Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime
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Dalla prima lettura del giorno: Eb. 5, 7-9"Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono."
Quello che è stato per il Figlio, così è per la madre.
Così è per ciascuno di noi, con il vantaggio però, che il nostro grido, trova la porta aperta del cuore del Padre grazie al sacerdozio unico del Figlio nell'esempio della Madre.
L'obbedienza è arte che si impara con amore ed è scuola per tutti.
E tu a chi obbedisci?
Chi regna e comanda nella tua vita?
Chi ritma le tue scelte e i tuoi passi?
Così è per ciascuno di noi, con il vantaggio però, che il nostro grido, trova la porta aperta del cuore del Padre grazie al sacerdozio unico del Figlio nell'esempio della Madre.
L'obbedienza è arte che si impara con amore ed è scuola per tutti.
E tu a chi obbedisci?
Chi regna e comanda nella tua vita?
Chi ritma le tue scelte e i tuoi passi?
Insegnaci a contare i nostri giorni
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Dal salmo della liturgia del giorno Sl. 89"Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio."
In realtà la vecchia traduzione di questo versetto, più fedele al senso ebraico di saggezza e alla tradizione della vulgata, parlava di Sapienza (insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla Sapienza del cuore).
Per la Bibbia la Sapienza non è la conoscenza mentale delle cose, non è neanche solo nozione acquisita dall'esperienza, ma la capacità di vedere il reale con intelligenza, con scienza biblica, in definitiva con il cuore di Dio. La Sapienza è un dono dello Spirito, la Sapienza è Cristo.
Contare i nostri giorni per l'autore del salmo significa dunque :
insegnaci Signore a non divagare ma piuttosto ad essere realisti e cogliere che solo Tu realmente sei importante e fondante la nostra vita.. tutto il resto passa, persino la croce, persino la gioia, e senza di Te, come dice la prima lettura (Qo 1,2-11) è vanità.
Per la Bibbia la Sapienza non è la conoscenza mentale delle cose, non è neanche solo nozione acquisita dall'esperienza, ma la capacità di vedere il reale con intelligenza, con scienza biblica, in definitiva con il cuore di Dio. La Sapienza è un dono dello Spirito, la Sapienza è Cristo.
Contare i nostri giorni per l'autore del salmo significa dunque :
insegnaci Signore a non divagare ma piuttosto ad essere realisti e cogliere che solo Tu realmente sei importante e fondante la nostra vita.. tutto il resto passa, persino la croce, persino la gioia, e senza di Te, come dice la prima lettura (Qo 1,2-11) è vanità.
Non prendete nulla per il viaggio
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Dal Vangelo del giorno: Lc 9,1-6"Non prendete nulla per il viaggio".
Il consiglio evangelico di povertà è un consiglio battesimale, cioè donato con il dono del battesimo.
Ogni cristiano è chiamato a "non portare nulla per il viaggio" della vita, cioè a ritenere Dio sopra ogni cosa.
Persino sopra le cose utili, indispensabili e sopra addirittura gli affetti.
Dio non toglie nulla ma dona e restituisce ogni cosa.
E questa richiesta è fatta al singolo ed al noi, a ciascuno ed al corpo della Chiesa.
La povertà è dunque una scelta del cuore che passa per la mente e le mani, ed è la scelta di non sentirsi proprietari di nulla ma oggetto della Provvidenza amorosa del Padre.
La povertà è una resa.
Non c'è dunque condanna di alcun bene ma, piuttosto, la condanna all'attaccamento a quei beni, piccoli o grandi che siano. Attaccamento che non segue la gerarchia precisa di non dare primato a Dio, sempre.
Il nostro cuore ferito tende ad appropriarsi di tutto, persino delle cose belle.
Il cuore del povero, invece, porta all'adorazione ed alla lode.
Anche per le pieghe oscure e velate e, apparenemente, vuore di senso della nostra vita.
Persino sopra le cose utili, indispensabili e sopra addirittura gli affetti.
Dio non toglie nulla ma dona e restituisce ogni cosa.
E questa richiesta è fatta al singolo ed al noi, a ciascuno ed al corpo della Chiesa.
La povertà è dunque una scelta del cuore che passa per la mente e le mani, ed è la scelta di non sentirsi proprietari di nulla ma oggetto della Provvidenza amorosa del Padre.
La povertà è una resa.
Non c'è dunque condanna di alcun bene ma, piuttosto, la condanna all'attaccamento a quei beni, piccoli o grandi che siano. Attaccamento che non segue la gerarchia precisa di non dare primato a Dio, sempre.
Il nostro cuore ferito tende ad appropriarsi di tutto, persino delle cose belle.
Il cuore del povero, invece, porta all'adorazione ed alla lode.
Anche per le pieghe oscure e velate e, apparenemente, vuore di senso della nostra vita.
La famiglia di Gesù
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Dal Vangelo del giorno Lc 8,19-21"In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»."
Cristo Signore rivoluziona gli affetti e il modo di viverli.
Con l'avvento del Regno, cioè di Gesù, cambiano le modalità e la sostanza delle "prossimità".
L'intimità non è data solo dalla vicinanza affettiva ma dalla realizzazione della Parola nella propria carne, nei propri passi, nella propria vita.
Anzi talvolta è necessaria una certa "desatellizzazione" di umana affettività perché si compia realmente la "prossimità".
E questo non solo con Dio ma anche con i fratelli.
Con l'avvento del Regno, cioè di Gesù, cambiano le modalità e la sostanza delle "prossimità".
L'intimità non è data solo dalla vicinanza affettiva ma dalla realizzazione della Parola nella propria carne, nei propri passi, nella propria vita.
Anzi talvolta è necessaria una certa "desatellizzazione" di umana affettività perché si compia realmente la "prossimità".
E questo non solo con Dio ma anche con i fratelli.
"Il giusto abiterà sulla tua santa montagna, Signore
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Dal ritornello del Salmo responsoriale del giorno (Sl. 14):"Il giusto abiterà sulla tua santa montagna, Signore."
L'altura è condizione simbolica di una protezione dall'alto.
Di un trarre a sé.
A colui che si abbandona alla Provvidenza, non manca mai un aiuto proporzionato all'abbandono.
Dio trae a sé, protegge, cura e sostiene donando riparo, fortezza, significato e pienezza a colui che sceglie, in maniera compiuta e responsabile, ed attiva, di abbandonarsi al suo cuore.
Non rende immune al dolore, anzi.
Ma riempie di letizia e di speranza il cuore verso la "santa montagna", il destino eterno che, sin d'ora, ci attende.
"Sul monte il Signore provvede".
Sali spedito e senza paura questo monte che ti è indicato.
Questo è il luogo che ti rivela chi sei tu e chi è Dio.
E' il luogo che ti allarga il cuore e suscita lode.
A colui che si abbandona alla Provvidenza, non manca mai un aiuto proporzionato all'abbandono.
Dio trae a sé, protegge, cura e sostiene donando riparo, fortezza, significato e pienezza a colui che sceglie, in maniera compiuta e responsabile, ed attiva, di abbandonarsi al suo cuore.
Non rende immune al dolore, anzi.
Ma riempie di letizia e di speranza il cuore verso la "santa montagna", il destino eterno che, sin d'ora, ci attende.
"Sul monte il Signore provvede".
Sali spedito e senza paura questo monte che ti è indicato.
Questo è il luogo che ti rivela chi sei tu e chi è Dio.
E' il luogo che ti allarga il cuore e suscita lode.