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acqueROMA, 28. Salvare vite umane è un imperativo morale: è quanto viene ribadito in una dichiarazione dei Provinciali gesuiti d’Europa e Medio Oriente e dell’Africa e Madagascar, con la quale si sottolinea la necessità di affrontare con determinazione l’emergenza umanitaria dei flussi migratori. «Ci uniamo al Papa nel suo interessamento e nella sua preoccupazione per i migranti che vanno incontro a enormi rischi alla ricerca di una vita migliore e per fuggire da situazioni in cui rischiano la vita nei loro Paesi di origine. Facciamo questa dichiarazione perché crediamo sia un momento di emergenza per la nostra società di fronte a questa grave questione morale».
Nel ricordare le numerose vittime fra gli immigrati e, in particolare, la tragedia di Lampedusa dello scorso 3 ottobre, i gesuiti affermano che tutti sono «richiamati al basilare dovere umano di salvare delle vite» e che «non possiamo sottrarci a questo imperativo morale». Nella dichiarazione si chiedono anche alcuni interventi specifici, a partire dalla necessità di bloccare da parte di molti Paesi europei la fornitura di armi all’Africa «che alimentano conflitti che, a loro volta, portano a flussi migratori». Inoltre, per quanto concerne il problema specifico dei richiedenti asilo, si osserva che l’Accordo di Dublino «non facilita un’equa condivisione dei flussi». Pertanto, è aggiunto, «tutti i Paesi europei dovrebbero sostenersi reciprocamente ed essere solidali tra loro a questo riguardo per condividere la responsabilità dei problemi riguardanti i richiedenti asilo e gli immigrati». In particolare, si chiede anche di porre fine alla detenzione dei richiedenti asilo. Un richiamo, inoltre, è fatto in riferimento ai bambini, che siano emigrati o richiedenti asilo, ai quali «dovrebbe essere garantita una migliore protezione» e «il diritto a un’i s t ru -zione di qualità». In generale, si evidenzia ancora, «le condizioni di detenzione degli immigrati sono spesso subumane». E, puntualizzano i gesuiti, «anche se ci rendiamo conto che i Governi nazionali e i loro sistemi di protezione sociale sono sotto pressione, le condizioni umane basilari e l’attenzione ai bisogni spirituali sono moralmente obbligatorie». In un altro passaggio della dichiarazione si fa poi cenno con «preoccupazione» ai rischi della diffusione dell’estremismo politico. «Quando la ricerca di voti e la corsa verso elezioni si fa più pressante i discorsi politici rischiano di essere in balia di forme estremiste di populismo». La dichiarazione si conclude con un incoraggiamento «agli sforzi coraggiosi di tante Conferenze episcopali, gruppi ecclesiali e organizzazioni non-governative dell’Europa, che fanno del servizio pratico a rifugiati e migranti, e dell’advocacy a loro favore, una priorità». I gesuiti esprimono poi ringraziamento soprattutto al Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs), al Servizio dei Gesuiti per i Migranti (Sjm) e alle altre organizzazioni della Compagnia di Gesù «per tutto il lavoro che fanno con impegno e professionalità». Inoltre, «affidiamo i migranti alle preghiere dei credenti e alle attenzioni e alla sollecitudine di tutte le persone di buona volontà».

© Osservatore Romano - 28-29 ottobre 2013