A cura di Pietro MessaNel 1213 circa frate Francesco d’Assisi giunse a Terni e cominciò a parlare alla gente come suo solito nella pubblica piazza, non con lo stile dell’arte di predicare, ma piuttosto con il fare di colui che con un discorso coinvolgente circa di indirizzare l’attenzione degli ascoltatori ad un determinato argomento.
E il contenuto di tale predicazione non fu che quella vita secondo la forma del Vangelo che spinge a fuggire i vizi e seguire le orme di Gesù Cristo. Le fonti affermano che il Vescovo della città accompagnando il Santo in Cattedrale lodò il Signore che fa grandi cose mediante persone semplici e miserevoli; l’Assisiate al posto di rattristarsi per tale giudizio elogiò il prelato che seppe riconoscere da chi venisse tale sapienza che affascinò la folla presente.
Alcune delle persone che lo ascoltarono vollero seguirlo, o meglio vivere la sequela di Cristo come san Francesco e così raggiunsero la Porziuncola presso Assisi. Da questo luogo furono inviati nella terra dei non cristiani, ossia la penisola Iberica e il Marocco. Dopo vari tentativi di predicare il Vangelo, cinque di essi furono uccisi a Marrakech; trasportati a Coimbra, i loro corpi straziati furono visti dal canonico agostiniano Fernando da Lisbona il quale, riconoscendo in essi i frati Minori incontrati precedentemente e ammirando la loro fede, volendo anche lui vivere la medesima radicalità evangelica centrò nell’Ordine minoritico con il nome di Antonio[1]. Dirigendosi anche lui verso le terre del Marocco, un naufragio lo condusse in Sicilia da dove, risalendo la penisola italiana, giunse ad Assisi. Qui lo stesso frate Francesco lo inviò nelle regioni settentrionali e così giunse e si stabilì a Padova, dove rimase fino alla morte sopravvenuta nel 1231. Canonizzato nella Cattedrale di Spoleto da papa Gregorio IX l’anno successivo, ossia nel 1232, la devozione verso di lui si accrebbe nel tempo – e non solo tra i cristiani – come può essere constatato ancora oggi.
Considerando tutto ciò non si può che affermare, parafrasando una nota frase di Tertulliano – scrittore cristiano dei primi secoli – che il sangue dei Protomartiri francescani è il seme della vocazione francescana di sant’Antonio di Padova. Quindi coloro che vogliono comprendere maggiormente il segreto del Santo patavino non possono fare a meno di cercare di conoscere maggiormente la vicenda dei primi martiri francescani oriundi della zona di Terni. Tutto questo è stato raffigurato da Piero Casentini in due tavole istoriate collocate in modo prospettico nella Chiesa di Sant’Antonio a Terni eretta a Santuario Antoniano dei Protomartiri francescani nel 2010[2].
Cfr. Dai Protomartiri francescani a sant'Antonio di Padova. Atti della Giornata Internazionale di Studio (Terni, 11 giugno 2010) a cura di L. Bertazzo - G. Cassio, Ed. Centro Studi Antoniani, Padova 2011.
Cfr. G. Cassio, Chiesa di Sant'Antonio in Terni. Santuario antoniano dei Protomartiri francescani, Velar-Elledici, Gorle 2011.