A chi cerca il Signore non manca alcun bene
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Dal salmo della XX domenica del tempo ordinario anno B".. a chi cerca il Signore non manca alcun bene"
Forse non manca alcun bene perché il credente e l'uomo di buona volontà si adatta?
Forse perché si rassegna passivamente?
Forse perché riceve di più di chi non crede?
Si, in un certo senso riceve di più.. ma no sta nei beni ma nella grazia dell'intelligenza.
Chi cerca il Signore vede, finalmente, la realtà delle cose e la sua Sapienza.
Possiede il dono di Scienza dello Spirito che è un dono mistico e di contemplazione ed è per tutti i battezzati.
Chi cerca il Signore, infatti, e lo cerca con sincerità di cuore, di scelta e di opere, inizia a vedere come vede Dio.
Inizia decisamente ad essere realista.
In questo realismo realmente "scientifico" non può non operare, secondo Dio, nel trasformare la realtà che gli è affidata.
Con responsabilità e passione.
Non c'è dunque uomo più concreto e realista di colui che cerca sinceramente il Signore, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.
Si, in un certo senso riceve di più.. ma no sta nei beni ma nella grazia dell'intelligenza.
Chi cerca il Signore vede, finalmente, la realtà delle cose e la sua Sapienza.
Possiede il dono di Scienza dello Spirito che è un dono mistico e di contemplazione ed è per tutti i battezzati.
Chi cerca il Signore, infatti, e lo cerca con sincerità di cuore, di scelta e di opere, inizia a vedere come vede Dio.
Inizia decisamente ad essere realista.
In questo realismo realmente "scientifico" non può non operare, secondo Dio, nel trasformare la realtà che gli è affidata.
Con responsabilità e passione.
Non c'è dunque uomo più concreto e realista di colui che cerca sinceramente il Signore, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.
Come Bambini
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Dal Vangelo del giorno: Mt 19,13-15«Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli»
Non è questo di Gesù un invito solo a rispettare i bambini ma ogni piccolo nell'ottica del Vangelo.
Persino chi è piccolo non per virtù ma per miseria di vita o addirittura perché, consapevole del peccato, desidera tornare al Signore.
Noi, infatti, incapaci di vedere con autenticità il male dentro di noi, siamo implacabili con il male compiuto dagli altri.
Neghiamo a loro e a noi il valore della Speranza. Neghiamo a Dio di poterci trarre a sé con il cammino dolce e arduo della conversione.
Infatti, questa pericope, ancora prima è un appello a quella parte "bambina" che desidera ardentemente di stare con Cristo fiduciosa ed abbandonata e arresa. Disarmata.
Come un bimbo nelle mani del Padre.
A quella parte del tuo cuore che desidera quel bene assoluto che tu gli neghi con le tue paure, le tue ideologie ed i tuoi fantasmi. Sei tu spesso il nemico di te stesso che non ascolti il bambino che cerca Cristo e la sua benedizione.
Sei tu che impedisci a te stesso, per fragilità e peccato, per paura e per accidia, che la tua vera natura possa essere finalmente adulta e dunque "piccola" nell'ottica del Vangelo.
Sei tu che scandalizzi il piccolo che è in te, allontanandolo dalla voce incessante che grida: "Vieni al Padre!"
Sei tu che cerchi cisterne screpolate invece di dissetarti all'acqua della Vita Eterna.
Noi, infatti, incapaci di vedere con autenticità il male dentro di noi, siamo implacabili con il male compiuto dagli altri.
Neghiamo a loro e a noi il valore della Speranza. Neghiamo a Dio di poterci trarre a sé con il cammino dolce e arduo della conversione.
Infatti, questa pericope, ancora prima è un appello a quella parte "bambina" che desidera ardentemente di stare con Cristo fiduciosa ed abbandonata e arresa. Disarmata.
Come un bimbo nelle mani del Padre.
A quella parte del tuo cuore che desidera quel bene assoluto che tu gli neghi con le tue paure, le tue ideologie ed i tuoi fantasmi. Sei tu spesso il nemico di te stesso che non ascolti il bambino che cerca Cristo e la sua benedizione.
Sei tu che impedisci a te stesso, per fragilità e peccato, per paura e per accidia, che la tua vera natura possa essere finalmente adulta e dunque "piccola" nell'ottica del Vangelo.
Sei tu che scandalizzi il piccolo che è in te, allontanandolo dalla voce incessante che grida: "Vieni al Padre!"
Sei tu che cerchi cisterne screpolate invece di dissetarti all'acqua della Vita Eterna.
