UNA PERSONA CHIAMATA “PARACLITO”

ICONA GRAZIA TRINITA 2018(* spiegazione immagine)

Spirito Santo nella Sacra Scrittura


Michele Lamberti diacono


Un prezioso excursus sulla Persona dello Spirito Santo e la sua ricchezza per i fedeli.
Da leggere in prossimità della solennità di pentecoste per amare, desiderare e cercare sempre più ardentemente il dono dello Spirito Santo.
INDICE

  • Diversi significati di "pneuma" nei testi biblici
  • Commento del contenuto pneumatologico di un testo dell'A T
  • Incidenza del periodo intertestamentario in relazione alla Pneumatologia
  • Principali contenuti pneumatologici nei sinottici e negli atti
  • Principali contenuti pneumatologici del vangelo di Giovanni e della 1 Gv
  • Principali contenuti pneumatologici negli scritti paolini
  • Commento del contenuto pneumatologico di un testo del  NT
  • Grazia e Ruah : una presenza femminile amorosa
  • Post Scriptum
  • Note
  • Nota 31:   "Il Matrimonio Spirituale"


alleanza  Diversi significati di "pneuma" nei testi biblici

Il termine greco pneuma  è usato per tradurre il  termine ebraico ruah. In italiano questi termini omonimi hanno i seguenti significati : vento, respiro, soffio, spirito, Spirito Santo.

 

* Vento.

Il vento è una realtà misteriosa. Oggi gli studi meteorologici hanno svelato che il vento è causato dalla diversa temperatura che si trova negli spazi del pianeta. Diverse temperature ( una più calda e una più fredda ) in spazi della Terra, del mare o dell'atmosfera, generano questo fenomeno sia ai livelli massimi che a quelli minimi. Troviamo così i venti che provengono da vaste aree fredde e che investono vaste aree più calde. Abbiamo i ritmici venti che scorrono alternativamente dalle terre ai mari e dai mari alle terre a causa della diversa temperatura che il mare e la terra raggiungono quando sono scaldati dal sole. Anche localmente, in aree molto ristrette, ci sono folate improvvise di vento  dovute al fatto che l'aria tende sempre ad avere la medesima temperatura e densità, per cui si mescola continuamente per colmare le variazioni di calore. [1]

Questo però è un fatto noto a noi, uomini del terzo millennio , in paesi in cui le conoscenze scientifiche sono diffuse anche tra la gente semplice. Ma per tutte le genti vissute nel passato, anche il più recente, il vento è stato spesso una realtà misteriosa, senza apparenti e chiare spiegazioni. Per questo motivo anche nella Sacra Scrittura c'è una simbolica divina del vento. Esso è una energia misteriosa, dinamica, mobile, incontrollabile, a volte potentissima e altre volte impercettibile e sfuggevole. E' un fatto che noi viviamo immersi nell'aria che è la sostanza del vento, eppure spesso non ce ne accorgiamo .

A questa realtà naturale, misteriosa per le sue cause e la sua origine, si aggiunge nella Bibbia la consapevolezza che il vento è a volte usato da Dio. Infatti come dice il libro della Sapienza : "Lo Spirito di Dio pervade l'intero universo" ( Sap 1,7). Il concetto della Trascendenza di Dio che è anche immanenza è sottolineato anche da Paolo : "In Dio infatti noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" ( Atti 17,28) e "Tutte le cose sussistono in Cristo" ( Col 1,17 ). Per cui il dato della Rivelazione ci conferma l'esperienza dei santi : tutto il Creato è abitato da Dio e tutte le creature sono oggetto della sua Provvidenza.

Il vento non è escluso da questa Immanenza provvidente. Dice il libro della Sapienza: "La Creazione, servendo a Te suo Creatore, si indurisce per punire gli ingiusti, mentre si addolcisce per beneficare quanti confidano in Te" ( Sap 16,24). Nel libro della Sapienza troviamo spiegata in modo discorsivo quella verità sperimentata dal popolo di Israele nella sua storia di salvezza. L'esempio più chiaro e famoso dell'uso provvidente del vento da parte di Dio è il passaggio del Mar Rosso descritto nel libro dell'Esodo. Ma abbiamo anche altri episodi che ci parlano della tenerezza divina fatta percepire sensibilmente ai suoi santi attraverso una brezza leggera e giocosa : Elia sul monte nel primo libro dei Re al capitolo 19.

Nel Nuovo Testamento, cioè nei libri della nuova alleanza instaurata da Cristo Gesù con la sua vita, ritroviamo il vento come strumento divino nella Pentecoste. I venti infatti obbediscono alla parola di Gesù ( Mt 8,26-27 ), che parla esplicitamente del vento come simbolo dello Spirito Santo ( Gv 3,8).

 

*Respiro

L'ebraico come le lingue antiche della Mesopotamia è una lingua povera. Essa possiede poche parole , un vocabolario ristretto se confrontato con quello delle lingue moderne. Questo è il motivo per cui il termine ruah ha diversi significati. Il contesto , la frase e la situazione in cui viene usato il termine ruah ci fa capire quale sia il significato da dargli. Quando dunque non si tratta di "vento" , si può trattare di "respiro", nel senso di aria che entra ed esce dal corpo dell'uomo, dai suoi polmoni. Il salmo 104 ci dice riguardo le creature e la loro dipendenza dal Creatore :

"Se nascondi il tuo volto vengono meno.... Mandi il tuo spirito , sono creati e rinnovi la faccia della terra". C'è da sempre una correlazione simbolica e reale tra il respiro dell'uomo e la vita. La Sacra Scrittura, che raccoglie 72 scritti sulla vita e sulla esperienza dell'uomo, descrive anch'essa questa nota: respirare segno di vita.  

E' interessante sottolineare che l'atto della respirazione ha due momenti diversi: l'inspirazione e l'espirazione. L'aria entra nei polmoni, diventa parte dell'uomo, viene accolta in ciò che di buono ha da dare (ossigeno) e viene poi rimandata con ciò che è di inutile ( anidride carbonica). Tale processo di assimilazione di qualche cosa di esterno che non si vede , ma che produce vita è analogo a ciò che succede con la Grazia. La Grazia, cioè lo Spirito Santo, è quindi ulteriormente coinvolta nell'analogia con l'aria, con il vento che già Gesù fece a Nicodemo.

L'atto del respirare di Dio, che dà la vita, lo troviamo in Gn 2 , quando Dio crea l'uomo plasmato con la terra,  nelle cui narici soffia un alito di vita. In Gv 20,22 ritroviamo Dio-uomo che soffia sui suoi discepoli per significare sensibilmente quello che sta facendo invisibilmente, cioè il dono della Grazia sacerdotale. 

 

*Spirito come persona umana

In alcuni casi, per il fenomeno detto della sineddochè, pneuma indica l'intera persona. Tradotto come "anima" esso indica in realtà la parte per il tutto. L'esempio più chiaro è in Lc 1,46: "L'anima mia magnifica il Signore..." . In questo caso Maria parla della sua anima intendendo tutta se stessa: anima e corpo. E' dunque la persona , cioè "io", cioè tutto l'uomo , che esulta e gioisce in Dio.

Altri passi leggibili in questo modo sono Fil 4,23 ( "La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito" ) e il consimile Gal 6,18.

 

*Spirito umano

E' l'anima. Un'anima umana che ha lasciato il corpo [2] è detta pneuma in : Lc 8,55 ( "Il suo spirito ritornò in lei ed ella si alzò all'istante" ), Mt 27,50 ( " Gesù emesso un forte grido, emise lo spirito"), Lc 23,46 ( "Gesù, gridando a gran voce, disse -Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito-" ), 1Cor 2,11 ( "Chi conosce i segreti dell'uomo, se non lo spirito dell'uomo che è in lui?"), Col 2,5 ("Anche se sono lontano da voi con il corpo, sono tra voi con lo spirito"), 2Cor7,1 ("Purifichiamoci di ogni macchia della carne e dello spirito") [3].

 

Nella versione dei LXX , troviamo psichè ( ndr: traslitterato in "yuxhn" nel WEB ) per indicare l'anima del bambino resuscitato da Elìa  .[4] Nel libro della Sapienza si parla spesso dell'anima dell'uomo. Essa è indicata con il termine greco psichè ben 13 volte , mentre si fa uso del termine greco  pneuma  una volta sola in riferimento all'anima dell'uomo in  Sap 15,11.

Nel nuovo testamento abbiamo la chiara definizione dei tre ambiti dell'uomo : Grazia, anima e corpo. Testo chiave è 1Tess5,23 : "Tutto ciò che è vostro: spirito, anima e corpo".

Dunque, benchè normalmente si indichi l'anima con il termine greco di psichè  ( Mt 10,28 ...), anche il termine greco pneuma indica in alcuni, rari, passi biblici, l'anima[5] umana , che può vivere dopo la morte separata dal corpo, in attesa della resurrezione finale del medesimo proprio corpo.

E' l'anima che vuole o non vuole, e che prova sentimenti , sensazioni, che si riflettono nell'intera persona ( Gv 11,33  ; 13,21 ; Atti 17,16...). Si trova dunque già accennata nella Sacra Scrittura, nelle esperienze di Gesù Cristo e degli esseri umani, l'idea dei sensi spirituali dell'anima umana, così cara ai padri della Chiesa e alla tradizione monastica ( Mt 5,3 ; 5,8 ; 7,3 ; 1 Pt 1,22 ; 1Cor 2,14-15 ...). Questo aspetto , questa parte dell'essere umano così alta , è l'essenza spirituale e trascendente di ciascuno di noi, per la quale noi sentiamo le cose di Dio, le cose del Regno dei Cieli, le cose eterne. ( Ndr. vedi la catechesi di papa Paolo VI del 31 marzo 1971 ).

 

*Spirito come atteggiamento

Emblematico a proposito è il brano del capitolo 4 della prima lettera di San Giovanni apostolo . In essa si parla del discernimento degli spiriti inteso come capacità e volontà di discernere, distinguere, capire i diversi atteggiamenti degli uomini nei confronti di Gesù Cristo. Si parla infatti di spirito di un uomo quando si intende il suo modo di guardare alla realtà, la sua cosmovisione, che anima le sue scelte e i suoi comportamenti di ogni giorno.

Anche san Paolo usa il termine greco pneuma con il significato di atteggiamento, cosmovisione, disposizione dell'uomo . Ecco alcuni passi esemplificativi:  2 Cor 2,13 ( "Non ebbi pace nello spirito finchè non trovai mio fratello Tito") , Rom 12,11 ("Siate ferventi nello spirito, servite il Signore"), Rom 11,8 ("Dio diede loro uno spirito di torpore"), 1Cor 16,18 ("i santi...essi hanno allietato il mio spirito e allieteranno anche il vostro"), 2Cor 7,13 ( "E una gioia più grande per la letizia di Tito, il cui spirito è stato ricreato da tutti voi"), Fil 1,27 ( "Siate forti e saldi in solo spirito, combattendo unanimi per la fede del vangelo")...

