Visita al Santo Padre del Presidente del Parlamento Ellenico, Incontro con un gruppo di giovani rifugiati siriani e Incontro con i giovani presso la Scuola San Dionigi

papa Giovani GraciaVisita del Presidente del Parlamento Ellenico nella Nunziatura Apostolica di Atene e incontro con un gruppo di giovani rifugiati cristiani siriani

Questa mattina, dopo aver celebrato la Santa Messa in privato, alle ore 8.15 (7.15 ora di Roma) il Santo Padre Francesco ha ricevuto la visita del Presidente del Parlamento Ellenico, S.E. il Signor Konstantinos Tasoulas, nel salone di rappresentanza della Nunziatura Apostolica di Atene.

Successivamente il Papa ha incontrato un gruppo di giovani rifugiati cristiani siriani, ospitati attualmente presso l’Ordinariato Armeno Cattolico di Atene. I nove giovani siriani indossavano una maglietta che riportava la scritta in italiano: Gesù io credo in te. La mano del Signore ci ha salvati.

Grazie, Santo Padre, tu sei la mano del Signore - Athena 06 dicembre 2021.

Al termine dell’incontro, Papa Francesco, dopo essersi congedato dal personale e dai benefattori della Nunziatura, si è trasferito in auto alla Scuola San Dionigi delle Suore Orsoline a Maroussi per l’Incontro con i giovani.

Incontro con i giovani presso la Scuola San Dionigi delle Suore Orsoline

Questa mattina, alle ore 9.45 (8.45 ora di Roma) il Santo Padre Francesco ha incontrato i giovani presso la Scuola San Dionigi delle Suore Orsoline a Maroussi.

Al Suo arrivo, il Papa è stato accolto all’ingresso della sala polivalente della Scuola dal Responsabile della Pastorale Giovanile della Grecia.

Dopo il canto d’ingresso, il saluto del Rappresentante della Pastorale Giovanile, una danza tradizionale e le testimonianze di una giovane filippina, di una giovane di Tinos e di un giovane siriano, Papa Francesco ha pronunciato il Suo discorso.

Al termine, dopo la preghiera dei giovani e la Benedizione finale, è stato offerto un dono al Santo Padre che successivamente si è trasferito in auto all’Aeroporto Internazionale di Atene per la cerimonia di congedo dalla Grecia.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha pronunciato nel corso dell’incontro con i giovani:

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, kaliméra sas! [buongiorno!]

Vi ringrazio per essere venuti qua, tanti di voi da luoghi lontani: efcharistó! [grazie!] Sono contento di incontrarvi al culmine della mia visita in Grecia. E colgo l’occasione per rinnovare la mia gratitudine per l’accoglienza e tutto il lavoro svolto per organizzarla: efcharistó!

Mi hanno colpito le vostre belle testimonianze. Le avevo lette e riprendo ora con voi alcuni passaggi.

Katerina, ci hai parlato dei tuoi ricorrenti dubbi di fede. Vorrei dire a te e a tutti voi: non abbiate paura dei dubbi, perché non sono mancanze di fede. Non abbiate paura dei dubbi. Al contrario, i dubbi sono “vitamine della fede”: aiutano a irrobustirla, a renderla più forte, cioè più consapevole, la fanno crescere, la rendono più libera, più matura. La rendono più disposta a mettersi in cammino, ad andare avanti con umiltà, giorno dopo giorno. E la fede è proprio questo: un cammino quotidiano con Gesù che ci tiene per mano, ci accompagna, ci incoraggia e, quando cadiamo, ci rialza. Non si spaventa mai. È come una storia d’amore, dove si va avanti sempre insieme, giorno per giorno. E come in una storia d’amore arrivano momenti in cui bisogna interrogarsi, farsi domande. E fa bene, fa salire il livello della relazione! E questo è molto importante per voi, perché voi non potete andare sulla strada della fede ciechi, no, ma interloquire con Dio, con la propria coscienza e con gli altri.

Nell’esperienza di Katerina vorrei sottolineare un punto importante. A volte, davanti alle incomprensioni o alle difficoltà della vita, nei momenti di solitudine o di delusione, può bussare alla porta del cuore questo dubbio: “Forse sono io che non vado bene… forse sono sbagliato, sono sbagliata…”. Amici, è una tentazione da respingere! Il diavolo ci mette nel cuore questo dubbio per gettarci nella tristezza. Che cosa fare? Cosa fare quando un dubbio del genere diventa soffocante e non lascia in pace, quando si smarrisce la fiducia e non si sa più da dove cominciare? Bisogna ritrovare il punto di partenza. Qual è? Per capirlo, mettiamoci in ascolto della vostra grande cultura classica. Sapete quale fu il punto di partenza della filosofia, ma anche dell’arte, della cultura, della scienza? Sapete quale? Tutto cominciò da una scintilla, da una scoperta, resa da una parola magnifica: thaumàzein. È il meravigliarsi, lo stupore. Così è partita la filosofia: dalla meraviglia di fronte alle cose che sono, alla nostra esistenza, all’armonia del creato, al mistero della vita.

Ma lo stupore non è solo l’inizio della filosofia, è anche l’inizio della nostra fede. Il Vangelo parecchie volte ci dice che quando qualcuno incontra Gesù si stupisce, sente lo stupore. Nell’incontro con Dio sempre c’è lo stupore: è l’inizio del dialogo con Dio. Sì, E questo è così, perché il nostro aver fede non consiste prima di tutto in un insieme di cose da credere e di precetti da adempiere. Il cuore della fede non è un’idea o, non è una morale, il cuore della fede è una realtà, una realtà bellissima che non dipende da noi e che lascia a bocca aperta: siamo figli amati di Dio! Questo è il cuore della fede: siamo figli amati di Dio! Figli amati: abbiamo un Padre che veglia su di noi senza smettere mai di amarci. Riflettiamoci: qualsiasi cosa tu pensi o faccia, fossero anche le peggiori, Dio continua ad amarti. Io vorrei che questo lo capiate bene: Dio non si stanca di amare. Qualcuno può dirmi: “Ma se io scivolo nelle cose più brutte, Dio mi ama?” Dio ti ama. “E se io sono un traditore, un peccatore tremendo, e finisco male, nella droga… Dio mi ama?” Dio ti ama. Dio ama sempre. Non può smettere di amare. Ama sempre e comunque. Guarda la tua vita e la vede molto buona (cfr Gen 1,31). Non si pente mai di noi. Se ci mettiamo davanti allo specchio magari non ci vediamo come vorremmo, perché rischiamo di concentrarci su quello che non ci piace. Ma se ci mettiamo davanti a Dio la prospettiva cambia. Non possiamo che stupirci di essere per Lui, nonostante tutte le nostre debolezze e i nostri peccati, figli amati da sempre e per sempre. Allora, anziché cominciare la giornata davanti allo specchio, perché non apri la finestra della camera e ti soffermi sul tutto, su tutto il bello che c’è, su tutto il bello che vedi? Esci da te stesso. Cari giovani, pensate: se ai nostri occhi è bello il creato, agli occhi di Dio ciascuno di voi è infinitamente più bello! Egli, dice la Scrittura, “ha fatto di noi delle meraviglie, delle meraviglie stupende” (cfr Sal 139,14). Noi, per Dio, siamo una meraviglia stupenda. Lasciati invadere da questo stupore. Lasciati amare da chi crede sempre in te, da chi ti ama più di quanto tu riesca ad amarti. Non è facile capire questa larghezza, questa profondità dell’amore, non è facile capirla, ma è così: basta lasciarsi guardare dallo sguardo di Dio.

E quando rimanete delusi per quello che avete fatto, c’è un altro stupore da non lasciarsi sfuggire: lo stupore del perdono. Su questo voglio essere chiaro: Dio perdona sempre. Siamo noi a stancarci di chiedere perdono, ma Lui perdona sempre. Lì, nel perdono, si ritrovano il volto del Padre e la pace del cuore. Lì Lui ci rimette a nuovo, riversa il suo amore in un abbraccio che ci rialza, che disintegra il male commesso e torna a far splendere la bellezza insopprimibile che è in noi, il nostro essere suoi figli prediletti. Non permettiamo che la pigrizia, il timore o la vergogna ci rubino il tesoro del perdono. Lasciamoci stupire dall’amore di Dio! Riscopriremo noi stessi; non quello che dicono di noi o che le pulsioni del momento suscitano in noi; non quello che gli slogan pubblicitari ci buttano addosso, ma la nostra verità più profonda, quella che vede Dio, quella in cui crede Lui: la bellezza irripetibile che siamo.

Ricordate le famose parole incise sul frontone del tempio di Delfi? γνῶθι σeαυτόν, «conosci te stesso». Oggi c’è il rischio di scordare chi siamo, ossessionati da mille apparenze, da messaggi martellanti che fanno dipendere la vita da come ci vestiamo, dalla macchina che guidiamo, da come gli altri ci guardano... Ma quell’invito antico, conosci te stesso, vale ancora oggi: riconosci che vali per quello che sei, non per quello che hai. Non vali per la marca del vestito o per le scarpe che porti, ma perché sei unico, sei unica. Penso a un’altra immagine antica, quella delle sirene. Come Ulisse nel percorso verso casa, anche voi nella vita, che è un viaggio avventuroso verso la Casa del Padre, troverete delle sirene. Nel mito attiravano i naviganti con il loro canto per farli sfracellare contro gli scogli. Nella realtà le sirene di oggi vogliono ammaliarvi con messaggi seducenti e insistenti, che puntano sui guadagni facili, sui falsi bisogni del consumismo, sul culto del benessere fisico, del divertimento a tutti i costi... Sono tanti fuochi d’artificio, che brillano per un attimo, e poi lasciano solo fumo nell’aria. Io vi capisco, non è facile resistere. Vi ricordate come ci riuscì Ulisse, insidiato dalle sirene? Si fece legare all’albero maestro della nave. Ma un altro personaggio, Orfeo, ci insegna una via migliore: intonò una melodia più bella di quella delle sirene e così le mise a tacere. Ecco perché è importante alimentare lo stupore, la bellezza della fede! Non siamo cristiani perché dobbiamo, ma perché è bello. E proprio per custodire questa bellezza diciamo no a ciò che vuole oscurarla. La gioia del Vangelo, lo stupore di Gesù fa passare le rinunce e le fatiche in secondo piano. Allora, d’accordo? Ricordate bene questo: essere cristiano fondamentalmente non è fare questo, fare quell’altro… fare cose. Si devono fare cose, ma fondamentalmente non è quello. Fondamentalmente essere cristiano è lasciare che Dio ti ami, e riconoscere che sei unico, che sei unica davanti all’amore di Dio.

Passiamo ad un altro capitolo. I volti degli altri. Ioanna, mi è piaciuto che, per parlarci della tua vita, hai parlato degli altri. Anzitutto delle due donne più importanti della tua vita, la mamma e la nonna che ti «hanno insegnato a pregare, a ringraziare Dio ogni giorno». Così hai assimilato la fede in modo naturale, genuino. E ci hai dato un suggerimento che ci fa bene: ricorrere al Signore per qualsiasi cosa, «parlargli, confessargli le preoccupazioni». Così Gesù è diventato per te familiare. Quanto è contento quando ci apriamo a Lui! Così si conosce Dio. Perché per conoscerlo non basta avere idee chiare su di Lui – questa è una parte piccola, non basta – bisogna andare da Lui con la vita. Forse è questo il motivo per cui tanti lo ignorano: perché sentono solo prediche e discorsi. Invece Gesù si trasmette attraverso volti e persone concrete. Provate a prendere in mano gli Atti degli Apostoli e vedrete quante persone, volti, incontri: così i nostri padri nella fede hanno conosciuto Gesù. Dio non ci dà in mano un catechismo, ma si fa presente attraverso le storie delle persone. Passa attraverso di noi. Dio non ci dà in mano un libro per imparare cose a memoria, no. Dio si fa capire con la vicinanza, accompagnandoci nella strada della vita. Conoscere Gesù è il nocciolo proprio della nostra fede.

Proprio a questo proposito, Ioanna, ci hai raccontato di una terza persona per te decisiva, una suora che ti ha mostrato la gioia «di vedere la vita come un servizio». Sottolineo questo: vedere la vita come un servizio. È vero, servire gli altri è la via per conquistare la gioia! Dedicarsi agli altri non è da perdenti, è da vincenti; è la via per fare qualcosa di veramente nuovo nella storia. Ho saputo che in greco “giovane” si dice “nuovo” e nuovo significa giovane. Il servizio è la novità di Gesù; il servizio, il dedicarsi agli altri è la novità che rende la vita sempre giovane. Vuoi fare qualcosa di nuovo nella vita? Vuoi ringiovanire? Non accontentarti di pubblicare qualche post o qualche tweet. Non accontentarti di incontri virtuali, cerca quelli reali, soprattutto con chi ha bisogno di te: non cercare la visibilità, ma gli invisibili. Questo è originale, rivoluzionario. Uscire da sé stesso per incontrare l’altro. Ma se tu vivi prigioniero in te stesso, mai incontrerai l’altro, mai saprai cosa è servire. Servire è il gesto più bello, più grande di una persona: servire gli altri. Tanti oggi sono molto social ma poco sociali: chiusi in sé stessi, prigionieri del cellulare che tengono in mano. Ma sullo schermo manca l’altro, mancano i suoi occhi, il suo respiro, le sue mani. Lo schermo facilmente diventa uno specchio, dove credi di stare di fronte al mondo, ma in realtà sei solo, in un mondo virtuale pieno di apparenze, di foto truccate per sembrare sempre belli e in forma. Che bello invece stare con gli altri, scoprire la novità dell’altro! Interloquire con l’altro, coltivare la mistica dell’insieme, la gioia di condividere, l’ardore di servire!

