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prete e_partigianiFirenze, 10 agosto 2011 - DA CHE PARTE era la chiesa fiorentina nei giorni della Resistenza? Davvero si può considerare “secondario” il ruolo svolto dai parroci e dai partigiani cattolici? 
Con un cardinale come Elia dalla Costa, che già nel ‘38 definiva “barbara” ogni ideologia basata sulla supremazia etnica e il razzismo, è difficile dubitare del ruolo che svolsero laici come Martini, Zoli, Berti, Branca, nel Cln ma anche preti come Carlo Poggi, Raffaele Bensi, il salesiano Malfatti, Cubattoli, Lupori, Marrani, Basetti Sani e tantissimi altri citati in questi giorni su queste pagine. E’ che dopo la Liberazione quando ci fu la corsa per accaparrarsi il distintivo di partigiano i cattolici se ne restarono in disparte. «Non l’abbiamo fatto certamente per una medaglia, ma perché era un dovere», fu il commento di Angelo Maria Zoli che aveva conosciuto anche il carcere, in quei giorni.

Ebbene, l’intuizione del sindaco Renzi di restituire alla Chiesa quanto merita per la liberazione di Firenze, non è dunque una scelta di campo ma un omaggio alla storia, a ciò che realmente è stato e che finalmente sta emergendo da più parti, e con pubblicazioni sempre più numerose. Si può oggi sapere, finalmente, che Elia Dalla Costa riceveva costantemente i capi dei gruppi cattolici della resistenza a cominciare da Francesco Berti, era costantemente informato delle loro azioni, e arrivò al punto di sottoscrivere in gran numero i buoni prestito della libertà, che servivano ad aiutare i partigiani e le loro famiglie.

Non solo, impose ai parroci di redigere “Il libro cronico”, una sorta di diario dei giorni di guerra, che rivela quante eroiche azioni seppero compiere centinaia di uomini con la tonaca, e da che parte fossero schierati. In parte le testimonianze dei preti in guerra apparvero in un volume edito dalla Lef vent’anni fa, con la prefazione dello storico Pier Luigi Ballini, ma forse quel libro, fatto di documenti e non parole, non ebbe la risonanza che meritava. Eppure ce ne sono altre di pubblicazioni, che vanno nella stessa direzione. A cominciare dalla “Resistenza a Firenze” di Carlo Francovich, non certo un clericale, che disegna la figura del parroco fiorentino e toscano come «un punto d riferimento sicuro, l’unica autorità che condivideva quotidianamente ansie e drammi... ed era in grado di organizzare aiuti».

Le parrocchie furono spesso luogo di rifugio per ebrei e partigiani, da lì partivano i giovani cattolici che sarebbero passati sotto il comando di Nereo, il comandante delle colonne cattoliche. E a dimostrarlo, senza ombra di dubbio, sono proprio i verbali del Comitato toscano di liberazione. «Sto lavorando — ci dice lo storico Pier Luigi Ballini — ad una pubblicazione che uscirà entro l’anno sui verbali delle riunioni del Ctln. Appare chiaro il ruolo che svolsero i cattolici e anche i preti in quegli anni».
E dunque, sotto la guida di un cardinale dalla fede eroica, furono a decine i preti che sfidarono la morte per stare dalla parte dei parrocchiani che operavano per la Resistenza. Lo fecero in silenzio. Ma è giusto che ancor oggi si continui a tacere?

di MAURIZIO NALDINI

© La Nazione edizione di Firenze - 10 agosto 2011 http://www.lanazione.it/