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papa-arrivo-beninSECONDA PARTE:
« A CIASCUNO È DATA
UNA MANIFESTAZIONE PARTICOLARE DELLO SPIRITO
PER IL BENE COMUNE »
(1 Cor 12, 7)

97. Gli orientamenti della missione che ho appena indicato diventeranno realtà solo se la Chiesa agisce, da una parte, sotto la guida dello Spirito Santo e, dall’altra, come un solo corpo, per riprendere l’immagine di san Paolo che presenta queste due condizioni in maniera articolata. In effetti, in un’Africa segnata da contrasti, la Chiesa deve indicare chiaramente la via verso Cristo. Essa deve manifestare come si vive, nella fedeltà a Gesù Cristo, l’unità nella diversità insegnata dall’Apostolo: « Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune » (1 Cor 12,4-7). Nell’esortare ogni membro della famiglia ecclesiale ad essere « il sale della terra » e « la luce del mondo » (Mt 5,13.14), intendo insistere su questo « essere » che, tramite lo Spirito, dovrebbe agire in vista del bene comune. Non si è mai cristiani da soli. I doni fatti dal Signore ad ognuno, Vescovi, preti, diaconi, religiosi e religiose, catechisti, laici, devono contribuire all’armonia, alla comunione e alla pace nella Chiesa stessa e nella società.

98. Conosciamo bene l’episodio dell’uomo paralitico che viene portato a Gesù perché lo guarisca (cfr Mc 2,1-12). Per noi oggi, quest’uomo simbolizza tutti i nostri fratelli e sorelle dell’Africa e di altri luoghi, paralizzati in diverse maniere e, purtroppo, spesso in un profondo abbattimento. Dinanzi alle sfide che ho brevemente indicato secondo le comunicazioni dei Padri sinodali, meditiamo sull’atteggiamento di coloro che hanno portato il paralitico. Quest’ultimo non ha potuto avvicinarsi a Gesù se non con l’aiuto di queste quattro persone di fede, che hanno superato l’ostacolo fisico della folla dando prova di solidarietà e fiducia assoluta in Gesù. Cristo « vide la loro fede ». Egli toglie quindi l’ostacolo spirituale dicendo al paralitico: « I tuoi peccati ti sono perdonati ». Elimina ciò che impedisce all’uomo di rialzarsi. Questo esempio ci sospinge a crescere nella fede e a dare prova, a nostra volta, di solidarietà e di creatività per sollevare coloro che portano pesanti fardelli, aprendoli così alla pienezza della vita in Cristo (cfr Mt 11,28). Di fronte agli ostacoli sia fisici che spirituali che si innalzano davanti a noi, mobilitiamo le energie spirituali e le risorse materiali dell’intero corpo che è la Chiesa, certi che Cristo opererà attraverso lo Spirito Santo in ciascuno dei suoi membri.

 

CAPITOLO I
I MEMBRI DELLA CHIESA

99. Cari figli e figlie della Chiesa, e in particolare voi cari fedeli d’Africa, l’amore di Dio vi ha colmato di ogni tipo di benedizione e vi ha resi capaci di agire come il sale della terra. Voi tutti, come membri della Chiesa, dovete essere coscienti che la pace e la giustizia nascono anzitutto dalla riconciliazione dell’essere umano con se stesso e con Dio. È solo Cristo il vero e l’unico « Principe della pace ». La sua nascita è il pegno della pace messianica così come è stata annunciata dai profeti (cfr Is 9,5-6; 57,19; Mi 5,4; Ef 2,14-17). Questa pace non viene dagli uomini, ma da Dio. Essa è il dono messianico per eccellenza. Questa pace conduce alla giustizia del Regno che occorre cercare a tempo opportuno e non opportuno in tutto ciò che si fa (cfr Mt 6,33), affinché in ogni circostanza sia resa gloria a Dio (cfr Mt 5,16). Ora noi sappiamo che il giusto è fedele alla legge di Dio perché si è convertito (cfr Lc 15,7; 18,14). Questa nuova fedeltà è portata da Cristo per renderci « irreprensibili e puri » (cfr Fil 2,15).


I. I VESCOVI

100. Cari fratelli nell’episcopato, la santità alla quale il Vescovo è chiamato esige l’esercizio delle virtù – in primo luogo delle virtù teologali – e quello dei consigli evangelici.[153] La vostra santità personale deve risplendere a beneficio di coloro che sono stati affidati alla vostra cura pastorale e che voi dovete servire. La vostra vita di preghiera irrigherà dall’interno il vostro apostolato. Un Vescovo dev’essere un innamorato di Cristo. L’autorità morale e l’autorevolezza che sostengono l’esercizio del vostro potere giuridico, potranno provenire solo dalla santità della vostra vita.

101. Come diceva san Cipriano a metà del III secolo a Cartagine: « La Chiesa poggia sui Vescovi, e tutta la sua condotta obbedisce alle indicazioni di questi stessi capi ».[154] Sono la comunione, l’unità e la collaborazione con il presbyterium, che serviranno d’antidoto ai germi di divisione e che vi aiuteranno a mettervi tutti insieme in ascolto dello Spirito Santo. Egli vi condurrà per il giusto cammino (cfr Sal 22,3). Amate e rispettate i vostri sacerdoti! Essi sono i preziosi collaboratori del vostro ministero episcopale. Imitate Cristo! Egli ha creato attorno a sé un clima di amicizia, di affetto fraterno e di comunione che ha attinto dalle profondità del mistero trinitario. « Vi esorto a perseverare con ogni premura nell’aiutare i vostri sacerdoti a vivere in intima unione con Cristo. La loro vita spirituale è il fondamento della loro vita apostolica. Li esorterete pertanto con dolcezza alla preghiera quotidiana e alla degna celebrazione dei Sacramenti, soprattutto dell’Eucaristia e della Riconciliazione, come faceva san Francesco di Sales con i suoi preti. […] I sacerdoti hanno bisogno del vostro affetto, del vostro incoraggiamento e della vostra sollecitudine ».[155]

102. Siate uniti al Successore di Pietro con i vostri sacerdoti e l’insieme dei vostri fedeli. Non sprecate le vostre energie umane e pastorali nella vana ricerca di risposte a domande che non sono di vostra diretta competenza, o nei meandri di un nazionalismo che può accecare. Seguire questo idolo, così come quello della assolutizzazione della cultura africana, è più facile che seguire le esigenze di Cristo. Questi idoli sono delle illusioni. Di più esse sono una tentazione, quella di credere che, con le sole forze umane, si può far venire il Regno della felicità eterna sulla terra!

103. Il vostro primo dovere è di portare a tutti la Buona Novella della Salvezza e di offrire ai fedeli una catechesi che contribuisca ad una conoscenza più approfondita di Gesù Cristo. Preoccupatevi di dare ai laici una vera coscienza della loro missione ecclesiale ed esortateli a realizzarla con senso di responsabilità, cercando sempre il bene comune. I programmi di formazione permanente dei laici, in particolare per i responsabili politici ed economici, dovranno insistere sulla conversione come condizione necessaria per trasformare il mondo. È sempre bene cominciare con la preghiera per proseguire poi con la catechesi che porterà ad agire concretamente. La creazione di strutture verrà di seguito se sarà veramente necessario, perché esse non sostituiscono mai la potenza della preghiera.

104. Cari fratelli nell’Episcopato, siate, alla sequela di Cristo Buon Pastore, buoni pastori e servitori del gregge che vi è affidato, esemplari con la vostra vita e il vostro comportamento. La buona amministrazione delle vostre diocesi richiede la vostra presenza. Affinché il vostro messaggio sia credibile, fate in modo che le vostre diocesi diventino dei modelli quanto al comportamento delle persone, alla trasparenza e alla buona gestione finanziaria. Non abbiate timore di fare ricorso alla competenza dei periti contabili per essere di esempio sia ai fedeli che alla società intera. Favorite il buon funzionamento degli organismi ecclesiali diocesani e parrocchiali così come sono previsti dal diritto della Chiesa. La ricerca dell’unità, della giustizia e della pace spetta anzitutto a voi perché avete la responsabilità delle Chiese particolari.

105. Il Sinodo ha ricordato che « la Chiesa è una comunione che genera una solidarietà pastorale organica. I Vescovi, in comunione con il Vescovo di Roma, sono i primi promotori della comunione e della collaborazione nell’apostolato della Chiesa ».[156] Le Conferenze episcopali nazionali e regionali hanno la missione di consolidare questa comunione ecclesiale e di promuovere questa solidarietà pastorale.

106. Per una maggiore visibilità, coerenza ed efficacia nella pastorale sociale della Chiesa, il Sinodo ha avvertito il bisogno di un’azione più solidale a tutti i livelli. Sarà bene che le Conferenze episcopali regionali e nazionali come pure l’Assemblea della Gerarchia Cattolica di Egitto (A.H.C.E.) rinnovino il loro impegno di solidarietà collegiale.[157] Ciò implica concretamente una partecipazione tangibile alle attività di queste strutture, sia per quanto riguarda il personale che i mezzi finanziari. La Chiesa testimonierà così quella unità per la quale Cristo ha pregato (cfr Gv 17,20-21).

107. Mi sembra ugualmente auspicabile che i Vescovi si impegnino anzitutto a promuovere e sostenere effettivamente ed affettivamente il Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar (S.C.E.A.M.) come struttura continentale di solidarietà e di comunione ecclesiale.[158] È opportuno anche coltivare buone relazioni con la Confederazione delle Conferenze dei Superiori Maggiori dell’Africa e del Madagascar (CO.S.M.A.M.), con le Associazioni delle Università cattoliche e con altre strutture ecclesiali del Continente.


