La priorità
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Fil. 3,8ἀλλὰ μενοῦνγε καὶ ἡγοῦμαι πάντα ζημίαν εἶναι διὰ τὸ ὑπερέχον τῆς γνώσεως Χριστοῦ Ἰησοῦ τοῦ κυρίου μου δι’ ὃν τὰ πάντα ἐζημιώθην, καὶ ἡγοῦμαι σκύβαλα ἵνα Χριστὸν κερδήσω
Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza radicale di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come avanzo di porcheria inutile e putrida, al fine di guadagnare Cristo
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Come a dire
“Preferisco morire del lecito alla Luce di Cristo
per amore di Cristo e della Chiesa
che vivere il lecito alla Luce di Cristo
E se questo non sempre è possibile e conveniente,
sia presente almeno la tensione costante sulla Via di Damasco"
Se dici di Amare Cristo
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Se dici di amare Cristo fai tacere il dissenso e fai germogliare l'appartenenza.
Solo allora potrai veramente essere fecondo e critico,
se necessario, perchè ciò che ti anima è sia l'amore e sia la risposta che dai, ogni giorno,
alla domanda di Gesù: "E tu chi dici che Io sia?"
Chiedi al Signore umilmente che tu possa incontrarlo sovente sulla via di Damasco perché tu possa conoscerlo sempre più e smettere realmente di perseguitare i tuoi fratelli.
Quali fratelli perseguiti, tu mi dici?
In certo qual modo tutti quelli che incontrandoti non hanno riconosciuto in te un Figlio di Dio, uno sposo di Cristo,
un figlio della Chiesa ma un lamentoso borbottante
incapace di lode e stupore
della gioia indicibile e nascosta,
animata dal realismo della Speranza.
Le due forme di empietà
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“Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia?” (Rm. 6,15-16)L’empietà ha sostenzialmente due forme. Quella propria di chi non crede, di chi non rivolge culto a Dio, ed è immediata e grossolana. Essa semplicemente, come ricorda l’apostolo è così strutturata nel variopinto caleidoscopio dell’anima pagana:
“In realtà l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa." (Rm. 1, 18-32)
L’empietà dei credenti, invece è più sopraffina perché essa o si comporta come una maschera o come accidia.
Nel primo caso essa si ammanta di una purezza cultuale o di facciata ma con le opere rinnega la facciata stessa ed è dunque sostanzialmente empia.
A poco serve celebrare una messa con l’altare rivolto ad Oriente se poi le nostre mani grondano di omicidio della Carità e non vivono l’urgenza mariana del “non hanno più vino”; di ogni tipo di “vino”.
A poco serve il salmodiare latino e gregoriano se la nostra lingua non è frenata nella mormorazione, nella detrazione, nella condanna. D’altronde a poco serve essere “papisti” se poi ci si perde nelle piccole battaglie, spesso radical-chic, e non si scorge l’urgenza dei “segni dei tempi”.
Ed ancora a poco serve se totalmente immersi nelle battaglie dei “segni dei tempi” perdiamo la Speranza, sia come dimensione Teologale che come dimensione orante e di totale resa e fiducia nelle Mani del Padre.
A poco serve celebrare una messa con l’altare rivolto ad Oriente se poi le nostre mani grondano di omicidio della Carità e non vivono l’urgenza mariana del “non hanno più vino”; di ogni tipo di “vino”.
A poco serve il salmodiare latino e gregoriano se la nostra lingua non è frenata nella mormorazione, nella detrazione, nella condanna. D’altronde a poco serve essere “papisti” se poi ci si perde nelle piccole battaglie, spesso radical-chic, e non si scorge l’urgenza dei “segni dei tempi”.
Ed ancora a poco serve se totalmente immersi nelle battaglie dei “segni dei tempi” perdiamo la Speranza, sia come dimensione Teologale che come dimensione orante e di totale resa e fiducia nelle Mani del Padre.
Nel secondo caso, similmente alla prima forma di empietà, ci si ammanta di quella ignobile furbizia in cui “Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà” (Lc. 12,47).
La volontà del Padrone, infatti, non è comando solo diretto ma legame di vero Amore.
E chi ama obbedisce speditamente perché è fuori di sé, pur essendo pienamente sé stesso. Questa è la Pietà.
Chi dimentica questa natura di Amore, e la Pietà, disprezza la natura stessa del rapporto con Dio e la natura autentica della propria natura.
L’accidia, infatti comporta l’uccisione della vita naturale e della vita di grazia e, come un baratro senza fondo, ingoia tutto nutrendosi persino della propria disperazione.
Che è già castigo in sé stesso.
L’accidia, infatti comporta l’uccisione della vita naturale e della vita di grazia e, come un baratro senza fondo, ingoia tutto nutrendosi persino della propria disperazione.
Che è già castigo in sé stesso.
“A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (Lc. 12,48)
Facciamo dunque spazio, nel nostro cuore, nella nostra mente e nelle nostre mani, al dono della Pietà.
L'umiltà è festa degli angeli
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La castità e l'integrità, intellettiva e morale, mossa dal perfezionismo e dall’amore malato di sé è portone spalancato alla Superbia. Alla festa dei demoni. L’umiltà, invece, tutto vince, perché tutto reputa un dono immeritato di Cristo. Ed ama il posto che Cristo dona come il migliore possibile.
"Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima»." (Lc. 11,24-26)
Il sospetto sul Padre principio di tutti i mali
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«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». - Mt 5,43-48