La prolusione del cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana ai lavori di R. Calabria
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In apertura della 46ª Settimana sociale dei cattolici italiani, il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana, dopo aver ringraziato Benedetto XVI per il suo messaggio ai partecipanti all'incontro e dopo aver rivolto un indirizzo di saluto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha tenuto una prolusione, della quale pubblichiamo ampi stralci.
L'immagine evangelica del "sale della terra e della luce del mondo" (cfr. Matteo 5, 13-14) è un riferimento significativo che guida la presenza dei cattolici nella società. Essere nel mondo richiama la logica del sale che s'immerge e condivide, mentre l'imperativo di non essere del mondo dice il modo per essere luce, città posta sul monte. Se i credenti, nei vari campi dell'esistere, conoscono solo le parole del mondo, non hanno parole diverse, sono omologati alla cultura dominante o creduta tale, saranno irrilevanti. Il punto non è la voglia di rilevanza, ma il desiderio di servire.
Nell'orizzonte della presenza della Chiesa nel mondo, emerge non di rado il discorso sulla laicità, che sembra sia di per sé incompatibile con ogni istanza di tipo religioso. In questa sede, come cattolici che amano il loro Paese, auspichiamo che la laicità si guardi sempre dal degrado del laicismo: questo deve uscire dalla sua adolescenza e diventare una laicità vera e matura. Dovrebbe superare la sua autoreferenzialità e guardarsi attorno, alla realtà ampia del mondo, senza pregiudizi, presunzioni o paure. Non dovrebbe considerare con sospetto la religione, ma, al contrario, come una sorgente per il bene generale senza, per questo, cercare di usarla in modo strumentale riducendola a "religione civile". In Europa non è il cristianesimo che ostacola il progresso, la democrazia, la pace.