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EutanasiaRiceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo dell’avvocato Domenico Menorello, membro del Comitato nazionale di bioetica e promotore del network “Sui tetti”. Si tratta di un ulteriore contributo al dibattito in corso in merito al ddl sul c.d. “fine vita”. È una questione di tale portata a cui volentieri prestiamo le nostre pagine on line e nei prossimi giorni daremo spazio ad eventuali altri pareri. Dal nostro punto di vista resta fermo quanto indicato nella Dichiarazione Samaritanus Bonus della Congregazione per la Dottrina della Fede (oggi Dicastero) del 2020: «Quand’anche la domanda di eutanasia nasca da un’angoscia e da una disperazione, e “benché in casi del genere la responsabilità personale possa esser diminuita o perfino non sussistere, tuttavia l’errore di giudizio della coscienza – fosse pure in buona fede – non modifica la natura dell’atto omicida, che in sé rimane sempre inammissibile” [(Iura et Bona, II)]. Lo stesso dicasi per il suicidio assistito. Tali pratiche non sono mai un autentico aiuto al malato, ma un aiuto a morire». (Samaritanus bonus, V.1; nello stesso senso anche Dichiarazione Dignitas Infinita, 51 ss). Abbiamo qui citato documenti del magistero della Chiesa, ma resta chiaro che il principio di indisponibilità della vita umana è verità di ragione e non solo di fede. (Lorenzo Bertocchi).

 

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