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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
abusi clericalismoP. Pietro Messa, ofm

Narrava un frate che nei primi anni del Novecento a Perugia l’anticlericalismo era così forte che si aveva timore a scendere dal convento in città a motivo del pericolo di essere presi a sassate.

Un’affermazione tutta da verificare, come ogni testimonianza, soprattutto orale; certo è che con l’unificazione dell’Italia, la presa di Roma e le soppressioni per il clero il vento non era proprio favorevole. In questa situazione non meraviglia che da molti fosse considerato un evento provvidenziale la soluzione della questione romana l’undici febbraio 1929 con i Patti lateranensi. Quell’accordo segnò anche il ritorno a riconoscimenti per il clero che così da oppresso tornò ad avere il suo spazio pubblico; lo stesso è accaduto in paesi in cui la Chiesa da perseguitata si è ritrovata dopo la fine del regime persecutorio al centro di benevole attenzioni. Qualcuno, senza alcun dubbio, anche se una minoranza volse a sé queste benevoli attenzioni per accrescerle e sfruttarle anche con un certo vittimismo per le violenze subite.  

Sembra ripetersi il meccanismo che caratterizzò i donatisti i quali, al termine delle persecuzioni che sfidarono con eroismo, facendo leva anche sull’ammirazione per la loro integrità si percepirono in potere di scagliarsi con veemenza contro coloro che invece scesero a compromessi. Da perseguitati divennero persecutori mediante un vero e proprio abuso di potere, quello dato dalla loro testimonianza nella precedente tribolazione. Considerando tutto ciò non meraviglia quindi che non solo il clero ma anche altri gruppi sociali nel giro di poco tempo siano passati da sottomessi a previlegiati abusando di tali benefici e giustificandosi con un vittimismo insistente e ripetitivo.  

Perché non sempre la storia e la persecuzione insegna e fa correttamente maturare e, tutti, tendiamo a “mendicare un potere”. 

Davanti a un tale abuso di potere che si è intrecciato ad abusi di coscienza e non per ultimo in abusi fisici è comprensibile che sorga un’ostilità che nel caso del clero si manifesta nell’anticlericalismo, instaurando di nuovo il meccanismo del vittimismo in chi subisce. Infatti se i privilegi del clero tra cui quello dell’odioso foro ecclesiastico – per cui i delitti del clero sono gestiti in modo diverso da quelli degli altri – sono fuori luogo, una forma più sottile di clericalismo è quello di processare solo sacerdoti, vescovi e persone attigue quale fosse una classe privilegiata da cacciare mediante l’opera meticolosa inquisitori. Queste forme opposte di potere – nel nostro caso di clericalismo – le aveva capite e descritte bene Alessandro Manzoni quando concludendo “I promessi sposi” narra che il marchese al pranzo in onore dei popolani Renzo e Lucia si mise a servire in quanto d’umiltà “n’aveva quanta ne bisognava per mettersi al di sotto di quella buona gente, ma non per istar loro in pari”. 

Ad ogni modo queste contrapposizioni risultano inconcludenti ed è bene richiamare che ogni membro del clero, a livello sociale, è innanzitutto un cittadino che ha diritti e doveri e, a livello ecclesiale, è innanzitutto un cristiano quale ogni battezzato. Un fedele. 

Cfr. anche http://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/abusi-tra-giustizia-e-misericordia.html.


in riferimento all'immagine

 

Maria scaccia il diavolo che cerca di impossessarsi di un bambino (Pinacoteca di Morrovalle); circa tale iconografia cfr. Mario SensiLe Madonne del soccorso umbro-marchigiane nell’iconografia e nella pietà, in Bollettino storico della città di Foligno, 18 (1994), pp. 7-88.