Il «capolavoro» di Dio è la famiglia. E Gesù «incomincia proprio i suoi miracoli con questo capolavoro, in un matrimonio, in una festa di nozze: un uomo e una donna». Lo ha ricordato il Papa all’udienza generale di mercoledì 29 aprile, in piazza San Pietro, parlando della bellezza del matrimonio cristiano e invitando a riflettere sui motivi che oggi spingono molti giovani a non sp osarsi. Per il Pontefice le radici di un simile atteggiamento vanno ricercate in quella «cultura del provvisorio» per la quale «sembra che non ci sia qualcosa di definitivo». Le difficoltà di carattere economico infatti — per quanto «davvero serie» — da sole non bastano a spiegare la disaffezione verso il matrimonio. Né convince la spiegazione secondo cui «il cambiamento avvenuto in questi ultimi decenni sia stato messo in moto dall’emancipazione della donna». In realtà, ha osservato Francesco, «quasi tutti gli uomini e le donne vorrebbero una sicurezza affettiva stabile, un matrimonio solido e una famiglia felice». Ma «per paura di sbagliare, molti non vogliono neppure pensarci; pur essendo cristiani, non pensano al matrimonio sacramentale». Proprio «questa paura di fallire è il più grande ostacolo ad accogliere la parola di Cristo, che promette la sua grazia all’unione coniugale e alla famiglia». La testimonianza più convincente a favore del matrimonio, ha fatto notare il Papa, «è la vita buona degli sposi cristiani e della famiglia». Non c’è infatti «modo migliore per dire la bellezza del sacramento», la cui «grande dignità» è stata annunciata e valorizzata proprio dal messaggio evangelico in contrasto con la cultura che nei primi tempi del cristianesimo riteneva «del tutto normale» il diritto dei mariti di ripudiare le mogli anche con i motivi più pretestuosi e umilianti. «Il Vangelo della famiglia, il Vangelo che annuncia proprio questo sacramento — ha ricordato — ha sconfitto questa cultura di ripudio abituale». Da qui l’auspicio che il «seme cristiano della radicale uguaglianza tra i coniugi» porti «oggi nuovi frutti». Infatti, «la testimonianza della dignità sociale del matrimonio diventerà persuasiva proprio per la via della testimonianza che attrae, la via della reciprocità, della complementarità». Perciò, ha esortato il Pontefice, «come cristiani, dobbiamo diventare più esigenti a tale riguardo», per esempio sostenendo «con decisione il diritto all’uguale retribuzione per uguale lavoro». Perché, ha commentato in proposito, «si dà per scontato che le donne devono guadagnare meno degli uomini», mentre invece «hanno gli stessi diritti». E di conseguenza «la disparità è un puro scandalo».
© Osservatore Romano - 30 aprile 2015
Udienza generale 29 aprile 2015