Essere piccoli, abbandonati e resi nella mani del Padre
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"In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me." (Mt 18,1-5.10.12-14)
Erroneamente si confonde l'infanzia spirituale con l'infantilismo spirituale.
Essere "infanti" per il Vangelo significa essere pienamente compiuti e adulti ma pienamente abbandonati e resi nelle mani del Padre. Qui Dio ci chiama.
Inoltre si confonde l'essere piccoli del Vangelo come una questione anagrafica. Anche un anziano può essere "piccolo" per il Vangelo. Anzi. Anche un adulto con disabilità; anche un emarginato a causa del Vangelo. Persino un grave peccatore che riconosce veramente di essere schiacciato dalla propria miseria e dalle proprie scelte errate.
Pertanto "scandalizzare i piccoli" significa "incrinare o depauperare gravemente la fede" dei fratelli.
Anche la comunità ecclesiale che "mette al bando i peccatori e gli scandalizzatori" e non il peccato, cade nello "scandalo" e nel moralismo.
Nella vita sociale e politica le ideologie e i partiti fortemente ideologici cadono in questa supponenza, perché ogni ideologia vuole avere le coordinate morali dell'esistente. E quindi anche una comunità, una associazione moralistica, una setta religiosa, un partito politico, può cadere in una sorta sottile di "disprezzo dei piccoli".
Che è tutt'altro di un cammino morale.
Questo non significa che non bisogna essere duri, chiari e fare verità e chiamare il peccato peccato e lo scandalo scandalo.
Persino l'atto estremo, e talvolta necessario, della scomunica dev'essere un atto di misericordia e di chiarezza in cui, tuttavia, non si cessa di pregare per la persona che ha rotto la comunione affinché torni alla comunione. Questa è responsabilità battesimale e continua.
La differenza tra cammino morale e moralistico è tutta qui nella fiducia nella Persona come dono di Dio perché sempre vi sia un ritorno alla Sua piccolezza.
Chi fa un cammino morale non cessa, su questa terra, finché c'è possibilità di scelta, di coniugare verità e amore.
Di pregare per quella persona - magari largamente peccatrice - per cui Cristo è morto e risorto; e prega senza giudizio sulla Persona, perché quella Persona è di Dio, è proprietà di Dio, è scaturigine di Dio persino se sceglie volutamente e gradatamente di allontanarsi da Lui per permanere, nella seconda morte, nel suo disordine.
Questo ci rende discepoli "infanti di Cristo" perché consegniamo noi stessi e quella Persona, quella storia, quel cammino "disumano" e "disumanizzante" nelle mani del Padre, con totale resa.
Perché solo chi è piccolo nel Piccolo consente al Piccolo di fare i miracoli della guarigione del cuore e della vita.
E testimonia nella Sua piccolezza che "a Dio nulla è impossibile" (Lc. 1,37).
PiEffe
L'Amore di Dio ci ha resi amici
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Dall'Antifona di Ingresso della S. Messa diella memoria di S. Edith Stein"Nessuno ha un amore più grande di questo:
dare la vita per i propri amici."
Lo straordinario dell'Amore di Dio per noi, è che la scelta di dare la vita per la nostra salvezza, per la salve
zza di ciascuno di noi,
ci ha avvicinati a sé... il Suo Amore ci ha reso amici.
Eravamo nemici per nostra volontà, il nostro peccato e la nostra debolezza
ed Egli con il suo Amore ci ha reso Amici.
Cioè prossimi al Suo Cuore. Perché così, dal Suo dono inenarrabile, dono che sorregge tutta la creazione, il tempo e lo spazio, potessimo ricevere tutta la pienezza della gioia.
ci ha avvicinati a sé... il Suo Amore ci ha reso amici.
Eravamo nemici per nostra volontà, il nostro peccato e la nostra debolezza
ed Egli con il suo Amore ci ha reso Amici.
Cioè prossimi al Suo Cuore. Perché così, dal Suo dono inenarrabile, dono che sorregge tutta la creazione, il tempo e lo spazio, potessimo ricevere tutta la pienezza della gioia.
La fede si rafforza donandola e donandosi
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Dal Vangelo della Festa della Trasfigurazione - Mc. 9,2-10 - "Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro."
†
Due sono i dinamismi che nascono dalla paura.
Uno sano che muove alla vigilanza e alla crescita ed un altro, frutto del peccato originale e dalla fragilità umana, che tende al "sedersi", ad "accontentarsi"; quel dinamismo che dice che è "bello stare sul monte con Gesù" ma in realtà non vuole seguire i passi del Signore, decisi e fermi, verso Gerusalemme.
