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VATICANO p allegradi MARCELLA SERAFINI

La beatificazione di padre Gabriele Allegra (1907-1976) offre l’occasione per condividere il fascino e l’attualità di un libretto, snello e piacevole alla lettura: Gabrie-le Allegra Il primato di Cristo in San Paolo e Duns Scoto.
Le mie conversazio-ni con Teilhard de Chardin (Assisi, Edizioni Porziuncola, 2011, pagine 104, euro 10). Il volume è un vero gioiello di ricchezza e profondità, pre-ziosa testimonianza di onesta e since-ra ricerca della verità. Padre Gabriele Allegra — frate minore di origini sici-liane, missionario in Cina sin da gio-vane età e primo traduttore della Bib-bia in cinese (1961) — presenta e con-segna alla lettura una fedele e vivace ricostruzione delle conversazioni, te-nute a Pechino tra il 1942 e il 1945, con il teologo e padre gesuita Pierre Teilhard de Chardin. Quest’ultimo, profondamente affascinato dalla pre-senza di Cristo in tutte le cose, cerca-va con passione di approfondire e tra-smettere tale prospettiva, che da parte sua coglieva con estrema chiarezza. Nel momento in cui incontra padre Allegra, si trova di fronte un interlo-cutore con cui approfondire la temati-ca del primato di Cristo nella filosofia francescana, Duns Scoto in particola-re . Il breve testo offre un resoconto dettagliato dei temi di quelle conver-sazioni e ne ricostruisce il clima uma-no, affascinante e suggestivo, fatto di cordialità e rispetto reciproco, da cui emerge il profilo, umano e intellettua-le, dei due interlocutori e un patrimo-nio di intuizioni, geniali e profonde. La richiesta di pubblicare il resoconto delle conversazioni arrivò a padre Allegra agli inizi degli anni Sessanta; lo sollecitavano, in particolare, alcuni teologi francescani americani, deside-rosi di poter verificare meglio la con-tinuità tra il cristocentrismo della grande scolastica francescana (Ales-sandro di Hales, Bonaventura e so-prattutto Scoto) e i nuovi orizzonti della cristologia teilhardiana. Fin da bambino, Giovanni Stefano (questo il nome di battesimo di frate Gabriele Maria) aveva mostrato intel-ligenza e memoria non comuni e una vera passione per lo studio. Missiona-rio in Cina dal 1931, dopo solo quat-tro mesi — grazie alla determinazione e alla disciplina con cui si applicava allo studio della lingua — era in gra-do di predicare in lingua cinese. Nel 1961 riuscì a portare a compimento il sogno della sua vita di tradurre in quella lingua l’intera Sacra Scrittura e nel 1975 pubblicò il primo Dizionario Biblico in cinese. Nel frattempo aveva fondato a Pechino lo Studio Biblico Francescano (1945). Uomo di vastissi-ma cultura, pubblicista vivace e scrit-tore fecondo, amante della poesia di Dante — di cui spesso recitava i versi a memoria — ha svolto come missio-nario una intensa opera di apostolato, predicando, confessando e assistendo malati e bisognosi di ogni genere, compresi i lebbrosi. Teilhard de Chardin (1881-1955), scienziato e padre gesuita, aveva di-mostrato sin da ragazzo un profondo interesse per la storia naturale; nel corso degli anni approfondì gli studi di geologia e paleontologia, fissando per iscritto le sue idee in numerose lettere a familiari e amici. Nel 1925 al-cuni scritti gli procurarono delle diffi-coltà; i superiori gli chiesero allora le dimissioni dall’insegnamento presso l’Institut Catholique di Parigi (dove insegnava geologia da circa tre anni) e gli assegnarono un incarico in Cina. Durante i venti anni trascorsi in Cina, divenne uno dei massimi specialisti in geologia e paleontologia dell’Asia, co-municando il proprio pensiero in ope-re diventate celebri. L’originalità e l’importanza delle sue intuizioni emerge anche dal tema centrale delle conversazioni con padre Allegra, cioè il primato di Cristo in san Paolo e Duns Scoto. L’occasione dei colloqui venne of-ferta dal Delegato apostolico in Cina, monsignor Mario Zanin, nelle cui in-tenzioni il teologo francescano