II. I SACERDOTI

108. Collaboratori prossimi ed indispensabili del Vescovo, i sacerdoti[159] hanno l’incarico di portare avanti l’opera di evangelizzazione. La Seconda Assemblea del Sinodo per l’Africa è stata celebrata nel corso dell’anno che avevo consacrato al sacerdozio, lanciando un particolare appello alla santità. Cari sacerdoti, ricordatevi che la vostra testimonianza di vita pacifica, al di là delle frontiere tribali e razziali, può toccare i cuori.[160] L’appello alla santità ci invita a diventare pastori secondo il cuore di Dio,[161] che fanno pascolare il gregge con giustizia (cfr Ez 34,16). Cedere alla tentazione di trasformarvi in guide politiche[162] o in operatori sociali, sarebbe tradire la vostra missione sacerdotale e non servire la società che attende da voi parole e gesti profetici. Lo diceva già san Cipriano: « Coloro che hanno l’onore del divino sacerdozio […] devono prestare il loro ministero solamente all’altare e al sacrificio e dedicarsi unicamente alla preghiera ».[163]

109. Consacrandovi soprattutto a coloro che il Signore vi affida per formarli alle virtù cristiane e condurli alla santità, voi non solo li guadagnerete alla causa di Cristo, ma ne farete anche i protagonisti di una società africana rinnovata. Dinanzi alla complessità delle situazioni con cui vi dovete confrontare, vi invito ad approfondire la vita di preghiera e la formazione permanente: ciò avvenga sia a livello spirituale che intellettuale. Diventate familiari delle Sacre Scritture, della Parola di Dio che meditate ogni giorno e che spiegate ai fedeli. Approfondite anche la vostra conoscenza del Catechismo, dei documenti del Magistero così come della Dottrina sociale della Chiesa. Sarete così capaci, a vostra volta, di formare i membri della comunità cristiana di cui siete gli immediati responsabili, perché diventino autentici discepoli e testimoni di Cristo.

110. Vivete con semplicità, umiltà e amore filiale l’obbedienza al Vescovo della vostra diocesi. « Per il rispetto di chi ci ha voluto, bisogna obbedire senza alcuna ipocrisia, perché non si inganna il Vescovo visibile, bensì si mente a quello invisibile. Non si parla della carne, ma di Dio che conosce le cose invisibili ».[164] Nel quadro della formazione permanente dei sacerdoti, mi sembra opportuno che siano ripresi e meditati certi documenti, come il Decreto conciliare sul ministero e la vita dei sacerdoti Presbyterorum ordinis, o l’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis del 1992, o il Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri del 1994, o anche l’Istruzione: Il sacerdote, pastore e guida della Comunità parrocchiale del 2002.

111. Edificate le comunità cristiane con il vostro esempio vivendo nella verità e nella gioia i vostri impegni sacerdotali: il celibato nella castità e il distacco dai beni materiali. Vissuti con maturità e serenità, questi segni, che sono particolarmente conformi allo stile di vita di Gesù, esprimono « il dono totale ed esclusivo a Cristo, alla Chiesa ed al Regno di Dio ».[165] Impegnatevi intensamente nella messa in opera della pastorale diocesana per la riconciliazione, la giustizia e la pace, soprattutto tramite la celebrazione dei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, la catechesi, la formazione dei laici e l’accompagnamento dei responsabili della società. Ogni sacerdote deve potersi sentire felice di servire la Chiesa.

112. Seguire il Cristo sul cammino del sacerdozio richiede di fare delle scelte. Esse non sono sempre facili da vivere. Le esigenze evangeliche, codificate nel corso dei secoli dall’insegnamento del Magistero, appaiono radicali agli occhi del mondo. Talvolta è difficile seguirle, ma non è impossibile. Il Cristo ci insegna che non è possibile servire due padroni (cfr Mt 6,24). Egli certamente fa riferimento al denaro, quel tesoro temporale che può occupare il nostro cuore (cfr Lc 12,34), ma Egli fa anche riferimento agli innumerevoli altri beni che noi possediamo: la nostra vita, la nostra famiglia, la nostra educazione, le nostre relazioni personali, per esempio. Si tratta di beni preziosi e stupendi che sono costitutivi delle nostre persone. Ma il Cristo richiede a colui che chiama di abbandonarsi totalmente alla Provvidenza. Egli domanda una scelta radicale (cfr Mt 7,13-14), che per noi, a volte, è difficile da comprendere e da vivere. Ma se Dio è il nostro vero tesoro – la perla rara da acquistare a qualunque prezzo, anche a costo di grandi sacrifici (cfr Mt 13,45-46) – allora desidereremo che il nostro cuore e il nostro corpo, il nostro spirito e la nostra intelligenza siano solo per Lui. Questo atto di fede ci permetterà di vedere ciò che ci sembra importante con un altro sguardo, e di vivere il rapporto con il nostro corpo e le nostre relazioni umane familiari o di amicizia alla luce della chiamata di Dio e di ciò che esige al servizio della Chiesa. Occorre riflettere su questo in maniera approfondita. Questa riflessione inizierà nei seminari per continuarla durante tutta la vita sacerdotale. Il Cristo, come per incoraggiarci, poiché conosce le forze e le debolezze del nostro cuore, ci dice: « Cercate, invece, anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,33).


III. I MISSIONARI

113. I missionari non africani, rispondendo generosamente all’appello del Signore con ardente zelo apostolico, sono venuti a condividere la gioia della Rivelazione. Al loro seguito, degli Africani sono oggi missionari in altri continenti. A questo punto, come non rendere loro un particolare omaggio? I missionari venuti in Africa – sacerdoti, religiosi, religiose e laici – hanno costruito chiese, scuole e dispensari, e hanno contribuito fortemente all’attuale visibilità delle culture africane, ma hanno soprattutto edificato il Corpo di Cristo ed arricchito la dimora di Dio. Essi hanno saputo condividere il sapore del « sale » della Parola e far risplendere la luce dei Sacramenti. E, al di sopra di tutto, hanno dato all’Africa ciò che essi possedevano di più prezioso: il Cristo. Grazie a loro numerose culture tradizionali sono state liberate da paure ancestrali e dagli spiriti immondi (cfr Mt 10,1). Dal buon grano che essi hanno seminato (cfr Mt 13, 24) sono sorti numerosi Santi africani che sono tuttora modelli ai quali bisogna maggiormente ispirarsi. Sarebbe auspicabile che il loro culto fosse ravvivato e promosso. Il loro impegno per la causa del Vangelo si è realizzato talvolta con eroismo, anche a prezzo della loro vita. Una volta ancora si è verificata l’affermazione di Tertulliano: « Il sangue dei martiri è seme di cristiani ».[166] Rendo grazie al Signore per questi Santi e Sante, segni della vitalità della Chiesa in Africa.

114. Incoraggio i Pastori delle Chiese particolari a riconoscere fra i servitori africani del Vangelo coloro che potrebbero essere canonizzati, secondo le norme della Chiesa, non solo per aumentare il numero dei Santi africani, ma anche per ottenere nuovi intercessori in cielo affinché accompagnino la Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno ed intercedano presso Dio per il Continente africano. Affido a Nostra Signora d’Africa e ai Santi di questo caro Continente, la Chiesa che vi si trova.


IV. I DIACONI PERMANENTI

115. La grandezza della chiamata ricevuta dai diaconi permanenti merita di essere sottolineata. Nella fedeltà alla missione ricevuta da secoli, li invito ad operare con umiltà in stretta collaborazione con i Vescovi.[167] Con affetto chiedo loro di continuare a proporre ciò che ci insegna il Cristo nel Vangelo: la serietà nel lavoro ben fatto,[168] la forza morale nel rispetto dei valori, l’onestà, il rispetto della parola data, la gioia di porre la propria pietra per l’edificazione della società e della Chiesa, la protezione della natura, il senso del bene comune. Aiutate la società africana in tutte le sue componenti a valorizzare la responsabilità degli uomini in quanto sposi e padri, a rispettare la donna che è uguale all’uomo in dignità, ad avere cura dei bambini abbandonati a se stessi e senza educazione.

116. Non mancate di prestare una particolare attenzione alle persone malate mentalmente o fisicamente,[169] a quelle che sono più fragili e ai più poveri delle vostre comunità. Che la vostra carità possa farsi creativa! Nella pastorale parrocchiale ricordatevi che una sana spiritualità permette allo spirito di Cristo di liberare l’essere umano perché questi agisca efficacemente nella società. I Vescovi vigileranno per completare la vostra formazione affinché essa contribuisca all’esercizio del vostro carisma.[170] Come santo Stefano, san Lorenzo e san Vincenzo, diaconi e martiri, sforzatevi di riconoscere e di incontrare il Cristo nell’Eucaristia e nei poveri. Questo servizio dell’altare e della carità vi farà amare l’incontro con il Signore presente sull’altare e nei poveri. Allora sarete preparati a dare la vostra vita per Lui fino alla morte.


V. LE PERSONE CONSACRATE

117. Tramite i voti di castità, povertà ed obbedienza, la vita delle persone consacrate è diventata una testimonianza profetica. Esse possono essere così esempi in materia di riconciliazione, di giustizia e di pace, anche nelle circostanze di forti tensioni.[171] La vita comunitaria manifesta che è possibile vivere come fratelli o come sorelle ed essere uniti, anche là dove le origini etniche e razziali sono diverse (cfr Sal 133,1). Essa può e deve far vedere e far credere che oggi in Africa, coloro che seguono Cristo Gesù trovano in Lui il segreto della gioia del vivere insieme: l’amore vicendevole e la comunione fraterna, quotidianamente consolidati dall’Eucaristia e dalla Liturgia delle Ore.

118. Possiate, cari consacrati, continuare a vivere il vostro carisma con zelo veramente apostolico nei diversi ambiti indicati dai vostri fondatori! Avrete così maggiore cura nel tenere accesa la vostra lampada! I vostri fondatori hanno voluto seguire Cristo in verità, rispondendo alla sua chiamata. Diverse opere che ne sono i frutti, sono gioielli che ornano la Chiesa![172] Occorre dunque svilupparle seguendo il più fedelmente possibile il carisma dei fondatori, il loro pensiero e i loro progetti. Vorrei qui sottolineare il ruolo importante delle persone consacrate nella vita ecclesiale e missionaria. Esse sono un aiuto necessario e prezioso all’attività pastorale, ma anche una manifestazione della natura intima della vocazione cristiana.[173] È per questo che vi invito, care persone consacrate, a rimanere in stretta comunione con la Chiesa particolare e il suo primo responsabile, il Vescovo. Vi invito ugualmente a rafforzare la vostra comunione con il Vescovo di Roma.

119. L’Africa è la culla della vita contemplativa cristiana. Sempre presente nell’Africa del Nord e particolarmente in Egitto e in Etiopia, essa ha messo radici nell’Africa sub-sahariana nell’ultimo secolo. Il Signore benedica gli uomini e le donne che hanno deciso di seguirLo in maniera incondizionata! La loro vita nascosta è come il lievito nella pasta. La loro continua preghiera sosterrà lo sforzo apostolico dei Vescovi, dei sacerdoti, delle altre persone consacrate, dei catechisti e di tutta la Chiesa.

