La paralisi che non si vede
- Details
- Hits: 4753
Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina?(Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 2,1-12 della Domenica VII del Tempo Ordinario - Anno B)
Una paralisi che non si vede, il peccato, ma che invalida tutta la capacità dell'uomo di scegliere bene, usare bene la ragione, fare scelte sapienti, essere temperante nei propri passi.
Più si pecca e più ci si struttura nell'errore.
Fede e opere
- Details
- Hits: 7985
Giacomo 2,14-24.26: Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano
e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?
Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa.
Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.
Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano!
Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore?
Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare?
Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta
e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio.
Vedete che l'uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede.
Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.
La sottolineatura dell'apostolo, molto concreta e sempre attuale, riprende l'eco dei richiami profetici che Dio ha fatto nell'Antico Testamento:
"questo popolo
si avvicina a me solo a parole
e mi onora con le labbra,
mentre il suo cuore è lontano da me" ( Is. 29, 13).
Accento e richiamo ripreso da Gesù stesso nel Vangelo di Marco al capitolo 7. Una contraddizione ed una ipocrisia che non appartiene al mondo semitico in realtà; né al suo modus operandi. Infatti per il mondo semitico la parola conversione non è "Metànoia", cioè cambio di mente e di mentalità, come per il greco, ma "Shuv" cambio di direzione. La conversione a Dio è qualcosa che coinvolge tutto l'uomo, tutta la sua realtà, corporea, mentale, affettiva, volitiva, spirituale. L'uomo è per la Bibbia un tutt'uno. Tuttavia era evidente che già dai tempi del profeta Isaia e ancor prima con il peccato originale, l'uomo si è dissociato da sé proprio perché si è dissociato da Dio. L'uomo è spaccato. Nonostante l'approccio unitivo e pratico del mondo semitico, l'uomo finiva per vivere in una sorta di ipocrisia strutturata. Ipocrisia che Gesù combatte con tutte le sue forze proprio nei riguardi di tutti e specie nei Farisei.
L'ipocrisia infatti è un pericolo che ci appartiene. Soprattutto a noi credenti. A noi di Parrocchia. Di gruppi e realtà laicali. Talmente cresciuti con il catechismo e la catechesi, in realtà, chi ci incontra non vede la speranza che ci anima. Ma una sorta di quieto e mellifluo adattarsi alla mentalità mondana.
Non accorgendoci in primo luogo del povero - con ogni forma di povertà - che ci bussa alla porta, non siamo lontani da quel detto attribuito a quella regina: "non hanno i soldi per il pane.. si comprino i biscotti!".
Questo non riferito solo alle realtà materiali ma anche a quelle spirituali. Al pane del conforto e del perdono. Al pane della tenerezza o della forza. Al pane del richiamo fraterno o del silenzio carico di compassione. Al pane della Parola di Dio.

Tuttavia c'è un altro aspetto distorto che ha "usato" malamente questa parola di Giacomo. Quello tipico del pauperismo ateo ed ideologico di carattere sociale. Certamente fare il bene, fare gesti di carità e di attenzione verso i poveri è sempre un bene oggettivo. Ma Dio non guarda solo i gesti, guarda ancor prima le intenzioni. Nel nome di chi fai quel gesto? L'apostolo Giacomo infatti ricorda "ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede". Che, nel senso originario significa, ti mostrerò con le mie opere quanto Cristo è Signore della mia vita. Perché nel Suo nome compio ciò che compio e faccio ciò che faccio. Ma può essere inteso anche nel senso che la tua carità, vera, presunta o costruita, può rivelare o anche nascondere un egoismo, un amor di sé, una narcisistica idolatria che sconfessa l'opera delle tue mani. Non una fede in Cristo ma una fede che si auto-referenzia. Si da un "nome" da sola.
Questa è un'ipocrisia ancora più pericolosa perché dietro il bene di un'opera buona nasconde una radicale disobbedienza a Dio.
Proprio perché si fonda non sulla Signoria di Cristo ma su una Ego-latria.
