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L illusione della Pace perpetuaIn occasione del messaggio del Primo Maggio il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, ha lanciato un forte e netto monito riguardo alla crescente produzione di armamenti nel territorio torinese. Il punto chiave del suo intervento: "Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?". Repole ha espresso profondo turbamento nel vedere la guerra e la produzione bellica trasformarsi in un motore di rilancio per l'occupazione locale.

Non voglio entrare nel merito se è moralmente giusto costruire armi o automobili. Predicare contro la guerra a favore della pace siamo tutti d’accordo. Soltanto che nel mondo da quando Adamo ed Eva hanno peccato, esiste il male; esiste Abele, ma anche Caino. Punto. Qualche settimana fa ho letto un articolo di una semplicità disarmante, che potrebbe aiutare tutti a fare qualche utile riflessione, a proposito di guerra e pace, (Roberto Ezio Pozzo, Apologia dei semplici, 17.4.26, atlanticoquotidiano.it). L’intervento di Pozzo inizia con una straordinaria e semplice constatazione, che peraltro faceva spesso Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica: “La società non ce la possiamo scegliere, ci viviamo dentro, nostro malgrado”. Ci piaccia o no, ci saranno sempre moltissimi che la penseranno in modo opposto al nostro e qui casca l’asino (il solito). “Chiunque possa soltanto ipotizzare una società giusta e senza guerre è un illuso, a qualunque titolo lo faccia, qualunque veste indossi e quale che sia il suo uditorio”.

Nel 1832, Carl Von Clausevitz, nella sua opera incompiuta “Della guerra” ebbe a dire una delle poche cose sensate che un generale tedesco abbia mai detto: “La diplomazia è la continuazione della guerra senz’armi”. Non faceva una piega all’epoca di Napoleone e non fa una piega nei giorni delle illusioni di una soluzione diplomatica alla guerra americana-israelo-iraniana. Tutti stiamo “tifando” per una possibile soluzione diplomatica a quel conflitto, ma vale anche per tutti gli altri. Fa benissimo il Pontefice a spingere per la via diplomatica. Ve lo vedete un Papa a fare il tifo per una soluzione militare dei conflitti? Anche se in passato ci sono stati Pontefici che hanno predicato la crociata contro il pericolo musulmano. Vedi San Pio V, il Papa della battaglia di Lepanto. Ma quelli erano altri tempi. E non voglio entrare nella polemica come fa Pozzo sui tribunali dell’Inquisizione, occorre studiare per…Da troppo tempo assistiamo a discussioni tra esperti o presunti tali sulla fine dei conflitti mediorientale o su quello russo-ucraino. Unica certezza: “ci sarà una fine e, puntualmente sarà quando una delle parti belligeranti verrà sconfitta, come è sempre accaduto ed ancora accadrà nelle prossime guerre, peraltro mai state né mai saranno riunioni di galantuomini che discutono animatamente”. Vittorio Messori, argomentando sulla conquista delle Americhe, scriveva che gli incontri o scontri della Storia, non sono fatti con “un prego scusi…”. Altro ammennicolo è quello dell’illusione del diritto internazionale. Tutte balle. Non si dimentichi che il diritto umanitario venne elaborato in tempo di pace, come monito perché non si ripetessero stragi e atrocità di ogni genere già accadute e che dette bestialità sono puntualmente accadute nuovamente anche dopo l’entrata in vigore delle convenzioni di Ginevra e successive norme di diritto umanitario. È Importante sottolinearlo con forza per rimanere coi piedi per terra e, a maggior ragione, per non sottacere l’importanza degli aspetti tipicamente militari di un conflitto, che, ahinoi, si combatte con le armi e coi soldati. La guerra ha assunto sempre la stessa fisionomia nella Storia. Altra verità che dobbiamo metterci in testa secondo il giornalista di Atlantico è che il petrolio serve ancora. Con buona pace dei poveri illusi o degli interessati esponenti del movimento green, in verità numericamente superiori i secondi rispetto ai primi, il petrolio serve ancora a muovere le navi e, alla fine della catena, a darci da mangiare. Inutile perdita di tempo discuterne in tempo di guerra. Sarebbe come chiedere ad uno che stia morendo di fame se sarebbe meglio sostituire le proteine coi carboidrati (anche se qualcuno lo sta facendo). Per fermare questa guerra, le loro beneamate pale eoliche possono mettersele in quel posto. A proposito del sogno green. Mentre noi pensiamo e spendiamo cifre astronomiche per le fonti alternative, quelli ci affamano col petrolio. Troppo convinti che, nel breve giro di qualche anno, avremmo mandato in demolizione aerei, navi, camion a combustione tecnica, rischiamo altro che lockdown! Sai che riserve di petrolio e gas derivati avremmo potuto farci se non l’avessimo demonizzati e speso troppo per la green economy?

Il regime iraniano ha capito tutto: siamo dei chiacchieroni e adesso il pallino in mano lo hanno loro, anche se malridotti e, proprio in quanto tali, disposti a tutto. Secondo voi, in tutti questi anni, qualcuno ha mai studiato nei particolari e predisposto un intervento militare delle Nazioni Unite per tenere aperte le vie del trasporto marittimo essenziali per il mondo? Tipo Stretto di Hormuz? Temo di no.

Comunque sia, secondo Pozzo occorre essere pronti al peggio. Che l’economia interconnessa e globalizzata del terzo millennio possa essere facilmente destabilizzata da conflitti soltanto apparentemente locali era già chiaro prima degli attuali combattimenti, piuttosto che discutere dei massimi sistemi o, peggio ancora, disquisire su cosa possano avere in testa Trump, Putin, o chi diavolo comandi in Palestina. “Estote parati” dice il Vangelo. Tenetevi pronti, invece di blaterare o di manifestare contro questo o quello. Allora, è meglio avere il buon senso dei semplici, che hanno poche idee, ma ben chiare. Quelli che non pretendono di imporre le loro tesi al prossimo e si tengono, di conseguenza, ben lungi dalla politica. In tutta questa confusione, sarebbe già gran cosa sapere da che parte stare, almeno per adesso. E magari anche cambiando idea, o opinione su chicchessia, cambiare strada quando ci si renda conto di essere su quella sbagliata, sono prerogative delle persone intelligenti. Il fanatismo a caratterizzare gli idioti, in ogni campo, non soltanto erboso. Un’altra verità da mettersi in testa è quello che non abbiamo sposato né politici né capi di stato. Pertanto, sarei per un onesto: “Alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai”. Affollare le piazze di sostenitori di qualche “sacra battaglia ideologica”, perlopiù ha fatto malissimo ai potenti della storia. Si sono montati la testa e hanno combinato guai, molto prima di quando le folle abbiano poi giurato di non esserci mai stati, su quelle piazze.

Torino, 30 Aprile 2026

S. Pio V                                  a cura di Domenico Bonvegna