«Padre Jorge Bergoglio riuscì a costruire una rete clandestina, in modo da salvaguardare i perseguitati e favorire il successo delle fughe» scrive Nello Scavo su «Sette» del 6 settembre parlando della sua inchiesta in cui racconta l’azione del futuro Papa a favore delle vittime della dittatura dei generali in Argentina. Il libro La lista di Bergoglio.
I salvati da Papa Francesco. Le storie mai raccontate (Bologna, Emi, 2013, pagine 192, euro 11,90) uscirà a ottobre. «In realtà — scrive Scavo, giornalista di «Avvenire» — quasi nessuno degli appartenenti al “sistema Bergoglio” sapeva di esserne parte Ciascuno faceva un singolo preciso favore al capo dei gesuiti argentini: chi procurava un posto letto per qualche notte, chi un passaggio in macchina, chi metteva una buona parola con i funzionari consolari europei. Un’organizzazione per compartimenti stagni; l’unico modo perché il rischio fosse minimo e le informazioni circolassero il meno possibile». Nell’anticipazione uscita sul settimanale del «Corriere della sera» c’è un estratto dell’interrogatorio all’a rc i v e -scovo di Buenos Aires Bergoglio l’8 novembre 2010, quando venne ascoltato dai magistrati che indagavano sulla violazione dei diritti umani durante la dittatura. Furono 3 ore e 50 minuti di domande serrate alle quali il porporato rispose puntualmente ricostruendo la sua azione in quegli anni. Come fa anche il gesuita Juan Carlos Scannone in un’altra anticipazione del libro su «Avvenire» del 6 settembre.
© osservatore Romanao - sabato 7 settembre 2013
Bergoglio’s List
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