120. Gli incontri delle diverse Conferenze Nazionali dei Superiori Maggiori e quelli della C.O.S.M.A.M. permettono di unire le riflessioni e le forze non solamente per assicurare le finalità di ciascuno degli Istituti, preservando sempre la loro autonomia, il loro carattere e il loro spirito proprio, ma anche per trattare le questioni comuni in un clima di fraternità e solidarietà. È bene coltivare uno spirito ecclesiale assicurando un sano coordinamento e una giusta cooperazione con le Conferenze dei Vescovi.


VI. I SEMINARISTI

121. I Padri sinodali hanno riservato una particolare attenzione ai seminaristi. Senza trascurare la formazione teologica e spirituale, evidentemente prioritaria, essi hanno sottolineato l’importanza della crescita psicologica e umana di ogni candidato. I futuri sacerdoti devono sviluppare in sé una giusta comprensione delle proprie culture senza rinchiudersi nei loro limiti etnici e culturali.[174] Essi dovranno ugualmente radicarsi nei valori evangelici per rafforzare il loro impegno nella fedeltà e lealtà verso Cristo. La fecondità della loro futura missione dipenderà molto dalla loro profonda unione a Cristo, dalla qualità della vita di preghiera e della vita interiore, dai valori umani, spirituali e morali che avranno assimilato durante la formazione. Possa ciascun seminarista diventare un uomo di Dio ricercando e vivendo « la giustizia, la pietà, la fede, la carità, la pazienza, la mitezza »
(1 Tm 6,11)!

122. « I seminaristi devono imparare la vita comunitaria in modo tale che la vita fraterna tra di loro, di conseguenza, diventi la sorgente di una autentica esperienza di sacerdozio come intima fraternità sacerdotale ».[175] I direttori e i formatori del seminario lavoreranno insieme, seguendo le indicazioni dei Vescovi, al fine di garantire una formazione integrale ai seminaristi loro affidati. Nella selezione dei candidati, occorrerà procedere a un discernimento accurato e ad un accompagnamento di qualità affinché coloro che saranno ammessi al sacerdozio siano veri discepoli di Cristo ed autentici servitori della Chiesa. Si avrà a cuore di iniziarli alle innumerevoli ricchezze del patrimonio biblico, teologico, spirituale, liturgico, morale e giuridico della Chiesa.

123. Mi sono rivolto ai seminaristi scrivendo loro una Lettera dopo l’Anno sacerdotale che si è concluso nel giugno 2010.[176] In essa ho insistito sull’identità, la spiritualità e l’apostolato del sacerdote. Raccomando vivamente ad ogni seminarista di leggere e di meditare questo breve documento che è destinato a lui personalmente e che i formatori metteranno a sua disposizione. Il seminario è un tempo di preparazione al sacerdozio, un tempo di studio. È un tempo di discernimento, di formazione e di maturazione umana e spirituale. Possano i seminaristi utilizzare intelligentemente questo tempo che viene loro offerto per accumulare delle riserve spirituali e umane dalle quali potranno attingere nel corso della loro vita sacerdotale.

124. Cari seminaristi, siate apostoli presso i giovani della vostra generazione invitandoli a mettersi alla sequela di Cristo nella vita sacerdotale. Non abbiate paura! La preghiera di numerose persone vi accompagna e vi sostiene (cfr Mt 9,37-38).


VII. I CATECHISTI

125. I catechisti sono preziosi operatori pastorali nella missione di evangelizzazione. Il loro ruolo è stato molto importante nella prima evangelizzazione, nell’accompagnamento catecumenale, nell’animazione e nel sostegno delle comunità. « Con naturalezza, essi hanno operato una inculturazione riuscita che ha portato frutti meravigliosi (cfr Mc 4,20). Sono i catechisti che hanno permesso che la “luce risplenda davanti agli uomini” (Mt 5,16), perché vedendo il bene che essi fanno, popolazioni intere hanno potuto rendere gloria al Nostro Padre che è nei cieli. Sono Africani che hanno evangelizzato degli Africani ».[177] Questo ruolo importante nel passato, rimane essenziale per il presente e per il futuro della Chiesa. Li ringrazio per il loro amore alla Chiesa.

126. Esorto i Vescovi e i sacerdoti a prendersi cura della formazione umana, intellettuale, dottrinale, morale, spirituale e pastorale dei catechisti, prestando grande attenzione alle loro condizioni di vita per salvaguardare la loro dignità. Non dimentichino i loro legittimi bisogni materiali,[178] perché l’operaio fedele della vigna del Signore ha diritto ad una giusta retribuzione (cfr Mt 20,1-16), in attesa di quella che il Signore darà in maniera equa, perché Lui solo è giusto e conosce i cuori.

127. Cari catechisti, ricordatevi che, per un gran numero di comunità, voi siete il volto concreto e immediato del discepolo zelante ed il modello della vita cristiana. Vi incoraggio a proclamare, con l’esempio, che la vita familiare merita una grandissima considerazione, che l’educazione cristiana prepara i figli ad essere, nella società, onesti ed affidabili nei loro rapporti con gli altri. Accogliete chiunque, senza discriminazione: poveri e ricchi, autoctoni e stranieri, cattolici e non cattolici (cfr Gc 2,1). Non fate preferenza di persone (cfr At 10,34; Rm 2,11; Gal 2,6; Ef 6,9). Assimilando voi stessi le Sacre Scritture e gli insegnamenti del Magistero, giungerete ad offrire una catechesi solida, ad animare gruppi di preghiera e a proporre la lectio divina alle comunità delle quali avete la cura. La vostra azione diverrà allora coerente, perseverante e sorgente di ispirazione. Evocando con riconoscenza il ricordo glorioso dei vostri predecessori, vi saluto e vi incoraggio ad operare oggi con la stessa abnegazione, lo stesso coraggio apostolico e la stessa fede. Cercando di essere fedeli alla vostra missione, contribuirete non solo alla vostra santità personale, ma anche in modo efficace alla edificazione del Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa.


VIII. I LAICI

128. Tramite i suoi membri laici, la Chiesa si rende presente e attiva nella vita del mondo. I laici hanno un grande ruolo da svolgere nella Chiesa e nella società. Perché essi possano assumere bene questo ruolo, occorre che nelle diocesi siano organizzate scuole o centri di formazione biblica, spirituale, liturgica e pastorale. Auspico con tutto il cuore che i laici che hanno responsabilità di ordine politico, economico e sociale, si dotino di una solida conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa che offre dei principi di azione conformi al Vangelo. I fedeli laici, infatti, sono « ambasciatori di Cristo » (2 Cor 5,20) nello spazio pubblico, nel cuore del mondo.[179] La loro testimonianza cristiana sarà credibile solo se essi sono professionisti competenti ed onesti.

129. I laici, uomini e donne, sono chiamati anzitutto alla santità e a vivere questa santità nel mondo. Cari fedeli, coltivate con cura la vostra vita interiore e la vostra relazione con Dio, così che lo Spirito Santo vi illumini in ogni circostanza. Affinché la persona umana e il bene comune siano effettivamente al centro dell’azione umana, politica, economica o sociale, unitevi profondamente a Cristo per conoscerlo ed amarlo, consacrando tempo a Dio nella preghiera e accostandovi ai Sacramenti. Lasciatevi illuminare e istruire da Dio e dalla sua Parola.

130. Vorrei tornare sulla particolarità della vita professionale del cristiano. In breve, si tratta di testimoniare Cristo nel mondo mostrando, con l’esempio, che il lavoro può essere un luogo di realizzazione personale molto positivo, e che non è prima di tutto un mezzo di profitto. Il lavoro vi permette di partecipare all’opera della creazione e di essere al servizio dei vostri fratelli e sorelle. Agendo così, voi sarete « il sale della terra » e « la luce del mondo », come ci chiede il Signore. Nella vostra vita quotidiana, praticate l’opzione preferenziale per i poveri, qualunque sia la vostra posizione nella società, secondo lo spirito delle Beatitudini (cfr Mt 5,3-12), per vedere in essi il volto concreto di Gesù che vi chiama a servirlo (cfr
Mt 25,31-46).

131. Può essere utile organizzarsi in associazioni per continuare a formare la vostra coscienza cristiana e sostenervi vicendevolmente nella lotta per la giustizia e per la pace. Le Communautés Ecclésiales Vivantes (CEV) o Small Christian Communities (SCC) e le « Comunità Nuove »[180] sono strutture portanti per alimentare la fiamma viva del vostro Battesimo. Portate anche le vostre competenze nell’animazione delle Università cattoliche, che non cessano di svilupparsi dopo le raccomandazioni dell’Esortazione apostolica Ecclesia in Africa.[181] Vorrei anche incoraggiarvi ad avere una presenza attiva e coraggiosa nel mondo della politica, della cultura, delle arti, dei media e delle diverse associazioni. Che questa presenza sia senza complessi o vergogna, fiera e consapevole del prezioso contributo che può apportare al bene comune!

 

CAPITOLO II
PRINCIPALI CAMPI DI APOSTOLATO

132. Il Signore ci ha affidato una missione particolare e non ci ha lasciato sprovvisti di mezzi per compierla. Non solo Egli ha rivestito ciascuno di noi di doni personali per l’edificazione del suo Corpo che è la Chiesa, ma ha affidato anche a tutta la comunità ecclesiale doni particolari per permetterle di continuare la sua missione. Il dono per eccellenza è lo Spirito Santo. È grazie a Lui che noi formiamo un solo corpo ed « è solo nella forza dello Spirito Santo [che] possiamo trovare ciò che è retto e poi attuarlo ».[182] I mezzi sono necessari per permetterci di agire, ma essi rimangono insufficienti se, attraverso « le nostre capacità di pensare, parlare, sentire, agire »,[183] non è Dio stesso che ci dispone a collaborare alla sua opera di riconciliazione. È grazie allo Spirito Santo che noi diventiamo veramente « il sale della terra » e « la luce del mondo » (Mt 5,13.14).


