diocesi di Roma che pagarono con la vita il proprio im- pegno umano e civile, don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo. Ag- giungo che dopo la liberazione di Ro- ma, don Rey riprese a condurre la nor- male attività della sua parrocchia e ad aiutare il prossimo senza reclamare onori o rivendicare le valorose azioni compiute. Ricordo a tale proposito che qualche tempo dopo la liberazione, ci incon- trammo a pranzo in una trattoria a Te- staccio e mentre intorno a noi le persone chiacchieravano spensieratamente, ci trovammo a ragionare come dei reduci di guerra, su quello che avevamo fatto in difesa della libertà nostra e altrui, consci ma quasi increduli di avere vissuto un momento storico di quella importanza. Per questo è importante l’iniziativa dell’Associazione nazionale reduci dalla prigionia nell’aver promosso, sia la ricerca storico-scientifica sul rastrellamento del Quadraro e le attività a essa connes- se che la riscoperta della sino a oggi ne- gletta figura di don Gioacchino Rey.
© Osservatore Romano - 2 giugno 2016