A questo riguardo, nell’incontro con i giovani in Slovacchia, lo scorso settembre, alcuni ragazzi mostravano uno striscione interessante. Aveva solo due parole: “Fratelli tutti”. Mi è piaciuto: spesso negli stadi, nelle manifestazioni, nelle strade si espongono striscioni per supportare la propria parte, le proprie idee, la propria squadra, i propri diritti. Ma lo striscione di quei giovani diceva una cosa nuova: che è bello sentirsi fratelli e sorelle di tutti, sentire che gli altri sono parte di noi, non gente da cui prendere le distanze. Sono contento di vedervi tutti insieme, uniti pur provenendo da Paesi e storie tanto diverse! Sognate la fraternità!

In greco c’è un detto illuminante: o fílos ine állos eaftós, “l’amico è un altro me”. Sì, l’altro è la via per ritrovare sé stessi. Non lo specchio, l’altro. Certo, costa fatica uscire dalle proprie comfort zone, è più facile stare seduti sul divano davanti alla tv. Ma è roba vecchia, non è da giovani. Ma guarda: un giovane sul divano, che cosa vecchia! Da giovani è reagire: quando ci si sente soli, aprirsi; quando viene la tentazione di chiudersi, cercare gli altri, allenarsi in questa “ginnastica dell’anima. Qui sono nati i più grandi eventi sportivi, le Olimpiadi, la maratona... Oltre all’agonismo che fa bene al corpo c’è quello che fa bene all’anima: allenarsi all’apertura, percorrere lunghe distanze da sé stessi per accorciare quelle con gli altri; lanciare il cuore oltre gli ostacoli; sollevare gli uni i pesi degli altri… Allenarvi in questo vi farà felici, vi manterrà giovani e vi farà sentire l’avventura di vivere!

A proposito di avventura, Aboud, la tua testimonianza ci ha colpito: la fuga, insieme con i tuoi, dalla cara martoriata Siria, dopo aver rischiato più volte di essere uccisi dalla guerra. E poi, dopo tanti no e mille difficoltà, siete approdati in questo Paese nell’unico modo possibile, in barca, rimanendo «su una roccia senza acqua e senza cibo, aspettando l’alba e una nave della guardia costiera». Una vera e propria odissea dei nostri giorni. E mi è venuto in mente che, nell’Odissea di Omero, il primo eroe che appare non è Ulisse, ma un giovane: Telemaco, suo figlio, che vive una grande avventura.

Non aveva conosciuto il padre ed è angosciato, sfiduciato perché non sa dov’è e nemmeno se esiste. Si sente senza radici ed è davanti a un bivio: rimanere lì, in attesa, oppure fare una pazzia e lanciarsi alla ricerca. Ci sono varie voci, tra cui quella della divinità, che lo esorta ad avere coraggio e partire. E lui fa così: si alza, sistema di nascosto la nave e di fretta, al sorgere del sole, va all’avventura. Il senso della vita non è restare sulla spiaggia aspettando che il vento porti novità. La salvezza sta in mare aperto, sta nello slancio, nella ricerca, nell’inseguire i sogni, quelli veri, quelli ad occhi aperti, che comportano fatica, lotta, venti contrari, burrasche improvvise. Per favore, non lasciarsi paralizzare dalle paure, sognare in grande! E sognare insieme! Come per Telemaco, ci sarà chi cercherà di fermarvi. Ci sarà sempre chi vi dirà: “Lascia perdere, non rischiare, è inutile”. Questi sono gli azzeratori di sogni, i sicari della speranza, gli inguaribili nostalgici del passato.

Voi, invece, per favore, nutrite il coraggio della speranza, quello che hai avuto tu, Aboud. Come si fa? Attraverso le vostre scelte. Scegliere è una sfida. È affrontare la paura dell’ignoto, è uscire dalla palude dell’omologazione, è decidere di prendere in mano la vita. Per fare scelte giuste, potete ricordare una cosa: le buone decisioni riguardano sempre gli altri, non solo sé stessi. Ecco le scelte per cui vale la pena rischiare, i sogni da realizzare: quelli che richiedono coraggio e coinvolgono gli altri.

E, nel congedarmi da voi, vi auguro questo: il coraggio di andare avanti, il coraggio di rischiare, il coraggio di non rimanere sulla poltrona. Il coraggio di rischiare, di andare verso gli altri, mai isolati, sempre con gli altri. E con questo coraggio, ognuno di voi troverà sé stesso, troverà l’altro e troverà il senso della vita. Vi auguro questo, con l’aiuto di Dio, che vi ama tutti. Dio vi ama, abbiate il coraggio, andate avanti! Brostà, óli masí! [Avanti, tutti insieme!]

Traduzione in lingua francese

Chers frères et sœurs, kaliméra sas ! [Bonjour !]

Je vous remercie d’être ici, beaucoup d’entre vous viennent de loin: efcharistó ! (Merci !) Je suis heureux de vous rencontrer au cœur de ma visite en Grèce. Et je profite de l'occasion pour vous remercier encore de votre accueil et de tout le travail accompli pour l'organiser : efcharistó !

J'ai été touché par vos beaux témoignages. Je les avais déjà lus et je vais maintenant reprendre certains passages avec vous.

Katerina, tu nous as parlé de tes doutes récurrents dans la foi. Je voudrais dire, à toi et à vous tous : n'ayez pas peur des doutes, car ils ne sont pas des manques de foi. N'ayez pas peur des doutes. Au contraire, les doutes sont des “vitamines de la foi” : ils contribuent à l’affermir, à la rendre plus forte, c'est-à-dire plus consciente, ils la font grandir, la rendent plus libre, plus mature. Ils la rendent mieux disposée à se mettre en marche, à avancer avec humilité, jour après jour. C'est précisément cela, la foi : un cheminement quotidien avec Jésus qui nous tient par la main, nous accompagne, nous encourage et, quand nous tombons, nous relève. Il ne s’effraie jamais. C'est comme une histoire d'amour où l’on avance toujours ensemble, jour après jour. Et comme dans une histoire d'amour, il y a des moments où l'on doit s’interroger, se poser des questions. Et c'est profitable, ça élève le niveau de la relation! Et c’est très important pour vous, car vous ne pouvez pas avancer sur le chemin de la foi aveugles, non, mais vous devez dialoguer avec Dieu, avec votre propre conscience et avec les autres.

Dans l'expérience de Katerina, je voudrais souligner un point important. Parfois, face aux malentendus ou aux difficultés de la vie, dans les moments de solitude ou de déception, un doute peut frapper à la porte du cœur : “C'est peut-être moi qui ne vais pas bien... peut-être que je suis mauvais...”. Mes amis, c'est une tentation à rejeter ! Le diable met ce doute dans nos cœurs pour nous plonger dans la tristesse. Que faut-il faire, alors ? Que faire lorsqu’un doute de ce genre devient étouffant et ne laisse pas en paix, lorsque l’on perd confiance et que l’on ne sait plus par où commencer ? Nous devons retrouver le point de départ. Et quel est-il ? Pour le comprendre, mettons-nous à l’écoute de votre grande culture classique. Savez-vous quel a été le point de départ de la philosophie, mais aussi de l'art, de la culture ou de la science ? Vous savez lequel? Tout a commencé par une étincelle, une découverte formulée par un mot magnifique : thaumàzein. C’est l'émerveillement, l'étonnement. C'est ainsi que la philosophie est née : de l'émerveillement devant les choses qui sont: notre existence, l'harmonie de la création, le mystère de la vie.

Mais l'étonnement n'est pas seulement le début de la philosophie, il est aussi le début de notre foi. Plusieurs fois l’Evangile nous dit que lorsque quelqu’un va à la rencontre de Jésus, il s’étonne, il ressent de l’étonnement. Dans la rencontre avec Dieu, il y a toujours de l’étonnement: c’est le début du dialogue avec Dieu. Et il en est ainsi parce que notre foi ne consiste pas d'abord en un ensemble de choses à croire et de préceptes à respecter. Le cœur de la foi n'est pas une idée, elle n’est pas une morale, le cœur de la foi est une réalité, une très belle réalité qui ne dépend pas de nous et qui nous laisse sans voix : nous sommes les enfants bien-aimés de Dieu ! Voilà le cœur de la foi: nous sommes les enfants bien-aimés de Dieu ! Enfants bien-aimés : nous avons un Père qui veille sur nous sans jamais cesser de nous aimer. Réfléchissons à ceci : quoi que tu penses ou que tu fasses, même les pires choses, Dieu continue de t’aimer. Je voudrais que vous compreniez bien cela: Dieu ne se fatigue jamais d’aimer. Quelqu’un pourrait me dire: “mais si je tombe dans les choses les plus laides, Dieu m’aime?” Dieu t’aime. “Et si je suis un traitre, un terrible pécheur, et si je finis mal, dans la drogue… Dieu m’aime?” Dieu t’aime. Dieu aime toujours. Il ne peut cesser d’aimer. Il aime toujours et quoi qu’il arrive. Il regarde ta vie et la considère comme très bonne (cf. Gn 1, 31). Il ne regrette jamais de nous avoir créés. Si nous nous mettons devant un miroir, peut-être que nous ne nous verrons pas comme nous le voudrions, car nous risquons de nous fixer sur ce que nous n'aimons pas. Mais si nous nous plaçons devant Dieu, la perspective change. Nous ne pouvons que nous émerveiller d’être pour lui, malgré toutes nos faiblesses et tous nos péchés, des enfants aimés, depuis toujours et pour toujours. Alors, au lieu de commencer la journée devant un miroir, pourquoi n’ouvres-tu pas la fenêtre de la chambre pour t’arrêter devant la beauté qu’il y a, devant la beauté que tu voies? Sors de toi-même. Chers jeunes, pensez-y : si à nos yeux la création est belle, chacun de vous est infiniment plus beau aux yeux de Dieu! Il a fait de nous, dit l'Écriture, “des merveilles, des choses merveilleuses” (cf. Ps 139, 14). Nous sommes pour Dieu des choses merveilleuses. Laisse-toi envahir par cet émerveillement. Laisse-toi aimer par celui qui croit toujours en toi, par celui qui t’aime plus que tu ne peux t’aimer toi-même. Il n’est pas facile de comprendre cette largeur, cette profondeur de l’amour, il n’est pas facile de la comprendre, mais c’est ainsi: Il suffit de se laisser regarder par le regard de Dieu.

Et lorsque vous êtes déçus à cause de ce que vous avez fait, il y a un autre émerveillement à ne pas manquer : l’émerveillement du pardon. Je veux être clair là-dessus. Dieu pardonne toujours. C’est nous qui nous fatiguons de demander pardon, mais lui, il pardonne toujours. C’est là, dans le pardon, que l’on retrouve le visage du Père et la paix du cœur. C’est là qu’il nous restaure, qu’il déverse son amour dans une étreinte qui nous relève, qui désagrège le mal que nous avons fait, et fait à nouveau resplendir la beauté indestructible qui est en nous, parce que nous sommes ses enfants bien-aimés. Ne laissons pas la paresse, la peur ou la honte nous voler le trésor du pardon. Laissons-nous nous étonner par l'amour de Dieu ! Nous nous redécouvrirons nous-mêmes; non pas ce que l'on dit de nous ou ce que les impulsions du moment suscitent en nous ; non pas ce que les slogans publicitaires nous imposent, mais notre vérité la plus profonde, celle que Dieu voit, celle en laquelle il croit: la beauté unique que nous sommes.