I. LA CHIESA COME PRESENZA DI CRISTO

133. La Chiesa è « in Cristo, come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano ».[184] In quanto comunità di discepoli di Cristo, possiamo rendere visibile e comunicare l’amore di Dio. L’amore « è la luce – in fondo l’unica – che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire ».[185] Questa realtà diventa manifesta nella Chiesa universale, diocesana, parrocchiale, nelle CEV/SCC,[186] nei movimenti e nelle associazioni, e fin nella famiglia cristiana, « chiamata a essere una “Chiesa domestica”, luogo di fede, di preghiera e di preoccupazione amorevole per il bene vero e duraturo di ciascuno dei propri membri »,[187] una comunità dove si vive il segno della pace.[188] Le CEV/SCC, i movimenti e le associazioni possono essere luoghi propizi, all’interno delle parrocchie, per accogliere e vivere il dono della riconciliazione offerta da Cristo, nostra pace. Ogni membro della comunità deve diventare il custode dell’altro: è uno dei significati del gesto della pace nella Celebrazione dell’Eucaristia.[189]


II. IL MONDO DELL'EDUCAZIONE

134. Le scuole cattoliche sono preziosi strumenti per imparare a tessere nella società, sin dall’infanzia, legami di pace e di armonia mediante l’educazione ai valori africani assunti da quelli del Vangelo. Incoraggio i Vescovi e gli Istituti di persone consacrate a operare affinché i bambini in età scolare possano frequentare una scuola: è una questione di giustizia per ogni bambino e, molto più, ne dipende l’avvenire dell’Africa. I cristiani, i giovani in particolare, si dedichino alle scienze dell’educazione per trasmettere un sapere impregnato di verità, un saper fare e un saper essere animati da una coscienza cristiana formata alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa. Si dovrebbe prestare attenzione anche ad assicurare una giusta remunerazione al personale delle istituzioni educative della Chiesa e all’insieme del personale delle strutture ecclesiali per rafforzare la credibilità della Chiesa.

135. Nell’attuale contesto di grande mescolanza di popolazioni, di culture e di religioni, il ruolo delle università e delle istituzioni accademiche cattoliche è essenziale alla ricerca paziente, rigorosa e umile della luce che viene dalla Verità. Solo una verità che trascende la misura umana, condizionata da limiti, pacifica le persone e riconcilia le società tra loro. A tal fine, è opportuno creare nuove università cattoliche dove non esistono ancora. Cari fratelli e sorelle impegnati nelle università e nelle istituzioni accademiche cattoliche, a voi il compito, da una parte, di educare l’intelligenza e lo spirito delle giovani generazioni alla luce del Vangelo e, dall’altra, di aiutare le società africane a comprendere meglio le sfide con cui l’Africa si confronta oggi, offrendo la luce necessaria con le vostre ricerche e le vostre analisi.

136. La missione affidata dall’Esortazione apostolica Ecclesia in Africa alle istituzioni universitarie cattoliche conserva tutta la sua pertinenza. Il mio beato Predecessore ha scritto: « Le Università e gli Istituti superiori cattolici in Africa svolgono un ruolo importante nella proclamazione della Parola salvifica di Dio. Sono un segno della crescita della Chiesa in quanto integrano nelle loro ricerche le verità e le esperienze della fede, ed aiutano ad interiorizzarle. Questi centri di studio sono così a servizio della Chiesa, fornendole personale ben preparato; studiando importanti questioni teologiche e sociali; sviluppando la teologia africana; promuovendo il lavoro d’inculturazione […]; pubblicando libri e diffondendo il pensiero cattolico; intraprendendo le ricerche loro affidate dai Vescovi e contribuendo ad uno studio scientifico delle culture […]. I centri culturali cattolici offrono alla Chiesa singolari possibilità di presenza e di azione nel campo dei mutamenti culturali. In effetti, essi costituiscono dei forum pubblici che permettono una larga diffusione, mediante il dialogo creativo, delle convinzioni cristiane sull’uomo, sulla donna, sulla famiglia, sul lavoro, sull’economia, sulla società, sulla politica, sulla vita internazionale, sull’ambiente. Essi sono così luoghi d’ascolto, di rispetto e di tolleranza ».[190] I Vescovi vigileranno affinché queste istituzioni universitarie conservino la loro natura cattolica, assumendo sempre orientamenti fedeli all’insegnamento del Magistero della Chiesa.

137. Per apportare un contributo forte e qualificato alla società africana, è indispensabile proporre agli studenti una formazione alla Dottrina sociale della Chiesa. Ciò aiuterà così la Chiesa in Africa a preparare, con serenità, una pastorale che raggiunga l’essere dell’Africano e lo riconcili con se stesso nell’adesione a Cristo. Ai Vescovi spetta, ancora una volta, di sostenere una pastorale dell’intelligenza e della ragione che crea l’abitudine di un dialogo razionale e di un’analisi critica nella società e nella Chiesa. A Yaoundé avevo detto: « Questo secolo permetterà forse, con la grazia di Dio, la rinascita, nel vostro Continente, ma certamente sotto una forma diversa e nuova, della prestigiosa Scuola di Alessandria. Perché non sperare che essa possa fornire agli Africani di oggi e alla Chiesa universale grandi teologi e maestri spirituali che potrebbero contribuire alla santificazione degli abitanti di questo Continente e della Chiesa intera? ».[191]

138. È bene che i Vescovi sostengano le cappellanie all’interno delle università e delle istituzioni educative della Chiesa, e ne creino nelle strutture educative pubbliche. La cappella ne sarà come il cuore. Permetterà allo studente di incontrare Dio e di mettersi sotto il suo sguardo. Permetterà ugualmente al cappellano, che sarà scelto con cura per le sue virtù sacerdotali, di esercitare il suo ministero pastorale d’insegnamento e di santificazione.


III. IL MONDO DELLA SALUTE

139. La Chiesa in ogni epoca si è preoccupata della salute. L’esempio viene da Cristo stesso che, dopo aver proclamato la Parola e guarito i malati, ha affidato ai suoi discepoli la stessa autorità affinché essi guariscano « ogni malattia e ogni infermità » (Mt 10,1; cfr 14,35; Mc 1,32.34; 6,13.55). È questa stessa cura dei malati che la Chiesa, attraverso le sue istituzioni sanitarie, continua a manifestare ai sofferenti. Come hanno sottolineato i Padri sinodali, la Chiesa è risolutamente impegnata nella lotta contro le infermità, le malattie e le grandi pandemie.[192]

140. Le istituzioni sanitarie della Chiesa e tutte le persone che vi lavorano a diverso titolo si sforzino di vedere in ogni malato un membro sofferente del Corpo di Cristo. Difficoltà di ogni genere sorgono sul vostro cammino: il numero crescente di malati, l’insufficienza dei mezzi materiali e finanziari, la defezione degli organismi che vi hanno lungamente sostenuto e vi abbandonano, tutto questo vi dà a volte l’impressione di un lavoro senza risultati tangibili. Cari operatori sanitari, siate portatori dell’amore compassionevole di Gesù alle persone che soffrono! Siate pazienti, siate forti e abbiate coraggio! Per quanto riguarda le pandemie, i mezzi finanziari e materiali sono indispensabili, ma applicatevi anche senza sosta a informare e formare la popolazione e soprattutto i giovani.[193]

141. Occorre che le istituzioni sanitarie siano amministrate secondo le regole etiche della Chiesa, assicurando i servizi in conformità con il suo insegnamento ed esclusivamente a favore della vita. Esse non divengano una fonte d’arricchimento per i privati. La gestione dei fondi concessi deve avere di mira la trasparenza e servire soprattutto il bene del malato. Infine ogni istituzione sanitaria dovrà avere una cappella. La sua presenza ricorderà al personale (direzione, funzionari, medici e infermieri…) e al malato che Dio solo è il Signore della vita e della morte. Nello stesso tempo conviene moltiplicare, nella misura del possibile, i piccoli dispensari che assicurano cure sul territorio e di primo soccorso.


IV. IL MONDO DELL'INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE

142. L’Esortazione apostolica Ecclesia in Africa considerava che i moderni media non sono soltanto strumenti di comunicazione, ma anche un mondo da evangelizzare.[194] Essi devono offrire una comunicazione autentica, che è una priorità in Africa, in quanto sono una leva importante per lo sviluppo del Continente[195] e per l’evangelizzazione. I «media possono costituire un valido aiuto per far crescere la comunione della famiglia umana e l’ethos delle società, quando diventano strumenti di promozione dell’universale partecipazione nella comune ricerca di ciò che è giusto».[196]

143. Tutti sappiamo che le nuove tecnologie d’informazione possono diventare potenti strumenti di coesione e di pace o anche fattori efficaci di distruzione e di divisione. Essi possono giovare o nuocere sul piano morale, propagare il vero come il falso, proporre il brutto come il bello. La massa di notizie o di contro-notizie, così come la massa di immagini può essere interessante come pure può condurre a una forte manipolazione. L’informazione può diventare molto facilmente disinformazione, e la formazione una deformazione. I media possono promuovere un’autentica umanizzazione, ma possono al contempo comportare una disumanizzazione.

144. I media eviteranno questo scoglio se essi « sono organizzati e orientati alla luce di un’immagine della persona e del bene comune che ne rispecchi le valenze universali. I mezzi di comunicazione sociale non favoriscono la libertà né globalizzano lo sviluppo e la democrazia per tutti semplicemente perché moltiplicano le possibilità di interconnessione e di circolazione delle idee. Per raggiungere simili obiettivi bisogna che essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale ».[197]

145. La Chiesa deve essere maggiormente presente nei media al fine di renderli non soltanto strumento di diffusione del Vangelo ma anche un mezzo utile per la formazione dei popoli africani alla riconciliazione nella verità, alla promozione della giustizia e alla pace. Perciò una solida formazione dei giornalisti all’etica e al rispetto della verità li aiuterà a evitare l’attrattiva del sensazionale, così come la tentazione della manipolazione dell’informazione e del guadagno facile. I giornalisti cristiani non abbiano paura di manifestare la loro fede. Ne siano fieri. È bene ugualmente incoraggiare la presenza e l’attività di fedeli laici competenti nel mondo delle comunicazioni pubbliche e private. Come il lievito nella pasta, continueranno a rendere testimonianza del contributo positivo e costruttivo che l’insegnamento di Cristo e della sua Chiesa apporta al mondo.

146. Inoltre, la scelta fatta dalla prima Assemblea Speciale per l’Africa di considerare la comunicazione come un elemento portante dell’evangelizzazione si è dimostrata fruttuosa per lo sviluppo dei media cattolici. Forse converrebbe anche coordinare le strutture esistenti come si fa già in alcuni luoghi. Migliorare in tal modo l’utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale contribuirà a una maggiore promozione dei valori difesi dal Sinodo: la pace, la giustizia e la riconciliazione in Africa,[198] e permetterà a questo Continente di partecipare allo sviluppo attuale del mondo.

