ChiSinãu, 9. "Quando sono arrivato, nel 1990, c'era una sola parrocchia per tutto il Paese e ho potuto così assistere alla crescita della Chiesa moldova che stava ripartendo quasi da zero": sono le parole di monsignor Anton Cosa, vescovo di Chisinau, in un'intervista concessa all'agenzia Apic durante i lavori della recente Assemblea plenaria del Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa tenutasi a Zagabria.
Monsignor Cosa, originario di Valea Mare, in Romania, si è mostrato giustamente fiero dell'opera di evangelizzazione svolta in Moldavia nel corso di questi ultimi vent'anni: oggi nel Paese si contano diciassette parrocchie con trentatré sacerdoti, di cui cinque moldavi. Le donne consacrate agli ordini femminili sono invece quarantacinque e i fedeli cattolici costituiscono appena l'uno per cento della popolazione della Moldavia che conta attualmente oltre quattro milioni di abitanti.
Per quanto riguarda i rapporti tra fedeli cattolici e ortodossi, il presule ha dichiarato che "l'ecumenismo non è stato ancora completamente sviluppato come si vorrebbe, il grosso ostacolo è che la Chiesa ortodossa attraversa un lungo periodo di divisioni interne iniziato dalla caduta del regime sovietico nel 1991".
Per quanto riguarda le relazioni tra i membri della Chiesa cattolica e le autorità politiche della Moldavia, monsignor Cosa ha affermato che i rapporti sono fondamentalmente corretti. "Anche nel periodo, durato otto anni, che i comunisti erano al Governo, i rapporti con il potere sono stati sempre accettabili", ha affermato il presule che ha commentato positivamente la recente soppressione del dicastero per il controllo dei culti. "Questa decisione - ha sottolineato - costituisce un progresso per la libertà religiosa nel Paese".
Dopo la caduta dell'Unione Sovietica, l'economia della Moldavia ha cominciato a dipendere sempre più dalle rimesse inviate dagli emigrati, soprattutto in Russia, in Italia e in Turchia. "Purtroppo - ha spiegato il vescovo - con la massiccia emigrazione è aumentata anche la piaga della prostituzione". Infatti, i due terzi delle persone emigrate dalla Moldavia sono giovani donne che spesso sono in mano di criminali che gestiscono il traffico degli esseri umani". Monsignor Cosa ha sottolineato che la Chiesa locale cerca di fare il possibile per aiutare queste donne a uscire fuori dal giro della prostituzione. Un aiuto alla Chiesa locale nell'opera di redenzione delle ragazze moldave è arrivato dalla diocesi di Lecce: qui opera la fondazione "Regina Pacis" che collabora fin dal 1997 con i cattolici della Moldavia per consentire alle ragazze arrivate in Italia di inserirsi più facilmente nella società. Grazie a questa opera, più di mille di moldave hanno potuto smettere di prostituirsi e molte di loro hanno anche trovato un lavoro onesto o si sono sposate.
(©L'Osservatore Romano - 10 ottobre 2010)
Contro la tratta degli esseri umani in Moldavia
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