Il "guai" biblico un avviso che scaturisce dal Padre e che genera il movimento del ritorno
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«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!» (Mt 11, 20-24)
Le vostre mani avare, grondano sangue
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Contra Avaritiam
"Le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l'oppresso,
rendete giustizia all'orfano,
difendete la causa della vedova." (Is. 1,15-17)
"Chi non prende la propria croce e non mi segue,
non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà." (Mt 10, 38-39)
Il Padre vede ogni stanchezza
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“Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».” (Matteo 9:36-38)C’è stanchezza che nasce dalla fatica, quella fatica onesta e quotidiana.
C’è stanchezza che nasce dai vizi e dai comportamenti che assecondano tali vizi e che può portare in discesa libera alla morte.
C’è stanchezza che nasce dalla dissipazione e dalla confusione.
C’è stanchezza che nasce da chi è assetato di giustizia e di verità e piange lacrime che consumano gli occhi.
C’è stanchezza di coloro che come pecore, senza pastore, non hanno punti di riferimento dove persino “il sacerdote ed il profeta vagano per il paese senza sapere cosa fare” (Ger. 14,18)
Eppure il Padre ha compassione.
Vede, si prende cura, è attento.
Da Lui la Vergine Madre ha imparato a dire “Non hanno più vino!” (Gv. 2,3)
Solo chiede che anche tu maturi il tuo cuore alla Sua misura. Non solo dicendo sì!
Non solo con la disponibilità personale ma, anzitutto, con la preghiera perché qui Egli concede operai, angeli, profeti, apostoli, apologeti, pastori, sotto spoglie, luoghi e tempi e modi, per te inaspettati.
Perché Egli, vede ogni stanchezza ed è Signore della storia. Di ogni storia.
La preghiera ti dona di vedere in questa vista, di desiderare in questo desiderio e di avere la compassione del Padre, resa visibile dal Cristo, perché diventi carne e vita.
Perché la Compassione del Padre scorra nelle tue vene e tu diventi figlio nel Figlio.
Solo chi esce dal mondo può uscire nel mondo
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Per uscire nel mondo, ognuno secondo propria vocazione, occorre uscire dal mondo
e non portarvi le nostre malattie, ferite e frustrazioni
Non si esce nel mondo con un travaso di vanità, di pavoneggiamenti, di sgomitate per gli spazi di attenzione e visibilità (mascherati da servizio) gridando "io, io, io.." pensando di parlare di Dio.
Piuttosto si parla di Dio secondo l'uomo rinnovato nello Spirito seminando frutti di donazione, di perdono, di amore e verità.
Portando Dio con la libertà profonda che viene da Dio e non dall'avarizia dell'io e dagli inganni della carne.
Si deve vedere il più possibile e senza ipocrisie a chi sei reso e consegnato.
Dare voce al profondo: mi consumo del desiderio di te grazie al Tuo desiderio di me
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Nephesh, in italiano, potremmo indicare così "vita", quella che lo Spirito (Ruah) ha dato all'uomo che, legata alla Neshamah (il cuore del cuore), gli dona di essere ad Immagine e Somiglianza di Dio (bə-ṣal-mê-nū e del kiḏ-mū-ṯê-nū , Gn. 1,26); essa è il luogo del retto "concupire". Perché per l'uomo la vita (nephesh) è inscindibile dall'interiorità sacra che lo lega alla santitàdi Dio (neshamah).
Tale coscienza lo pone al vertice della creazione perché l'uomo tramite questa peculiarità è più simile a Dio di ogni creatura.
Liberamente e razionalmente casto nell'aderire a Dio, sommo Bene, ogni Bene, Tutto il Bene.
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