Vous souvenez-vous des célèbres mots gravés sur le fronton du temple de Delphes ? γνωθι σeατόνυ “Connais-toi toi-même”. Aujourd'hui, le risque existe d'oublier qui nous sommes, dans notre obsession de l’apparence, dans ces messages martelés qui font dépendre la vie de la façon dont nous nous habillons, de la voiture que nous conduisons, du regard des autres... Mais cette antique invitation, “Connais-toi toi-même”, est toujours valable aujourd'hui : reconnais que tu as de la valeur pour ce que tu es, et non pour ce que tu as. Ta valeur ne dépend pas de la marque du vêtement ni des chaussures que tu portes, mais du fait que tu es unique. Je pense à une autre image antique, celle des sirènes. Comme Ulysse sur le chemin du retour, vous aussi dans votre vie, qui est un voyage aventureux vers la Maison du Père, vous rencontrerez des sirènes. Dans le mythe, elles attiraient les marins avec leurs chants pour qu’ils fassent naufrage sur les rochers. En réalité, les sirènes d'aujourd'hui veulent vous attirer avec des messages insistants et séduisants, axés sur l'argent facile, les faux besoins du consumérisme, le culte du bien-être physique, l’amusement à tout prix... Ce sont des feux d'artifice qui brillent un instant et ensuite ne laissent que de la fumée dans l'air. Je vous comprends, ce n'est pas facile de résister. Vous rappelez-vous comment Ulysse a réussi à le faire lorsqu'il était poursuivi par les sirènes ? Il s'est fait attacher au mât du bateau. Mais un autre personnage, Orphée, nous enseigne une meilleure voie : il entonne une mélodie plus belle que celle des sirènes et ainsi les fait taire. C'est pourquoi il est important de nourrir l'émerveillement, la beauté de la foi ! Nous ne sommes pas chrétiens parce que nous devons l'être, mais parce que c'est beau. Et c'est précisément pour préserver cette beauté que nous disons non à ceux qui veulent l'obscurcir. La joie de l'Évangile, l'émerveillement de Jésus, font passer au second plan les renoncements et les fatigues. Alors, d'accord ? Rappelez-vous bien de cela: être chrétien, fondamentalement ce n’est pas faire ceci ou cela… faire des choses. Il faut faire des choses, mais fondamentalement ce n’est pas cela. Fondamentalement, être chrétien s’est se laisser aimer par Dieu, et reconnaître que tu es unique devant l’amour de Dieu.

Passons à un autre chapitre. Les visages des autres. Ioanna, j'ai aimé le fait que, pour nous parler de ta vie, tu aies parlé des autres. Et avant tout, des deux femmes les plus importantes de ta vie, ta maman et ta grand-mère qui t’ont «appris à prier, à remercier Dieu chaque jour». C’est ainsi que tu as assimilé la foi de manière naturelle et authentique. Et tu nous as fait une suggestion qui nous fait du bien : se tourner vers le Seigneur pour toute chose, «lui parler, confier ses soucis». Ainsi, Jésus t’est devenu familier. Comme il est heureux lorsque nous nous ouvrons à Lui ! C'est ainsi que l'on connaît Dieu. Parce qu’il ne suffit pas d'avoir des idées claires sur lui pour le connaître – cela c’est une petite partie, cela ne suffit pas -, il faut aller à lui avec sa vie. C'est peut-être la raison pour laquelle tant de personnes l'ignorent: parce qu'elles n'entendent que des sermons et des discours. Au contraire, Jésus se transmet par des visages et des personnes concrètes. Lisez les Actes des Apôtres et vous verrez combien il y a de personnes, de visages, de rencontres : c'est ainsi que nos pères dans la foi ont connu Jésus. Dieu ne nous met pas entre les mains un catéchisme, mais il se rend présent à travers les histoires des personnes. Il passe à travers nous. Dieu ne nous donne pas un livre pour apprendre des choses par cœur, Dieu se fait comprendre par la proximité, en nous accompagnant sur les routes de la vie. Connaître Jésus est le noyau de notre foi.

À cet égard, Ioanna, tu nous as parlé d'une troisième personne qui a été décisive pour toi, une religieuse qui t’a montré la joie de «voir la vie comme un service». C'est vrai, servir les autres est le moyen d'atteindre la joie ! Se consacrer aux autres, ce n'est pas pour les perdants, c'est pour les gagnants ; c'est le moyen de faire quelque chose de vraiment nouveau dans l'histoire. J'ai appris qu'en grec, “jeune” se dit “nouveau” et nouveau signifie “jeune”. Le service c’est la nouveauté de Jésus ; le service, le fait de se consacrer aux autres, c’est la nouveauté qui rend la vie toujours jeune. Veux-tu faire quelque chose de nouveau dans la vie ? Veux-tu rajeunir ? Ne te contente pas de quelques posts ou tweets. Ne te contente pas de rencontres virtuelles, recherche les rencontres réelles, surtout avec ceux qui ont besoin de toi : ne cherche pas la visibilité, mais ce qui est invisible. C'est original, révolutionnaire. Sortir de soi pour rencontrer l’autre. Mais si tu vis prisonnier en toi-même, tu ne rencontreras jamais l’autre, tu ne sauras jamais ce qu’est servir. Servir est le geste le plus beau, le plus grand d’une personne: servir les autres. Aujourd'hui, beaucoup sont trèsréseaux sociaux mais pas très sociables : repliés sur eux-mêmes, prisonniers du téléphone portable qu'ils ont à la main. Mais, sur l’écran, il manque l'autre personne, ses yeux, son souffle, ses mains. L'écran devient facilement un miroir devant lequel tu crois être face au monde, alors qu’en réalité tu es seul dans un monde virtuel plein d'apparences, de photos truquées pour paraître toujours beau et en forme. Au contraire, comme il est beau d'être avec les autres, de découvrir la nouveauté de l'autre ! Dialoguer avec l’autre, cultiver la “mystique” de la convivialité, la joie de partager, l'ardeur de servir !

À ce propos, lors d’une réunion avec les jeunes en Slovaquie en septembre dernier, certains portaient une banderole intéressante. Elle ne comportait que deux mots : “tous frères”. J'ai aimé cela : souvent dans les stades, dans les manifestations, dans les rues, les gens mettent des banderoles pour soutenir leur camp, leurs idées, leur équipe, leurs droits. Mais la banderole de ces jeunes disait quelque chose de nouveau : qu'il est beau de se sentir frères et sœurs de tout le monde, de sentir que les autres font partie de nous, et qu’ils ne sont pas des personnes dont il faudrait se tenir à distance. Je suis heureux de vous voir tous ensemble, unis, même si vous venez de pays et d'histoires si différents ! Rêvez la fraternité !

En grec, il existe un dicton éclairant : o filos ine állos eaftós, “L'ami est un autre moi”. Oui, l'autre est le chemin pour se trouver soi-même. Pas le miroir, l’autre. Bien sûr, il est difficile de sortir de sa zone de confort, il est plus facile de s'asseoir sur le canapé devant la télévision. Mais c'est un vieux truc, ce n'est pas pour les jeunes. Ecoute: un jeune sur le divan, c’est pour les vieux. Les jeunes doivent réagir : lorsque l’on se sentent seul, s'ouvrir ; lorsque la tentation de se refermer sur eux-mêmes vient, chercher les autres, s'entraîner à cette “gymnastique de l'âme”. C'est ici que sont nés les plus grands événements sportifs, les Jeux olympiques, le marathon... En plus de l'esprit de compétition qui est bon pour le corps, il y a aussi ce qui est bon pour l'âme : s'entraîner à l'ouverture, parcourir de longues distances seul afin de raccourcir les distances avec les autres ; jeter son cœur par-dessus les obstacles ; soulever les fardeaux des autres... Vous entraîner dans ce domaine vous rendra heureux, vous conservera jeunes et vous fera ressentir combien la vie est une aventure !

En parlant d'aventure, Aboud, ton témoignage nous a touchés : ta fuite, avec tes proches, de cette chère Syrie martyrisée, après avoir risqué plusieurs fois d'être tués par la guerre. Et puis, après beaucoup de refus et mille difficultés, vous avez débarqué dans ce pays de la seule manière possible, en bateau, restant «sur un rocher, sans eau et sans nourriture, attendant l'aube et un navire des garde-côtes». Une véritable odyssée des temps modernes. Et il m’est venu à l’esprit que, dans l'Odyssée d'Homère, le premier héros qui apparaît n'est pas Ulysse, mais un jeune homme : Télémaque, son fils, qui vit une grande aventure.

Il n’a jamais connu son père et il est angoissé, découragé car il ne sait pas où celui-ci se trouve, ni même s'il est encore vivant. Il se sent sans racines, à la croisée des chemins : ou bien il reste là, à attendre, ou bien il fait une folie et part à sa recherche. Plusieurs voix s'élèvent dont celle de la divinité qui l'exhorte à avoir du courage et à partir. Et c'est ce qu'il fait : il se lève, répare secrètement le bateau et en vitesse, au lever du soleil, il part à l'aventure. Le sens de la vie ne consiste pas à s'asseoir sur la plage en attendant que le vent apporte quelque chose de nouveau. Le salut est au large, dans l'élan, dans la recherche, dans la poursuite des rêves, les vrais, ceux qui se font les yeux ouverts, qui impliquent fatigue, lutte, vents contraires, tempêtes inattendues. S’il vous plait, ne vous laissez pas paralyser par vos peurs, rêvez en grand! Et rêvez ensemble ! Comme pour Télémaque, il y aura ceux qui essaieront de vous arrêter. Il y aura toujours ceux qui vous diront : “laisse tomber, ne prends pas de risque, c'est inutile”. Ce sont les assassins de rêves, les tueurs d’espérance, les nostalgiques incurables du passé.

Vous, par contre, s’il vous plait, nourrissez le courage de l'espérance, le courage que tu as eu, Aboud. Comment faire ? Par vos choix. Choisir est un défi. C'est affronter la peur de l'inconnu, c'est sortir du marécage de la standardisation, c'est décider de prendre sa vie en main. Pour faire de bons choix, vous pouvez vous rappeler une chose : les bonnes décisions concernent toujours les autres, et pas seulement soi-même. Voilà les choix qui valent la peine d'être risqués, les rêves qui valent la peine d'être réalisés : ceux qui demandent du courage et impliquent les autres.

Et, en vous quittant, je vous souhaite ceci: le courage d’avancer, le courage de risquer, le courage de ne pas rester dans un fauteuil. Le courage de risquer, d’aller vers les autres, jamais seules, toujours avec les autres. Et avec ce courage, chacun de vous se trouvera soi-même, il trouvera l’autre et il trouvera le sens de la vie. Je vous souhaite cela, avec l’aide de Dieu qui vous aime tous. Dieu vous aime, ayez courage, allez de l’avant. Brostà, óli masí ! [En avant, tous ensemble !]

Traduzione in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters, kaliméra sas! [Good morning!]

Thank you for coming here today, many of you from faraway places: efcharistó! [Thank you!]. I am happy to be with you as my visit to Greece draws to a close. I take this occasion to renew my gratitude for the welcome I have received and all the work done to organize this visit: efcharistó!

I was impressed by your very fine testimonies. I had already read them, and now I would like to reflect with you on some of the points you raised.

Katerina, you told us about your recurring doubts of faith. I want to say to you and to everyone here: don’t be afraid of doubts, because they are not a sign of the lack of faith. Don’t be afraid of doubts. On the contrary, doubts are “vitamins of faith”: they help strengthen faith and make it more robust. They enable faith to grow, to become more conscious, free and mature. They make it more eager to set out, to persevere with humility, day after day. Faith is precisely that: a daily journey with Jesus who takes us by the hand, accompanies us, encourages us, and, when we fall, lifts us up. He is never afraid to do this. Faith is like a love story, where we press forward together, day after day. Like a love story too, there are times when we have to think, to face questions, to look into our hearts. And that is good, because it raises the quality of the relationship! This is very important for you, because you cannot travel the path of faith blind, no; instead, dialogue with God, with your conscience and with others.

In Katerina’s experience, I would like to highlight something very important. There are times when, faced with misunderstanding or the difficulties of life, with loneliness or disappointment, doubt can come knocking on the door of our heart. We can think: “Maybe something is wrong with me... I think I may have made a mess of things...” That, my friends, is a temptation! A temptation to be rejected. The devil sows this doubt in our hearts in order to make us gloomy and depressed. What should we do? What can we do when that kind of doubt becomes stifling and persistent, when we lose confidence and no longer even know where to begin? We need to go back to the starting point. What is that starting point? To understand it, let us listen to what your great classical culture has to say. Do you know the starting point for all philosophy, but also for art, culture and science? Do you know what it was? All that began with a spark, a realization, captured in the magnificent word: thaumàzein. It began with wonder, with amazement. Philosophy emerged from the sense of wonder about things that exist, about our own lives, about the harmony of nature all around us, and about the mystery of life itself.