Questo è il capolavoro di satana. Una menzogna autentica. Compi alcune opere buone - e tutti ti stimano - ma il centro del tuo operare non è la Carità di Cristo ma sei tu. L'effetto può a volte essere simile ma alla lunga - e neanche troppo - la dissonanza appare in tutta la sua virulenza. Tu stai facendo culto alla tua stima, al tuo io malato, al tuo delirio di onnipotenza. Al tuo bisogno, tutto infantile, di stare al centro dell'attenzione. Non parli e non agisci in nome di Gesù ma in nome della tua carnalità. Un certo "cattolicesimo democratico" e un certo "cattolicesimo sociale" punta molto su questo. Si compiono "tante" opere buone, si dona lavoro e benessere minimo all'uomo dimenticando del perché si fa questo.
E così l'ipocrisia è rovesciata: le tue opere mostrano che stai dando culto a te stesso.
Anche l'uomo che non ha il dono della fede ma che segue il lume della ragione e della retta coscienza ha pienamente davanti a sé la sua piccolezza e il suo limite. Ed in tal caso, questo è il bicchiere d'acqua all'assetato, la visita al malato e al carcerato di cui parla il Vangelo. Anche se non conosci Cristo, nel tuo intimo lo ami se veramente e il tuo io passa in secondo piano. Il tuo cuore sta amando in nome di Dio anche se non lo sai. Il tuo cuore desidera Cristo, anche se non lo conosci. Stai nel binario dei preambula-fidei.
Ma se invece usi la parola di Giacomo per ri-fondare una sorta di "cristianesimo anonimo", ma così anonimo che non è incarnazione ma "impantanamento", cioè dimentica il nome e la linfa vitale delle opere buone... Tu ti sei già perso. Tra l'altro con una ipocrisia difficilmente abbattibile, proprio perché ben nascosta dietro un gesto "buono".
Una sorta di fai-da-te, un vitello d'oro a cui presti tutti i tuoi incensi e i tuoi fumi.
Ma la vera carità sgorga nel "Timor di Dio" che è presente in forma larvale anche in un cuore che non ha la fede ma che opera rettamente secondo coscienza e ragione.
E' il Timor di Dio, la coscienza della tua creaturalità, della tua pochezza, che annuncia in maniera implicita o esplicita, tramite le tue opere, il fatto che tu non basti a te stesso ma che un Altro è principio e fine di ogni tua azione. Così ci insegnano i santi.. Francesco, Camillo, Madre Teresa, la loro presenza al povero, al malato, al lebbroso, all'indigente convertiva chi, guardando loro, vedeva l'amore di Cristo in azione. Vedeva la Chiesa. Vedeva la potenza della Speranza del Risorto. Vedeva il volto trascendente di Dio che ama gratuitamente e ti porta oltre ogni contratto, nella nostalgia del Cielo.
Il Signore ci protegga, dunque, da ogni forma di ipocrisia, quella delle azioni dissociate dalle parole; quella delle azioni dissociate dalla Carità di Cristo.
Dice infatti l'apostolo Paolo ai Cristiani di Corinto: "E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. " (1Cor. 13,3).
E non solo non giova a te stesso ma danneggia la Chiesa e proprio il "sociale" a cui sembri tenere tanto... perché la vita del mondo dipende da quanto questo sia irrorato e fecondato dalla nostalgia dell'Eternità.
Paul
Il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli
- Details
- Hits: 4689

Libro di Isaia 56,1-3a.6-8.
Così dice il Signore: "Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché prossima a venire è la mia salvezza; la mia giustizia sta per rivelarsi".
Beato l'uomo che così agisce e il figlio dell'uomo che a questo si attiene, che osserva il sabato senza profanarlo, che preserva la sua mano da ogni male.
Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: "Certo mi escluderà il Signore dal suo popolo!". Non dica l'eunuco: "Ecco, io sono un albero secco!".
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saliranno graditi sul mio altare, perché il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli".
Oracolo del Signore Dio che raduna i dispersi di Israele: "Io ancora radunerò i suoi prigionieri, oltre quelli già radunati".
