Li amò totalmente sino al compimento
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“.. li amò totalmente sino al compimento” (Gv. 13,1)
… εἰς τέλος ἠγάπησεν αὐτούς.
I desideri, nel Desiderio Desiderato
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«Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi…»
(Lc. 22, 15)
Con desiderio ho desiderato
Ἐπιθυμίᾳ ἐπεθύμησα
Soliloquia: Le Parole di Dio compiono ciò che chiedono, ciò che comandano, ciò che esortano.
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Deponi,(ἔκδυσαι), o Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione,
rivèstiti dello splendore della gloria
che ti viene da Dio per sempre. (Bar. 5,1)
Sorgi (Ἀνάστηθι), o Gerusalemme, sta' in piedi sull'altura
e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti,
dal tramonto del sole fino al suo sorgere,
alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. (Bar.5,5)
Preparate (Ἑτοιμάσατε) la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri! (Lc.3,4)
Deponi, levati, spogliati dalla veste, dalla struttura della tristezza, e del lutto.
Alzati, Risorgi da morte, Levati in piedi e guarda l’orizzonte imminente di Dio.
Preparate, preparatevi, state pronti al cambiamento. Non attaccatavi alla vostre certezze ma a quelle che Dio vi dona. Magari stravolgendovi.
Il più bel regalo che possiamo chiedere a Dio e donare ai fratelli è proprio quello di mantenere lo sguardo fisso su l'Emmanuele e preparargli la via.
E questi gesti, consapevoli "dell'ora di Dio", avvengono nella liturgia e si riverberano nella vita.
Meno distrazione e più adorazione!
Meno social, più orazione!
Meno dissipazione, più sguardo contemplativo!
Meno lamentele, più gioia e speranza!
Perché possiamo essere “Ricolmi (πεπληρωμένοι) di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.” (Fil.1,11)
Addobbiamo la cameretta del cuore, personalmente e assieme, al Bimbo che viene, al Re dei Re.
"ecco faccio una cosa nuova, propria ora germoglia, non ve ne accorgete?" (IS. 43,19)
Ascoltare, dunque, non è un optional, un sovrappiù, non è neanche una consolazione spirituale,
ma l'essenza stessa della fede e il fondamento dell'attesa del Natale.
Umanizzare, divinizzare, cristificare il tuo desiderio profondo, la tua coscienza. Il tuo esserci.
Qui il catecumenato è dovere esistenziale.
Significa "fare il tagliando" a noi stessi per ri-entrare nella dimensione sapienziale della vita.
Significa trascendersi per opera di Dio.
Il massimo della discesa e del disarmo di Dio ha l’effetto della nostra massima ascesa e della nostra piena umanità divinizzata.
Se permettiamo alla grazia di esserne “ricolmi”.
Cogliere Dio in mezzo a noi, attenderlo e farlo nascere come il bene più prezioso.
Non in un'altra storia ma in questa storia; non in un altro momento, ma ora!
In questa umanità ferita perchè ricordi il suo vero, eterno, destino.
Non con mezzi umani ma con la povertà umile di riconoscere che tutto viene da Lui e procede da Lui;
come a Nazareth, come a Betlemme;
dove l'infanzia spirituale e la visione nella sapienza fa scuola, ritmo, habitus,
per i credenti e gli uomini di buona volontà di ogni tempo.
Veni, Veni, Emmanuel..
Paul Freeman
Continua ricerca dei beni eterni
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O Dio, nostra forza e nostra speranza, senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni. (colletta del giorno)
Continua ricerca dei beni eterni.
Dove hai il tuo cuore?
Dove hai i tuoi pensieri?
Dove hai i tuoi passi?
Non potrai essere cittadino della terra se prima non sei cittadino del Cielo.
Non potrai valorizzare ogni bene della terra e nemmeno ogni affetto
se non metti nell'altro piatto della bilancia della tua vita, l'Eternità.
L'Eternità, il volto di Dio in Cristo.
Non sarai fecondo, ovunque, se non ti fai permeare radicalmente, con violenza evangelica,
con gioia e speranza, dalla sobria ebbrezza nello Spirito.
Sobria, perché non ti appartieni,
Ebbrezza, perché santo, separato.. sei cittadino del Cielo ed hai nostalgia della tua Casa,
nello Spirito, perché è Lui che ti conduce fuori, verso l'altro, oltre te stesso per scoprire te stesso.
Da quello che cerchi e ricerchi, si scoprirà a chi appartieni.
Che io non celi il Tuo Amore
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"Sacrificio e offerta non gradisci,gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».
Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.
Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore,
la tua verità e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho celato il tuo amore
e la tua fedeltà alla grande assemblea." (Sl. 39)
Celare l'Amore è un rischio di tutti.
Due sono i modi per celarlo.
O la celiamo per viltà.
Oppure lo celiamo, per la viltà nascosta, che è parlarne troppo.
In entrambi i casi la viltà ha la meglio. La prima perché è palesemente espressa,
la seconda, più pericolosa, perché abilmente nascosta. Spesso anche a se stessi.
Quello che invece non cela l'amore è la santità di vita, umile, feriale, che restituisce e riconosce il potere di Dio sulla storia, sulle cose, sul nostro corpo, sulla nostra mente e sul nostro cuore.
Ma questa santità è possibile come dono molto prima che come collaborazione alla grazia. E' consapevolezza e richiesta sull' "ecco io vengo" espresso dal Verbo.
Dall'azione di Dio, dalla Theourgia, prima che dalla liturgia.
Ecco che dunque ogni svelare l'amore, ogni missione, ogni evangelizzazione, ogni forma di apologia e di dialogo, ogni opera di carita fraterna, di solidarietà, di sussidiarietà e di autentica compassione è possibile dalla Sacra Liturgia e nella Sacra Liturgia ritorna.