Wonder, amazement, is the beginning not only of philosophy, but also of our faith. Frequently the Gospel tells us that when people encountered Jesus, they were amazed. In the encounter with God, amazement is always present, for it is the beginning of dialogue with God. And the reason is because faith is not primarily about a list of things to believe and rules to follow. In the deepest sense, faith is not an idea or a system of morality, but a reality, a beautiful truth that does not depend on us and that leaves us amazed: we are God’s beloved children! This is what faith is in its deepest sense: we are God’s beloved children! We are beloved children because we have a Father who watches over us and who never stops loving us. Think about this: whatever you may think or do, even the worst things possible, God continues to love you. I want you to understand this well: God never tires of loving. Someone might say to me: “But if I slip into the worst of things, does God love me?” God loves you. “And if I am a traitor, a terrible sinner and end up badly, in drugs… does God love me?” God loves you. God always loves. He cannot stop loving. He loves always, without exception. He looks at your life and sees that it is good (cf. Gen 1:31). He never abandons us. If we stand before a mirror, we may not see ourselves the way we would like, because we are too concerned with the things we don’t like. But if we stand before God, the perspective changes. We cannot help but be amazed that, for all our sins and failings, for him we are, and always will be, his beloved children. So, instead of starting the day by looking in the mirror, why not open your bedroom window and focus on everything beautiful that exists, on the beauty that you see all around you? Go out of yourself. Dear young people, think about this: if nature is beautiful in our eyes, in God’s eye each of you is infinitely more beautiful! Scripture says: “He has wondrously made us” (cf. Ps 139:14). In God’s eyes we are a wonder. Allow yourself to be caught up in that wonder. Let yourself be loved by the One who always believes in you, by the One who loves you even more than you succeed in loving yourself. It is not easy to understand the breadth and depth of God’s love, it is not easy to grasp it, but it is like this: simply let yourself be gazed upon by the gaze of God.

When you feel sorrow for something you have done, you should feel another kind of wonder: the wonder of forgiveness. I want to be clear about this: God always forgives. We can grow tired of asking for forgiveness, but he always forgives. In that wonder of forgiveness, we rediscover the Father’s loving face and peace of heart. He gives us a new beginning and he pours out his love in an embrace that lifts us up, dispels the evil we have done, restores the irrepressible beauty that is within us as his beloved children, and enables it to shine forth. May we never let laziness, fear or shame rob the treasure of forgiveness. May we always be amazed by God’s love! We will rediscover ourselves: not what other people say about us, or where the whims of the moment may lead us, or the hype we are in advertisements, but our deepest reality, the truth that God sees, the one he believes in: our unique beauty.

Remember those famous words engraved on the pediment of the Delphi temple? γνωθι σεαυτόν, “Know thyself”. Nowadays, we risk forgetting who we are, becoming obsessed with appearances, bombarded with messages that make life depend on what we wear, the car we drive, how others see us... Yet those ancient words – know thyself – remain valid today. Realize that your worth is in who you are and not what you have. Your worth is not in the brand of the dress or shoes you wear, but because you are unique. Here I think of another ancient image, that of the sirens. Like Odysseus on his voyage home, in the course of this life, which is an adventure-filled journey to the Father’s House, you too will come across sirens. In mythology, the sirens by their songs enchanted sailors and made them crash against the rocks. Today’s sirens want to charm you with seductive and insistent messages that focus on easy gains, the false needs of consumerism, the cult of physical wellness, of entertainment at all costs... All these are like fireworks: they flare up for a moment, but then turn to smoke in the air. I understand, they are not easy to resist. Do you remember how Odysseus did it, threatened by the sirens? He had himself tied to the ship’s mast. Another ancient figure, Orpheus, teaches us a better way. He sang a more beautiful melody than that of the sirens, and thus reduced them to silence. That is why it is important to cherish the wonder, the amazement, the beauty of faith! We are Christians not out of duty, but out of beauty. And precisely because we want to cherish that beauty, we have to say no to anything that would mar it. The joy of the Gospel, the wonder of Jesus, makes our sacrifices and struggles fade into the background. Don’t you agree? Remember this: being a Christian is not essentially about doing this or that, about doing things. We must do things, but Christianity is not essentially that. In the end, being a Christian is about letting God love you and recognizing that you are a unique individual in the face of the love of God.

Let’s move on to another topic. The faces of other people. Ioanna, I liked how, in telling us about your life, you talked about other people. Above all, the two most important women in your life, your mother and grandmother, who “taught you to pray, to thank God every day”. In that way, you assimilated the faith naturally, genuinely. You made a very helpful suggestion: we need to turn to the Lord for everything, “to talk to him, to share our worries with him”. That is how Jesus became your friend. How happy he is when we open our hearts to him! That is how we come to know God. Because to know God, it is not enough to have clear ideas about him – this is a small part, yet it is not enough – but to bring your life before him. Maybe that is the reason why so many people do not know God: because all they hear are sermons and speeches. Jesus, on the other hand, makes himself known through real faces and real people. Pick up the Acts of the Apostles; there you will see how many different people, how many different faces, you come across. That is how our forebears in faith came to know Jesus. God does not hand us a catechism; he makes himself present through people’s life stories. He walks among us. God does not give us a book to learn things by heart, no. God makes himself understood with closeness, accompanying us on the path of life. Knowing Jesus is the real core of our faith.

In this regard, Ioanna, you mentioned a third person who was very important in your life: a religious sister who showed you the joy “of seeing life as service”. I want to stress this: seeing life as service. How true it is: serving others is the path to true joy! Helping others is not for losers, but for winners; it is the way to bring about something truly new in history. I am told that in Greek, the same word can mean “new” and “young”. Service is the newness of Jesus; service, dedication to others is the newness that makes life ever youthful. Do you want to do something new in life? Do you want to stay youthful? Then don’t settle for posting a few tweets. Don’t settle for virtual encounters; look for real ones, especially with people who need you. Don’t look for visibility, but for those who are invisible in our midst. That is new, even revolutionary. Going out of ourselves to encounter others. For if you live imprisoned within yourself, you will never encounter others, you will never know what it means to serve. Service is the noblest kind of act, greater than an individual: serving others. Many people today are constantly using social media, but are not themselves very social: they are caught up in themselves, prisoners of the cell phone in their hand. What appears on the screen is not the reality of other persons: their eyes, their breath and their hands. The screen can easily become a mirror, where you think you are looking at the world, but in reality you are all alone before a virtual world full of appearances, of photos dressed up to look always beautiful and acceptable. Yet how beautiful it is simply to be together with other people, to discover the newness of others! Speak with others, cultivate the mystique of togetherness, the joy of sharing, the enthusiasm of serving!

In my meeting with young people in Slovakia last September, some of them waved a banner with only two words: “Fratelli Tutti”, “brothers and sisters all”. I liked that: often in stadiums, in demonstrations, in the streets, people display banners to support their side, their ideas, their team, their rights. Yet that banner said something new: that it is wonderful for everyone to be brothers and sisters, to think of others as part of ourselves, not people to keep at a distance. I am happy to see you all here together, united, despite the fact that you come from such different countries and histories! Keep dreaming of fraternity!

In Greek, there is an illuminating saying: o fílos ine állos eaftós, “a friend is another self”. Yes, other people are the path to discovering ourselves. Not a mirror, but other people. Naturally, it isn’t easy to get out of your comfort zone; it’s easier to sit on the couch in front of the TV. But that is for old people, not for the young. Look: a young person on the couch – what an old thing that is! Young people react: when you feel lonely, you open up; when you are tempted to close in on yourself, you look for others. You practice a kind of “spiritual gymnastics”. This country gave birth to the greatest sporting events: the Olympics, the marathon... In addition to athletics that are good for the body, there is also a kind of athletics good for the soul. Training yourselves to be open to others, taking a few extra steps so as to shorten your distance from others, vaulting with your heart over obstacles; lifting one another’s burdens... This kind of training will make you happy, keep you young and help you feel the adventure of living!

Speaking of adventure, Aboud, all of us were struck by the story of your escape, together with your family, from beloved war-torn Syria, after facing more than once the risk of being killed in the conflict. Then, after so many refusals and a thousand difficulties, you landed in this country in the only way possible, by boat, remaining “on a rock without water and without food, waiting for dawn and a coast guard ship”. A true modern-day odyssey. It occurred to me that, in Homer’s Odyssey, the first hero to appear is not Odysseus, but a young man: Telemachus, his son, who embarks upon a great adventure.

Telemachus had never known his father; he was distressed and disheartened because he did not know where Odysseus was or even if he was still alive. He felt rootless and found himself at crossroads. Should he stay at home waiting, or go off on a wild search? Various voices, including that of the goddess Athena, urged him to find the courage to set out. And so he does: he gets up, secretly equips a ship and, once the sun rises, he sails away on his adventure. The meaning of life is not found by staying on the beach waiting for the wind to bring something new. Salvation lies in the open sea, in setting sail, in the quest, in the pursuit of dreams, real dreams, those we pursue with eyes open, those that involve effort, struggles, headwinds, sudden storms. Please don’t be paralyzed by fear: dream big! And dream together! As with Telemachus, there will always be those who try to stop you. There will always be those who tell you: “Forget it, don’t risk it, it’s useless”. They are the destroyers of dreams, the slayers of hope, incurably stuck in the past.

As for you, please, nourish the courage of hope! The kind of hope that you had, Aboud. How do you do this? By your choices, your decisions. Choosing is a challenge. It involves facing the fear of the unknown, emerging from the chaos of uniformity, deciding to take your life in hand. To make right choices, you should remember one thing: good decisions are always about others, not just about ourselves. Those are the decisions that are worth making, the dreams worth striving to accomplish, those that require courage and involve others.

As I leave you, this is my wish for you: the courage to go forward, the courage to take a risk and not remain on the couch. The courage to take a risk, to go out towards other persons, never in isolation but always with others. And with this courage, each of you will discover yourselves, others and the meaning of life. My wish for you is that you will discover this, with the help of God who loves you all. God loves you, so take courage and keep moving forward! [In Greek]: Together, keep moving forward!


Traduzione in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas: Kaliméra sas! [¡Buenos días!]

Les agradezco por haber venido hasta aquí, muchos de ustedes desde lugares lejanos. Efcharistó! [¡Gracias!] Estoy contento de encontrarme con ustedes finalizando mi visita a Grecia, y aprovecho la ocasión para renovar mi gratitud por la acogida y por todo el trabajo que llevaron adelante para organizarla. Efcharistó!

Sus hermosos testimonios me han impresionado. Ya los había leído y retomo ahora con ustedes algunas partes.

Katerina, nos has hablado de tus recurrentes dudas de fe. Quisiera decirte a ti y a todos ustedes, no tengan miedo de las dudas, porque no son faltas de fe. No tengan miedo de las dudas; al contrario, las dudas son “vitaminas de la fe”, ayudan a robustecerla, a hacerla más fuerte, es decir, más consciente, la hacen crecer, la hacen más libre y más madura. La hacen más disponible a ponerse en camino, a seguir adelante cada día con humildad. Y la fe es precisamente esto, un camino cotidiano con Jesús que nos lleva de la mano, nos acompaña, nos alienta y, cuando caemos, vuelve a levantarnos; nunca se atemoriza. Es como una historia de amor, donde siempre se sigue adelante juntos, día tras día. Y como en una historia de amor, llegan momentos en los que es necesario interrogarse, hacerse preguntas. Y hace bien, hace crecer el nivel de la relación. Y esto es muy importante para ustedes, porque ustedes no pueden ir ciegos por el camino de la fe, no, sino que tienen que dialogar con Dios, con la propia conciencia y con los demás.

Quisiera destacar un punto importante en la experiencia de Katerina. A veces, frente a las incomprensiones o a las dificultades de la vida, en los momentos de soledad o de desilusión, esta duda puede llamar a la puerta de nuestro corazón: “Quizá soy yo que no voy bien, tal vez estoy equivocado, estoy equivocada”. Amigos, es una tentación que hay que rechazar. El diablo nos mete esta duda en el corazón para arrojarnos en la tristeza. ¿Qué hay que hacer? ¿Qué hay que hacer cuando una duda de este tipo se vuelve sofocante y no nos deja en paz, cuando se pierde la confianza y no se sabe por dónde comenzar? Es necesario volver a encontrar el punto de partida. ¿Cuál es? Para comprenderlo, pongámonos a la escucha de vuestra gran cultura clásica. ¿Saben cuál fue el punto de partida de la filosofía, pero también del arte, de la cultura y de la ciencia? ¿Saben cuál? Todo comenzó por una chispa, por un descubrimiento que se expresa con una palabra magnífica: thaumàzein. Es el maravillarse, el asombro. Así comenzó la filosofía, de maravillarse frente a aquello que es, frente a nuestra existencia, a la armonía de la creación y al misterio de la vida.