 

*Spirito come essere sovrannaturale

Si intende qui l'uso di pneuma come  angelo oppure  demonio. Benché in genere si faccia uso di altri termini ( agghelos, arxè...) ci sono alcuni passi in cui il termine pneuma indica appunto gli angeli ( Atti 23,8.9 ...)  o i demoni ( 1 Sam 16 ; Tobia 6,8 ; Mt 8,16 ; Mt 10,1 ; Atti 19,12.13.15.16 ...). Riguardo i demoni è da sottolineare come lo Spirito Santo, il dito di Dio ( Lc 1,20 ) , abbia il dominio assoluto su di essi e che la sua presenza caccia i demoni. Infatti dove è presente lo Spirito Santo, cioè Dio stesso, non possono essere presenti gli spiriti malvagi: essendo le due nature opposte e nemiche. Così in un'anima, in una persona, che sia pienamente abitata dalla Grazia , non può esservi alcuna relazione con il demonio. E' per questo che Maria, la piena di Grazia, la pienamente inabitata dallo Spirito Santo fino al punto di esserne la sposa, è tutt'ora efficacemente invocata come protettrice . San Giovanni della Croce nelle sue opere parla appunto di questa proprietà dell'anima che vive unita a Dio, per cui il demonio non può nulla su di essa[6]. E' come se la persona fosse già in Paradiso, dove il diavolo non c'è, e dove non esiste alcuna forma di male, né può entrarvi. Essendo Dio il Bene assoluto, onnipotente e onnipresente , non accoglie in sé alcunché di demoniaco e cattivo. Dio e il demonio sono due sostanze nemiche, incompatibili, in- compenetrabili. Un po' come l'acqua e l'olio.

 

*Spirito Santo

 

Antico Testamento: uso del termine pneuma e principali contenuti pneumatologici

Già nell'Antico Testamento troviamo il termine pneuma usato con significato teologico. Esso indica quella realtà che in ebraico è indicata dal termine Ruah. E' da notare che Ruah è di genere femminile, mentre Pneuma è di genere neutro : per cui tornando all'origine abbiamo una connessione tra Ruah e Grazia, i due nomi femminili tipici e propri dello Spirito Santo. La Ruah, intesa come Spirito di Dio, compare già nel primo versetto della Bibbia ebraica, che pur non essendo il più antico è però certamente fondante per l'intera concezione teologica del popolo di Israele ( Gen 1,1 ). Pur non essendo chiarita ancora la dimensione personale della Ruah, è però già chiaro il riferimento alla sua azione e alla sua essenza divina. Nell'Antico Testamento si parla dunque di Spirito di Dio con quattro accezioni diverse e progressive: il carisma, il messia, il dono, la Persona. Quanto al carisma si intende quella potenza dinamica che si impadronisce di una persona per breve tempo e agisce in lui trasformandola in una guida carismatica o in un uomo capace di quella forma di profezia che è detta "profetismo estatico". Un esempio lo abbiamo in 1Sam 19.

La Ruah relativa al Messia è un dato fondamentale. Soltanto il re, l'unto, il consacrato di Dio, ha il dono necessario, il carisma permanente che riposa su di lui e gli consente di adempiere la sua missione di guidare, giudicare,governare il popolo nella salvezza e nella pace. Le profezie messianiche di Isaia 11- 42- 61 ci dicono appunto la reciproca appartenenza tra il Messia salvatore e lo Spirito di Dio.

Tale appartenenza reciproca benefica, salvifica e pacificante è promessa a tutti gli esseri umani nelle celebri profezie di Ez 36 , Ger 31 e Gioele 3.   Il dono universale messianico giungerà a tutti i popoli e li renderà capaci di vivere come fratelli in pace e giustizia. Questa effusione escatologica si caratterizza per l'uso dei verbi "dare", "versare", "effondere" ( indicando dunque il dono gratuito e diffusivo di Dio ) e costituisce un nuovo centro di decisione nella persona ( il cuore nuovo dell'uomo nuovo, capace di un criterio giusto secondo la volontà di Dio, che è il nostro proprio bene).

Nei testi più recenti si arriva a prefigurare l'uso di pneuma per indicare Dio stesso ( Is 63 : il "Santo Spirito" , cioè Dio ; Sap 1,5 ; 1,7 ...) , dunque la Persona di Dio. E' evidente che il mistero trinitario non è ancora né conosciuto, né compreso. Infatti solo dopo la venuta di Cristo noi sappiamo questa verità, che noi conosciamo solo perché Gesù ce l'ha rivelata, spiegata, partecipata. Nei testi sapienziali ( Sap 7-9 ; Prov 8-9 ; Sir 24 ...) si parla dello Spirito come "sapienza di Dio". Si introducono temi quali la personificazione  e  l'inabitazione tipici del Nuovo Testamento. Ma la Sapienza non è ancora una persona, bensì un attributo di Dio, una qualità, un modo dell'azione di Dio nei confronti dell'uomo.

La rilettura in chiave evangelica di tutti questi testi ha fatto delle parole pneuma e sofìa, usate in essi, degli espliciti riferimenti allo Spirito Santo e , in certi casi, a Gesù Cristo stesso.

 

 

Nuovo Testamento

L'uso di Pneuma, in riferimento allo Spirito Santo, nei libri del Nuovo Testamento è normale e frequente. Su 379 volte che compare la parola pneuma nel NT , la stragrande parte dei casi indica appunto il Paraclìto, il Consolatore,la Grazia.

Su 379 casi , pneuma compare 106 volte negli scritti di san Luca e 146 volte negli scritti di san Paolo e spesso con significato teologico.

Per l'approfondimento vedere la trattazione successiva relativa ai contenuti pneumatologici del NT

 

 Commento del contenuto pneumatologico di un testo dell'A T

Chokhmà',‘Sophia', Sapienza: il libro della Sapienza

Il libro della Sapienza è uno dei testi più rappresentativi del giudaismo di lingua greca. Scritto ad Alessandria d'Egitto a cavallo tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., ha
avuto una storia singolare. Dopo quattro secoli di incertezze, rifiutato dall'ebraismo, fu accolto invece come testo ispirato dai cristiani e lo è ancor oggi per la Chiesa cattolica. Destinatari del libro sono i giovani giudei alessandrini, tentati di seguire troppo da vicino le mode del tempo e, in nome della cultura greca, abbandonare la fede dei padri. Senza tradire tale fede, il saggio alessandrino autore del libro vuol mostrare come sia possibile vivere da ebrei nel proprio tempo senza rifiutare del tutto le proposte di un mondo apparentemente così diverso.
La teologia del libro della Sapienza ruota intorno a tre punti essenziali: la prima parte del libro (Sap 1-6) si apre con una riflessione sull'escatologia, ovvero sul diverso destino che attende il giusto e il malvagio. Per lui c'è la vita eterna (che per la Sapienza consiste nella resurrezione dei corpi), per gli altri,   invece, le tenebre dell'Ade. Al cuore del libro (Sap 7-10) ci viene presentato un elogio della sapienza, donata da Dio agli uomini e accostata allo Spirito santo presente nel mondo e nell'uomo; la sapienza è così qualcosa che non sembra molto lontano dall'idea cristiana di grazia. Il libro si chiude con una lunga riflessione sul passato d'Israele (Sap 11-19), l'esodo e il cammino nel deserto, che è riletto alla luce della prospettiva escatologica della prima parte del libro; il passato diviene così modello e fondamento del futuro e il libro più chiudersi con l'annuncio di una creazione rinnovata. All'interno di quest'ultima parte, due digressioni si occupano della critica all'idolatria (Sap 13-15) e dell'altro tema di fondo dell'opera: la misericordia di Dio che garantisce la bontà della creazione (Sap 11,16-12,27).

Quantunque ignorato dal canone ebraico, il Libro della Sapienza -afferma Luca Mazzinghi - è un testo profondamente giudaico.Opera raffinata per lingua, stile, struttura e forma letteraria la Sapienza di Salomone si rivolge ad un uditorio colto, educato alla retorica classica, ma in un orizzonte di comprensione che è del tutto e profondamente biblico, anche se ripensato attraverso categorie ellenistiche. Ascritto all'età augustea e all'ambiente del giudaismo ellenistico gravitante attorno ad Alessandria, culturalmente raffinato, variegato, cosmopolita, percorso da ogni sorta di correnti culturali e religiose, si rivolge ai giudei della città in lotta per la conquista dei diritti civili e, nello spirito della paideia, ai giovani chiamati a compiti di responsabilità, che intende educare ad un rapporto corretto con la cultura ellenistica. Verso di essa, nei suoi aspetti più deteriori, l'autore intesse una critica serrata, che privilegia la confutazione razionale e l'abile utilizzazione in senso polemico degli stessi argomenti degli avversari, siano essi di carattere religioso o filosofico, ma restando in dialogo con la cultura ellenistica nei suoi aspetti più alti.
Tale elaborata tessitura consente all'opera di spaziare entro un orizzonte vastissimo, che rimane tuttavia sempre quello della tradizione dei Padri, percorso in
profondità da un ripensamento dell'intero patrimonio spirituale ebraico, a partire da Genesi.
Il testo infatti abbraccia creazione, storia ed escatologia giungendo ad affermazioni sul destino ultimo dell'uomo di grande novità e portata. Fondamento dell'escatologia è la storia, questa storia e questo cosmo, che riposano sul disegno sapiente di Dio. La Sapienza conosce i misteri di Dio, l'ordine secondo il quale Dio ha creato l'universo e che informa di sé l'intero cosmo: essa diventa così, se donata alla conoscenza dell'uomo che la ricerca e la richiede nella preghiera, corretta valutazione della realtà, capacità di retto giudizio e quindi arte del buon governo della vita propria e della comunità. Vi è rapporto fra Sapienza e Legge, ma senza la Sapienza la Legge non serve. La sovreminente potenza di Dio nel suo operare sapiente sia nella creazione che nella storia - come esemplarmente nell'Esodo - si rivela in radice amore - il termine qui compare per la prima volta nella Scrittura - misericordioso: tutto perciò Egli crea per la vita e tutto governa a questo fine: ebrei e pagani e l'intero cosmo. Poiché Dio ha creato l'uomo ‘a propria immagine e somiglianza' - da questo punto l'autore trae la forza della propria argomentazione - la vita che gli ha
donato è una vita senza fine, che continua dunque al di là della morte fisica. La vera morte, che Dio non ha creato, è la dannazione eterna che si presenta così come autocondanna: l'autore introduce qui il concetto di duplice morte, come dato naturale e come punizione eterna, di cui la morte fisica è segno solo per gli empi, per i giusti è invece passaggio alla vita. Non fa cenno tuttavia in modo preciso ad una risurrezione . Nelle sette antitesi finali, che riprendono con taglio midrashico episodi dell'Esodo, il passato diventa presente e diventa paradigma del futuro: il Dio che crea è il Dio che salva nonostante le ripetute cadute dell'uomo, poiché è il Dio che crea proprio in vista di una salvezza che rinnoverà l'intero cosmo.[1]

 