Questa lettura è stata fonte di ispirazione della santa ira di Gesù verso i mercanti del tempio:
"Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «La Scrittura dice:
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera
ma voi ne fate una spelonca di ladri». (Mt. 21, 12)
Dio protegge il misero e aspira all'equità. Tutte le volte che si crea un sistema di speculazione, specialmente verso il povero, Dio ci dona la sua ira. Ogni sistema economico di speculazione diretta ed indiretta, cioè che provoca un danno immediato o, peggio ancora, crea e sostiene un sistema iniquo di speculazione e compravendita, non è gradiito a Dio. Perché? Non solo perché non rispetta la giustizia in sé ma perché immette il povero e il disagiato, il debole, l'orfano e la vedova, il disabile e lo straniero, nella condizione di dipendere dall'iniquità. Di dipenderne e di rimanere stritolato e mai sazio in un sistema di "cisterne screpolate".
Il significato però è ancora più ampio. Tutte le volte che noi facciamo "mercato di colombe", nei pressi del tempio, cioè "usiamo" Dio per i nostri tornaconti, le nostre piccinerie - come Giuda Iscariota - stando attaccati come edera a doni spirituali, a carismi, a ruoli ecclesiali, a spadroneggiare sulla debolezza delle anime. Ebbene in tal caso noi "cosifichiamo" Dio, lo immettiamo nelle nostre isterie. Non siamo più eterni discepoli, ma presuntuosi e superbi avversari; di Dio e del fratello. Non siamo più servi e diaconi, ma proprietari di ciò che non è nostro. Pertanto occore che l'Avvento ci prepari con Maria e come Maria ad essere "casa di preghiera, per tutti i popoli". Questo è il nostro presepio e la nostra culla per il Re dei Re: preparare qui ed ora, nella nostra carne, il luogo della sua venuta. Ogni pensiero, ogni passo, ogni scelta, ogni desiderio, ogni azione e intenzione, alla Luce della Luce, perché la Luce venga.
PiEffe
Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi
- Details
- Hits: 21467
Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte. (dal salmo della S. Messa di oggi - venerdì II settimana di avvento - Anno A )
Sostituendo la parola "malvagio" ad "empio" si è voluto adottare un linguaggio corrente (lo stesso che usa la nuova KJV) con il rischio però di travisarne il senso profondo.
Purtroppo la differenza non è poca cosa.
Con la speranza che i parroci e i catechisti spieghino bene il senso della parola "malvagi" in questo caso.
Ad ogni modo chi è l'empio?
E' colui che non riconosce Dio e non gli rende culto.
Il popolo d'Israele indicava con tale significato anzitutto i pagani e poi anche coloro che conducono e/o si ostinano su vie di peccato.
Peccato tanto più grave quando è accompagnato dall'ingiustizia verso "l'orfano e la vedova", cioè verso i poveri e gli indifesi.
La chiarificazione reiterata e tagliente di Gesù verso i Farisei infatti è proprio un'accusa di empietà.
Con la scusa di osservare le leggi se ne tradisce la sostanza non rispettando l'uomo nei suoi bisogni primari.
Bisogno di essere amato, di essere accolto, bisogno di essere sostenuto e aiutato.
Ad esempio il ricco Epulone non è "empio" perché ricco, ma perché non ama e soccorre Lazzaro.
Lazzaro che viene alleviato dalle sue ferite persino perché leccato dai cani. I cani nel linguaggio corrente al tempo di Gesù erano anche i pagani.
Gesù ancora una volta stravolge l'appartenenza formale a Dio facendo capire che chi ama ascoltando la voce misericordiosa del proprio cuore cessa di essere empio.
Chiariamo però - i tempi lo esigono - che misericordiosa non significa buonista, ma buona.
Il primo peccato di empietà nella bibbia è quello di Adamo ed Eva. Il peccato originale è un peccato di empietà.
Segue il peccato di Caino, che costantemente vive roso dall'invidia e dalla gelosia verso Abele.