Pero el asombro no es sólo el comienzo de la filosofía, sino también el inicio de nuestra fe. El Evangelio nos dice muchas veces que cuando alguien encuentra a Jesús se asombra, siente admiración. En el encuentro con Dios está siempre ese estupor, que es el inicio del diálogo con Dios. Y esto es así porque tener fe no consiste principalmente en un conjunto de cosas que hay que creer y de preceptos que hay que cumplir. El corazón de la fe no es una idea, no es una moral; el corazón de la fe es una realidad, una realidad bellísima que no depende de nosotros y que nos deja con la boca abierta: ¡somos hijos amados de Dios! Este es el corazón de la fe: ¡somos hijos amados de Dios! Hijos amados, tenemos un Padre que vela por nosotros y que nunca deja de amarnos. Reflexionemos: cualquier cosa que tú pienses o hagas, aunque sea lo peor, Dios sigue amándote. Yo quisiera que entiendan bien esto: Dios no se cansa de amar. Alguno puede decirme: “Pero si yo caigo en las cosas más feas, ¿Dios me ama?”. Dios te ama. “Y si yo soy un traidor, un pecador tremendo, y acabo mal, en la droga, ¿Dios me ama?”. Dios te ama. Dios ama siempre. No puede dejar de amar. Ama siempre y a pesar de todo, mira tu vida y la ve muy buena (cf. Gn 1,31). Nunca se arrepiente de nosotros. Si nos ponemos delante del espejo quizá no nos vemos como quisiéramos, porque corremos el riesgo de centrarnos en lo que no nos gusta. Pero si nos ponemos ante Dios la perspectiva cambia. No podemos más que asombrarnos de que seamos para Él, a pesar de todas nuestras debilidades y nuestros pecados, hijos amados desde siempre y para siempre. Entonces, más que comenzar la jornada frente al espejo, ¿por qué no abres la ventana de tu habitación y te detienes en todo, en todo lo hermoso que existe, en todo lo hermoso que ves? Sal de ti mismo. Queridos jóvenes, piensen que, si a nuestros ojos la creación es hermosa, a los ojos de Dios cada uno de ustedes es infinitamente hermoso. Él, dice la Escritura, “ha hecho de nosotros maravillas, maravillas admirables” (cf. Sal 139,14). Nosotros, para Dios, somos una maravilla admirable. Deja que este asombro te invada. Déjate amar por quien siempre cree en ti, por quien te ama más de cuanto tú mismo puedas llegar a amarte. No es fácil comprender esta anchura, esta profundidad del amor, no es fácil entenderla, pero es así; basta dejarse mirar por la mirada de Dios.

Y cuando estén decepcionados por algo que hayan hecho, hay otro asombro que no tienen que dejar escapar: el asombro del perdón. En esto quiero ser claro: Dios perdona siempre. Somos nosotros los que nos cansamos de pedir perdón, pero Él perdona siempre. Allí, en el perdón, se encuentra el rostro del Padre y la paz del corazón. Allí, Él nos restaura de nuevo, derrama su amor en un abrazo que vuelve a levantarnos, que desintegra el mal cometido y vuelve a hacer resplandecer la belleza incontenible que hay en nosotros, el ser sus hijos predilectos. No permitamos que la pereza, el miedo o la vergüenza nos roben el tesoro del perdón. ¡Dejemos que el amor de Dios nos asombre! Nos redescubriremos a nosotros mismos; no lo que dicen de nosotros o lo que las pulsiones del momento suscitan en nosotros, no lo que los eslóganes publicitarios nos echan encima, sino nuestra verdad más profunda, la que ve Dios, aquella en la que Él cree: la belleza irrepetible que somos.

¿Recuerdan la famosa inscripción en la entrada del templo de Delfos? γνῶθι σeαυτόν, «conócete a ti mismo». Hoy corremos el peligro de olvidarnos de lo que somos, obsesionados por miles de apariencias, por mensajes machacones que hacen depender la vida de la ropa que usamos, del automóvil que conducimos, del modo en que nos miran los demás. Pero aquella antigua invitación, conócete a ti mismo, vale todavía hoy. Reconoce que vales por lo que eres, no por lo que tienes. No vales por la marca de la ropa o por el calzado que llevas, sino porque eres único, eres única. Pienso en otra imagen antigua, la de las sirenas. Como Ulises en su itinerario de regreso a casa, también ustedes en la vida, que es un viaje audaz hacia la Casa del Padre, encontrarán sirenas. En el mito atraían a los navegantes con su canto para hacerlos estrellar contra los arrecifes. En la realidad, las sirenas de hoy quieren hipnotizarlos con mensajes seductores e insistentes, que apuntan a beneficios fáciles, a las falsas necesidades del consumismo, al culto del bienestar físico, a la diversión a toda costa. Son muchos fuegos artificiales, que brillan por un instante, y después sólo dejan humo en el aire. Yo los entiendo, resistir no es fácil. ¿Se acuerdan cómo resistió Ulises, asediado por las sirenas? Se hizo atar al palo mayor del barco. Pero otro personaje, Orfeo, nos enseña un camino mejor: entonó una melodía más hermosa que la de las sirenas y así las hizo callar. ¡Por eso es importante alimentar el asombro, la belleza de la fe! No somos cristianos porque debemos, sino porque es hermoso. Y precisamente porque queremos proteger esta belleza decimos no a lo que quiere ensombrecerla. La alegría del Evangelio, el asombro que provoca Jesús hace que las renuncias y las fatigas pasen a un segundo plano. Entonces, ¿estamos de acuerdo? Recuerden bien esto: ser cristiano no se trata fundamentalmente de hacer esto, de hacer aquello; de hacer cosas. Hay que hacer cosas, pero no es fundamentalmente eso. Ser cristiano fundamentalmente es dejar que Dios te ame, y reconocer que ante el amor de Dios eres único, eres única.

Pasemos a otro capítulo. Los rostros de los demás. Ioanna, me gustó que, para hablarnos de tu vida, has hablado de los demás, sobre todo de las dos mujeres más importantes de tu vida, tu mamá y tu abuela, que te “han enseñado a rezar, a agradecer cada día a Dios”. Así asimilaste la fe de manera natural, genuina. Y nos has dado un consejo que nos hace bien: que acudamos al Señor en cualquier circunstancia, “que le hablemos, que le confesemos nuestras preocupaciones”. De ese modo, Jesús se hizo familiar para ti. ¡Qué contento está cuando nos abrimos a Él! Así se conoce a Dios. Porque para conocerlo no basta tener ideas claras sobre Él —esa es una pequeña parte, no es suficiente—, se necesita ir hacia Él con la vida. Tal vez este sea el motivo por el que tantos lo ignoran, porque sólo sienten predicaciones y discursos. En cambio, Jesús se transmite a través de rostros y de personas concretas. Hagan la prueba de releer los Hechos de los Apóstoles y verán cuántas personas, rostros y encuentros; así conocieron a Jesús nuestros padres en la fe. Dios no nos da un catecismo en la mano, sino que se hace presente por medio de las historias de las personas. Pasa a través de nosotros. Dios no nos da un libro en las manos para aprender cosas de memoria, no. Dios se hace entender con la cercanía, acompañándonos en el camino de la vida. Conocer a Jesús es justamente el núcleo de nuestra fe.

Precisamente en este sentido, Ioanna, nos has contado acerca de una persona decisiva para ti, una religiosa que te mostró la alegría “de ver la vida como un servicio”. Subrayo esto: ver la vida como un servicio. Es verdad, servir a los demás es el camino para conquistar la alegría. Dedicarse a los demás no es de perdedores, es de vencedores; es el camino para hacer algo realmente nuevo en la historia. Supe que en griego “joven” se dice “nuevo” y nuevo significa joven. El servicio es la novedad de Jesús; el servicio, dedicarse a los demás es la novedad que hace la vida siempre joven. ¿Quieres hacer algo nuevo en la vida? ¿Quieres rejuvenecer? No te contentes con publicar algún post o algún tuit. No te contentes con encuentros virtuales, busca los reales, sobre todo con quien te necesita; no busques la visibilidad, sino a los invisibles. Esto es original, esto es revolucionario. Salir de uno mismo para encontrar a los otros. Pero si tú vives prisionero en ti mismo, nunca encontrarás a los otros, nunca sabrás qué es servir. Servir es el gesto más bello, más grande de una persona, servir a los demás. Muchos hoy son “de redes sociales” pero poco “sociales”, encerrados en sí mismos, prisioneros del teléfono que tienen entre sus manos. Pero en la pantalla falta el otro, faltan sus ojos, su respiración, sus manos. La pantalla se vuelve fácilmente un espejo, donde crees que estás frente al mundo, pero en realidad estás solo, en un mundo virtual lleno de apariencias, de fotos trucadas para parecer siempre hermosos y en forma. ¡Qué bonito, en cambio, es estar con los demás, descubrir la novedad del otro, dialogar con el otro, cultivar la mística del conjunto, la alegría de compartir, el ardor de servir!

A este respecto, en el encuentro con los jóvenes en Eslovaquia, el pasado mes de septiembre, algunos jóvenes mostraban una pancarta interesante. Tenía sólo dos palabras: “Todos hermanos”. Me gustó. A menudo en los estadios, en las manifestaciones, en las calles se exponen pancartas para alentar la propia facción, las propias ideas, el propio equipo, los propios derechos. Pero la pancarta de esos jóvenes decía algo nuevo: que es hermoso sentirse hermanos y hermanas de todos, sentir que los demás forman parte de un nosotros, no gente de la que hay que tomar distancia. Estoy contento de verlos todos juntos, unidos, aun proviniendo de países e historias tan distintas. ¡Sueñen con la fraternidad!

En griego hay un refrán iluminador: o fílos ine állos eaftós, “el amigo es otro yo”. Sí, el otro es el camino para volver a encontrarse con uno mismo; no lo es el espejo, es el otro. Ciertamente, cuesta salir de las propias zonas de confort, es más fácil estar sentados en el sofá frente a la televisión. Pero eso es algo viejo, no es de jóvenes. Pero mira: un joven en el sofá, ¡qué cosa vieja! De jóvenes es reaccionar, abrirse cuando uno se siente solo, buscar a los demás cuando viene la tentación de cerrarse, entrenarse en esta “gimnasia del alma”. Aquí nacieron los eventos deportivos más grandes, las Olimpíadas, el maratón. Más allá del espíritu de lucha que hace bien al cuerpo, está aquello que hace bien al alma: entrenarse para la apertura, recorrer largas distancias desde uno mismo para acortarlas con los demás, lanzar el corazón atravesando los obstáculos, cargar unos los pesos de los otros. Entrenarse en esto los hará felices, los mantendrá jóvenes y les hará sentir la aventura de vivir.

A propósito de aventura, Aboud, tu testimonio nos ha impactado: la huida, junto con los tuyos, de la amada y martirizada Siria, después de haber estado varias veces a punto de ser asesinados en la guerra. Y después de tantos “no” y miles de dificultades, llegaron a este país del único modo posible, en barco, permaneciendo “en una roca sin agua y sin comida, esperando el amanecer y una nave de la guardia costera”: una verdadera odisea de nuestros días. Y me vino en mente que, en la Odisea de Homero, el primer héroe que aparece no es Ulises, sino un joven, Telémaco, su hijo, que vivió una gran aventura.

No había conocido a su padre y estaba angustiado, desalentado porque no sabía dónde se encontraba y ni siquiera si estaba vivo. Se sentía sin raíces y estaba delante de una encrucijada: permanecer allí, a la espera, o quizá hacer una locura y lanzarse a la búsqueda. Hay varias voces, entre ellas la de la divinidad, que lo exhortan a ser valiente y a partir. Y él lo hace, se levanta, prepara el barco a escondidas y rápidamente, al despuntar el sol, sale a la aventura. El sentido de la vida no es quedarse en la playa esperando que el viento traiga novedades. La salvación está en mar abierto, está en el impulso, en seguir los sueños, los verdaderos, los que se sueñan con los ojos abiertos, que comportan esfuerzo, lucha, vientos contrarios, borrascas repentinas. Por favor, no hay que dejarse paralizar por el miedo, ¡sueñen en grande! ¡Y sueñen juntos! Como pasó con Telémaco, habrá quien intente detenerlos. Habrá siempre alguien que les dirá: “Déjalo, no te arriesgues, es inútil”. Estos son los anuladores de sueños, los sicarios de la esperanza, los incurables nostálgicos del pasado.

Ustedes, en cambio, por favor, alimenten la valentía de la esperanza, la que has tenido tú, Aboud. ¿Cómo se hace? Por medio de sus decisiones. Elegir es un desafío, es afrontar el miedo a lo desconocido, es salir del pantano de la aprobación, es decidirse a tomar la propia vida entre las manos. Para tomar decisiones adecuadas, pueden recordar una cosa: las buenas decisiones incluyen siempre a los demás, no sólo a uno mismo. Esas son las decisiones por las que vale la pena arriesgarse, los sueños que hay que realizar; aquellos que requieren valentía y que implican a los demás.

Y, al despedirme de ustedes, les deseo la valentía de seguir adelante, la valentía de arriesgar, la valentía de no quedarse en el sofá. El coraje de arriesgar, de ir al encuentro de los otros, nunca aislados, siempre con los demás. Y con esa valentía, cada uno de ustedes se encontrará a sí mismo, encontrará a los otros y hallará el sentido de la vida. Les deseo esto, con la ayuda de Dios, que los ama a todos. Dios los ama, sean valientes, ¡sigan adelante! Brostà, óli masí! [¡Adelante, todos juntos!]

Traduzione in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs, kaliméra sas [bom dia]!