 Incidenza del periodo intertestamentario in relazione alla Pneumatologia

Gli autori del N T erano quasi tutti ebrei ( tranne Luca ) e avevano una conoscenza essenziale della loro religione. Alcuni tra loro erano più colti ( Matteo, Luca, Paolo ) e altri erano persone più semplici ( Pietro, Giovanni, Marco, Giacomo, Giuda ). Oltre alla conoscenza che avevano della loro propria religione e dunque del contenuto dei libri dell' A T,  essi avevano senz'altro una ulteriore caratteristica decisiva per lo scrivere: erano tutti ispirati da Dio. Tutti questi autori erano infatti dei santi che scrivevano per il bene della Chiesa dopo aver vissuto direttamente con Gesù Cristo stesso o con i suoi immediati compagni. E' perciò un dato eminente il fatto della loro ispirazione divina , per cui poterono scrivere cose divine in modo esemplare. La loro conoscenza era dunque basata sulla fede di Israele e da essa traggono alcuni elementi delle loro opere : citazioni di profezie e di altri scritti veterotestamentari, linguaggio, cosmovisione, ... Tutto questo riletto e illuminato dalla luce e dall'esperienza di Cristo che essi hanno fatto  personalmente. E' evidente che la loro conoscenza non è stata una cosa fissa e immutabile, ma si è evoluta con gli anni: Pietro il pescatore di Galilea non sapeva che una minima parte di quello che invece era e possedeva Pietro l'apostolo di Roma, Giovanni il ragazzo del gruppo non aveva certamente la sapienza di Giovanni il presbitero di Patmos, Luca il medico greco non era certamente a conoscenza dei misteri che l'evangelista Luca descrive così bene nei suoi due scritti, e così tutti gli altri. C'è stata in loro, come in ciascuno di noi, una crescita nella fede, un cammino spirituale che li ha fatti diventare e ci fa diventare delle persone migliori, più virtuose, più esperte di Dio e della verità sull'uomo e sulla storia.

Alcune idee, alcuni concetti, alcune realtà descritte e vissute dagli evangelisti e dagli apostoli non sono riscontrabili nell' A T.

L'influsso dell'oriente mesopotamico  e della cultura greca avevano seminato nel popolo di Israele alcuni di quei semi di verità che Dio aveva già sparso nell'intera umanità e che , riletti alla luce della fede di Mosè, trovavano il vero significato. Gli ebrei durante l'esilio babilonese avevano assorbito alcuni elementi tra cui l'esistenza degli spiriti. L'invasione degli elleni aveva invece portato alla consapevolezza del duplice aspetto dell'uomo: anima e corpo.

Da questi incontri si sviluppa nel giudaismo palestinese e nel giudaismo della diaspora un nuovo modo, più semplice e più chiaro di comprendere l'escatologia, cioè i termini più spirituali e trascendenti della realtà. Si parla dunque di pneuma esplicitamente come:  anima distinta dal corpo, spirito ricevuto da Dio , spirito profetico ispiratore, spirito buono ( angelo ) , spirito cattivo (demonio ) , Spirito di Dio in quanto realtà autonoma e personificata.

Il periodo intertestamentario va dall'ultimo libro dell' A T di Israele ( 300-400 a.C.: si escludono i testi di Baruc, Tobia, Maccabei, Sapienza, Daniele , Siracide, Giuditta  non accolti in passato dal canone ebraico) al primo libro del N T ( 50 d.C.  lettera di Paolo ai Tessalonicesi ). Ed è proprio in questo periodo di tempo che si diffondono le idee di cui si parlava prima.

Le conseguenze sono : la consapevolezza dell'anima spirituale e immortale distinta dal corpo, la cosmovisione che riconosce anche l'esistenza di angeli e demoni, la percezione dell'azione di Dio nell'uomo come un fatto partecipato .

A questi dati si aggiungono temi cari agli gnostici ( Spirito divino distinto dall' anima umana che influisce sull'uomo ) e ai comunitari di Qumran ( Spirito di verità, Spirito di comunione ).

Questi elementi li ritroveremo poi nel N T , chiariti, definiti e testimoniati dalla vita di Cristo stesso.

 

 Principali contenuti pneumatologici nei sinottici e negli atti

-Nei vangeli si trovano i diversi sensi del termine pneuma nella linea dell' A T e sotto l'influsso delle nuove idee del periodo intertestamentario.

-In alcuni passi il senso da dare al termine pneuma è incerto e occorre allora fare un esame del contesto e dell'uso tipico dell'evangelista.

 -La maggior parte delle volte pneuma indica lo Spirito Santo.

 -Esso viene usato sempre in riferimento a Gesù cristo , essendo di fatto la Ruah unum con Cristo (la SS.ma Trinità è anche una perfetta e unica Unità ).

-Qualche volta è usato in senso profetico di Spirito ispiratore.

 -Il dono dello Spirito appartiene a Gesù  , ma è comunicato anche a i discepoli.

-L'espressione Spirito Santo è caratteristica di san Luca.

-Il senso personale e trinitario è certo nel testo di Matteo 28,19.

-Soprattutto negli scritti lucani il dono dello SpS è legato alla salvezza messianica e di conseguenza non è destinato soltanto ai giudei, ma a tutte le genti e in modo reale ai pagani che si convertono e lo ricevono.

 

-Lo SpS accompagna la nascita della Chiesa nella Pentecoste, come accompagna la nascita di Gesù nel concepimento verginale di Gesù.

-E' in stretto rapporto con il Battesimo cristiano e con la imposizione delle mani.

 -Produce effetti speciali ( miracoli, parlare in lingue, profezie...).

-L'assistenza dello SpS è costante , promessa da Cristo e realizzata come dono permanente alla Chiesa., che trova in Dio una guida, una sorgente  di fortezza, e una fonte di ispirazione.

 

A proposito dell'azione dello Spirito Santo è interessante notare come in san Luca abbiamo una corrispondenza chiara tra la vita di Cristo e la vita della Chiesa. Possiamo dunque notare le seguenti cose:

 

A 1    -Battesimo di Cristo e  inizio della sua missione pubblica  -Lc 3,16

A 2.   -Pentecoste e inizio della missione pubblica della Chiesa  -Atti 2

A 3    -Piccola pentecoste sui pagani e loro battesimo   -Atti 10,44-48    e Atti 11,16

 

B 1   -Vita di Cristo condotta e animata dallo Sp S    -Lc 4,1.14   4,18   10,21   11,20  

B 2   -Vita della Chiesa condotta e animata dallo Sp S   -Atti 3-4-5-7-8-10-13...

B 3   -Vita dei neo convertiti  ex pagani  -Atti 10,44-48

tradidminitrasp

 

 Principali contenuti pneumatologici del vangelo di Giovanni e della 1 Gv

Nel vangelo pneuma compare 14 volte, con due espressioni tipiche di Giovanni: paracletos e pneuma tes aletheias. Il senso di "Paraclito", tradotto di solito con "Consolatore", indica l'idea di vicinanza benefica,edificante, ricreante. Il termine paracletos si trova nei discorsi dell'ultima cena e vuol dire una vicinanza all'uomo costante nel tempo. Il termine greco para-cletos significa "vicino-chiamato", dunque : una persona invocata perché stia vicina all'uomo per il bene dell'uomo. Questa vicinanza, permanenza, inabitazione ( Giovanni usa il verbo meneìn: dimorare, rimanere ) è duratura : "Vi darò un altro Consolatore, perchè resti con voi per sempre". Riguardo il "dimorare" è importante sottolineare la differenza tra il "dimorare" e il "possedere" con i correlati "avere come dimorante in sé" ed "essere posseduto". Infatti mentre l'idea dell'essere posseduto e del possedere indica dominio subìto, schiavizzante ed alienante, la inabitazione della Grazia è una relazione libera di amore : una relazione amorosa sponsale tra l'uomo e la Grazia che suppone la scelta,la decisione libera , consapevole e ripetuta della creatura umana, della sua volontà. Dunque una Persona chiamata vicina, perché rimanga vicina all'uomo e lo aiuti per sempre durante tutta la sua esistenza terrena : tempo nel quale l'uomo ha realmente bisogno del conforto e dell'aiuto della Grazia, essendo in Paradiso tale comunione perfetta ed eterna, non più a rischio di niente. Quello che fa la Grazia è detto da Giovanni nei seguenti termini: insegna, guida alla verità, convince il mondo, rende testimonianza. E' importantissima per la vita della Chiesa e dell'intera umanità l'azione di convincimento, di conversione operata dallo Spirito Santo(Gv 16,8-11). La sua azione fa entrare gli esseri umani nell'ambito divino e li rende consapevoli della verità sulle cose, sulla storia, sulla vita, su se stessi.[1] vita della Chiesa e dell'tto di ressione: Spirito che dà la vita, Spirito vivificante.ra ancora piena e

Altre espressioni proprie di Giovanni sono: nascere dallo Spirito , adorare in spirito e verità, Dio è spirito ( trascendente la materia ), spirito e vita ( endiadi: formula di due nomi per indicare la stessa realtà), non c'era ancora lo Spirito ( prima della Pentecoste la presenza dello Spirito Santo nelle anime dei cristiani non era ancora piena e dunque anche i segni sacramentali fatti dagli apostoli prima di tale effusione non avevano l'efficacia propria dei sacramenti).

Verità, vita e giudizio sono tre temi strettamente connessi con lo Spirito Santo in Giovanni. Particolarmente il tema della vita è pregnante in Gv con la espressione: Spirito che dà la vita, Spirito vivificante, che fa rinascere a vita nuova. Riguardo il tema del giudizio visto nel suo aspetto di discrimine, la prima lettera di Giovanni riserva una particolare attenzione al tema del discernimento degli spiriti.

Nei testi giovannei è definita l'identità del Paraclìto come Persona: distinta dal Figlio ( Gv 14-15-16), distinta dal Padre (ibidem). Appare l'interrelazione trinitaria tra Padre, Spirito e Gesù: SpS è inviato dal Figlio come Gesù è inviato dal Padre, SpS prende dal Figlio come il Figlio prende dal Padre, SpS glorifica il Figlio come il Figlio glorifica il Padre, SpS procede dal Padre ma è inviato dal Figlio. Tale relazione e unità è specificata dal comma giovanneo di 1Gv 5,7.8 della Vulgata.