 

CAPITOLO III
« ÀLZATI, PRENDI LA TUA BARELLA E CAMMINA! »
(Gv 5,8)

I. L’INSEGNAMENTO DI GESÙ ALLA PISCINA DI BETZATÀ

147. Cari fratelli nell’episcopato, cari figli e figlie d’Africa, dopo aver passato in rassegna le principali azioni ed alcuni mezzi proposti dalla Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi per l’adempimento della missione della Chiesa, desidero ritornare su alcuni punti che sono stati accennati precedentemente in modo generale.

148. Il Vangelo di san Giovanni ci presenta al capitolo 5 una scena che colpisce, presso la piscina di Betzatà. « Sotto [i portici] giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici [che attendevano l’agitarsi dell’acqua] » (v. 3), cioè l’occasione per la guarigione. Tra di essi si trovava « un uomo che da trentotto anni era malato » (v. 5), ma che non aveva nessuno che l’aiutasse ad immergersi nella piscina. Ed ecco che Gesù entra nella sua vita. Tutto cambia dal momento in cui Gesù gli dice: « Alzati, prendi la tua barella e cammina! » (v. 8). « E all’istante – dice l’evangelista – quell’uomo guarì » (v. 9). Non aveva più bisogno dell’acqua della piscina.

149. L’accoglienza di Gesù offre all’Africa una guarigione più efficace e più profonda di tutte le altre. Come l’apostolo Pietro ha dichiarato negli Atti degli Apostoli (3,6), ripeto che non è né d’oro, né d’argento che l’Africa ha bisogno innanzitutto; essa desidera mettersi in piedi come l’uomo della piscina di Betzatà; desidera aver fiducia in se stessa, nella sua dignità di popolo amato dal suo Dio. È dunque questo incontro con Gesù che la Chiesa deve offrire ai cuori lacerati e feriti, desiderosi ardentemente di riconciliazione e di pace, assetati di giustizia. Dobbiamo offrire e annunciare la Parola di Cristo che guarisce, libera e riconcilia.


II. LA PAROLA DI DIO E I SACRAMENTI

A. Le Sacre Scritture

150. Secondo San Girolamo « l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo ».[199] La lettura e la meditazione della Parola di Dio ci dona non soltanto « la sublimità della conoscenza di Cristo Gesù » (Fil 3,8), ma inoltre ci radica più profondamente in Cristo e orienta il nostro servizio di riconciliazione, di giustizia e di pace. La celebrazione dell’Eucaristia, di cui la prima parte è la liturgia della Parola, ne costituisce la fonte e il culmine. Raccomando perciò che l’apostolato biblico venga promosso in ogni comunità cristiana, nella famiglia e nei movimenti ecclesiali.

151. Ogni fedele di Cristo acquisisca l’abitudine della lettura quotidiana della Bibbia! Una lettura attenta della recente Esortazione apostolica Verbum Domini fornirà utili indicazioni pastorali. Si presti attenzione dunque nell’iniziare i fedeli alla venerabile e fruttuosa tradizione della lectio divina. È la Parola di Dio che può aiutare nella conoscenza di Gesù Cristo e operare le conversioni che conducono alla riconciliazione, perché essa vaglia « i sentimenti e i pensieri del cuore » (Eb 4,12). I Padri Sinodali incoraggiano le comunità cristiane parrocchiali, le CEV/SCC, le famiglie, le associazioni e i movimenti ecclesiali a momenti di condivisione della Parola di Dio.[200] Essi diverranno così anzitutto luoghi dove la Parola di Dio, che edifica la comunità dei discepoli di Cristo, è letta insieme, meditata e celebrata. Questa Parola continuamente rigenera la comunione fraterna (cfr
1 Pt 1,22-25).

B. L’Eucaristia

152. Per edificare una società riconciliata, giusta e pacifica, il mezzo più efficace è una vita di intima comunione con Dio e con gli altri. In effetti, intorno alla mensa del Signore sono riuniti uomini e donne di origine, di cultura, di razza, di lingua e di etnia differenti. Essi formano una sola e identica unità grazie al Corpo e al Sangue di Cristo. Attraverso il Cristo-Eucaristia, diventano consanguinei e dunque autenticamente fratelli e sorelle, grazie alla Parola, al Corpo e al Sangue di Gesù Cristo stesso. Tale legame di fraternità è più forte di quello delle nostre famiglie umane, di quello delle nostre tribù. « Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli » (Rm 8,29). L’esempio di Gesù li rende capaci di amarsi, di donare la vita gli uni per gli altri, in quanto l’amore con cui ciascuno è amato deve comunicarsi nei fatti e nella verità.[201] È dunque indispensabile celebrare in comunità la domenica, Giorno del Signore, come anche le feste di precetto.

153. Non desidero fare qui un’esposizione teo-logica sull’Eucaristia. Nell’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis ne ho delineato i grandi tratti. Esorto, qui, tutta la Chiesa in Africa ad aver cura in modo particolare della celebrazione dell’Eucaristia, memoriale del Sacrificio di Cristo Gesù, segno di unità e vincolo di carità, banchetto pasquale e pegno della vita eterna. L’Eucaristia dev’essere celebrata con dignità e bellezza seguendo le norme stabilite. L’Adorazione eucaristica, personale e comunitaria, permetterà di approfondire questo grande mistero. In questa prospettiva, potrebbe essere celebrato un Congresso eucaristico continentale. Esso sosterrebbe lo sforzo dei cristiani nella loro cura di testimoniare i valori fondamentali di comunione in tutte le società africane.[202]

154. Affinché il mistero eucaristico sia rispettato, i Padri sinodali ricordano che le chiese e le cappelle sono luoghi sacri, da riservare unicamente alle celebrazioni liturgiche, evitando, per quanto possibile, che esse diventino semplici spazi di socializzazione o spazi culturali. Conviene promuovere la loro funzione primaria che è quella di essere luogo privilegiato di incontro tra Dio e il suo popolo, tra Dio e la sua creatura fedele. Conviene inoltre avere cura che l’architettura degli edifici di culto sia degna del mistero celebrato e conforme alla legislazione ecclesiastica e allo stile locale. Queste costruzioni devono essere fatte sotto la responsabilità dei Vescovi, dopo aver sentito il parere di persone competenti in liturgia e in architettura. Che si possa dire, quando se ne varca la soglia: « Certo il Signore è in questo luogo […] Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo » (Gen 28,16-17)! Questi luoghi raggiungeranno altresì la loro finalità se sono un aiuto alla comunità, rigenerata nell’Eucaristia e negli altri Sacramenti, per prolungare la celebrazione nella vita sociale perpetuando l’esempio stesso di Cristo (cfr Gv 13,15).[203] Questa « coerenza eucaristica »[204] interpella ogni coscienza cristiana (cfr 1 Cor 11,17-34).

C. La Riconciliazione

155. Per aiutare le società africane a guarire dalle ferite della divisione e dell’odio, i Padri sinodali invitano la Chiesa a ricordarsi che essa porta nel suo seno le stesse ferite e amarezze. Quindi ha bisogno che il Signore la guarisca perché attesti in maniera credibile che il Sacramento della Riconciliazione sana e guarisce i cuori feriti. Tale Sacramento rinnova i legami infranti tra la persona umana e Dio e restaura i legami nella società. Educa anche i nostri cuori e le nostre menti affinché impariamo a vivere « concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili » (1 Pt 3,8).

156. Ricordo l’importanza della confessione individuale, che nessun altro atto di riconciliazione o alcun’altra paraliturgia può sostituire. Incoraggio, perciò, tutti i fedeli della Chiesa, clero, persone consacrate e laici, a ridare il suo vero posto al Sacramento della Riconciliazione nella sua duplice dimensione personale e comunitaria.[205] Le comunità che non hanno sacerdoti, a causa delle distanze o per altre ragioni, possono vivere il carattere ecclesiale della penitenza e della riconciliazione attraverso forme non sacramentali. I cristiani in situazione d’irregolarità possono unirsi così al cammino penitenziale della Chiesa. Come hanno indicato i Padri sinodali, la forma non sacramentale può essere considerata come un mezzo di preparazione dei fedeli a una recezione fruttuosa del Sacramento,[206] ma non potrà diventare una norma abituale, e ancor meno sostituire il Sacramento stesso. Esorto con tutto il cuore i sacerdoti a vive-re questo Sacramento personalmente, e a rendersi veramente disponibili per la sua celebrazione.

157. Per incoraggiare la riconciliazione, a titolo comunitario, raccomando vivamente, come hanno auspicato i Padri sinodali, di celebrare ogni anno in ogni Paese africano « un giorno o una settimana di riconciliazione, particolarmente durante l’Avvento o la Quaresima ».[207] Il S.C.E.A.M. potrà contribuire alla sua realizzazione e, in accordo con la Santa Sede, promuovere un Anno della riconciliazione a livello continentale per chiedere a Dio un perdono speciale per tutti i mali e le ferite che gli esseri umani si sono inflitti gli uni gli altri in Africa, e affinché si riconcilino le persone e i gruppi che sono stati offesi nella Chiesa e nell’insieme della società.[208] Si tratterebbe di un Anno giubilare straordinario « durante il quale la Chiesa in Africa e nelle isole adiacenti rende grazie con la Chiesa universale e prega per ricevere i doni dello Spirito Santo »,[209] specialmente il dono della riconciliazione, della giustizia e della pace.

158. Per tali celebrazioni sarà utile seguire il consiglio dei Padri sinodali: « La memoria dei grandi testimoni che hanno donato la loro vita al servizio del Vangelo e del bene comune o per la difesa della verità e dei diritti umani sia conservata e ricordata fedelmente ».[210] A tal riguardo, i Santi sono le vere stelle della nostra vita, « che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata ».[211]


III. LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

159. Prima di concludere questo documento, desidero ritornare nuovamente sul compito della Chiesa in Africa che è quello di impegnarsi nell’evangelizzazione, nella missio ad gentes, come pure nella nuova evangelizzazione, affinché la fisionomia del Continente africano si modelli ogni giorno di più sull’insegnamento sempre attuale di Cristo, vera « luce del mondo » e autentico « sale della terra ».

