Racconta la vicenda di un documento “sospeso” il contributo di Fernando J. de Lasala pubblicato sul numero in uscita della «Civiltà Cattolica» dal titolo La questione sociale, PioIX e il concilio Vaticano I. Se è Papa Leone XIIIa essere universalmente noto come l’iniziatore delle encicliche sociali (specie con la pubblicazione dellaRerum novarumil 15 maggio 1891), «tuttavia — scrive il gesuita — alcuni studiosi ricordano che già PioIX (1846-78) aveva pubblicato encicliche orientate a risolvere la “questione sociale”».
In particolare Fernando J. de Lasala ricorda che «tra gli schemi elaborati dalla Commissione politico-ecclesiastica del concilio Vaticano I (1869-70), si trovava un progetto di decreto sull’aiuto da recare alla miseria dei poveri e degli operai, il cui titolo eraDecretum de pauperum operario rumque miseria sublevanda». Si tratta, spiega padre Lasada, di un testo diviso in tre capitoli, dedicati rispettivamente al buon uso dei beni temporali, alla carità di Cristo raccomandata a tutti, e ai mezzi per eliminare gli ostacoli contro la carità. «Questo documento “sosp eso”, poco conosciuto (è stato poco citato e ancor meno commentato dagli studiosi della dottrina sociale della Chiesa), non considera alcuni aspetti della questione operaia che saranno trattati nei tempi successivi, ma presenta i seguenti punti: a) l’infelice situazione degli operai, non in forma occasionale, ma permanente, perché è dovuta a difetti strutturali della società; b) la radice di questo squilibrio fra ricchi e poveri si trova nell’abbandono del principio e fondamento di tutto, cioè nella non conoscenza dell’ultimo fine dell’uomo e del valore delle creature; c) la necessità di porre un rimedio morale e religioso a quello che è un male morale; quindi l’insistenza sulla pratica della carità, abbattendo le barriere che impediscono l’esercizio di questa virtù cristiana; d) considerando gli ostacoli alla pratica della carità, emergono diversi temi, come il salario giusto, il riposo domenicale, il lavoro delle donne e dei bambini, la necessità di ritornare alle associazioni artigianali nelle quali ci sia spazio e tempo per l’istruzione religiosa, la sollecitudine da parte dei pastori della Chiesa, con la vigilanza sui matrimoni e sulla pace delle famiglie ecc». Il contributo di Fernando J. de Lasala prosegue presentando altri commenti e contributi alla questione, giungendo così alla conclusione che, «come si può dedurre da quanto esposto, il dinamismo dell’intervento della Santa Sede e del concilio Vaticano I non fu affatto sterile, nonostante le circostanze storiche avverse. Gli anni della seconda metà dell’Ottocento offrirono l’occasione a molti intellettuali cattolici di sollecitare la Santa Sede ad agire in favore della soluzione del problema sociale, in modo che si passasse da una carità di beneficenza tradizionale a una pratica di aiuto mondiale fondata sul Vangelo».
© Osservatore Romano - 15 giugno 2013
Il documento che anticipava la «Rerum novarum»
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