Agradeço-vos por terdes vindo aqui, muitos de vós de lugares distantes: efcharistó [obrigado]! Estou contente por vos encontrar já na reta final da minha visita à Grécia; e aproveito a ocasião para renovar o meu agradecimento pelo acolhimento e todo o trabalho realizado para a organizar: efcharistó!

Impressionaram-me os vossos estupendos testemunhos. Já os tinha lido e agora retomo convosco algumas passagens.

Katerina, falaste-nos das tuas frequentes dúvidas de fé. Quero dizer a ti e a todos vós: não tenhais medo das dúvidas, porque não são faltas de fé. Não tenhais medo das dúvidas. Antes pelo contrário, as dúvidas são «vitaminas da fé»: ajudam a robustecê-la, tornando-a mais forte, ou seja, mais consciente, fazem-na crescer, tornam-na mais livre, mais madura. Tornam-na mais disposta a pôr-se a caminho, a seguir em frente com humildade, dia após dia. Ora a fé é precisamente isto: um caminho quotidiano com Jesus, que nos leva pela mão, acompanha, encoraja e, quando caímos, levanta-nos. Nunca Se amedronta. É como uma história de amor, onde se avança sempre juntos, dia a dia; e contudo sobrevêm, como numa história de amor, momentos em que há necessidade de se interrogar, de superar as dúvidas. E é útil, faz subir o nível do relacionamento. Isto é muito importante para vós, porque não podeis trilhar o caminho da fé às cegas, mas dialogai com Deus, com a própria consciência e com os outros.

Gostava de destacar, na experiência de Katerina, um ponto importante. Às vezes, perante as incompreensões ou as dificuldades da vida, nos momentos de solidão ou de desilusão, pode bater à porta do coração esta dúvida: «Talvez seja eu que não me comporto bem... talvez esteja errado, esteja errada». Amigos, é uma tentação que se deve afastar. O diabo coloca-nos esta dúvida no coração, para nos precipitar na tristeza. Que fazer? Que fazer, quando uma dúvida assim se torna sufocante e não deixa em paz, quando se perde a confiança e fica-se sem saber donde começar? É preciso reencontrar o ponto de partida. E qual é? Para o compreender, escutemos a vossa grande cultura clássica. Sabeis qual foi o ponto de partida não só da filosofia, mas também da arte, da cultura, da ciência? Sabeis qual foi? Tudo começou por uma fulguração, uma descoberta, traduzida por uma palavra magnífica: thaumàzein – maravilhar-se. É o espanto. Assim começou a filosofia: da maravilha perante as coisas que são, a nossa existência, a harmonia da criação, o mistério da vida.

Mas o espanto não constitui apenas o início da filosofia; é também o início da nossa fé. Várias vezes nos diz o Evangelho que, quando alguém encontrava Jesus, ficava maravilhado, sentia espanto. No encontro com Deus, existe sempre o espanto: é o início do diálogo com Deus. E isto é assim, porque ter fé não consiste primariamente num conjunto de coisas que devemos acreditar e de preceitos que temos de cumprir. O âmago da fé não é uma ideia, não é uma moral; o âmago da fé é uma realidade, uma realidade belíssima que não depende de nós e que nos deixa de boca aberta: somos filhos amados de Deus! Isto é o âmago da fé: somos filhos amados de Deus! Filhos amados: temos um Pai que olha por nós sem nunca cessar de amar-nos. Pensemos nisto: seja o que for que tu penses ou faças, mesmo que fossem as coisas piores, Deus continua a amar-te. Gostaria que isto ficasse bem claro para vós: Deus não Se cansa de amar. Alguém pode dizer-me: «Mas, se eu escorregar nas coisas mais feias, Deus ama-me?» – Deus ama-te. «E se eu for um traidor, um grande pecador, e acabo mal, na droga... Deus ama-me?» – Deus ama-te. Deus ama sempre. Não consegue parar de amar. Ama sempre e em todo o caso. Contempla a tua vida, e vê-a muito boa (cf. Gn 1, 31). Nunca se arrepende de nos ter criado. Se nos colocarmos diante do espelho, talvez não nos vejamos como queríamos, porque corremos o risco de nos concentrar naquilo que não gostamos. Mas se nos colocarmos diante de Deus, a perspetiva muda. Não podemos deixar de nos maravilhar por sermos para ele, não obstante todas as nossas fraquezas e pecados, filhos amados desde sempre e para sempre. Sendo assim, em vez de começar o dia diante do espelho, porque não abres a janela do quarto e espraias o olhar sobre tudo, sobre toda a beleza existente, sobre toda a beleza que vês? Sai de ti mesmo… Queridos jovens, pensai: se a criação é bela aos nossos olhos, aos olhos de Deus cada um de vós é infinitamente mais belo. Ele fez de nós, como diz a Escritura, uma maravilha, «espantosas maravilhas» (Sal 139, 14). Nós, para Deus, somos uma maravilha espantosa. Deixa-te invadir por este espanto. Deixa-te amar por Quem sempre crê em ti, por Quem te ama mais de quanto consigas, tu próprio, amar-te. Não é fácil compreender esta amplitude, esta profundidade do amor. Não é fácil compreendê-la, mas é assim… Basta deixar-se contemplar pelo olhar de Deus.

E quando ficais desiludidos com o que fizestes, há um outro espanto que não haveis de deixar fugir: o espanto do perdão. Sobre isto quero ser claro: Deus perdoa sempre. Somos nós que nos cansamos de pedir perdão, mas Ele perdoa sempre. Aqui, no perdão, encontram-se de novo o rosto do Pai e a paz do coração. Aqui faz-nos novos, derrama o seu amor num abraço que nos levanta, que desintegra o mal cometido e volta a fazer brilhar a beleza incancelável que há em nós: a de sermos seus filhos prediletos. Não permitamos que a preguiça, o medo ou a vergonha nos roubem o tesouro do perdão. Deixemo-nos maravilhar pelo amor de Deus. Voltaremos a descobrir-nos a nós mesmos; não o que dizem de nós nem aquilo que suscitam em nós os impulsos do momento; não aquilo que os reclames publicitários nos impingem, mas a nossa verdade mais profunda, aquela que Deus vê, aquela em que Ele crê: a beleza irrepetível que somos.

Lembrais-vos das célebres palavras esculpidas no frontispício do templo de Delfos «γνώθι ςεαυτόν - conhece-te a ti mesmo»? Hoje corremos o risco de esquecer quem somos, obcecados por mil aparências, por mensagens marteladas que fazem depender a vida do modo como nos vestimos, do carro que guiamos, da forma como os outros nos olham... Mas aquele antigo convite – «conhece-te a ti mesmo» – é válido ainda hoje: reconhece que vales por aquilo que és, não pelo que tens. Não vales pela marca da roupa ou pelos sapatos que usas, mas porque és único, és única. Vem-me ao pensamento outra imagem antiga: as sereias. Como aconteceu a Ulisses no percurso para casa, também vós na vida, que é uma viagem arriscada rumo à Casa do Pai, encontrareis sereias. Estas, segundo o mito, atraíam os marinheiros com o seu canto para esfacelá-los contra as rochas. Na realidade, as sereias de hoje querem encantar-vos com mensagens sedutoras e insistentes, que apostam em lucros fáceis, nas ilusórias necessidades do consumismo, no culto do bem-estar físico, da diversão a todo o custo... São muitos fogos de artifício, que brilham por um momento e depois deixam apenas fumaça no ar. Eu compreendo-vos! Não é fácil resistir! Lembrais-vos como o conseguiu Ulisses, insidiado pelas sereias? Fez-se amarrar ao mastro do navio. Entretanto temos outro personagem, Orfeu, que nos ensina um meio melhor: entoou uma melodia mais bonita do que a das sereias e assim as fez calar. Eis o motivo por que é importante alimentar o espanto, a beleza da fé! Não somos cristãos porque temos que o ser, mas porque é estupendo. E precisamente para preservar esta beleza, dizemos não àquilo que a quer obscurecer. A alegria do Evangelho, a maravilha de Jesus faz as renúncias e as fadigas passarem para segundo plano. Então estais de acordo? Lembrai-vos bem disto: ser cristão, fundamentalmente, não é fazer isto, fazer aquilo, ...fazer coisas. Devem-se fazer coisas, mas fundamentalmente não é isso. Ser cristão, fundamentalmente, é deixar que Deus te ame, e reconhecer que és único, que és única aos olhos amorosos de Deus.

Passemos a outro capítulo: os rostos dos outros. Ioanna, gostei que tu, para nos falar da tua vida, tivesses falado dos outros. Primeiro, das duas mulheres mais importantes da tua vida – a mãe e a avó –, que te «ensinaram a rezar, a agradecer a Deus cada dia». Assim, assimilaste a fé de forma natural, genuína. E deste-nos uma sugestão, que é útil para nós: recorrer ao Senhor para qualquer coisa. «Falar com Ele, confessar-Lhe as nossas preocupações». Assim Jesus tornou-Se-te familiar. Como fica contente, quando nos abrimos a Ele! É assim que se conhece Deus. Pois, para O conhecer, não basta ter ideias claras sobre Ele (isso é apenas uma pequena parte, não basta!), é preciso levar até Ele a vida. Talvez esteja aqui o motivo por que muitos O ignoram: porque só ouvem sermões e discursos. Diversamente, Jesus transmite-Se através de rostos e pessoas concretas. Experimentai pegar nos Atos dos Apóstolos e lá vereis tantas pessoas, rostos, encontros… Foi assim que os nossos pais na fé conheceram Jesus. Deus não nos passa para a mão um catecismo, mas faz-Se presente mediante as histórias das pessoas. Passa através de nós. Deus não nos dá para a mão um livro a fim de aprender coisas de memória, não. Deus faz-Se compreender pela proximidade, acompanhando-nos no caminho da vida. Conhecer Jesus é a essência da nossa fé.

Precisamente a propósito disto, Ioanna, falaste-nos duma terceira pessoa decisiva para ti, uma Irmã que te mostrou a alegria «de olhar a vida como um serviço». Destaco isto: olhar a vida como um serviço. É verdade! Servir os outros é o caminho para conquistar a alegria. Dedicar-se aos outros não é procedimento de perdedores, mas de vencedores; é o caminho para se fazer algo de verdadeiramente novo na história. Soube que, em grego, «jovem» se diz «novo», e novo significa jovem. O serviço é a novidade de Jesus; o serviço, o dedicar-se aos outros é a novidade que torna a vida sempre jovem. Queres fazer algo de novo na vida? Queres rejuvenescer? Não te contentes em publicar qualquer “post” ou algum “tweet”. Não te contentes com encontros virtuais, mas procura os reais, sobretudo com quem tem necessidade de ti: não procures a visibilidade, mas os invisíveis. Isto sim; é ser original, revolucionário. Sair de si mesmo para encontrar o outro. Mas, se vives prisioneiro em ti mesmo, nunca encontrarás o outro, nunca saberás o que é servir. Servir é o gesto mais belo, o gesto maior duma pessoa: servir os outros. Há tantos hoje que são muito “social”, mas pouco sociais: fechados em si mesmos, prisioneiros do telemóvel que trazem na mão, mas no visor falta o outro, faltam os seus olhos, a sua respiração, as suas mãos. O visor torna-se facilmente num espelho, onde julgas ter diante de ti o mundo, quando na realidade estás sozinho, num mundo virtual cheio de aparências, de fotografias maquilhadas para parecer sempre belos e em forma. Ao invés, como é bom estar com os outros, descobrir as novidades do outro! Dialogar com o outro, cultivar a mística do todo, a alegria de compartilhar, o ardor de servir!

A respeito disto, em setembro passado, no encontro com os jovens na Eslováquia, alguns deles exibiam um cartaz interessante. Tinha apenas duas palavras: «Fratelli tutti». Gostei! Muitas vezes nos estádios, nas manifestações, nas estradas estendem-se cartazes para apoiar o próprio partido, as próprias ideias, a própria equipa, os próprios direitos. Mas o cartaz daqueles jovens dizia uma coisa nova: que é bom sentir-se irmãos e irmãs de todos, sentir que os outros são parte de nós e não pessoas das quais manter-se à distância. Estou contente por ver-vos todos juntos, unidos apesar de serdes originários de países e histórias tão diferentes. Sonhai a fraternidade!

Em grego, há um dito instrutivo: «o fílos ine állos eaftós – o amigo é um outro eu». Sim, o outro é o caminho para me encontrar a mim mesmo. O outro, ele não é um espelho. Claro, cansa sair da própria zona de conforto; é mais fácil estar sentado no sofá diante da TV. Mas é coisa velha; não é de jovens. Imagina tu: um jovem no sofá. Que coisa velha! Próprio dos jovens é reagir: quando se sentem sozinhos, abrir-se; quando vem a tentação de se fechar, procurar os outros, treinar-se nesta «ginástica da alma». Aqui nasceram os maiores eventos desportivos: as olimpíadas, a maratona... Além da competição que faz bem ao corpo, há aquela que faz bem à alma: treinar na abertura, distanciar-se longamente de si mesmo para encurtar as distâncias com os outros; lançar o coração para além dos obstáculos; erguer os pesos uns dos outros... Treinar-vos nisto far-vos-á felizes, manter-vos-á jovens e levar-vos-á a saborear a aventura de viver.