A. Portatori di Cristo « luce del mondo »

160. L’opera urgente dell’evangelizzazione si realizza in maniera differente, secondo la diversità delle situazioni di ciascun Paese. « In senso proprio c’è la missio ad gentes verso coloro che non conoscono Cristo. In senso lato, si parla di “evangelizzazione” per l’aspetto ordinario della pastorale, e di “nuova evangelizzazione” verso coloro che non seguono più la prassi cristiana ».[212] Solo l’evangelizzazione che è animata dalla forza dello Spirito Santo diviene la « legge nuova del Vangelo » e porta frutti spirituali.[213] Il cuore di ogni attività evangelizzatrice è l’annuncio della Persona di Gesù, il Verbo di Dio incarnato (cfr Gv 1,14), morto e risorto, presente per sempre nella comunità dei fedeli, nella sua Chiesa (cfr Mt 28,20). Si tratta di un compito urgente non soltanto per l’Africa, ma per il mondo intero, in quanto la missione che Cristo redentore ha affidato alla sua Chiesa non ha ancora raggiunto la piena realizzazione.

161. Il « Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio » (Mc 1,1) è la via sicura per incontrare la Persona del Signore Gesù. Scrutare le Scritture ci permette di scoprire sempre più il suo vero volto, rivelazione di Dio Padre (cfr Gv 12,45), e la sua opera di salvezza. « Riscoprire la centralità della divina Parola nella vita cristiana ci fa ritrovare così il senso più profondo di quanto il Papa Giovanni Paolo II ha richiamato con forza: continuare la missio ad gentes e intraprendere con tutte le forze la nuova evangelizzazione ».[214]

162. Guidata dallo Spirito Santo, la Chiesa in Africa deve annunciare – vivendolo – il mistero di salvezza a quelli che ancora non lo conoscono. Lo Spirito Santo, che i cristiani hanno ricevuto nel Battesimo, è il fuoco d’amore che spinge all’azione evangelizzatrice. Dopo la Pentecoste, i discepoli, « colmati di Spirito Santo » (At 2,4), sono usciti dal Cenacolo, dove per paura si erano rinchiusi, per proclamare la Buona Notizia di Gesù Cristo. L’avvenimento della Pentecoste ci permette di comprendere meglio la missione dei cristiani, « luce del mondo » e « sale della terra » nel Continente africano. Ciò che è proprio della luce è diffondersi e rischiarare i numerosi fratelli e sorelle che sono ancora nelle tenebre. La missio ad gentes impegna tutti i cristiani dell’Africa. Animati dallo Spirito, essi devono essere portatori di Gesù Cristo, « luce del mondo », in tutto il Continente, in tutti gli ambiti della vita personale, familiare e sociale. I Padri sinodali hanno sottolineato « l’urgenza e la necessità dell’evangelizzazione che è la missione e la vera identità della Chiesa ».[215]

B. Testimoni di Cristo Risorto

163. Il Signore Gesù esorta ancor oggi i cristiani d’Africa a predicare nel suo nome « a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati » (Lc 24,47). Perciò essi sono chiamati a essere testimoni del Signore risorto (cfr Lc 24,48). I Padri sinodali hanno sottolineato che l’evangelizzazione « consiste essenzialmente nel rendere testimonianza a Cristo nella potenza dello Spirito, attraverso la vita, poi per mezzo della parola, in uno spirito di apertura agli altri, di rispetto e di dialogo con loro, attenendosi ai valori del Vangelo »[216]. Per quanto riguarda la Chiesa in Africa, questa testimonianza dev’essere al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace.

164. L’annuncio del Vangelo deve ritrovare l’ardore degli inizi dell’evangelizzazione del Continente africano, attribuita all’evangelista Marco, seguito da una « schiera innumerevole di Santi, di Martiri, di Confessori e di Vergini ».[217] Con gratitudine, occorre mettersi alla scuola dell’entusiasmo di numerosi missionari, che durante molti secoli hanno sacrificato la vita per portare la Buona Notizia ai loro fratelli e sorelle africani. Nel corso di questi ultimi anni, la Chiesa ha commemorato in diversi Paesi il centenario dell’evangelizzazione. Essa si è giustamente impegnata a diffondere il Vangelo tra coloro che non conoscono ancora il nome di Gesù Cristo.

165. Affinché questo sforzo divenga ogni giorno più efficace, la missio ad gentes deve andare di pari passo con la nuova evangelizzazione. Anche in Africa, le situazioni che richiedono una nuova presentazione del Vangelo, « nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni »,[218] non sono rare. In particolare, la nuova evangelizzazione deve integrare la dimensione intellettuale della fede nell’esperienza viva dell’incontro con Gesù Cristo presente e operante nella comunità ecclesiale, perché all’origine del fatto di essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dona alla vita un nuovo orizzonte e perciò il suo orientamento decisivo. La catechesi deve dunque integrare la parte teorica, costituita da nozioni imparate a memoria, con quella pratica, vissuta a livello liturgico, spirituale, ecclesiale, culturale e caritativo, affinché il seme della Parola di Dio, caduto su un terreno fertile, metta radici profonde e possa crescere e giungere a maturazione.

166. Perché questo accada, è indispensabile impiegare nuovi metodi che oggi sono a nostra disposizione. Quando si tratta dei mezzi di comunicazione sociale, di cui ho già parlato, non bisogna dimenticare quanto ho sottolineato recentemente nell’Esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini: « San Tommaso d’Aquino, menzionando Sant’Agostino, insiste con forza: “Anche la lettera del Vangelo uccide se manca l’interiore grazia della fede che sana” ».[219] Coscienti di questa esigenza, bisogna sempre ricordare che nessun mezzo può e deve sostituirsi al contatto personale, all’annuncio verbale, come pure alla testimonianza di una vita cristiana autentica. Questo contatto personale e questo annuncio verbale devono esprimere la fede viva che impegna e trasforma l’esistenza, e l’amore di Dio che raggiunge e tocca ciascuno così com’è.

C. Missionari alla sequela di Cristo

167. La Chiesa che cammina in Africa è chiamata a contribuire alla nuova evangelizzazione anche nei Paesi secolarizzati, da cui provenivano in passato numerosi missionari e che oggi mancano, purtroppo, di vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata. Nel frattempo, un grande numero di Africani e di Africane hanno accolto l’invito del padrone della messe (cfr Mt 9,37-38) a lavorare nella sua vigna (cfr Mt 20,1-16). Senza sminuire lo slancio missionario ad gentes nei diversi Paesi, come pure nel Continente intero, i Vescovi dell’Africa devono accogliere con generosità la richiesta dei loro confratelli dei Paesi che mancano di vocazioni e venire in aiuto ai fedeli privi di sacerdoti. Questa collaborazione, che dev’essere regolamentata attraverso accordi tra la Chiesa che invia e quella che riceve, diventa un segno concreto di fecondità della missio ad gentes. Benedetta dal Signore, Buon Pastore (cfr Gv 10,11-18), essa sostiene anche in modo prezioso la nuova evangelizzazione nei Paesi di antica tradizione cristiana.

168. L’annuncio della Buona Novella fa nascere nella Chiesa nuove espressioni, adeguate alle necessità dei tempi, delle culture, e alle attese degli uomini. Lo Spirito Santo non manca di suscitare anche in Africa uomini e donne che, riuniti in diverse associazioni, movimenti e comunità, consacrano la loro vita alla diffusione del Vangelo di Gesù Cristo. Secondo l’esortazione dell’Apostolo delle genti – « non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male » (1 Ts 5,19-22) – i Pastori hanno il dovere di vegliare affinché queste nuove espressioni della perenne fecondità del Vangelo si inseriscano nell’azione pastorale delle parrocchie e delle diocesi.

169. Cari fratelli e sorelle, alla luce del tema della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa, la nuova evangelizzazione concerne, in particolare, il servizio della Chiesa in vista della riconciliazione, della giustizia e della pace. Di conseguenza, è necessario accogliere la grazia dello Spirito Santo che ci invita: « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20). I cristiani dunque sono tutti invitati a riconciliarsi con Dio. Allora, voi sarete in grado di diventare artefici della riconciliazione in seno alle comunità ecclesiali e sociali nelle quali vivete e operate. La nuova evangelizzazione suppone la riconciliazione dei cristiani con Dio e con se stessi. Essa esige la riconciliazione col prossimo, il superamento di ogni tipo di barriera, come quelle della lingua, della cultura e della razza. Siamo tutti figli di un solo Dio e Padre che « fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti » (Mt 5,45).

170. Dio benedirà un cuore riconciliato, accordandogli la sua pace. Il cristiano diventerà così un artefice di pace (cfr Mt 5,9) nella misura in cui, radicato nella grazia divina, collabora con il suo Creatore alla costruzione e alla promozione del dono della pace. Il fedele riconciliato diventerà anche promotore della giustizia in ogni luogo, soprattutto nelle società africane divise, in preda alla violenza e alla guerra, che hanno fame e sete della vera giustizia. Il Signore ci invita: « Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,33).

171. La nuova evangelizzazione è un compito urgente per i cristiani in Africa, perché anch’essi devono rianimare il loro entusiasmo di appartenere alla Chiesa. Sotto l’ispirazione dello Spirito del Signore risorto, essi sono chiamati a vivere, a livello personale, familiare e sociale, la Buona Novella e ad annunciarla con rinnovato zelo alle persone vicine e lontane, impiegando per la sua diffusione i nuovi metodi che la Provvidenza divina mette a nostra disposizione. Lodando Dio Padre per le meraviglie che continua a compiere nella sua Chiesa in ciascuno dei suoi membri, i fedeli sono invitati a vivificare la loro vocazione cristiana nella fedeltà alla viva Tradizione ecclesiale. Aperti all’ispirazione dello Spirito Santo, che continua a suscitare diversi carismi nella Chiesa, i cristiani devono proseguire o intraprendere con determinazione il cammino della santità per diventare ogni giorno di più apostoli della riconciliazione, della giustizia e della pace.