avreb-be dovuto aiutare lo scienziato a co-noscere più da vicino la teologia del primato assoluto di Cristo, offrendo-gli così preziosi strumenti per una mi-gliore formulazione delle sue affasci-nanti, ma inedite, intuizioni. Monsi-gnor Zanin si era rivolto a padre Alle-gra perché voleva dare a Teilhard la soddisfazione di veder stampata l’opera (scritta circa quindici anni pri-ma) a cui lo scienziato e padre gesui-ta tanto teneva, ma che i censori della Compagnia gli avevano negato,L’am-biente divino, sul cui frontespizio si legge la dedica «Sic Deus dilexit mundum. A ceux qui aiment le mon-de cette exquisse d’un Optimisme chrétien». Dopo un’attenta e meticolosa lettu-ra, che pur riconosceva i pregi del te-sto, la censura fu dichiarata negativa, a motivo di una certa ambiguità lessi-cale e di alcuni concetti che non tutti avrebbero correttamente compreso. Allegra aveva comunque messo in lu-ce anche alcune intuizioni che lo ave-vano affascinato, in particolare l’asso-luto primato di Cristo. Il Delegato gli affidò allora il delicato compito di comuni-care egli stesso a Tei-lhard de Chardin l’esito della lettura, cercando di illuminare e chiarire i punti controversi. Fu così che ebbero inizio le conversazioni tra il gio-vane teologo francesca-no — allora intorno ai trentacinque anni — e lo scienziato gesuita, poco più che sessantenne. In-teressanti alcuni tratti umani e cristiani di Teilhard, che emergono dall’esperienza e dalle impressioni di Allegra: «Mi stupì innanzi tutto la sua umiltà, ché ascol-tava con sincera benevo-lenza quegli appunti di indole filosofico-teologi-ca che facevo al suo pensiero (...) Più stupito restavo quando mi par-lava di argomenti scien-tifici (...) ma soprattutto mi commosse al massi-mo la sua spiegazione, direi meglio le sue spie-gazioni, ché ci tornava spesso, del Cristo Alfa e Omega, del Cristo Ple-roma». E ancora: «Era un intuitivo ed un mistico e, come mistico, assorto nel suo mondo interiore, preso tutto da esso. Sacerdote, poeta, pensatore, mistico (...) tutto gli serviva per tornare alla sua idea fissa: Cristo Alfa e Omega, Cristo Pleroma; la natura, la materia è santa, l’universo è il manto regale di Cristo». Durante quei colloqui — che padre Allegra confessa essere rimasti «inde-lebilmente scolpiti nel mio cuore» — approfondirono insieme i testi di san Paolo e di Scoto, allargando l’oriz-zonte anche ad Agostino, Francesco di Assisi e Francesco di Sales. En-trambi convenivano sulla necessità di elaborare una teologia cosmica co-struita alla luce del primato universale e assoluto di Cristo. Teilhard non si definiva un teologo, ma uno scienzia-to che cerca di farsi comprendere agli uomini di oggi e va in cerca degli scienziati, qui foris sunt. Quando per la prima volta padre Allegra gli disse che quanto egli sosteneva era parte dell’insegnamento tradizionale della scuola francescana, Duns Scoto in particolare, «per la prima volta avvertii la profonda commozione del padre, che si manifestava per uno spe-ciale scintillio dei suoi oc-chi nerissimi; le nostre ani-me vibravano». Anche Allegra era affa-scinato dalla grandezza co-smica e dal primato, cioè la regalità, di Cristo, Rex to-tius universi, Alfa e Omega, principio della creazione di Dio, fine ultimo in vista del quale tutto è stato fatto e verso cui tendono tutte le cose; tale presupposto comporta che l’incarnazio-ne non sia occasionata dal peccato. È una dottrina che si fonda sulla Sacra Scrittura, in particolare su-gli scritti di san Paolo (1 Corinzi, 15, 28; Colossesi, 3, 11) e di san Giovanni (Ap o -calisse, 1, 8; 22, 12-13); anche alcuni esegeti anglicani la sostengono, oltre a pensatori, misti-ci e santi. È una teoria ancorata nella grande tradizione della Chiesa antica; insigni Padri della Chiesa come Ire-neo, Atanasio, Giovanni Crisostomo, Cirillo di Alessandria, Anastasio Si-naita e Isacco di Ninive l’hanno so-stenuta; non si tratta perciò di una dottrina isolata e