 

 Principali contenuti pneumatologici negli scritti paolini

Con l'uso di pneuma  per ben 146 volte su un totale di 379 nel NT, san Paolo si rivela già nel lessico un testimone autorevole e preminente della pneumatologia e dunque della vita dell'uomo nello Spirito Santo. Paolo di Tarso, ebreo cristiano, risente dell'influsso dell'AT, del giudaismo e dell'ellenismo, ma rielabora ogni cosa alla luce della sua personale esperienza con il Cristo risorto e glorioso. Entrato in una vita nuova, dove ha mosso i primi passi sotto la guida di Anania, come un bambino ha iniziato nuovamente ad imparare per diventare un uomo spirituale : un antropos pneumatikos. L'ebreo di Tarso ha innanzitutto esperimentato in se stesso e negli altri gli effetti della Grazia , per poi parlare di questo nei suoi scritti con la precisa intenzione di rispondere ad esigenze concrete e immediate delle comunità cristiane con cui aveva contatti. L'aspetto che più interessa Paolo non è dunque la teologia trinitaria dello SpS , né in particolare la relazione tra SpS e Gesù (come invece sottolineano i vangeli ), ma la comprensione della presenza e dell'azione dello SpS nel credente. Egli parla esplicitamente dei doni dello SpS, i carismi, distinti in ordinari (dati a tutti) e straordinari (dati ad alcuni per il bene di tutti). A tal riguardo egli riconosce che ci sono diverse modalità, una diversa intensità ed una diversa evidenza di tali carismi nell'uomo. Si può innanzitutto distinguere tra possesso radicale della grazia (santità battesimale in potenza) ed esercizio della vita di grazia(santità battesimale in atto), tra possesso attuale (caparra del "già") e attesa del compimento ("non ancora" dell'eternità). La vita spirituale dell'uomo spirituale ( che vive nello SpS agendo secondo lo SpS) implica una novità assoluta ( una realtà kainè come il vino nuovo di Cana), dono di un principio di vita che anima e conduce all'unificazione di sé nell'Unità divina.

I testi paolini più rilevanti riguardo la vita nello SpS sono Romani 8, Galati 3-5, 1Corinti 2-12-14, 2Corinti 3.

Alcuni testi richiedono una attenzione e uno studio particolare. Tra essi :

-1Cor10,3-4 "cibo spirituale...bevanda spirituale..." [2]

-2 Cor 3,17 "lo Spirito è Signore"  ( usando qui il termine Kyrios , che è Jahweh o Adonai dell'AT, san Paolo ci vuole affermare la divinità dello SpS che è Dio ugualmente come il Padre e il Figlio: e questa è la nostra fede ).

-Gal 4,6-Rom 8,15 "lo spirito di figli per cui diciamo -Abbà! Padre!-" (la figliolanza del cristiano è possibile solo per l'opera dello SpS )

-Ef 6,17 la spada dello Spirito cioè la parola di Dio


  Mettendo insieme tutti gli elementi dell'opera paolina si ricava il seguente quadro:

  DONO DELLO

SPIRITO SANTO [1]

Comune a tutti i credenti    

per la comune vocazione

cristiana e il Battesimo
 Capacità (potenza)     

Possesso  Radicale (caparra)

e attuale (già)
DONI "SPIRITUALI" (CARISMI ) Speciali per ciascuno

secondo la misura della

vocazione particolare 

cioè per i ministeri

 
NUOVA  CREATURA Presenza duratura

Comunione/Inabitazione

 
MANIFESTAZIONI 

DIVERSE  

Permanenti o Temporanee                

Ordinarie o Straordinarie     
TENSIONE

nella VARIETA' 

per la UNITA'
VITA NUOVA  &

CAMMINARE

NELLO SPIRITO

Libera risposta personale 

Verificabile dai frutti 
Esercizio

verso il

compimento definitivo

(non ancora)
EDIFICAZIONE

ECCLESIALE  + DISCERNIMENTO
Al servizio

di tutto il corpo

mistico

della   Chiesa

 


Senza escludere la possibilità di

RESISTERE allo SPIRITO   

oppure di

SPEGNERE   lo SPIRITO

Essendo l'atto di obbedire una libera scelta dell'uomo. L'uomo infatti ha la possibilità di dire di no a suo Padre compromettendo la sua salvezza nel rifiutare l'offerta, la proposta di Dio.

Considerate invece la vostra vocazione: vi è data una chance meravigliosa, un premio, una ricompensa, una possibilità bellissima : sta a voi non sciuparla, non perderla.

Abbiamo qui il mistero della libertà umana e del rapporto tra Grazia e volontà.

 

 Commento del contenuto pneumatologico di un testo del  NT

"E tutti furono ripieni dello Spirito Santo".  ATTI 2, 1-4

È il fatto, che lo scrittore sacro enuncia con un mirabile laconismo. È "la promessa del Padre" (Luca 24:49) che si compie. Riassumiamo in quattro punti tutto quello che c'è da notare intorno a questo importantissimo fatto.

1. Gli apostoli avevano già ricevuto le primizie dello Spirito (Gv 20:22); ma quello Spirito che avevano là ricevuto in certa "misura"  (Gv 3:34), qui ricevono in tutta la sua pienezza; in modo finale, completo: e tutti furono ripieni dello Spirito Santo.

2. Lo Spirito Santo era già stato comunicato anche nell'AT I profeti parlarono essendo sospinti dallo Spirito Santo e tanti altri ebbero il privilegio di ricevere cotesto medesimo Spirito. Si noti questo però: nell'AT, lo Spirito non è dato che in vista di un certo determinato scopo. Agli uni è dato Spirito di sapienza per fare i vestimenti sacerdotali (Es 28:3); a Betsaleel è dato Spirito d'artista per i lavori del Tabernacolo  (Es 31:3): Giosuè è ripieno dello Spirito di sapienza quand'è chiamato a continuare l'opera di Mosè (Deut 34:9); lo Spirito investe Gedeone, e questo buon contadino è trasformato in un eroe della indipendenza nazionale (Gdc 6:11,34). Lo Spirito, in tutti questi casi, e nei tanti altri che potrei citare, è dato in modo temporaneo, ed in vista di uno scopo speciale; lo Spirito, alla Pentecoste, invece, non è dato per uno scopo speciale; è dato per lo scopo generale di far morire al peccato e di far rivivere alla giustizia l'io naturale, ed è dato in modo permanente.

3. Tutti quanti i discepoli furono ripieni dello Spirito Santo. Non gli apostoli esclusivamente; non soltanto i centoventi; ma tutti i discepoli, senza distinzione di vocazioni, d'età, di sesso. Non così nell'A T, ove lo Spirito è dato soltanto a certi designati individui. L'universalità dello Spirito è pure una notevole caratteristica della effusione pentecostale.

4. C'è chi s'immagina l'azione dello Spirito pentecostale come un qualcosa di magico. Non è a cotesto modo che opera Iddio. Senza dubbio, nell'anima dei discepoli avvenne, alla Pentecoste, un cangiamento profondo, che mal si può definire a parole: la loro natura fu "trasumanata", direbbe il poeta; essi ricevettero più slancio di fede, come credenti; e un'intuizione così profonda e così potente della persona e dell'opera del Cristo, da rendere la loro testimonianza atta alla conquista del mondo. Ma non è da credere che lo Spirito pentecostale annullasse la individualità nei discepoli; lo Spirito non distrugge; sublima e santifica. E neppure è da credere che lo Spirito, ad un tratto magicamente, compiesse l'opera sua nei discepoli; no; lo Spirito sublima la loro natura e li mette in grado di appropriarsi le nuove energie che il Cristo glorificato comunica ai suoi. Lo Spirito "insegnerà loro ogni cosa", "ricorderà loro tutte le cose che Cristo ha dette loro" (Gv 14:26), li "guiderà in tutta la verità" (Gv 16:13), li santificherà (Gv 17:17), li "condurrà" (Rm 8:14) per tutti i difficili sentieri della vita cristiana; ma tutto ciò, gradatamente, a poco a poco. L'opera dello Spirito più che un'opera di rivoluzione è un'opera di lenta evoluzione. Non è il risultato d'un tocco di bacchetta magica; è un lento ma continuo e sicuro "excelsior" dalla Terra al Cielo. (11)

 

 Grazia e Ruah : una presenza femminile amorosa

Che cosa è una sposa per un uomo ? Che cosa fa una sposa per il suo sposo ?

Una sposa sta vicina al suo uomo, lo consola, lo ama, lo difende, lo consiglia, lo corregge, gli racconta cose nuove, lo ricrea,gli sta accanto. Una sposa è per il suo sposo un motivo fondamentale per cui vivere, per cui lavorare. Una sposa è unita al suo sposo di un amore libero, scelto e accolto liberamente da entrambi ; un amore che è dolcezza e passione, acqua e fuoco,  quiete e dinamismo. Molto simile è l'amore che unisce la creatura al Creatore, l'uomo a Dio, lo sposo alla Sposa Mistica che la Ruah, la Grazia para-cleta.

Che cosa infatti fa per noi , con noi e in noi la Grazia ?

La Grazia ci è sempre vicina, tanto vicina da dimorare in noi con una unione intima più intima di quella che unisce un uomo ad una donna.  Grazia ci consola in molti modi . Grazia ci ricrea. Grazia ci difende. Grazia ci consiglia. Grazia ci corregge, ci fa diventare uomini migliori di anno in anno. Grazia ci comunica i misteri di Dio, ce li spiega illuminando il nostro intelletto e la nostra conoscenza ; con le immagini e le parole che comunica nel segreto è come una sposa che ci racconta i fatti della vita e che con la sua amabilissima voce si fa amare e desiderare sempre di più. In quanto Divina Persona ci risana quando è utile. Ci ridona l'integrità: nell'anima lavandoci dei nostri peccati e nel corpo ridonandoci la salute come è nell'intenzione originaria di Dio. (12)

Grazia, cioè la Persona divina che è unum con Dio Padre e con Dio Gesù Cristo, è il motivo per cui noi viviamo e lo è in tre sensi . Dio è il motivo per cui noi viviamo in senso causale, cioè Dio è la causa della nostra esistenza: noi viviamo , ci muoviamo ed esistiamo solo perché Dio ci ha creati e ci mantiene nell'esistere.  Dio è il motivo per cui noi viviamo in senso finale, teleologico, escatologico : dopo la morte tutti gli esseri umani entrano in contatto diretto, immediato e consapevole con l'Essere che è Dio, alcuni per vivere per sempre in Dio ( PARADISO ) e altri per esserne esclusi per l'eternità ( inferno ) . Infine il terzo motivo è quello dei santi: l'amore. I santi infatti vivono , agiscono, prendono le loro decisioni mossi dall'amore che hanno per Dio. I santi, tutta gente che ama Dio , hanno in Dio la motivazione principale e assoluta per cui vivere, per cui lavorare, per cui continuare nel cammino quotidiano dell'esistenza. "Charitas Christi urget nos" dice a riguardo la Sacra Scrittura.

Ancora, come una sposa, la Sposa è unita allo sposo per una liberissima decisione di entrambi, per una liberissima e consapevole scelta dei due amanti. Grazia si unisce allo sposo, dimora nel suo corpo , nella sua mente e nella sua anima per una propria scelta : niente e nessuno infatti costringe la Ruah ad avere pietà di noi misere creature fino al punto di amarci così tanto.  E chi mai potrebbe costringere lo Spirito Santo a fare qualche cosa, qualsiasi cosa ? Quis ut Deus ? Chi è come Dio ?

Nessuno.

E anche all'uomo, per la misericordia di Dio, è data la possibilità di chiedere questa comunione d'amore, di elemosinare come un povero alle porte di una chiesa questa unione sponsale, questo matrimonio mistico. E così può accadere , e di fatto è accaduto nella storia a numerosi santi, che le due volontà della Grazia e dell'uomo si trovino d'accordo nel desiderarsi reciprocamente fino al punto di chiamarsi l'un l'altra con le parole del Cantico dei Cantici.