A propósito de aventura, Aboud, o teu testemunho impressionou-nos: a fuga, juntamente com os teus, da querida e atormentada Síria, depois de terdes corrido várias vezes o risco de ser mortos pela guerra. Então, depois de tantos «nãos» e mil dificuldades, chegastes a este país da única maneira possível, de barco, permanecendo «num rochedo sem água nem comida, esperando o amanhecer e um navio da guarda costeira». Uma verdadeira e própria odisseia dos nossos dias. E veio-me à mente que, na Odisseia de Homero, o primeiro herói que aparece não é Ulisses, mas um jovem: Telémaco, seu filho, que vive uma grande aventura.

Não conhecera o pai e sente-se angustiado, desanimado, porque não sabe onde ele está nem sequer se existe. Sente-se sem raízes e numa encruzilhada: ficar ali à espera, ou fazer uma loucura lançando-se à procura dele. Existem várias vozes, incluindo a da divindade, que o exorta a ter coragem e partir. E é o que ele faz: levanta-se, arranja às escondidas o navio e apressadamente, ao nascer do sol, parte à aventura. O sentido da vida não é ficar na praia, à espera que o vento traga novidades. A salvação está em fazer-se ao mar, está no ímpeto, na busca, em ir no encalço dos sonhos: sonhos reais, sonhos com os olhos abertos, que supõem fadiga, luta, ventos contrários, tempestades repentinas. Por favor, não vos deixeis paralisar pelos medos, mas sonhai em grande. E sonhai juntos. Como, no caso de Telémaco, haverá quem procure deter-vos. Haverá sempre quem vos diga: «Desisti! Não arrisqueis; é inútil». Estes são os anuladores de sonhos, os sicários da esperança, os incuráveis nostálgicos do passado.

Ao contrário vós, por favor, alimentai a coragem da esperança, aquela que tivestes tu, Aboud. E como se faz? Através das vossas opções. Escolher é um desafio: é enfrentar o medo do desconhecido, sair do pântano da homogeneização, decidir tomar as rédeas da própria vida. Para fazer opções corretas, podeis lembrar-vos duma coisa: as boas decisões têm a ver sempre com os outros, e não apenas connosco. Eis as opções pelas quais vale a pena arriscar, os sonhos que se devem realizar: aqueles que exigem coragem e envolvem os outros.

E, ao despedir-me de vós, desejo-vos isto: a coragem de continuar para diante, a coragem de arriscar, a coragem de não ficar no sofá. A coragem de arriscar, de ir ao encontro dos outros. Nunca isolados, sempre com os outros. E, com esta coragem, cada um de vós encontrar-se-á a si mesmo, encontrará o outro e encontrará o sentido da vida. É isto que vos desejo, com a ajuda de Deus, que vos ama a todos. Deus ama-vos. Tende coragem, continuai para diante! Brostà, óli masí [Avante, todos juntos].


Traduzione in lingua araba

الزيارة الرسوليّة إلى قبرص واليونان

كلمة قداسة البابا فرنسيس

في اللقاء مع الشباب

في مدرسة القديس ديونيسيوس للراهبات الأورسوليات في ماروسي في أثينا - اليونان

الإثنين 6 كانون الأوّل / ديسمبر 2021

الإخوة والأخوات الأعزّاء،kaliméra sas! صباح الخير،

أشكركم على حضوركم هنا، فكثيرون منكم قادمون من أماكن بعيدة: efcharistó! [شكرًا!] يسعدني أن ألتقي بكم في قمة زيارتي هذه إلى اليونان. وأغتنم هذه الفرصة لأجدّد شكري على الاستقبال وكلّ الجهود المبذولة لتنظيم الزّيارة: efcharistó!

أدهشتني شهاداتكم الجميلة. كنت قد قرأتها من قبل، وأسترجع معكم الآن بعض المقاطع.

كلّمتِنا، كاترينا، على الشكوك لديك المتكرّرة في الإيمان. أودّ أن أقول لكِ ولكم جميعًا: لا تخافوا من الشّكوك، لأنّها ليست تعبيرًا عن قلّة الإيمان. لا تخافوا من الشّكوك. على العكس، الشّكوك هي ”فيتامينات الإيمان“: فهي تساعد على تقويته، وتجعله أكثر متانة، أي أكثر وعيًا، وتجعله ينمو، ويصبح أكثر حريّة ونضجًا. وتجعله أكثر استعدادًا للانطلاق، والمضيّ قدمًا بتواضع، يومًا بعد يوم. والإيمان هو بالتّحديد هذا: مسيرة يوميّة مع يسوع الذي يمسك بيدنا، ويرافقنا، ويشجّعنا، وعندما نسقط، يرفعنا. يجب ألّا نخاف أبدًا. يشبه قصّة الحبّ، حيث نمضي قدمًا معًا دائمًا، يومًا بعد يوم. ومثل أيّ قصّة حبّ، هناك لحظات نحتاج فيها إلى أن نسائل أنفسنا، ونطرح بعض الأسئلة. وهذا حسنٌ، فهو يرفع من مستوى العلاقة! وهذا مهمّ جدًّا لكم، لأنّه لا يمكنكم السّير في طريق الإيمان وأنتم عميان، لا، بل تحدّثوا مع الله، ومع ضميركم ومع الآخرين.

أودّ أن أؤكِّد على نقطة مهمّة في خبرة كاترينا. أحيانًا، أمام سوء الفهم أو صعوبات الحياة، وفي لحظات الوَحدة أو خيبة الأمل، يمكن أن يطرق الشّكّ باب قلبنا: ”ربّما أكون أنا الذي لا أصلُح... ربّما أكون مُخطِئًا، أو مُخطِئةً... “. أصدقائي، إنّها تجربة يجب أن نقاومها! يضع الشّيطان هذا الشّكّ في قلوبنا ليرمي بنا في الحزن. ماذا يجب أن نفعل؟ ماذا نفعل عندما يصبح شّكٌّ مثل هذا خانقًا، ولا يدعنا بسلام، وعندما نفقد الثّقة ولا نعلم من أين نبدأ؟ يجب أن نجد نقطة البداية. وما هي؟ حتّى نفهم هذا، لنستمع إلى ثقافتكم الكلاسيكيّة الهامّة. هل تعلمون ما هي نقطة البداية للفلسفة، ولكن أيضًا للفنّ، والثّقافة، والعلوم؟ هل تعلمون؟ بدأ كلّ شيء بشرارة، باكتشاف، تشير إليه كلمة بليغة هي: thaumàzein. أي التّعجّب، والدّهشة. هكذا بدأت الفلسفة: من التّعجّب والاندهاش أمام الأمور الموجودة، وأمام وجودنا، وانسجام الخليقة، وسرّ الحياة.

ولكن، لم تكن الدّهشة بداية الفلسفة فقط، بل كانت أيضًا بداية إيماننا. يقول لنا الإنجيل مرات عديدة إنّه عندما كان يلتقي شخصٌ ما بيسوع، كان يندهش، ويشعر بالدّهشة. هناك دائمًا اندهاش في اللقاء مع الله، وهو بداية الحوار مع الله. وهو هكذا، لأنّ إيماننا لا يقوم قبل كلّ شيء بمجموعة من الأمور التي يجب الإيمان بها، وتعليمات يجب تحقيقها. قلب الإيمان ليس فكرة، وليس أخلاقًا، قلب الإيمان هو واقع، هو شيء جميل جدًّا، ليس منّا، يتركنا منذهلين: نحن أبناء الله المحبوبين! هذا هو قلب الإيمان: نحن أبناء الله المحبوبين! أيّها الأبناء المحبوبون: لَنَا أبٌ يسهر علينا، من دون أن يتوقّف عن محبتنا أبدًا. لنفكّر: أيّ أمرٍ فكّرنا فيه أو فعلناه، حتّى لو كان الأسوأ، سيستمرّ الله في حبّه لنا. أودّ أن تفهموا هذا جيّدًا: الله لا يتعب من أن يحبّ. يمكن لأحدكم أن يقول لي: ”إذا وقعت في أسوأ الأمور، هل سيحبّني الله؟“ الله يحبّك. ”وإذا كنت خائنًا، وخاطئًا مروِّعًا، وأنتهى بي الأمر بالسّوء، وبالمخدرات... هل سيحبّني الله؟“ الله يحبّك. الله يحبّ دائمًا. ولا يستطيع أن يتوقّف عن أن يحبّ. يحبّ دائمًا وعلى أيّ حال. نَظَرَ إلى حياتك ورأى أنّها حسنةٌ جدًّا (راجع التّكوين 1، 31). لم يندم قط لأنّه أحبّنا. إذا وقفنا أمام المرآة، ربّما لا نرى أنفسنا كما نرغب، لأنّنا جازفنا بالتّركيز على ما لا نحبّه. ولكن، إذا وضعنا أنفسنا أمام الله، فإنّ رؤيتنا تتغيّر. لا يمكننا إلّا أن نندهش، لأنّنا، على الرّغم من ضعفنا وخطايانا كلّها، نحن أبناؤه المحبوبون دائمًا وإلى الأبد. لذلك، بدلاً من أن نبدأ يومنا أمام المرآة، لماذا لا نفتح نافذة غرفتنا، ونتوقّف عند كلّ شيء، وعند كلّ الجمال الموجود، وعند كلّ الجمال الذي نراه؟ اخرجوا من أنفسكم. أيّها الشّباب الأعزّاء، فكّروا: إذا كانت الخليقة جميلة في أعيننا، فكلّ واحدٍ منكم هو في نظر الله أجمل بلا حدود! وقال الكتاب المقدّس في الله: ”أعجزت فأدهشت. عجيبةٌ أعمالك، عجيبةٌ أعمالك“ (راجع المزامير 139، 14). نحن في نظر الله مدهشين وباهرين. اتركي هذه الدّهشة تغمرْ حياتك. دَعيه يحبّك هو الذي آمن بك دائمًا، وأحبّك أكثر ممّا تستطيعين أنت أن تُحبّي نفسك. ليس من السّهل أن نفهم هذه الرّحابة، وعمق هذا الحبّ، ليس من السّهل أن نفهمه، ولكنّه كذلك: يكفي أن ندع الله ينظر إلينا.

وعندما تشعرون بخيبة أمل ممّا فعلتم، هناك دهشة أخرى يجب ألّا تُضيّعوها وهي: دهشة المغفرة. أريد أن أكون واضحًا في هذا الأمر: الله يغفر دائمًا. نحن الذين سئمنا من طلب المغفرة، ولكنّ الله يغفر دائمًا. هناك، في المغفرة، تجدون وجه الآب وسلام القلب. وهناك هو يجدّدنا، ويسكب محبّته في عناقٍ يرفعنا، ويزيل الشّرّ الذي ارتكبناه ويعيد الجمال الذي فينا يسطع، ولا يمكن محوه، وهو أنّنا أبناء الله الأحباء. لا نسمح للكسل، أو للخوف، أو للخجل أن يسرقوا كنز المغفرة. لنترك أنفسنا في دهشتها أمام محبّة الله! بذلك نُعيدُ اكتشاف أنفسنا. نحن لسنا ما يقولونه عنَّا، أو ما تثيره فينا دوافع اللحظة، ولا الشعارات الإعلانية التي يصنفوننا بها، بل حقيقتنا في أعماقها، هي التي يراها الله، والتي يؤمن بها هو، وهي: جمالنا الفريد الذي لا شبيه له.