Empietà che porta all'omicidio del giusto.
Caino aveva il viso rivolto su di sé negando a se medesimo la stima che viene da Dio e non rendendo culto all'Altissimo.
Tutto il vecchio testamento sottolinea spesso il peccato di empietà, dei lontani e soprattutto di Israele.
S. Paolo a sua volta nella straordinaria lettera ai Romani parla dell'empietà riferendosi ai pagani dicendo: "essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa". Ragionamenti ottusi che hanno portato i pagani a giustificare l'omicidio, l'impurità, l'affettività contro natura, l'aborto, la pedofilia e la dissolutezza.
Tuttavia leggendo bene San Paolo (a cominciare dal capitolo VIII della lettera ai Romani) si comprende che tale situazione di empietà non riguarda solo i pagani ma anche coloro che, ricevendo il dono dello Spirito Santo, con il battesimo, si comportano, di fatto, come se Dio non ci fosse.
Non riconoscono il "debito" verso lo Spirito Santo, non lo ascoltano e non gli obbediscono.
Tale caratteristica di empietà dunque è il principio di ogni vita divisa in cui si "appare" giusti ma si fanno scelte ingiuste ed empie che non rendono gloria a Dio.
Non è azzardato dire che questa è, spesso, la nostra condizione.
Ogni battezzato che non ascolta la Parola e non si fa illuminare la coscienza dal magistero e dalla tradizione della Chiesa, anche se frequenta la Parrocchia, i gruppi ecclesiali, o magari è sacerdote o consacrato, tutte le volte che compie scelte conniventi con il male ed ingiuste si comporta da Empio.
Cioè vive come se Dio non ci fosse.
E' il relativismo di cui parla spesso il Santo Padre.
Ognuno deve stare in guardia perché le tendoziosità scismatiche (mascherate con un diritto di agire e pensare secondo coscienza) sono il segno rivelatore di un'empietà di fondo.
Empietà che colpisce i progressisti e i tradizionalisti.
Empietà che colpisce ad esempio i forzatori dell'interpretazione del Concilio Vaticano II a cominciare dalla scuola di Bologna a terminare con visioni totalmente opposte.
Dobbiamo fare attenzione a noi stessi e al nostro cuore malato!
Ora è relativamente semplice individuare il malvagio ma l'empio si nasconde assai bene.
Per questo l'anticristo, in certo qual modo, è più pericoloso di satana perché ne è la sua manifestazione più totale.
L'anticristo è la manifestazione reale dell'empietà.
Si camuffa di libertà, di autonomia, di autodeterminazione, di progresso o di conservatorismo. Cambia l'aspetto e il contesto ma il seme malato è lo stesso: l'empietà!
In definitiva l'empio cosa fa? Rende culto a se stesso.
Sacrifica tutto sull'altare della stima che egli si dà e che riceve dagli altri; uccide Dio e le sue vie.
E' colui che cerca di piegare Dio ai suoi capricci e alle sue ideologie. Non c'è niente di più "dopante" che usare Dio con spiritualità, cosificare l'Altissimo per le nostre idee.
Sentire sulla pelle l'imprimatur che diamo a noi stessi credendno - e facendo credere - che ce lo da Dio.
Ancora una volta la virulenza del peccato originale, l'essere dio senza Dio, si fa presente.
Per questo la Vergine è perfetta perché ribalta, in quanto creatura, totalmente questa visione. Se l'uomo è empio, Lei è la pietà.
Giuda nel vangelo ha anzitutto peccato di empietà e di deicidio perché ha ucciso la Signoria di Cristo nella sua vita e nelle sue scelte.
I trenta denari sono il capitolare di scelte del cuore, quotidiane, che lo hanno portato a dare culto alle sue idee e non al Signore Gesù.
Ebbene noi siamo spesso Giuda. Noi siamo il ricco Epulone. Noi siamo i farisei. Noi spesso più pagani dei pagani.
Onoriamo con le labbra ma obbediamo alla logica empia del mondo e della carne. Per comodità e per vanità. Per accidia e avarizia.