Anche l'autore del libro della Sapienza aveva intuito la possibilità reale per l'uomo di diventare uno sposo della Ruah. Alla Sapienza di Dio, che non è ancora conosciuta secondo la rivelazione trinitaria, egli dedica un inno di amore carico di parole appassionate:   

"Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa,
mi sono innamorato della sua bellezza...Ritornato a casa, riposerò vicino a lei, perché la sua compagnia non dà amarezza, né dolore la sua convivenza, ma piacere e gioia." (13)

  acque

 

E così tutti i testi dell'AT in cui si parla della Sapienza, o della sposa ideale, possono anche essere letti con questa chiave di lettura che identifica la Sapienza e la sposa ideale con la Ruah.

Abbiamo così i testi del libro del Siracide : "Sulle onde del mare e su tutta la terra,
su ogni popolo e nazione ho preso dominio.Fra tutti questi cercai un luogo di riposo,
in quale possedimento stabilirmi....Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate,
e saziatevi dei miei prodotti...Poiché il ricordo di me è più dolce del miele,
il possedermi è più dolce del favo di miele."  ( Sir 24)

Il libro dei Proverbi : "Io amo coloro che mi amano...Io cammino sulla via della giustizia
e per i sentieri dell'equità, per dotare di beni quanti mi amano e riempire i loro forzieri ... Infatti, chi trova me trova la vita, e ottiene favore dal Signore; ma chi pecca contro di me, danneggia se stesso;
quanti mi odiano amano la morte" ( Prov 8 ). E così pure : "Una donna perfetta chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto. Essa gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita." ( Prov 31 ).

Anche il NT , in modo chiaro ed esplicito l'apostolo Giacomo , ci dice che la Ruah ci ama . Ella ci ama con un amore forte e perenne , tanto da far esclamare a san Giacomo: "Pensate forse che la Scrittura dichiari invano : fino alla gelosia ci ama lo Spirito  che abita in noi ?" ( Gc 4,5 ) .

Così si esprime il papa a riguardo della Sapienza personificata : "Con la mano nella mano della Sapienza divina, noi ci inoltriamo fiduciosi nel mondo. A lei ci aggrappiamo, amandola di amore sponsale sull'esempio di Salomone che , sempre secondo il Libro della Sapienza, confessava: -Questa Sapienza ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come Sposa, perché mi sono innamorato della sua bellezza -(Sap 8,2 )"   (14)

Il papa chiarisce poi più volte nelle sue Catechesi il dato dogmatico tradizionale dello Spirito Santo-Amore , cioè una Persona la cui natura e la cui missione è l'Amore.

"L'analisi terminologica condotta da san Tommaso è molto utile per raggiungere una nozione relativamente chiara dello Spirito Santo come Amore-Persona, in seno alla Trinità che tutta «è Amore». Ma va detto che l'attribuzione dell'Amore allo Spirito Santo, come suo nome proprio, si trova nell'insegnamento dei Padri della Chiesa, dei quali lo stesso Dottore Angelico si nutre. A loro volta i Padri sono gli eredi della rivelazione di Gesù e della predicazione degli apostoli, che conosciamo anche da altri testi del Nuovo Testamento"    (15)

Ndr. Per un approfondimento del tema "Nozze mistiche", vedi la voce  "Matrimonio Spirituale"  nei trattati , nei dizionari e nei libri di mistica, ascetica, teologia spirituale. Vedi come esempio la nota finale numero (31)

Ecco ora alcune espressioni di santi e di altri cristiani circa il tema dell'amore di Dio.

Iniziamo con un grande mistico e dottore della Chiesa : San Juan de la Cruz.

"Le prime conoscenze, di cui ho parlato nel capitolo precedente, sono quelle che l'intelletto acquisisce per via naturale. Ne ho già trattato nel libro I, dove ho indicato come l'anima debba introdursi nella notte dei sensi. Non ne parlo, dunque, più: bastano gli insegnamenti offerti all'anima allora su questo punto. Nel presente capitolo tratterò, pertanto, solamente delle conoscenze e percezioni che l'intelletto acquisisce soprannaturalmente attraverso i sensi esterni, cioè attraverso la vista, l'udito, l'odorato, il gusto e il tatto. Da tali conoscenze possono e sogliono nascere nelle persone spirituali rappresentazioni e notizie soprannaturali. Così attraverso la vista sogliono presentarsi figure e personaggi dell'altra vita, qualche santo, angeli, diavoli, alcune luci e splendori straordinari. Per mezzo dell'udito si possono ascoltare parole straordinarie, pronunciate dagli stessi personaggi che si vedono o senza vedere chi le pronunci. Per mezzo dell'olfatto si percepiscono, a volte, profumi soavissimi, senza sapere da dove vengano. Anche per mezzo del gusto si possono sperimentare sapori molto squisiti, e ugualmente provare grande piacere per il tatto, tanto che a volte sembra che la carne e le ossa godano e fremano immersi nel piacere. Così è quella che viene chiamata «unzione dello spirito», che da questo si diffonde nelle membra delle anime pure. Questa soavità dei sensi è molto comune nelle persone spirituali, perché procede dai sentimenti e dalla devozione particolare dell'anima, ma è più o meno intensa in ogni anima."   (16)

"Thus, then, the perfect soul is so defended, so b in virtue, and in all virtues together, reposing on the flowery bed of its union with God, that the evil spirits are not only afraid to assault it, but even dare not appear before it; such is their dread of it, when they behold it b, courageous, and mature in its perfect virtues, on the bed of the Beloved. The evil spirits fear a soul transformed in the union of love as much as they fear the Beloved Himself, and they dare not look upon it, for Satan is in great fear of that soul which has attained to perfection" - Canticle 24,5 -

" As a bride does not give her love to another, and as all her thoughts and actions are directed to her bridegroom only, so the soul now has no affections of the will, no acts of the understanding, neither object nor occupation of any kind which it does not wholly refer to God, together with all its desires. The soul is, as it were, absorbed in God, and even its first movements..."  -Canticle 27,5 -

"The soul, or rather the bride having given herself wholly to the Bridegroom without any reserve whatever, now recounts to the Beloved how she fulfills her task. "My soul and body," she says, "all my abilities and all my capacities, are occupied not with other matters, but with those pertaining to the service of the Bridegroom." She is therefore not seeking her own proper satisfaction, nor the gratification of her own inclinations, neither does she occupy herself in anything whatever which is alien to God; yes, even her communion with God Himself is nothing else but acts of love, inasmuch as she has changed her former mode of conversing with Him into loving."  - Canticle 28 -   (17)

Con queste e con altre espressioni san Juan de la Cruz descrive il matrimonio mistico tra l'uomo e Dio. Juan de la Cruz sottolinea l'aspetto delle nozze spirituali tra l'anima e Gesù Cristo, la Persona divina in cui Dio ha di fatto sposato la natura umana e l'umanità tutta, assumendone la carne e le anime nel Figlio. Ma , come indica il brano della Sapienza ( Sap 8,2  ) che segue, c'è un altro aspetto dell'unione tra l'uomo e Dio che va considerato ed è la relazione amorosa tra l'uomo e la Grazia. Essendo infatti la Ruah,  Grazia, una Persona amante per la sua stessa natura ( Ella è l'Amore ) , ecco che l'Amore ama l'uomo che l'ama e la desidera.

Siamo , come spesso accade nella Chiesa, nell'ambito di un Et Et. Siamo cioè in un ambito, quello dell'amore tra Dio e l'uomo, in cui si possono considerare diversi aspetti ugualmente veri e ugualmente reali.   (18)

"L'esperienza estatica è testimoniata in "Cantico spirituale", composto durante la carcerazione a Toledo, e "Fiamma viva d'amore", in cui sono distinte le fasi che si succedono nell'esperienza mistica: la prima è quella del "fidanzamento spirituale", in cui l'anima realizza che la propria volontà è conforme a quella di Dio, ma non è ancora libera dagli assalti della sensibilità. A questa segue la fase di "matrimonio spirituale", in cui l'anima arriva a percepire continuamente Dio dentro di sè, realizza il legame d'amore che la unisce a lui e ne gode intimamente.
Infine nell'"unione totale" con Dio è realizzata la trasformazione totale della volontà dell'anima, in modo tale che in essa non vi sia più alcuna cosa contraria alla volontà di Dio. E' un trionfo dell'amore, quello che si realizza quale coronamento delle fasi di spoliazione, notte ed unione, con tutte le esperienze di angoscia, turbamento, desiderio, pace, potenza e dolcezza, nella consapevolezza che "il soffrir tenebre promette gran luce". E proprio nella capacità di accogliere le tenebre, la notte oscura, nell'accettare di non capire, pur soffrendo, diremmo noi - è insito l'atto di umiltà necessario all'anima che aspira alla luce, alla vera comprensione che non può che essere tutt'uno con la vera esperienza di amore."...fortunato chi a quel tempo esisterà, e con gli occhi suoi umani veder Dio meriterà ." (19)

L'esperienza descritta dal mistico spagnolo può essere definita come "lying on the Logos unum with Grace" : giacere pervasi d'amore sul Logos in cui sussiste il cosmo che è unum con la Ruah che pervade l'intero universo.

Alcune parole di Santa Teresa Benedetta della Croce, mistica tedesca carmelitana , gettano altra luce sul mistero che stiamo contemplando : "Riferito inoltre in modo particolare allo Spirito Santo, scrive che "l'amore inteso come servizio è una disposizione per cui uno presta aiuto ad ogni creatura per condurla alla perfezione. Ma questo è il titolo dato allo Spirito Santo: dunque nello Spirito Santo di Dio, infuso in ogni creatura umana, potremmo scorgere il modello dell'essere femminile. Questo modello ha trovato la sua più perfetta realizzazione nella purissima Vergine che è la sposa di Dio e la madre di tutti gli uomini". In Maria, quale sposa dello Spirito Santo, viene allora espressa la dimensione femminile-materna di Dio (il nome indicante lo Spirito in ebraico, Ruah, traducibile come vento, pneuma, soffio, è appunto di genere femminile); Ella è la "icona della tenerezza di Dio" e in questa riconosciuta dimensione sponsale con lo Spirito, la riflessione trova un felice punto di convergenza col pensiero trinitario kolbiano. (20)

 "Dio ha dunque posto in noi la sua grazia amandoci di un amore  generato dalla sua sovrabbondanza di amore...Ci ha amati di un amore di benevolenza, ponendo la sua divinità nell'uomo....Come dice Dionigi : a causa dell'eccesso della sua bontà nell'amore, in un certo modo Dio è uscito da se stesso, estendendo la sua provvidenza a tutte le cose" (21)   