هل تذكرون الكلمات الشّهيرة المحفورة على واجهة معبد دلفي؟ ”Γνώθι σαυτόν“ "اعرف نفسك". يوجد اليوم خطر أن ننسى من نحن، في تهالكنا على آلاف المظاهر، والرسائل التي تتهافت علينا، وتجعل حياتنا مقيدة بماذا نلبس، وبالسّيارة التي نقودها، وبنظرة الآخرين إلَينا... لكن، ذلك النداء القديم، اعرف نفسك، صحيح اليوم أيضًا: اعرِفْ أنّ قيمتك بما أنت، وليس بما لَكَ. ليست قيمتك بماركة الثياب أو الحذاء الذي تلبسه، ولكن قيمتك فيك أنت، وأنت فريد. أفكّر في صورة قديمة أخرى، صورة حوريّات البحر. مثل أوليسِس في طريق العودة إلى البيت، أنتم أيضًا في حياتكم، التي هي رحلة مغامرات نحو بيت الآب، ستجدون أنتم أيضًا حوريّات البحر. في الأسطورة، كُنَّ يَجْذِبْنَ البحّارة بغنائهِنَّ لجعلهم يصطدمون بالصّخور. في الواقع، تريد حوريّات اليوم أن تسحركم برسائل مغرية وملحّة، تركّز على المكاسب السّهلة، والاحتياجات الزّائفة في عالم الاستهلاك، وعبادة الرّفاهيّة الجسديّة، والمتعة بأيّ ثمن... كلّها ألعاب نارية مصطنعة، تلمع لحظة، ثم تترك من بعدها دخانًا في الهواء. أنا أفهمكم، ليس سهلًا مقاومتُها. هل تذكرون كيف استطاع أوليسس المقاومة، عندما أحاطت به الحوريّات؟ ربط نفسه بسارية السّفينة. ولكن شخصيّة أخرى، وهو أورفيوس، يعلّمنا طريقة أفضل: أخذ يغَنِّى أغنية أجمل من أغاني الحوريّات، وهكذا أسكتهنّ. لهذا، من المهمّ أن نغذّي فينا الدّهشة، وجمال الإيمان! نحن لسنا مسيحيّين لأنّنا مُجبرون أن نكون كذلك، ولكن لأنّه جميل أن نكون مسيحيّين. وحتّى نحافظ على هذا الجمال بالتّحديد، نقول لا لِمَن يريد أن يحجبه. إنّ فرح الإنجيل، واندهاشنا بيسوع يضعان أعمال التجرّد والصِّعاب على الخط الخلفي. إذًا، هل نحن متّفقون؟ تذكّروا هذا جيّدًا: أن نكون مسيحيّين في الأساس لا يعني أن نفعل هذا، أو ذاك... أي أن نفعل أمورًا. يجب أن نفعل بعض الأمور، ولكن ليس هذا هو الأمر في الأساس. أن نكون مسيحيّين في الأساس يعني أن نسمح لله أن يحبّنا، ونُدرك أنّنا فريدون، وتدركي أنّك فريدة أمام محبّة الله.

لننتقل إلى فصل أخر. وجوه الآخرين. يوأنّا، أعجبتني طريقتك، لتحدّثينا عن حياتك، حدّثْتِنا عن الآخرين. أوّلاً عن أهمِّ امرأتين في حياتك، والدتُك وجدّتُك، اللتان ”علّمتاك أن تصلّي، وأن تشكري لله كلّ يوم“. وهكذا، أدركتِ الإيمان بطريقة طبيعيّة وعفوية. وقدّمت لنا نصيحة مفيدة وهي: أن نلجأ إلى الرّبّ يسوع في كلّ شيء، ”نكلّمُه، ونعترف له بهمومنا“. وهكذا، أصبح يسوع مألوفًا لكِ. كم يكون سعيدًا عندما ننفتح عليه! بهذه الطّريقة نعرف الله. لأنّه حتّى نعرفه، لا يكفي أن يكون لدينا أفكار واضحة عنه – هذا جزء صغير، لا يكفي - بل علينا أن نذهب إليه بحياتنا. وربّما هذا هو سببُ جهلِ الكثيرينَ لهُ: لأنّهم يسمعون فقط عظاتٍ وخِطَابات. لكن، يُنقَل يسوع من خلال وجوه وأشخاص معروفين. حاولوا أن تقرؤوا سفر أعمال الرّسل، وسترون عدد الأشخاص، والوجوه، واللقاءات: هكذا عرف يسوع آباؤنا بالإيمان. الله لا يضع في يدنا كتاب تعليم مسيحيّ، لكنّه يحضر من خلال قصص أشخاص. وهو يمرُّ من خلالنا. لا يعطينا الله كتابًا لنتعلّم الأمور عن غيب، لا. الله يجعلنا نفهمه باقترابه منّا، ومرافقته لنا في طريق الحياة. إنّ معرفة يسوع هو جوهر إيماننا بالتحديد.

في هذا الخصوص بالتّحديد، حدَّثْتِنا، يوأنّا، عن شخص ثالث كان حاسمًا بالنّسبة لكِ، وهي راهبة، أظهرت لك الفرح في ”أن تَجدي أنّ الحياة خدمة“. أؤكّد على هذا: أن تَجدي أنَّ الحياة خدمة. هذا صحيح، إنّ خدمة الآخرين هو الطّريق للحصول على الفرح! وأن نكرّس أنفسنا من أجل الآخرين، هذا ليس عمل الخاسرين، بل المنتصرين، وهو الطّريق من أجل عمل أمرٍ جديدٍ حقًّا في التّاريخ. عَلِمْتُ أنّ كلمة ”الشّباب“ في اللغة اليونانيّة، تعني ”الجديد“، والجديد يعني الشّباب. الخدمة هي الشيء الجديد في يسوع. الخدمة، وتكريس الذات للآخرين هما الشيء الجديد الذي يَجْعَلُ الحياة شابّة دائمًا. هل تريد أن تعمل أمرًا جديدًا في الحياة؟ وهل تريد أن تعود شابًّا؟ لا تكتفِ بنشر بعض الجمل في الفيسبوك أو التّغريدات. ولا تكتفِ باللقاءات الافتراضيّة، بل ابحث عن اللقاءات الحقيقيّة، وخاصّة مع الذين هم بحاجةٍ إليك: ولا تهتم بأن يراك الناس، بل بالأمور الخفية. هذا جديد ومبتكر، وثوريّ. اخرج من ذاتك للقاء الآخر. ولكن إذا كنت تعيش سجينًا في نفسك، لن تقابل الآخر أبدًا، ولن تعرف أبدًا ما هي الخدمة. الخدمة هي أجمل وأكبر لفتة للشّخص: خدمة الآخرين. كثيرون اليوم هم نشطون جدًّا على مواقع التواصل الاجتماعي، لكنّهم ليسوا اجتماعيّين: فهم منغلقون على أنفسهم، وأسرى الهاتف الخلوي الذي يمسكونه بأيديهم. ولكن على شاشة هاتفهم، الآخرُ غير موجود، لا توجد عيناه، ونفَسُه، ويداه. وتصبح شاشة الهاتف بسهولة مثل مرآة، حيث تعتقد أنّك أمام العالم، ولكن في الواقع أنت وحيد، في عالم افتراضيّ مليء بالمظاهر، والصّور المصطنعة حتّى تبدو جميلة وملائمة دائمًا. وبالمقابل، كم هو جميل أن نكون مع الآخرين، ونكتشف كلّ ما هو جديد في الآخر! وأن نتحدّث مع الآخر، ونعتني بتنمية روحية الجماعة، أن نكون معًا، وفرح المشاركة، وحماس الخدمة!

في هذا الخصوص، وفي لقائي مع الشّباب في سلوفاكيا في أيلول/سبتمبر الماضي، رفع بعض الفتيان لافتة مهمّة. كان عليها كلمتان فقط: ”كلّنا إخوة“. لقد أحببت ذلك. غالبًا ما يرفعون اللافتات في الملاعب، وفي المظاهرات، وفي الشّوارع، من أجل دعم جهتهم الخاصّة، وأفكارهم، وفريقهم، وحقوقهم. ولكن لافتة هؤلاء الشّباب قالت شيئًا جديدًا وهو: إنّه من الجميل أن نشعر أنفسنا إخوة وأخوات للجميع، ونشعر بأنّ الآخرين هم جزء منّا، وليسوا أشخاصًا نبتعد عنهم. أنا سعيد أن أراكم جميعًا معًا، متّحدين، على الرّغم من أنّكم قادمون من بلدان مختلفة ولكلّ واحد قصة مختلفة! احلموا بالأخوّة!

يوجد في اللغة اليونانيّة قول مأثور وهو: o fílos ine állos eaftós، ”الصّديق هو أنا آخر“. نعم، الآخر هو الطّريق إلى إيجاد الذّات. ليست المرآة، بل الآخر. بالطّبع، من الصّعب أن نخرج من ”منطقة راحتنا“. من الأسهل أن نجلس على الكنبة أمام التّلفاز. لكن هذه تصرّفات قديمة، وليست تصرفات شباب. أنظروا: شابٌّ جالسٌ على الكنبة، كم هي تصرّفات قديمة! على الشّباب أن يقاوموا: أي عندما تشعرون بالوَحدة، انفتحوا على الآخر، وعندما تأتي تجربة الانغلاق على الذات، ابحثوا عن الآخر، جدّدوا أنفاسكم في بعض التدريبات الرّوحية. هنا ولدت أكبر الأحداث الرياضيّة، الألعاب الأولمبية، والماراثون... بالإضافة إلى روح التّنافس التي تفيد الجسم، هناك ما هو جيّد للنّفس: نتنفس في المساحات المفتوحة، ونجتاز مسافات طويلة لنبتعد عن ذاتنا، حتّى نقصّر المسافات بيننا وبين الآخرين. وارموا بقلبكم إلى ما وراء العقبات. واحملوا أعباء بعضكم البعض... إن دربتم أنفسكم ستكونون سعداء، وستبقون شبابًا وستشعرون بمغامرة الحياة!

وبالحديث عن المغامرة، صدمتنا شهادتك، يا عبّود: هربك، مع عائلتك، من سوريا العزيزة المعذّبة، بعد أن خاطرتم بأن تُقتلوا عدّة مرّات خلال الحرب. ثمّ، وبعد ألف صعوبة وصعوبة، وصلتم إلى هذا البلد بالطّريقة الوحيدة الممكنة، وهي القارب، وبقيتم ”على صخرة من دون ماء ومن دون طعام، منتظرين حلول الفجر وسفينة خفر السّواحل“. إنّها أوديسيا خاصة وحقيقية في أيّامنا هذه. وتذكّرت أنّه في ملحمة هوميروس، لم يكن البطل الأوّل الذي ظهر هو أوليسِس، بل كان شابًّا وهو: ابنه تليماخوس، الذي عاش مغامرة كبيرة.

لم يلتق بوالده وكان حزينًا ومحبطًا، لأنّه لا يعرف مكانه، أو حتّى هل هو موجود. شعر بأنّه بلا جذور وأنّه على مفترق طرق: هل يبقى هناك وينتظر، أم يفعل أمرًا جنونيًّا وينطلق للبحث عنه؟ سمع أصواتًا مختلفة، منها صوت الآلهة، التي كانت تحثّه على الشّجاعة والانطلاق في رحلة البحث. وفَعَلَ هذا: نهض، وهيّأ السّفينة سرًّا، وبسرعة، مع شروق الشّمس، انطلق في المغامرة. ليس معنى الحياة أن نبقى على الشّاطئ وننتظر أن تحمل إلينا الرّياح كلّ ما هو جديد. يكمن الخلاص في البحر المفتوح، وفي الانطلاق، وفي البحث، وفي ملاحقة الأحلام، الأحلام الحقيقيّة، التي نحلمها وعيوننا مفتوحة، والتي تكلّفنا تعبًا، وجهادًا، ورياحًا معاكسة، وعواصف مفاجئة. من فضلكم، لا ندع مخاوفنا تشلّنا، لنحلم أحلامًا كبيرة! ولنحلم معًا! مثلما حدث مع تليماخوس، سيكون هناك من يحاول إيقافكم. وسيكون هناك دائمًا من يقول لكم: ”انسوا الأمر، لا تخاطروا، لا فائدة في ذلك“. إنّهم ماسحو الأحلام، وقتلة الرّجاء، ومرضى حنين إلى الماضي لا يشفى.

أما أنتم، من فضلكم، غذّوا فيكم شجاعة الرّجاء، الرّجاء الذي كان فيك، يا عبّود. كيف نفعل هذا؟ من خلال خياراتكم. أن نختار شيئًا هو تحدٍّ. لأنّه مواجهة الخوف من المجهول، والخروج من مستنقع تشبُّه الجميع بالجميع، والعزم على أن نأخذ حياتَنا وقدَرَنا بيدنا. حتّى تأخذوا خيارات صحيحة، يمكنكم أن تتذكّروا أمرًا واحدًا: القرارات الجيّدة هي التي تخص الآخرين، وليس فقط أنفسنا. هذه هي الخيارات التي تستحقّ المخاطرة، والأحلام التي يجب تحقيقها: التي تتطلّب الشّجاعة وفيها إشراك الآخرين.

وفي وداعي لكم، أتمنى لكم ما يلي: الشّجاعة في المضيّ قدمًا، والشّجاعة في المجازفة، والشجاعة في ألّا تبقوا جالسين على الكنبة. الشجاعة في المجازفة، والذّهاب نحو الآخرين، وألّا تنعزلوا أبدًا، بل كونوا دائمًا مع الآخرين. وبهذه الشّجاعة سيجد كلّ واحدٍ منكم نفسه، وسيجد الآخر، وسيجد معنى الحياة. أتمنى لكم ما قلته، بمساعدة الله الذي يحبّكم جميعاً. الله يحبّكم، وتحلّوا بالشّجاعة، وامضوا قدمًا!

Brostà, óli masí! [إلى الأمام، كلّنا معًا!]

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 6 dicembre 2021