Invece Gerusalemme è ineludibile per una sana crescita umana e cristiana.
Se infatti non si entra in un circuito di donazione e di dono, che può portare anche alla Croce, ma sempre nell'ottica della Resurrezione, tutto il bene che è in noi si indebolisce e ci "ingolfa" nella problematicità dell'esistenza e della carnalità che portiamo dentro.
La nostra vita non sboccia.
C'è il rischio che la spiritualità diventi spiritualismo, il che è una forma velata di "carnalità".
C'è il rishio che la conoscenza intellettuale diventi intellettualismo, gnosi, un narcisismo avvitato e solido.
C'è il rischio che la logica diventi assolutismo di coscienza erronea, un meccanismo di difesa compensativo che non si apre alla Grazia e al sacrificio del "figlio unico".
C'è il rischio che la devozione e la parte emotiva diventi tutto zucchero ed obnubilamento, una droga continua a valori di dipendenza all'eccesso di glicemia spirituale; pornografia.
C'è il rischio che il carisma diventi un "corintizzare" in cui ci si divora a vicenda per il carisma più grande che, da tempo, si è obnubilato dietro un ego ipertrofico.
C'è il rischio che le opere buone compiute diventino occasione di ladrocinio e si trasformino in Pelagianesimo e sotto-derivati.
Come ricordava il Beato Giovanni Paolo II "La fede si rafforza donandola".
"La missione, infatti, rinnova la chiesa, rinvigorisce la fede e l'identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell'impegno per la missione universale."
(San Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 2, Proemio)
L'annuncio della fede, la capacità di donarsi per la fede, la capacità di offrire il nostro corpo per il bene dei fratelli e l'amore del Padre è il reale compimento della Trasfigurazione.
Altrimenti "lo stare bene sul monte con Gesù" non è più anticpo e profezia, pausa necessaria e pregustazione, ma luogo in cui scegliamo di fare un'unica volontà rassicurante ma mortifera:
la nostra!
PiEffe
†
Due sono i dinamismi che nascono dalla paura.
Uno sano che muove alla vigilanza e alla crescita ed un altro, frutto del peccato originale e dalla fragilità umana, che tende al "sedersi", ad "accontentarsi"; quel dinamismo che dice che è "bello stare sul monte con Gesù" ma in realtà non vuole seguire i passi del Signore, decisi e fermi, verso Gerusalemme.
Invece Gerusalemme è ineludibile per una sana crescita umana e cristiana.
Se infatti non si entra in un circuito di donazione e di dono, che può portare anche alla Croce, ma sempre nell'ottica della Resurrezione, tutto il bene che è in noi si indebolisce e ci "ingolfa" nella problematicità dell'esistenza e della carnalità che portiamo dentro.
La nostra vita non sboccia.
C'è il rischio che la spiritualità diventi spiritualismo, il che è una forma velata di "carnalità".
C'è il rishio che la conoscenza intellettuale diventi intellettualismo, gnosi, un narcisismo avvitato e solido.
C'è il rischio che la logica diventi assolutismo di coscienza erronea, un meccanismo di difesa compensativo che non si apre alla Grazia e al sacrificio del "figlio unico".
C'è il rischio che la devozione e la parte emotiva diventi tutto zucchero ed obnubilamento, una droga continua a valori di dipendenza all'eccesso di glicemia spirituale; pornografia.
C'è il rischio che il carisma diventi un "corintizzare" in cui ci si divora a vicenda per il carisma più grande che, da tempo, si è obnubilato dietro un ego ipertrofico.
C'è il rischio che le opere buone compiute diventino occasione di ladrocinio e si trasformino in Pelagianesimo e sotto-derivati.
Come ricordava il Beato Giovanni Paolo II "La fede si rafforza donandola".
"La missione, infatti, rinnova la chiesa, rinvigorisce la fede e l'identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell'impegno per la missione universale."
(San Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 2, Proemio)
L'annuncio della fede, la capacità di donarsi per la fede, la capacità di offrire il nostro corpo per il bene dei fratelli e l'amore del Padre è il reale compimento della Trasfigurazione.
Altrimenti "lo stare bene sul monte con Gesù" non è più anticpo e profezia, pausa necessaria e pregustazione, ma luogo in cui scegliamo di fare un'unica volontà rassicurante ma mortifera:
la nostra!
PiEffe