 "Dio è fratello, sorella e madre, come dice il Vangelo:  Chi ascolta la mia parola e la mette in pratica è per me fratello, sorella e madre...... Abbiamo una mamma, la Madonna, che è sempre vicina a noi.  Diceva S. Pio:  Che madre sarebbe se non ci stesse vicino?  Ma c'è una mamma anche nella SS. Trinità e si chiama con la lingua della Bibbia:  Ruah che è di genere femminile.  Ruah è un solo Dio con il Padre e il Figlio.  Ruah in italiano si traduce per Spirito.  E' l'amore in persona" (22)

 "Chi però legge il Cantico dei Cantici, comprende che lo sposo dell'anima è il Verbo di Dio e presta fede al Vangelo da noi recentemente tradotto e pubblicato col titolo 'sec. gli Ebrei' - son messe qui in bocca al Salvatore le parole: Poco fa mi ha preso mia madre, lo Spirito Santo, per uno dei miei capelli -, costui non farà difficoltà ad ammettere che il Verbo di Dio è sorto per opera dello Spirito Santo e che pertanto l'anima, sposa del Verbo, ha per suocera lo Spirito Santo, di genere femminile presso gli ebrei, 'ruah' " (23)

 

"Forte è il suo amore per noi ( Sal 116 ). Dio vuole che l'umanità tutta viva in pace. La prima virtù di Dio è l' hesed , così  è amore, bontà, tenerezza, misericordia. La seconda virtù di Dio è l' èmet che significa verità, fedeltà, stabilità, lealtà . L'amore di Dio è incondizionato : Dio non si stanca mai di amare , anche quando l'uomo non lo ricambia . Gesù Cristo ha manifestato con la parola e con le opere l'amore di Dio per gli esseri umani realizzando il suo progetto di salvezza e di amore.  Gesù nostro fratello e salvatore svela l'amore misericordioso di Dio per noi e la sua benevolenza . Per cui bisogna che la nostra vita cristiana sia testimonianza luminosa dell'amore che Dio ha riversato su di noi."  (24)

 "Qualcuno più grande di noi che ci ama senza limiti" (25)

"La Sapienza personificata: questa sposa ideale"  (26)

"Se la sapienza diventa nostra Sposa, cioè diventa un tutt'uno con noi, possiamo essere sicuri della vita qui in Terra e di una eternità beata nella patria celeste."  (27)

" Il carattere materno di Dio è messo in particolare risalto dal libro che chiude l'Antico Testamento, la Sapienza: la Sapienza è madre affettuosa e premurosa che si alza presto al mattino per preparare la casa, è castissima prostituta che va in cerca per strada di quelli che siano degni di lei e offre loro tutta se stessa, è infine donna, che manifesta la sua nobiltà in comunione di vita con Dio, perché il Signore dell'universo l'ha amata . E' un modo raffinato per rivelare che la Sapienza coincide con Dio stesso, è il Suo volto femminile e materno." (28)

"Avere una relazione sponsale con Dio è la vocazione di ciascuno di noi, coniugati, consacrati e religiosi. Mi ricordo che anni fa P. Umberto Occhialini fece un saggio sul femminile di Dio molto interessante. Umberto era professore presso l'Istituto Teologico di Assisi e attualmente risiede con i frati nella basilica di Santa Maria degli Angeli e della Porziuncola.  Su quel testo ci sono molti riferimenti patristici. S. Alfonso Maria de Liguori parlava di Maria come una quasi-incarnazione dello Spirito Santo. Edith Stein ha prodotto dei bei scritti di Spiritualità Mariana e Femminile di Dio"  (29)

Concludo questo excursus sul tema della sponsalità cristiana dell'uomo consacrato con la Grazia, cioè con lo Spirito Santo, ricordando che il mistero di Dio è molto più grande di chiunque. Esso ha tesori ancora insondati, grazie e possibilità aperte per noi non ancora ben chiarite e conosciute da tutti. Ci sono in realtà più cose tra cielo e terra di quante non se ne possa immaginare un uomo nella sua filosofia , cioè nella sua ricerca della verità.

"Quindi il cammino che fa lo Spirito Santo, in sintesi, è il cammino anche di purificazione della nostra immagine di Dio. L'unica immagine che non viene modificata dallo Spirito ma viene ampliata nei contenuti è quella della paternità. Se noi già facciamo dall'inizio un'esperienza di paternità, stiamo comunque in una retta fede, ovvio che poi lo Spirito ci insegnerà come Dio vive la paternità nei nostri confronti nel tempo, però è lo Spirito Santo che abbatte tutte le visioni di Dio che si allontanano da questa paternità. Le abbatte, le corregge e le modifica." (30)

 

cristo1

 

 POST SCRIPTUM

Sintesi da : Y. Congar, Credo nello Spirito Santo, Vol. 3, Queriniana , Brescia 1987, pagg 161-171

Mr. Congar nei suoi tre libri prende in esame i dati tradizionali della pneumatologia, cioè della parte della teologia che si occupa dello Spirito Santo. Nel terzo libro parla della Persona divina che è lo Spirito Santo. A pagina 161 tratta il tema della maternità e femminilità dello Spirito Santo. Il capitolo può essere riassunto nei seguenti punti:

* oggettivamente, obiettivamente, ontologicamente lo Spirito Santo è asessuato. Non è né maschio né femmina, essendo una Persona di natura trascendente e spirituale. E' Amore infinito, immenso.

* Dio crea gli uomini e le donne a sua immagine e somiglianza. Poiché  Dio crea l'uomo maschio e femmina , questo significa che in Dio c'è sia il tratto tipico maschile che il tratto tipico femminile, poiché sia l'uomo che la donna sono creati a immagine e somiglianza della Santissima Trinità.

* Dio Padre è appunto rivelato come Padre da Dio stesso. Gesù Cristo, che è Dio fatto uomo, ci dice che la prima Persona della Santissima Trinità è un Padre . Gesù poi parla di se stesso come Figlio, e per esperienza diretta sappiamo che Gesù Figlio di Dio-uomo è appunto un uomo maschio. Gli apostoli, Israele, i mistici, tutti conoscono Gesù come uomo ( ndr: con tanto di barba...). Dunque il principio, l'immagine divina maschile si trova chiaramente rivelata nel Padre e nel Figlio. E l'immagine originaria femminile , dove è ?

* La Sacra Scrittura ci parla in modo esplicito della femminilità di Dio, quando usa termini come : rahamin ( utero ) di Dio, sposa, madre, tenerezza, compagna, amata, amante, desiderata, Ruah, Sapienza, covare... vedi Siracide, Sapienza, Genesi, Isaia, Osea, Geremia,....

* L'analogia Adamo-Cristo, Eva-Chiesa-Spirito ci porta a vedere le relazioni di Gesù-Sposo con la sua Chiesa-Sposa come relazione sponsale con lo Spirito Santo che è anima della Chiesa ( per quanto qui si tratti solo di analogie: infatti la Chiesa è anche corpo mistico del Cristo...). E' Scheeben che sottolinea questa analogia e parla esplicitamente dello Spirito Santo come "donna" in quanto suavitas et caritas. Il ruolo della Grazia nella vita cristiana e nella crescita del cristiano è analogicamente quello della madre ( e della sposa ), che ha aspetti diversi dal ruolo del padre nella vita dell'uomo . Anche altri teologi del XX secolo come Moll e Lemonnyer parlano della Grazia come donna, sposa, madre.

* Alcuni  padri della Chiesa , facendo analogie con la famiglia umana più piccola ( babbo, mamma, figlio ), parlano anch'essi del Padre, della Madre-Sposa e del Figlio. Riguardo poi l'interpretazione della Sapienza nella Sacra Scrittura diversi santi parlano dello Spirito Santo. Ireneo, Teofilo d'Antiochia,  l'autore delle Omelie clementine, Metodio di Filippi,  Macario, Girolamo, e altri hanno messo in risalto in modi diversi l'aspetto femminile dello Spirito Santo.

 * Conclusione: è lecito pensare e sentire la Persona dello Spirito Santo come una Sposa. L'uomo ha dunque un Padre-DIO PADRE, un Fratello-GESU' CRISTO,  una Sposa-GRAZIA.

FRANCESCO: "Egli visse nei classici rapporti di figliolanza dal Padre, di fratellanza di Cristo e di mistico sposalizio con lo Spirito Santo... "O quam gloriosum et sanctum et magnum habere in caelis Patrem! O quam sanctum, paraclitum, pulchrum et admirabilem habere -Sponsam-! O quam sanctum et quam dilectum, beneplacitum, humilem, pacificum, dulcem et amabilem et super omnia desiderabilem habere talem fratrem et filium, qui posuit animam suam pro ovibus suis  et oravit Patrem pro nobis". ( Cfr BIBLIOTHECA SANCTORUM, Città Nuova , alla voce San Francesco )



 

 NOTE

 1    Per i dettagli vedi: Cfr   = http://www.biblia.org/seminesti2001.html  =  ndr. sito web ricco di commenti biblici 

= http://spazioinwind.libero.it/gpscienze/Terra/Atmosfera/circolazione.htm =

 2    cfr  = www.laparola.net/vocab/  =

 3    cfr. = www.greekbible.com/index.... Pneuma.. =

 4   cfr  1 Re 17,22 in = http://bibledatabase/html/septuagint/...70+online bibles  = 

 5   Per un esame diretto delle fonti riguardo il termine "anima" vedi anche i termini inglesi "soul" e "spirit" nel sito web :  = http://www.pickle-publishing.com/papers/soul-and-spirit.htm#misc =

 6   SAN JUAN DE LA CRUZ,Cantico Spirituale B 24,4.8, in  OPERE , Edizioni OCD, Roma 2001, pp 633, 636  cfr  = http://www.ccel.org/ccel/john_cross/canticle.htm = chapter XXIV, 4.8

cfr = http://www.ccel.org/j/john_of_the_cross/ascent/book2.html =  book 2nd,  chapter I ,   verse 209.