 

CONCLUSIONE:
« CORAGGIO! ALZATI, TI CHIAMA »
(Mc 10,49)

172. Cari fratelli e sorelle, l’ultima parola del Sinodo è stata un appello alla speranza, lanciato all’Africa. Tale appello sarà vano se non si radica nell’amore trinitario. Da Dio, Padre di tutti, noi riceviamo la missione di trasmettere all’Africa l’amore con cui ci ha amato Cristo, il Figlio primogenito, affinché la nostra azione, animata dal suo Spirito Santo, sia sostenuta dalla speranza e, nello stesso tempo, diventi fonte di speranza. Desiderando facilitare l’attuazione degli orientamenti del Sinodo su temi così scottanti quali sono la riconciliazione, la giustizia e la pace, auspico che i « teologi continuino a esplorare la profondità del mistero trinitario e il suo significato per l’oggi africano ».[220] Poiché la vocazione di ogni uomo è unica, non lasciamo che si spenga in noi lo slancio vitale della riconciliazione dell’umanità con Dio attraverso il mistero della nostra salvezza in Cristo. La redenzione è la ragione dell’affidabilità e della fermezza della nostra speranza « in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche se faticoso, può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino ».[221]

173. Lo ribadisco: « Alzati, Chiesa in Africa […] perché ti chiama il Padre celeste, che i tuoi antenati invocavano come Creatore prima di conoscerne la vicinanza misericordiosa, rivelata nel suo Figlio unigenito, Gesù Cristo. Intraprendi il cammino di una nuova evangelizzazione con il coraggio che proviene dallo Spirito Santo ».[222]

174. Il volto dell’evangelizzazione assume oggi il nome di riconciliazione, « condizione indispensabile per instaurare in Africa rapporti di giustizia tra gli uomini e per costruire una pace equa e duratura nel rispetto di ogni individuo e di tutti i popoli; una pace che […] si apre all’apporto di tutte le persone di buona volontà al di là delle rispettive appartenenze religiose, etniche, linguistiche, culturali e sociali ».[223] La Chiesa cattolica tutta intera accompagni col suo affetto i fratelli e le sorelle del Continente africano! I Santi dell’Africa li sostengano attraverso la loro preghiera di intercessione![224]

175. « Il buon padrone di casa, san Giuseppe, che personalmente conosce bene che cosa significhi il ponderare, in atteggiamento di sollecitudine e di speranza, le vie future della famiglia, [e che] ci ha ascoltati con amore e ci ha accompagnato fin dentro il Sinodo stesso »,[225] protegga e accompagni la Chiesa nella sua missione al servizio dell’Africa, terra dove egli trovò, per la Santa Famiglia, rifugio e protezione (cfr Mt 2,13-15)! La Beata Vergine Maria, Madre del Verbo di Dio e Nostra Signora d’Africa, continui ad accompagnare tutta la Chiesa con la sua intercessione e i suoi inviti a fare tutto ciò che ci dirà suo Figlio (cfr Gv 2,5)! La preghiera di Maria, Regina della Pace, il cui cuore è sempre orientato alla volontà di Dio, sostenga ogni impegno di conversione, consolidi ogni iniziativa di riconciliazione, e renda efficace ogni sforzo in favore della pace in un mondo che ha fame e sete di giustizia (cfr Mt 5,6).[226]

176. Cari fratelli e sorelle, mediante la Seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, il Signore, buono e misericordioso, vi ricorda in modo pressante che «siete il sale della terra… la luce del mondo» (Mt 5,13.14). Possano queste parole richiamarvi la dignità della vostra vocazione di figli di Dio, membri della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica! Questa vocazione consiste nel diffondere in un mondo spesso immerso nel buio il chiarore del Vangelo, lo splendore di Gesù Cristo, vera luce che «illumina ogni uomo» (Gv 1,9). Inoltre, i cristiani devono offrire agli uomini il gusto di Dio Padre, la gioia della sua presenza creatrice nel mondo. Essi sono anche chiamati a collaborare con la grazia dello Spirito Santo, affinché il miracolo della Pentecoste prosegua nel Continente africano e ciascuno diventi sempre più un apostolo della riconciliazione, della giustizia e della pace.

177. Possa la Chiesa cattolica in Africa essere sempre uno dei polmoni spirituali dell’umanità, e diventare ogni giorno di più una benedizione per il nobile Continente africano e per il mondo intero.

Dato a Ouidah, in Benin, il 19 novembre, dell’anno 2011, settimo del mio Pontificato

 

BENEDICTUS PP. XVI

[1] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), 1: AAS 88 (1996), 5.

[2] Cfr I Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, Messaggio finale (6 maggio 1994), 24-25; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), 63: AAS 88 (1996), 39-40.

[3] Cfr II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, Propositio 1.

[4] Cfr Propositio 2.

[5] Benedetto XVI, Discorso al Consiglio Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (Yaoundé, 19 marzo 2009): AAS 101 (2009), 310.

[6] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), 63: AAS 88 (1996), 39-40.

[7] Cfr n. 92: AAS 88 (1996), 57-58; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 11; Decr. sull’apostolato dei laici Apostolicam actuositatem, 11; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Familiaris consortio (22 novembre 1981), 21: AAS 74 (1982), 104-106.

[8] Cfr n. 63: AAS 88 (1996), 39-40.

[9] Quis dives salvetur, 29: PG 9, 633.

[10] Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2009): AAS 102 (2010), 35.

[11] N. 79: AAS 88 (1996), 51.

[12] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 1: AAS 101 (2009), 641.

[13] Id., Omelia nella Messa di apertura della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (4 ottobre 2009): AAS 101 (2009), 907.

[14] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 3: AAS 93 (2001), 267.

[15] Ibidem, 29: AAS 93 (2001), 286.

[16] Adversus haereses IV, 20, 7: PG 7, 1037.

[17] Propositio 34.

[18] Benedetto XVI, Omelia nella Messa di chiusura della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (25 ottobre 2009): AAS 101 (2009), 918.

[19] Propositio 46.

[20] XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Messaggio finale (24 ottobre 2008), 10.

[21] Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2009): AAS 102 (2010), 35.

[22] Cfr Id., Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 5-9: AAS 101 (2009), 643-647.

[23] Id., Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2009): AAS 102 (2010), 35.

[24] Id., Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008: AAS 100 (2008), 38-45.

[25] Id., Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2009): AAS 102 (2010), 37.

[26] Cfr Propositio 5.

[27] Relatio ante disceptationem, II, a.

[28] Ibidem.

[29] Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2009): AAS 102 (2010), 35.

[30] Cfr Id., Omelia nella Messa di chiusura della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (25 ottobre 2009): AAS 101 (2009), 916.

[31] Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1997, 1: AAS 89 (1997), 1.

[32] Propositio 5.

[33] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 28: AAS 98 (2006), 238-240.

[34] Cfr Propositio 14.

[35] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 9: AAS 101 (2009), 646-647.

[36] Cfr Id., Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 28-29: AAS 98 (2006), 238-240; Commissione Teologica Internazionale, Alcune questioni sulla teologia della Redenzione (29 novembre 1994), 14-20: Ench. Vat. 14, nn. 1844-1850.

[37] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 40; Pont. Cons. della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 49-51.

[38] Cfr S. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, IIa-IIae, q. 58, a. 1.

[39] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 35: AAS 83 (1991), 837.

[40] Catechismo della Chiesa Cattolica, 1894.

[41] Lineamenta, 44.

[42] S. Agostino, De civitate Dei, XIX, 21, 1: PL 41, 649.

[43] Cfr Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2010 (30 ottobre 2009): Insegnamenti V/2 (2009), 454.

[44] Cfr ibidem.

[45] Cfr Propositio 17.

[46] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 6: AAS 101 (2009), 644.

[47] Id., Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 28: AAS 98 (2006), 240.

[48] Cfr Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 53. 80: AAS 68 (1976), 41-42.73-74; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 46: AAS 83 (1991), 293.

[49] Cfr Messaggio finale, 36.

[50] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 1.

[51] Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’Evangelizzazione (3 dicembre 2007), 9: AAS 100 (2008), 497-498.

[52] Lineamenta, 48.

[53] Propositio 43.

[54] Ibidem.

[55] Cfr Benedetto XVI, Discorso al Pontificio Consiglio per i Laici (21 maggio 2010): Insegnamenti VI/1 (2010), 758.

[56] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull’attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 15.

[57] Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 22: AAS 68 (1976), 20.

[58] Cfr Propositio 9.

[59] Cfr Propositio 8.

[60] Cfr nn. 28-34: AAS 77 (1985), 250-273. Questo insegnamento è stato confermato dalla Lettera apostolica sotto forma di Motu proprio Misericordia Dei (2 maggio 2002): AAS 94 (2002), 452-459.

[61] Cfr Propositio 7.

[62] Cfr Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 43: AAS 93 (2001), 297.

[63] Ibidem.

[64] Ibidem.

[65] Cfr Propositio 9.

[66] Cfr Propositio 33.

[67] Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’Evangelizzazione, (3 dicembre 2007), 6: AAS 100 (2008), 494.

[68] Cfr Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 19-20: AAS 68 (1976), 18-19.

[69] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 40: AAS 93 (2001), 295.

[70] Cfr Propositio 32.

[71] Benedetto XVI, II Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, Meditazione durante l’Ora Terza (5 ottobre 2009): AAS 101 (2009), 924.

[72] N. 55: AAS 102 (2010), 734-735.

[73] Cfr Propositio 45.

[74] Benedetto XVI, Discorso ai membri del Consiglio speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (Yaoundé, 19 marzo 2009): AAS 101 (2009), 313.

[75] Cfr Id., Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), 51: AAS 99 (2007), 144.

[76] Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo (31 maggio 2004), 13: AAS 96 (2004), 682.

[77] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2008, 3: AAS 100 (2008), 38-39.

[78] Cfr Propositio 38.

[79] Benedetto XVI, Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), 79: AAS 99 (2007), 165-166.

[80] Cfr ibid., n. 73.

[81] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 38 e 39: AAS 93 (2001), 293-294.

[82] Id., Esort. ap. postsinodale Familiaris consortio (22 novembre 1981), 39: AAS 74 (1982), 130-131; cfr Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 71: AAS 68 (1976), 60-61.

[83] Giovanni Paolo II, Omelia in occasione del Giubileo della « Terza età » (17 settembre 2000), 5: AAS 92 (2000), 876; cfr Id., Lettera alle persone anziane (1 ottobre 1999): AAS 92 (2000), 186-204.

[84] Cfr Messaggio finale, 26.

[85] Epistula I, 11: PL 65, 306C.

[86] Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Familiaris consortio (22 novembre 1981), 25.43: AAS 74 (1982), 110-111; 134-135.

[87] Cfr Propositio 45.

[88] Cfr Messaggio finale, 26.

