Qui, pare, sta il fulcro di questa festa che ci coinvolge tutti e ciascuno.
Siamo Figli di Dio, siamo chiamati e amati dal Padre, siamo scaturiti dalla gioia e siamo destinati alla gioia.
La santità non è altro che la consapevolezza radicale di appartenere alla Gioia e di essere nella Gioia, per sempre, dall'Eternità e verso l'Eternità.
La santità è cogliere la luce oltre la notte del quotidiano. La luce c'è... è il peccato e le dissipazioni che ce la fanno dimenticare.
L'eroismo vero è quello della gioia e il martirio vero è quello della gioia.
L'annuncio e la missione veri sono quelli della gioia.
Dalla gioia vera, temperata, discreta, radicale, intima e contagiosa si gioca la nostra vita di cattolici.
Ogni no è detto prima ancora perché c'è un Si! a Dio.
Ogni rinuncia ha senso perché c'è il Sì della gioia, con la gioia e nella gioia.
Sì alla vita, si alla vita che procede dal Padre. Si alla Signoria di Cristo, Si alla Gioia e alla bellezza.
Ogni liturgia non è altro che la manifestazione di questa Gioia.
satana è appunto il ladro della Gioia. Egli opera come può per distoglierci dalla realtà della Gioia, mettendo nel cuore depressione, scoramento, tristezza, pessimismo.
Non parliamo di quella depressione che è malattia o, talvolta, stato funzionale alla gioia, ma di quella tristezza e accidia cronica in cui più che concentrare lo sguardo su Gesù, fissiamo lo sguardo sul limite e sulla paura.
Oppure sulla memoria del peccato.
Chi di noi si accosta al sacramento della riconciliazione dicendo anzitutto:
"Padre ho peccato contro la gioia, ho dato spazio alla tristezza più che a Cristo nella mia vita!"?
Misuriamo dunque la nostra santità sulla gioia e sulla certezza di appartenere al Padre.
Qui diciamo tutti i no che servono, a cominciare dal peccato, sapendo che dal "Sì di Dio in Cristo" nasce ogni Gioia per noi.
Questo "Sì" è il luogo per chi smette di avere paura e smette di fuggire da Dio e, purtroppo da sé stesso, e dalla gioia che lo attende.
Francesca & Paul