 7   cfr = http://www.biblia.org/seminesti2001.html =  Ndr sito web ricco di commenti biblici

 8    cfr l'azione dello Spirito Santo in  = http://www.zammerumaskil.com/Abba.html = e altre pagine dello stesso sito 

 9     cfr SAN JUAN DE LA CRUZ :"Nutrirsi alla mensa dello spirito increato del Padre"  in  1S  6,3

 10  cfr la sintesi su    "Spirito Santo, Vita Cristiana e Vocazione", di Juan Picca SDB, per l'anno accademico 2004-2005 a pag. 44

Per quanto riguarda il dono della Grazia comune a tutti i battezzati, è da notare che esso è sovrabbondante, per cui è molto più che sufficiente per far sviluppare e giungere a compimento la santità di chiunque. Cfr Gv 10,10; 2 Cor 9,14

 11   cfr  =  http://www.laparola.net/testo.php?versioni[]=Commentario&riferimento=Atti%202

 12   cfr  Sapienza 1,13-14    e  SAN JUAN DE LA CRUZ, Cantico Spirituale B,  26,14

 13  cfr il libro della Sapienza capitolo 8 

 14   cfr  GIOVANNI PAOLO II, Udienza Generale del 29 gennaio 2003 in = www.vatican.va =

 15  =http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/alpha/data/aud19901114it.html  =

 16  S. JUAN DE LA CRUZ,  Salita al Monte Carmelo, Libro II  capitolo 11,1

cfr  = http://digilander.libero.it/avemaria78/salita_al_monte_carmelo__sez_2.htm#11 =

et  =  http://www.ccel.org/ccel/john_cross/ascent.htm =

 17  S. JUAN DE LA CRUZ, Cantico Espiritual, 24,5 - 27,5 - 28 in  = www.ccel.org ...canticle  =

 18  "Et Et"   Con la formula Et Et si sintende il fatto per cui vengono rettamente accolti due valori entrambi buoni. Ora farò alcuni esempi esplicativi. Riguardo alla Sapienza personificata dei libri dell'AT si hanno due interpretazioni cattoliche tradizionali entrambe corrette : Et  Gesù Cristo (Logos)  Et  Spirito Santo ( Grazia ). Riguardo il concetto di "poveri in spirito" di Matteo si hanno due interpretazioni ugualmente ortodosse: Et poveri in quanto distaccati spiritualmente dalle creature e dalle cose Et in quanto poveri perché obbedienti e viventi nello Spirito Santo. In sintesi quello dell'Et Et è il principio che anima tutti i padri. Un padre infatti non esclude uno dei figli a vantaggio di un altro figlio, ma accoglie Et questo figlio Et quel figlio. Il principio dell'Et Et è dunque un principio chiave nei rapporti umani sia a livello ordinario che a livello planetario. E' l'opposto dell'eclusivismo, cioè del volere opporre due cose buone, due modi, due vie, due realtà che siano entrambe volute da Dio. Il principio dell'Et Et è dunque un principio ecclesiale che troviamo nella Sacra Scrittura quando si dice: "Tutte le vie del Signore sono verità e grazia" (Salmo 24,10 ). Questo principio è pure quello che anima il padre misericordioso della parabola di Luca 15. Gesù vuole che l'uomo, ogni uomo , si ficchi nella testa che Dio Padre ama ognuno di noi, che noi siamo fratelli e che non dobbiamo fare guerra tra di noi su alcuna cosa buona, perché ogni bene proviene dal medesimo Dio.

 19 AGNESE GALOTTI in  = http://www.geagea.com/18indi/18_04.htm =

 20 SANTA EDITH STEIN in   = http://www.gesuiti.it/moscati/Ital3/It_ES_Dilorenzo2.html =

 21  SAN FRANCESCO DI SALES, Trattato dell'Amor di Dio, Paoline, Milano1962, 758

 22 SANTA TERESA DI LISIEUX in = http://web.tiscali.it/PadreTudda/infanzia_spirituale.htm =

 23 SAN GEROLAMO, in Mich. 7,6; PL 25, 1221 D - 1222 A 

 24 GIORGIO ZEVINI SDB, Lectio divina -Salmi e cantici di lodi e vespri I sett., Queriniana , Brescia 2004, 317-319

 25 CARD. CARLO MARIA MARTINI,  All'alba ti cercherò, Piemme , Milano, 1990

 26 BONORA-PRIOTTO, Libri sapienziali e altri scritti, ElleDiCi, Leumann(Torino) 1997,260

 27 R.TOUNSI-Chierici Regolari Somaschi-,Lectio divina sul testo di Sap 9,1-11,Roma 2004, 4

 28 CORRADO CICCIARELLI in = http://millennium.xnet.it/autori/cicciarelli.html =

 29 PAUL FREEMAN email 20/11/ 04 dal sito = http://www.zammerumaskil.com/catechesi.html  =

 30 Trattatello sullo Spirito Santo in =  http://www.zammerumaskil.com/catechesi.html =

 31   MATRIMONIO SPIRITUALE.

Ndr. Parlare di matrimonio, di amore sponsale, di sposo e sposa è una cosa ovvia e chiara per coloro che sposano secondo la carne. Tutti quei miliardi di uomini e donne che si sposano tra loro secondo la missione divina, la volontà divina ( rivelata in Genesi 1 e ripresa da  Gesù  in Marco 10 e paralleli) non hanno nessuna difficoltà a parlare di queste cose in termini che sono ormai chiari e concreti da milioni di anni. La vita nuova portata da Cristo ha aperto però un'altra via sponsale : la via del celibato e della verginità. Ed è proprio qui che la lettura nuziale della vita diventa più articolata e più profonda. Si tratta infatti per i celibi e le vergini di Cristo di una nuzialità trascesa, sublimata, che non ha l'oggetto del suo amore così concreto e visibile. I milioni di suore, monache, missionarie, laiche consacrate che di fatto hanno avuto e hanno come sposo Gesù, vivono una nuzialità ben diversa da quella di tutte le mamme di famiglia. Ognuna di esse sa che Cristo è il suo sposo e però vive tale matrimonio mistico in modi più o meno intensi, più o meno passionali, più o meno profondi e intimi. E' comunque chiara per tutte le donne consacrate la persona dello sposo. Gesù Cristo è un uomo, storicamente esistito, con una sua ben chiara personalità e identità. Per ciò il matrimonio mistico delle consacrate è chiaramente e serenamente fondato su Cristo risorto

Per gli uomini consacrati la faccenda è un po' diversa. I frati, i monaci, i missionari, i laici consacrati, i sacerdoti non hanno una sposa così evidente e chiara. E' pur vero che , come le consacrate e come tutta l'umanità, essi sono uniti al Logos in modo profondo e ontologico, per cui si può parlare analogicamente di una sorta di "amore sponsale" tra tutte le anime e Dio. E' anche vero che la Tradizione ci ha consegnato l'idea della Chiesa sposa, per cui i sacerdoti e i consacrati configurandosi a Cristo-Sposo della Chiesa- hanno nella Chiesa la loro sposa. Ma queste sono più che altro metafore, analogie, simboli E' evidente che un uomo maschio, quando pensa alla relazione nuziale,  non può guardare che ad una sposa , una persona che è donna, femmina.

Ora , come si è visto nelle numerose citazioni precedenti, c'è di fatto una Persona che può essere detta e amata come Sposa. Questa Persona è quella che già nel nucleo più antico della Sacra Scrittura era detta con un nome femminile ( Ruah ) e che nella Tradizione cristiana ritroviamo con un nome femminile che è anche un nome di donna: Grazia. Poiché dunque questa divina Persona è rivelata più volte come Essere femminile , ecco che per gli uomini  celibi del regno dei cieli si apre una ulteriore e più profonda comprensione della loro nuzialità.

"Nella Scrittura con frequenza si paragona l'unione tra Dio e il suo popolo all'unione matrimoniale fra l'uomo e la donna. L'esperienza coniugale di Osea (1‑3), per l'appunto, rivela il mistero dei rapporti tra l'amore di Dio, che si allea a un popolo, e il tradimento di quest'ultimo. L'alleanza viene ad assumere, così, un carattere nuziale, di conseguenza l'idolatria viene considerata sia come una prostituzione che come un adulterio. In precedenza, l'alleanza era vista come un patto sociale e la sua trasgressione era ritenuta una mancanza alla parola data; ora, invece, è l'atto di una sposa, amata intensamente, che disprezza l'amore di Dio. JHWH ha conservato sempre il suo amore a Israele, sebbene questi « si sia prostituito sotto ogni albero verde » (Ger 2,20; 31,3). Anzi l'ha raccolto come un trovatello abbandonato per la strada, l'ha sposato dopo averlo allevato amorevolmente (cf Ez 16,3ss.). Il disegno divino appare in tutta la sua chiarezza in Osea: « Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore » (2,21).

Nel NT, con la nuova ed eterna alleanza, Gesù designa se stesso come lo sposo: « Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? » (Mt 9,15). In altri passi Gesù paragona il regno dei cieli a un banchetto organizzato da un re per le nozze del figlio (cf Mt 22,2), a delle vergini che vanno incontro allo Sposo (cf Mt 26,1‑13), a dei servi che attendono il padrone di ritorno dalle nozze (cf Lc 12,36). In questi testi non si menziona la sposa, mentre l'attenzione è rivolta solo allo sposo  Gesù. L'unione matrimoniale, però, si realizza nella persona del Cristo, identificata all'alleanza che unisce Dio e il popolo.Nella Lettera agli Efesini (cf 5,21‑33)  Paolo usa l'immagine sposo‑sposa per caratterizzare il rapporto Cristo‑Chiesa, intrecciando, in un'originale trama, quello che rappresenta un'istituzione sui rapporti coniugali fra marito e moglie e la riflessione sul mistero di Cristo e della  Chiesa.

II. Nella tradizione. Questo mistero viene ripreso dai  Padri e scrittori ecclesiastici. Tertulliano ( 200 ca.), ad esempio, scrive che « quando l'anima viene alla fede..., è ricevuta dallo  Spirito Santo; la carne accompagna l'anima alle nozze con lo Spirito ».3 Per  Origene « Cristo è lo sposo, cui l'anima si unisce giungendo alla fede ».4  Cirillo di Gerusalemme, invece, precisa che, dopo il  battesimo, colei che prima era serva, riceve ora il Signore come Sposo.5 Anche  Didimo il Cieco asserisce che « chi ha creato la nostra anima la prende in sposa nella piscina battesimale » e, come Teodoreto ( 458), presenta l'Eucaristia quale unione nuziale tra Cristo e l'anima.6  

Dopo  Gregorio di Nissa, il Cantico dei Cantici è il testo comunemente commentato per esprimere questa unione d'amore tra Dio e l'anima sotto il  simbolo di un matrimonio.7  S. Bernardo pone la questione sul piano dell'amore: « Tra l'anima cristiana e il Verbo vi è piena conformità e questa unisce maritalmente l'anima al Verbo »; 8 però avverte che l'anima è sposa del Verbo in virtù e in dipendenza dell'unione fondamentale di Cristo con la Chiesa.9

Diversi altri autori hanno interpretato il Cantico dei Cantici in senso sponsale per descrivere le relazioni tra Cristo e la Chiesa, tra la Chiesa e la comunità monastica e l'anima del cristiano.10

 S. Teresa di Gesù, nel Castello interiore, scrive che tra le due ultime Mansioni la porta non è chiusa: 11 l'anima, dopo essere stata purificata anche con l'azione divina, mentre arde di costanti desideri del suo Dio, viene introdotta nelle dimore del gran re, cioè ascende al più alto grado di comunione possibile su questa terra a una creatura umana: « Quando nostro Signore si degna di avere pietà di quanto patisce e ha patito per il desiderio di lui, quest'anima, che egli spiritualmente ha già accettato come sua sposa, è introdotta, prima che il m. si consumi, nella sua stessa mansione ».12 L'anima, quindi, non può che gioire all'invito fattole da Dio di comunicarle il suo amore: « Felicissimo scambio dargli il nostro per avere il suo ».13

Primo segno che Dio vuole unire a sé la sposa è il dividere con lei la propria dimora: « In quella guisa che Dio ha la sua dimora nel cielo, così deve averla nell'anima, per abitarvi solo come in un secondo cielo ».14 Con ciò Teresa indica la perfetta unione dell'anima con Dio, anche se già era unita con le  estasi e l'orazione di unione, come nelle quinte Mansioni, nelle quali Dio la invitava soltanto a salire più in alto, « nella sua parte superiore ».15

