La giustizia di Dio è sovrabbondante.
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La giustizia di Dio è sovrabbondante.Dalla prima lettura del giorno Gn 22,1-19
«Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
A furia di ripetere il ritornello della “Misericordia” rischiamo di dimenticarci che essa non è, per la Bibbia, il contrario della giustizia ma proprio il rivelarsi della sovrabbondante giustizia di Dio.
Nel concetto di bello e di armonioso, di buono e di meraviglioso, in ebraico “Tov” è incluso anche il concetto di giustizia. Questo termine ebraico è infatti qualitativo ed inclusivo. Contiene in sé il significato di "completezza".
La Giustizia, per la Bibbia, non è legata solo ad un ordine di rapporti umani, ma all'ordine cosmologico, armonioso e bello dato dal Creatore.
La giustizia non è mai elusa dal rapporto Dio-uomo, uomo-Dio. Solo che essa assume dei connotati diversi. Da una parte abbiamo l’uomo che è chiamato a fare tutto quanto è in suo potere in termini di volontà, dedizione, tempo, energie, affetto, priorità. Dall’altra vi è Dio che non attende altro che l’uomo dica – nei fatti e nella verità e con piena libertà – il suo si! Per riversare in Lui un oceano sconfinato di bene e di amore. “Dio che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te” diceva Agostino [Sant'Agostino, Sermo CLXIX, 13]. Ed è così. Egli ti vuole adulto e responsabile davanti alla tua vita perché Egli – Vita della vita – ti doni se stesso, la Vita Vera.
Ed ecco il perché del Padre benedicente davanti al figlio che torna a casa in parte pentito ed in parte per interesse e buon senso; ecco il perché del “Tu oggi sarai con me in Paradiso” promesso al “Buon ladrone”. Ecco il “Va e non peccare più” davanti alla donna umiliata e ferita da se stessa, dal suo peccato e dai fratelli.
La Misericordia non è mai elusa da una interna giustizia ma attende il suo compiersi poiché tu dia il tuo tutto, il tuo sì, la tua volontà ferma e decisa, la tua definitiva resa.
E proprio qui la misericordia ti previene e ti dona il grido che possa vincere ogni paralisi del cuore.
Non temere dunque di gridare, non temere dunque di dire sì!
Più il tuo cuore dirà sì, - soprattutto quando umanamente impegnativo e talvolta impossibile - più si allargherà e potrà cogliere l’infinito oceano che ti attende, "in una misura pigiata, scossa e traboccante"…
Ci sono alcune malattie del cuore che sono insanabili.
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Ci sono alcune malattie del cuore che sono insanabili.Solo la grazia può guarirle. Solo il cuore di Cristo può guarire le malattie e le ferite del cuore.
E' un mistero eppure è così.
Solo il cuore di Cristo Gesù ha le proprietà, il "tessuto", la potenza, di sanare un cuore ferito o malato e renderlo vivo.
Solo il cuore di Cristo può trasformare un cuore indurito in un cuore di "carne"; vivo, pulsante, capace finalmente di amare.
La solennità di oggi è la festa che ci aiuta a contemplare, capire e a tuffarci in quel mistero di Amore inesauribile che sgorga dalla passione, la volontà, il desiderio dell'uomo-Dio Gesù.
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La morte è sorella
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Dalla LETTURA BREVE delle lodi 2 Cor 12, 9b-10"Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte."
Chiamare la morte "sorella" significa comprendere che essa è un dono.
Un dono che dischiude il dono immenso della vita verso il suo luogo eterno.
Chiamare la morte sorella riscatta dalla "seconda morte", epilogo di una vita passata nel delirio e nell'idolatria di sé.
Significa comprendere che ogni morte "quotidiana" è preziosa per arrivare a questa proclamazione di fede: la morte è sorella, compagna e amica che ci traghetta verso l'abbraccio del Padre.
Non è dunque l'assenza di dolore e di fatica che dona peso e sostanza alla vita ma proprio l'esperienza del limite e della morte perché richiamano il tuo cuore, spesso distratto, alla realtà vera che sei una creatura, sommamente amata, pensata e desiderata dal Dio della Vita.
Egli che è tutto il bene, ogni bene, il sommo bene.
