La salute e l'utopia della perfezione
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Sessant'anni fa, nel 1948, veniva promulgata la Costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che sanciva una nuova definizione del termine "salute": volendo garantire non solo il benessere fisico ma anche un miglioramento delle condizioni sociali di vita, il termine non veniva più limitato a indicare l'assenza di malattia. Esso aveva infatti l'ambizione di indicare altre possibili sorgenti di disagio. Questo importante passo fu definitivamente sancito, il 10 dicembre dello stesso anno, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che riconosceva la salute come un diritto fondamentale. Purtroppo, come segnalato da molti autori, la definizione di salute che ne scaturì finì col nascere zoppa e insoddisfacente: "La salute - vi si leggeva - è uno stato di completo benessere psichico, fisico e sociale". Come è facilmente intuibile, la definizione rischia di scivolare nella pura utopia, dato che nessuno può vantare un simile livello di benessere, e rischia di far diventare malattia ogni stato di non completo benessere. Questo porta a una serie di pericolose conseguenze sotto i nostri occhi.