Nel m. l'anima è resa partecipe dei doni divini, al contrario di quando era « cieca e muta, come s. Paolo al momento della conversione », quindi, le era impedito « di conoscere la grazia che gode o come la gode ».16 Ora, invece, ha una cognizione chiara di questo mistero a causa di una luce vivissima che Dio le infonde. « Stando a quello che ho detto, ci sembrerà che l'anima non sia in se stessa, ma tanto assorbita da non intendere nulla. Eppure, per ciò che riguarda il servizio di Dio, è molto più in sé di prima, tanto che, appena espletate le sue occupazioni, si raccoglie con quella dolce compagnia ».17

 S. Giovanni della Croce, da parte sua, scrive che « per giungere al m. è necessario che l'anima abbia una grande forza e un amore molto sublime per essere degna del forte e stretto amplesso di Dio ».18 E Teresa, completando il quadro di tale rapporto d'amore, aggiunge: « [Dio], volendo mostrarci l'amore che ci porta, fa conoscere ad alcune persone fin dove il suo amore sa giungere, affinché lodiamo la sua grandezza, la quale si compiace di così unirsi a una creatura da non volersi mai più da essa dividere, come coloro che per il matrimonio non possono più separarsi ».19

Tale unione, che sembra fondere l'essere umano nel divino, l'uno nell'altro, avviene per mezzo della trasformazione dell'anima in Dio: il m. consiste essenzialmente in questo. « Il m. è molto più che lo sposalizio, poiché è una trasformazione totale nell'Amato. In esso l'una parte si dà all'altra in possesso totale con una certa consumazione amorosa in cui, per quanto è possibile in questa vita, l'anima viene resa divina e Dio per partecipazione ».20 E s. Teresa conferma che « l'anima, o meglio il suo spirito, diviene una sola cosa con Dio ».21

Per mettere in guardia il lettore, il Dottore mistico rileva, invece, la seguente distinzione: « Quantunque l'anima non sia sostanza di Dio, perché non può convertirsi sostanzialmente in lui, è però Dio per partecipazione, essendo unita e assorbita in lui ».22 E talmente trasformata e arde interiormente del fuoco del divino amore che, « quanto più arde, tanto più diventa infiammata e incandescente fino a generare scintille e fiamme ».23

Le potenze dell'anima diventano divine: l'intelletto, la  volontà, la  memoria, l'appetito; « tutti i movimenti, le azioni e le tendenze, che l'anima aveva in forza della sua vita naturale, in questa unione si cambiano ormai in movimenti divini, morti alla loro azione e inclinazione e vivi in Dio ».24 Così, Dio non è solo oggetto degli atti dell'anima, ma ne diventa come la causa principale.

III. Caratteristiche del m. In primo luogo occorre menzionare la reciprocità dell'amore: « E bene notare la differenza che esiste tra il possesso di Dio per grazia e quello per unione; l'una cosa equivale a volersi bene, l'altra anche a donarsi l'un l'altro; la differenza è tanta quanta ve n'è tra il fidanzamento e il matrimonio ».25

Inoltre, l'unione è perfetta poiché Dio rende l'anima partecipe dei suoi segreti: « Qui le tre Persone si comunicano con lei, le parlano e le fanno intendere le parole con cui il Signore disse nel Vangelo che egli, con il  Padre e con lo  Spirito Santo, scende ad abitare nell'anima che lo ama e osserva i suoi comandamenti ».26

Infine, l'unione è definitiva: « Nel fidanzamento spirituale i due soggetti si separano e parimenti nella semplice unione ». Al contrario, « nel m. l'anima rimane sempre in quel centro con il suo Dio ». L'unione tra questo eterno Amante e l'anima può essere paragonata a « una gran luce che entra in una stanza per due finestre: vi entra divisa, ma dentro si fa un tutt'uno ».27

S. Giovanni della Croce concorda con la santa d'Avila e spiega il suo pensiero confrontando il m. con quello umano: « Nel fidanzamento si hanno soltanto un sì scambiato e una sola volontà da tutte e due le parti; nel matrimonio, invece, vi sono anche il dono reciproco e l'unione delle persone. Se nel primo caso avviene, talvolta, qualche incontro e qualche scambio di doni fra i fidanzati, non vi è però l'unione delle persone, che non ne è il fine ».28

Tuttavia, bisogna distinguere fra l'unione abituale e quella attuale; mentre la prima è permanente nella sostanza dell'anima, la seconda, che viene ricevuta dalle potenze, non è continua, né può esserlo in questa vita: « Nel matrimonio l'anima non è sempre attualmente unita secondo le potenze, sebbene lo sia sempre secondo la sostanza. Ma anche le potenze molto spesso si uniscono in questa unione sostanziale dell'anima ».29

Giovanni della Croce parla di « grande stabilità dell'anima in questo stato »; 30 e non teme di affermare che, per questo motivo, essa ha « un saggio di vita eterna... », perché « lo spirito e il senso, fatti vivi in Dio, lo gustano vivamente; il che equivale a gustare il Dio vivo, cioè la vita di Dio o vita eterna ».31 Questa stabilità gli permette di dire, altresì, che « tale stato non si verifica mai senza che l'anima non sia confermata in grazia ».32 Teresa di Gesù, parla con più titubanza della sicurezza della vita eterna. « Tale sicurezza - scrive - si deve intendere finché Dio tiene l'anima per mano ed essa non l'offende ».33 S. Giovanni della Croce, proseguendo su questo tema, afferma che il m. è il grado più sublime « a cui l'anima può giungere su questa terra »; 34 in altri termini, in questa vita, non si dà grado più elevato della trasformazione in Dio. Il santo precisa, però, questo concetto asserendo che in questo grado non si arresta il cammino dell'amore, poiché « con il tempo e l'esercizio esso può benissimo diventare più sublime e approfondito nell'amore ».35 L'amore della sposa deve congiungersi con l'amore dello Sposo e la distanza dalla terra al cielo è infinita; quindi l'anima, attirata da Dio, può crescere sempre più nell'amore verso di lui sino a quando si congiungerà con lui nella  visione beatifica.

Il santo tenta di far capire questa crescita con un esempio: all'anima « accade come al legno il quale, sebbene compenetrato dal fuoco da cui è già stato trasformato e unito a sé, quanto più arde, tanto più diventa infiammato e incandescente ».36 A questa realtà accenna anche s. Teresa con poche, ma significative parole: « Questo divino e spirituale matrimonio credo che quaggiù non si possa effettuare in tutta la sua perfezione ».

La voce è tratta da : BORRIELLO , Dizionario di mistica, Lib. Ed. Vaticana, Vaticano 1998

Per ulteriori informazioni e ricerche vedi il sito = http://www.mistica.info/unbiblio.htm =




LA SANTISSIMA TRINITA' : UNA VISIONE NUOVA E ANTICA PER IL FUTURO

 

Il mistero di DIO è grande .  E' veramente grande , perché DIO è eterno e infinito . GESU' CRISTO , il FIGLIO eterno di DIO , ci ha rivelato questo mistero , parlandoci di un DIO unico , un UNICO ESSERE in tre PERSONE , eterne e distinte :  il PADRE, il FIGLIO e ... la GRAZIA .

ICONA TRINITA GRAZIA DIVINA 2017La PERSONA divina del FIGLIO , che è GESU' , è molto ben conosciuta e il VANGELO e i SANTI ce ne parlano con chiarezza . La PERSONA divina del PADRE è un po' più misteriosa , ma sia GESU' che i SANTI ci dicono molto di LUI . Tu stesso ( tu stessa ) puoi conoscere GESU' CRISTO e DIO PADRE , ed entrare nel suo mistero , pregando e mettendo in pratica gli insegnamenti di GESU' scritti nel VANGELO . E la questione di DIO è semplice : dopo questa vita terrena , questa vita cosmica , spazio temporale come dicono alcuni , soltanto in DIO c’è vita , felicità , pace , amore e ogni altro bene , per sempre , per l’eternità . Ecco perché conviene , è importante , è necessario : cercare DIO , conoscere DIO , pregare DIO , amare DIO

La terza PERSONA della Santissima TRINITA' invece , è stata chiamata in molti modi lungo i tempi .  Il nome più antico , quello usato da GESU' CRISTO stesso nella sua lingua madre è  “RUAH KADUSHA' “ ,  che in italiano suona così : "SPIRITA SANTA", al femminile .  Altro nome molto usato nella BIBBIA per parlare di LEI è HOKMA' , cioè SOFIA – la SAPIENZA . E molto si dice della SAPIENZA , soprattutto negli scritti dei profeti .

Il nome SPIRITO SANTO , PARACLITO ... è un termine di lingua greca , usato dagli apostoli per tradurre le parole originali di GESU' : "RUAH KADUSHA' "  e  “RUAH HA KODESH “ , che è femminile .   In teologia ,  la scienza che studia DIO , da migliaia di anni si usa il nome GRAZIA , che indica appunto la relazione e la presenza della terza PERSONA divina nell'uomo :  la GRAZIA che è pura LUCE divina , puro SPIRITO ,  AMORE eterno . E per quanto si possa parlare in termini umani della GRAZIA , questa PERSONA DIVINA eterna , infinita , onnisciente , onnipotente e con tutte le altre caratteristiche che ha DIO  è : pura LUCE , puro SPIRITO , puro AMORE .   L'accento femminile , proprio del linguaggio originale biblico , quindi della lingua madre di GESU' , può quindi essere serenamente e pacificamente recuperato . Non pochi santi  del resto hanno fatto accenni e scritti sull'aspetto femminile della GRAZIA . Essi hanno detto per esempio che suavitas et caritas  e altre caratteristiche femminili sono associabili alla GRAZIA . E' forse giunto il tempo di immaginare , pensare , vedere e amare la Santissima  TRINITA'  in una luce nuova  e  più  addentro  al  mistero di  DIO  ?

 

GRAZIA DIVINA , AMORE ETERNO

vieni e illumina , consola , proteggi , risana , governa , aiuta , salva le nostre vite

AMEN

  

Per approfondire il tema e la devozione della SANTA MENTE di GESU' vedi il sito WEB  WWW.JESUSHOLYMIND.ALTERVISTA.ORG  dove puoi leggere anche una sintesi semplice  e chiara degli insegnamenti di GESU'    “LA PIRAMIDE DEL CRISTIANO”  ,   un bellissimo libretto su   “I SANTI E GLI ANIMALI”    e un opuscoletto sulla preghiera  “PREGARE E'  UN'ARTE”



(*)
la PERSONA DIVINA dello SPIRITO SANTO ( GRAZIA ) è qui raffigurata come una immagine femminile in relazione al testo scritto qua sopra ( vedi in dettaglio il paragrafo GRAZIA E RUAH ) ed è raffigurato come VENTO - ACQUA - PIOGGIA e LUCE - SOLE - FUOCO che sono i tradizionali simboli biblici legati alla GRAZIA



 

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