Lo condurrò...
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Sir 4,12-22 "... Dapprima lo condurrà per vie tortuose,
lo scruterà attentamente,
gli incuterà timore e paura,
lo tormenterà con la sua disciplina,
finché possa fidarsi di lui e lo abbia provato con i suoi decreti;
ma poi lo ricondurrà su una via diritta e lo allieterà,
gli manifesterà i propri segreti
e lo arricchirà di scienza e di retta conoscenza."
Non fidarti di quelle guide che ti accarezzano e ti deformano la vista dell'Altissimo proponendo un Dio ad immagine e misura del sollievo del senso di colpa e del lenimento della fatica e della lotta.
Non fidarti di chi sull'altare del politicamente corretto e del buonismo sacrifica la bontà e la verità.
Non fidarti di quelle guide che ti vogliono per sé e non per Lui e per la Sua Chiesa.
Non fidarti di chi non ti aiuta ad andare al cuore profondo del tuo destino pensato da sempre nel Cuore di Dio.
Il tuo destino da cui sempre sei fuggito con abilità vanesia
costruendo riferimenti posticci a garanzia della sopravvivenza di un sé curvo e narciso.
Se Egli ti ama ti proverà,
perché Egli si è provato senza misura per te;
perché Egli ti ama e ti ha amato senza misura, senza confini, senza risparmio,
senza allontanare mai lo sguardo verso la bellezza a cui sei destinato.
PiEffe
La gioia della Pasqua è il peso dell'esistenza
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"Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere." (At. 2,22-24)
Per quale motivo non era possibile che Cristo fosse tenuto in potere dalle angosce della morte?
Il termine angosce è una traduzione dal greco Odinas, che significa angoscia, travaglio, dolore indicibile, smarrimento totale, perdita del "sé". Legato alla "morte" non significa altro che lo stato che noi chiamiamo inferno.
Un travaglio ed un angoscia mortale che ricordano le parole di Maria al piccolo Gesù:
"Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo".
Come a dire, "perché Gesù ci hai fatto questo senza di te è l'inferno."
Ma tornando a noi, l'angoscia dell'inferno non può trattenere il Cristo. Perché?
Perché Egli è la gioia, la luce calda della gioia che illumina ogni tenebra.
Dice infatti il salmo "nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce." (Sl. 139,12)
La gioia è dunque la cifra della Bellezza che è Cristo.
È Lui quel meravigliosamente buono (טוֹב מְאוֹד in ebraico Tov meod) su cui è ritmata la creazione e la creazione dell'umanità.
Una gioia che non è sguiatezza ma stupore.
Non è prepotente ma sobria.
Non muove a facili entusiasmi ma muove a ritmica conversione e a continua trascendenza.
Attrae verso l'amato lo sguardo dell'essere e ci conforma sempre più a Lui, il più bello tra i figli dell'uomo.
La gioia non è un fuoco di paglia ma un fuoco inestingubile;
non è una solleticazione emotiva ed una lussuria del cuore,
ma una traboccante pienezza dell'anima.
La gioia non urla, se non proprio quando deve,
ma piuttosto ama stare in ginocchio, tesa, in ascolto.
Tutta attende e nulla trattiene.
Sente il gorgoglio dello Spirito che dice "Vieni al Padre" ("Un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: Vieni al Padre"; S. Ignazio di Antiochia alla comunità di Roma) e risponde in pieno abbandono e resa - culmine dell'obbedienza - "Abbà, abbà!" (Rm. 8,15).
Questa gioia forgia i santi, smussa le montagne e riempie le valli,
cambia i passi dell'uomo e crea ovunque il Regno di Dio, Storia nella storia,
perché non contempla l'opera delle proprie mani ma la Bellezza che esce dal Risorto.
E, in tale bellezza, rifulge di continua creatività amorosa il Bene, il sommo Bene.
Qui la vita nuova e l'eterna bellezza irrompe nella storia dissipando le tenebre della confusione e dell'eresia, dell'angoscia e del travaglio.
La gioia della Pasqua è il peso dell'esistenza.
Qui misura il tuo cuore, la tua mente, il tuo volto e la tua carne.
La gioia della Pasqua è il peso dell'esistenza.
PiEffe