peregrina. Il proble-ma è che molti di questi Padri non sono riusciti a elaborare una sintesi tra la dottrina dell’incarnazione indi-pendente dal peccato e quella che considera l’incarnazione in funzione della redenzione, ordinando in un si-stema armonico la verità totale; unica eccezione è il tentativo di Ruperto di Deutz. Dopo di lui, però, la dottrina del primato assoluto di Cristo, invece che come dato rivelato, è stata pre-sentata come domanda e ipotesi: se Adamo non avesse peccato, il Verbo si sarebbe incarnato? Duns Scoto tentò la sintesi a par-tire dai principi Deus est formaliter charitas e Deus voluit ab alio summe diligi. Primato assoluto significa regalità universale di Cristo: è il filo condut-tore della riflessione teologica tra i francescani seguaci di Duns Scoto: san Bernardino da Siena, san Lorenzo da Brindisi e, recentemente, alcuni teologi tra cui De Basly, Longpré, Ba-lić. Anche san Francesco di Sales e don Luigi Sturzo sono stati affascina-ti dal primato assoluto di Cristo. Oggi — osserva padre Allegra — la teologia dovrebbe lavorare su questa sintesi, invece risulta statica, priva di dinamismo, perché separata dalla scienza, che, da parte sua, è in pro-gressiva frammentazione. La Chiesa invece, ma soprattutto il mondo e la cultura contemporanea, hanno biso-gno di una “teologia cosmica” nella quale si incontrino il pensiero di Pla-tone, di Aristotele, degli Arabi, insie-me alle illuminazioni profetiche dei santi, come aveva già auspicato Dante (cfr. pp. 37-38). Teilhard condivide da scienziato ta-le esigenza quando imposta la sua prospettiva a partire dalla domanda su “quale sia la posizione di Cristo nell’universo” (cfr. Colossesi, 1, 16-17; E b re i , 1, 2-3), al fine di integrare i dati della Rivelazione e della scienza in una teologia cosmica: «la passione di leggere le vie di Dio nell’universo non solo mi sostiene, ma mi stimola». Afferma perciò che l’evoluzione ha un fondamento e un’anima teologica, in quanto è ordinata alla gloria di Cri-sto: l’universo tende all’uomo e l’uo-mo tende a Cristo, punto Omega, le Grand Christ; di conseguenza, il mon-do ha senso solamente in Cristo. Questa intuizione — ad avviso di Allegra — è il «contributo imperitu-ro» dello scienziato francese ai teologi e filosofi cristiani, purché questi siano «fuochi tutti contemplanti» e abbiano «il cuor saldo»; infatti «la fede e la scienza sono chiamate non a combat-tersi ma a completarsi». Teilhard con-ferma: «Luce non può spegnere lu-ce», anzi, «qualsiasi luce, accostata a un altro focolare di luce, brilla mag-giormente». Principio dell’azione di Dioe x t ra se, Cristo è il “D iletto” (egapèmenos) di Dio, il “Primo voluto” fra tutti gli esseri creati: «Il Cristo non è entrato nell’universo creato occasionalmente a motivo del peccato, ma al contrario è l’universo che esiste per il Cristo, in vista di Lui. È il Cristo, vorrei dire, che è l’occasione dell’esistenza dell’universo, che in Lui ha consisten-za. Lui, il Rivelatore, Lui il Glorifica-tore del Padre, Lui il Capo della crea-zione, che in virtù della sua Incarna-zione è stata consacrata e continua ad essere consacrata dalla sua Chiesa» (p. 45). L’incarnazione è la massima opera di Dio, il capolavoro verso cui tutto converge; il Figlio di Dio incar-nato è Alfa e Omega, re dell’universo, colui che tiene il primato su tutte le cose (Colossesi,1, 18). Anche la teologia francescana, Duns Scoto in particolare, riconosce che la creazione è stata ordinata all’incarnazione come sua causa fina-le; ecco perché il Verbo incarnato è il “Primo”. Analogamente Teilhard de Char-din, in L’ambiente divinochiama Dio e Cristo l’Aimant et l’Aimable, sulla linea di san Paolo, san Giovanni, san Fran-cesco e Duns Scoto: «Alla luce di questa dottrina, che ha per sfondo sempre presente la tesi cristocentrica, il dramma della redenzione, da dram-ma di giustizia si muta in dramma di purissimo e ardentissimo amore».

© Osservatore Romano - 5 ottobre 2012