[89] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 67.

[90] Origene, Traité des principes, IV, 4, 10, SC 268, p. 427.

[91] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem (15 agosto 1988), 29: AAS 80 (1988), 1722; cfr Benedetto XVI, Incontro con le Associazioni cattoliche per la promozione della donna (Luanda, 22 marzo 2009): Insegnamenti V/1 (2009), 484.

[92] Benedetto XVI, Incontro con le Associazioni cattoliche per la promozione della donna (Luanda, 22 marzo 2009): Insegnamenti V/1 (2009), 484.

[93] Cfr Propositio 47.

[94] Benedetto XVI, Incontro con le Associazioni cattoliche per la promozione della donna (Luanda, 22 marzo 2009): Insegnamenti V/1 (2009), 484.

[95] II Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Doc. Justitia in mundo (30 novembre 1971), 45: aas 63 (1971), 933; cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Africa, 121: AAS 88 (1996), 71-72.

[96] Messaggio finale, 25.

[97] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2010, 11: AAS 102 (2010), 49; cfr Id., Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 51: AAS 101 (2009), 687.

[98] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem (15 agosto 1988), 31: AAS 80 (1988), 1727-1729; Id., Lettera alle donne (29 giugno 1995), 12: AAS 87 (1995), 812.

[99]  Cfr Messaggio finale, 27-28.

[100 ] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 9: AAS 93 (2001), 271-272.

[101] N. 104: AAS 102 (2010), 772.

[102] Regola, III, 3; cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 45: AAS 93 (2001), 298-299.

[103] Cfr Propositio 48.

[104] Cfr Benedetto XVI, Messaggio per la XXV Giornata Mondiale della Gioventù (22 febbraio 2010), 7: AAS 102 (2010), 253-254; Id., Esort. ap. postsinodale Verbum Domini (30 settembre 2010), 104: AAS 102 (2010), 772-773.

[105] AAS 97 (2005), 712.

[106] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995), 57: AAS 87 (1995), 466.

[107] I Padri sinodali si sono riferiti a varie situazioni, come, ad esempio: i bambini uccisi prima della nascita, i piccoli non desiderati, gli orfani, gli albini, i fanciulli di strada, quelli abbandonati, i bambini-soldato, i bambini prigionieri, i piccoli forzati a lavorare, quelli maltrattati a causa di un handicap fisico o mentale, quelli considerati come stregoni, i fanciulli detti serpenti, i ragazzi venduti come schiavi sessuali, quelli traumatizzati, senza alcuna prospettiva di un avvenire… (cfr Propositio 49).

[108] Cfr Giovanni Paolo II, Lettera ai bambini (13 dicembre 1994): Insegnamenti XVII/2 (1994), 1077.

[109] Cfr Messaggio finale, 30.

[110] Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 14: AAS 59 (1967), 264; cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 18: AAS 101 (2009), 653-654.

[111] Propositio 20.

[112] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995), 82: AAS 87 (1995), 495.

[113] Cfr Propositio 53.

[114] Cfr Propositio 52.

[115] Cfr Propositio 51.

[116] Cfr Messaggio finale, 31.

[117] Cfr Propositio 19.

[118] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 21: AAS 101 (2009), 655-656.

[119] Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 13.

[120] Cfr Propositiones 17.29.

[121] Cfr Messaggio finale, 32.

[122] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 42: AAS 101 (2009), 677-678; Propositio 15.

[123] II Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Doc. Justitia in mundo (30 novembre 1971), Proposizione 8a: AAS 63 (1971), 941.

[124] Ibid., Proposizioni 8b e 8c: AAS 63 (1971), 941.

[125] Cfr Propositio 22.

[126] Cfr Propositio 30.

[127] Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (24 novembre 2002): AAS 96 (2004), 359-370.

[128] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2419.

[129] Cfr Propositio 24; Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 58.60.67: AAS 101 (2009) 693-694, 695, 700-701; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1883.1885.

[130] Cfr Propositio 25.

[131] Cfr Propositio 26.

[132] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 43: AAS 101 (2009), 679.

[133] Cfr Propositio 54.

[134] Ibidem.

[135] Cfr Propositio 55.

[136] Cfr Propositio 54.

[137] Cfr Propositio 28.

[138] Cfr Benedetto XVI, Discorso ai membri del Consiglio speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (Yaoundé, 19 marzo 2009): AAS 101 (2009), 310.

[139] Cfr Id., Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 62; AAS 101 (2009), 696-697.

[140] Ibid., 42: AAS 101 (2009), 677.

[141] Ibid., 36: AAS 101 (2009), 672.

[142] Ibid., 47: AAS 101 (2009), 684; cfr Propositio 31.

[143] Cfr Propositiones 10.11.12.13.

[144] Confessiones, VII, 10, 16: PL 32, 742.

[145] Cfr Propositio 10.

[146] Dich. sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra Aetate, 2; cfr Propositio 13.

[147] Conc. Ecum. Vat. II, Dich. sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra Aetate, 3.

[148] Cfr Messaggio finale, 41.

[149] Cfr Propositio 12.

[150] Cfr Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2011: AAS 103 (2011), 46-58.

[151] Cfr Propositio 18.

[152] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 30: AAS 101 (2009), 665.

[153] Cfr. Congregazione per i Vescovi, Direttorio per il Ministero pastorale dei Vescovi, Apostolorum successores (22 febbraio 2004), 33-48: Ench. Vat. 22, nn. 1650-1676.

[154] Epistula 33,1: PL 4,297.

[155] Benedetto XVI, Discorso ai Vescovi di Francia (Lourdes, 14 settembre 2008): Insegnamenti IV/2 (2008), 321.

[156] Propositio 3.

[157] Cfr Propositio 4.

[158] Cfr Ibidem.

[159] Cfr Propositio 39.

[160] Cfr Messaggio finale, n. 20.

[161] Cfr Propositio 39.

[162] Cfr Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2009): AAS 102 (2010), 35.

[163] Epistula 66,1: PL 4,398.

[164] S. Ignazio d’Antiochia, Ad Magnesios, III,2: ed. F.X. FUNK, 233.

[165] Benedetto XVI. Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), 24: AAS 99 (2007), 125.

[166] Apologeticum, 50,13: PL 1,603.

[167] Cfr. Congregazione per l’Educazione Cattolica, Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti (22 febbraio 1998), 8: Ench. Vat. 17, n. 167; Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti (22 febbraio 1998), 6, 8 e 48: Ench. Vat. 17, nn. 291.294-297.376-378.

[168] Cfr. Lineamenta, n. 89.

[169] Cfr Propositio 50.

[170] Cfr Propositio 41.

[171] Cfr Propositio 42.

[172] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 46.

[173] Cfr Id., Decr. sull’attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 18.

[174] Cfr Propositio 40.

[175] Ibidem.

[176] Cfr Lettera ai seminaristi (18 ottobre 2010): L’Osservatore Romano (18-19 ottobre 2010), p. 12.

[177] Benedetto XVI, Discorso ai membri del Consiglio speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (Yaoundé, 19 marzo 2009): AAS 101 (2009), 311-312.

[178] Cfr Propositio 44; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), 91: AAS 88 (1996), 57.

[179] Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), 15.17: AAS 81 (1989), 413-416 e 418-421.

[180] Propositio 37.

[181] N. 103: AAS 88 (1996), 62-63.

[182] Benedetto XVI, II Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Meditazione durante l’ora terza (5 ottobre 2009): AAS 101 (2009), 920.

[183] Ibidem.

[184] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 1.

[185] Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 39: AAS 98 (2006), 250.

[186] Cfr Propositio 35.

[187] Benedetto XVI, Omelia a Nazareth (14 maggio 2009): AAS 101 (2009), 480.

[188] Cfr Id., Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), 49: AAS 99 (2007), 143.

[189] Cfr Propositio 36.

[190] N. 103: AAS 88 (1996), 62-63.

[191] Benedetto XVI, Discorso ai membri del Consiglio speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (Yaoundé, 19 marzo 2009): AAS 101 (2009), 312.

[192] Cfr Messaggio finale, 31.

[193] Ibidem.

[194] Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), 124: AAS 88 (1996), 72-73.

[195] Cfr Propositio 56.

[196] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 73: AAS 101 (2009), 705.

[197] Ibid., 73: AAS 101 (2009), 704-705.

[198] Cfr Propositio 56.

[199] Commentariorum in Isaiam prophetam, Prologus: PL 24, 17.

[200] Cfr Propositio 46

[201] Benedetto XVI, Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), 82: AAS 99 (2007), 168-169; Id., Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 14: AAS 98 (2006), 228-229.

[202] Cfr Propositio 8.

[203] Benedetto XVI, Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), 51: AAS 99 (2007), 144.

[204] Ibidem, 83: AAS 99 (2007), 169.

[205] Cfr Propositio 5.

[206] Cfr Propositio 6; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Reconciliatio et Poenitentia (2 dicembre 1984), 23: AAS 77 (1985), 233-235.

[207] Propositio 8.

[208] Cfr ibidem.

[209] Ibidem.

[210] Propositio 9.

[211] Benedetto XVI, Lett. enc. Spe salvi (30 novembre 2007), 49: AAS 99 (2007), 1025.

[212] Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’Evangelizzazione (3 dicembre 2007), 12: AAS 100 (2008), 501.

[213] Cfr S. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, Ia-IIae,
q. 106, a. 1.

[214] Benedetto XVI, Esort. ap. postsinodale Verbum Domini (30 settembre 2010), 122: AAS 102 (2010), 785.

[215] Propositio 34.

[216] Ibidem; cfr Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 21: AAS 68 (1976), 19-20.

[217] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), 31: AAS 88 (1996), 21.

[218] Id., Discorso ai Vescovi membri del Consiglio episcopale latino-americano (9 marzo 1983): AAS 75 (1983), 778.

[219] Cfr n. 29: AAS 102 (2010), 708.

[220] Benedetto XVI, Discorso ai membri del Consiglio speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (Yaoundé, 19 marzo 2009): AAS 101 (2009), 312.

[221] Id., Lett. enc. Spe salvi (30 novembre 2007), 1: AAS 99 (2007), 985.

[222] Id., Omelia della Messa di conclusione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (25 ottobre 2009): AAS 101 (2009), 918.

[223] Ibidem.

[224] Cfr ibidem.

[225] Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2009): AAS 102 (2010), 34.

[226] Cfr Propositio 57.

 

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