Ogni scisma ed eresia nella Chiesa, manifesta o nascosta, magari dietro un operato di servizio e di carità, è una manifestazione di empietà. Manca la gratuità più totale.
In fine per San Paolo l'empietà è avarizia, idolatria durezza di cuore, sclerocardia. Incapacità di avere un cuore "caldo" per il fratello.
Ecco perché Gesù esorta a pregare per i nemici.
Chi non è empio prega per i propri nemici e i propri persecutori.
Pur chiamando bene il bene e male e il male, senza confusione e relativismi, riconosce il bene più grande che è la salvezza delle anime.
Colui che è discepolo arde dal desiderio che ogni uomo e ogni donna sia più santa di lui. Ma non lo pretende; infatti tratta con durezza anzitutto se stesso.
E poiché il giusto sa di non possedere nulla ma di essere debitore, restituisce tutto ciò che ha ricevuto con l'offerta di sé e con il sacrificio della lode. Specialmente verso i nemici e i persecutori.
Per tale motivo l'empio non è libero mentre l'uomo di pietà è libero;
perché chi vive di pietà è povero, e ricco solo dell'amore e della forza di Dio.
Se l'anticristo, nelle sue manifestazioni storiche, è la personificazione dell'empietà, la Vergine Maria è la personificazione più totale e piena della Pietà.
Ella è la creatura che, costantemente, si fa Pietà, lode a Dio e rendimento di grazie, con il sole e con la pioggia; nella gioia e nel venerdì e nel sabato santo; "non va in cerca di cose grandi superiori alle sue forze" (Sl. 131) e proprio per questo viene resa degna, nello Spirito Santo, di contenere l'incontenibile e di donarlo al mondo. Senza riserve.
di Paul Freeman
Nel tempio del Signore, tutti dicono: «Gloria!»
- Details
- Hits: 4257
Dal salmo 28 delle Lodi.Il tempio del Signore è il luogo dove ciascuno è rivolto verso di Lui, con tutto se stesso, come a Sole che sorge.
Non è luogo dove guardare a sé e dare gloria al proprio ego, ma il luogo dove impariamo la rettitudine dell'Amore e la Sua Giustizia. La Sua Sapienza.
Non è un posto per la gelosia e l'invidia né per l'attacamento spasmodico ai ruoli ricevuti come consegna.
E' Lui ed il guardare a Lui che ci qualifica, ci dona di essere e di esistere, di gioire ed amare, di soffrire e offrire, perdonare ed essere perdonati.
E' il luogo dove ci purifichiamo dai pensieri e dai fantasmi, dalle ideologie e persino dalle "proiezioni" di Lui che abbiamo accumulato nel tempo; "immagini" a volte necessarie che Lui ha concesso venendo incontro alla gradualità e alla povertà del nostro cuore. Lui sommo pedagogo.
E' dunque luogo di trascendenza, di gradino in gradino per essere più suoi e diventare pienamente umani.
Non si diventa umani attacandosi alla terra, né portandola con sé come fardello, ma cercando sempre di più il suo volto misticamente. Perché la via mistica è quella di ogni battezzato. E non c'è frutto nel mondo se non da coloro che tendono alla Via Mistica.
Dice infatti il salmo :
Date al Signore, figli di Dio, *
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome, *
prostratevi al Signore in santi ornamenti.
e quali sono questi santi ornamenti?
Anzitutto la coscienza sempre viva e presente di essere un nulla amato e sostenuto dal Suo Amore, che ha compreso che Dio si vede meglio e più chiaramente - e che si ama più autenticamente i fratelli - stando all'ultimo posto.
Ultimo posto che non è tanto quello che scegliamo noi ma quello che Lui ci dona, dal primo all'ultimo banco, nelle vie dell'obbedienza...
cio che conta non è quello che fai, né quello che sei, ma che la tua persona, il tuo cuore e la tua vita dica con un grido: Amen, gloria, sapienza, onore e potenza a colui che è che era e che viene!
Questo solo conta e da gioia.