Chi dite che io sia?
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Dal Vangelo del giorno : Lc. 9, 18-22«Ma voi, chi dite che io sia?»
E' domanda fatta al "noi" e domanda fatta al "tu".
Fatta a me.
Dalla risposta che tu dai dipende la tua storia e la tua gioia e il bene dei fratelli.
Dalla risposta dipende il bene e il destino del mondo.
Pietro l'ha data (e la dà per noi) perché ciascuno possa proclamarla ora e in ogni respiro.
Dalla risposta che tu dai dipende la tua storia e la tua gioia e il bene dei fratelli.
Dalla risposta dipende il bene e il destino del mondo.
Pietro l'ha data (e la dà per noi) perché ciascuno possa proclamarla ora e in ogni respiro.
Quando dunque vi radunate insieme
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Dalla prima lettura del giorno 1Cor. 11, 17-23.33:"Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco."
E' norma di buona educazione andare a casa di altri, quando invitati a mangiare, con lo stomaco non pieno per gustare le pietanze offerte. E'
buona educazione essere sobri per gustare della comunione e della condivisione.
Ma se io vado alla cena domenicale con il cuore e la mente colma e sazia di idoli, ideologie e fantasmi.
Se assisto e partecipo a quella cena ebbro di me e delle mie schiavitù, come potrò saziarmi di Lui e dello stupore che la Sua presenza sempre comporta?
Come cambierò il cuore?
Quando mai entrerò nella gioia?
Ma se io vado alla cena domenicale con il cuore e la mente colma e sazia di idoli, ideologie e fantasmi.
Se assisto e partecipo a quella cena ebbro di me e delle mie schiavitù, come potrò saziarmi di Lui e dello stupore che la Sua presenza sempre comporta?
Come cambierò il cuore?
Quando mai entrerò nella gioia?
Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime
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Dalla prima lettura del giorno: Eb. 5, 7-9"Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono."
Quello che è stato per il Figlio, così è per la madre.
Così è per ciascuno di noi, con il vantaggio però, che il nostro grido, trova la porta aperta del cuore del Padre grazie al sacerdozio unico del Figlio nell'esempio della Madre.
L'obbedienza è arte che si impara con amore ed è scuola per tutti.
E tu a chi obbedisci?
Chi regna e comanda nella tua vita?
Chi ritma le tue scelte e i tuoi passi?
Così è per ciascuno di noi, con il vantaggio però, che il nostro grido, trova la porta aperta del cuore del Padre grazie al sacerdozio unico del Figlio nell'esempio della Madre.
L'obbedienza è arte che si impara con amore ed è scuola per tutti.
E tu a chi obbedisci?
Chi regna e comanda nella tua vita?
Chi ritma le tue scelte e i tuoi passi?
Insegnaci a contare i nostri giorni
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Dal salmo della liturgia del giorno Sl. 89"Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio."
In realtà la vecchia traduzione di questo versetto, più fedele al senso ebraico di saggezza e alla tradizione della vulgata, parlava di Sapienza (insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla Sapienza del cuore).
Per la Bibbia la Sapienza non è la conoscenza mentale delle cose, non è neanche solo nozione acquisita dall'esperienza, ma la capacità di vedere il reale con intelligenza, con scienza biblica, in definitiva con il cuore di Dio. La Sapienza è un dono dello Spirito, la Sapienza è Cristo.
Contare i nostri giorni per l'autore del salmo significa dunque :
insegnaci Signore a non divagare ma piuttosto ad essere realisti e cogliere che solo Tu realmente sei importante e fondante la nostra vita.. tutto il resto passa, persino la croce, persino la gioia, e senza di Te, come dice la prima lettura (Qo 1,2-11) è vanità.
Per la Bibbia la Sapienza non è la conoscenza mentale delle cose, non è neanche solo nozione acquisita dall'esperienza, ma la capacità di vedere il reale con intelligenza, con scienza biblica, in definitiva con il cuore di Dio. La Sapienza è un dono dello Spirito, la Sapienza è Cristo.
Contare i nostri giorni per l'autore del salmo significa dunque :
insegnaci Signore a non divagare ma piuttosto ad essere realisti e cogliere che solo Tu realmente sei importante e fondante la nostra vita.. tutto il resto passa, persino la croce, persino la gioia, e senza di Te, come dice la prima lettura (Qo 1,2-11) è vanità.
Non prendete nulla per il viaggio
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Dal Vangelo del giorno: Lc 9,1-6"Non prendete nulla per il viaggio".
Il consiglio evangelico di povertà è un consiglio battesimale, cioè donato con il dono del battesimo.
Ogni cristiano è chiamato a "non portare nulla per il viaggio" della vita, cioè a ritenere Dio sopra ogni cosa.
Persino sopra le cose utili, indispensabili e sopra addirittura gli affetti.
Dio non toglie nulla ma dona e restituisce ogni cosa.
E questa richiesta è fatta al singolo ed al noi, a ciascuno ed al corpo della Chiesa.
La povertà è dunque una scelta del cuore che passa per la mente e le mani, ed è la scelta di non sentirsi proprietari di nulla ma oggetto della Provvidenza amorosa del Padre.
La povertà è una resa.
Non c'è dunque condanna di alcun bene ma, piuttosto, la condanna all'attaccamento a quei beni, piccoli o grandi che siano. Attaccamento che non segue la gerarchia precisa di non dare primato a Dio, sempre.
Il nostro cuore ferito tende ad appropriarsi di tutto, persino delle cose belle.
Il cuore del povero, invece, porta all'adorazione ed alla lode.
Anche per le pieghe oscure e velate e, apparenemente, vuore di senso della nostra vita.
Persino sopra le cose utili, indispensabili e sopra addirittura gli affetti.
Dio non toglie nulla ma dona e restituisce ogni cosa.
E questa richiesta è fatta al singolo ed al noi, a ciascuno ed al corpo della Chiesa.
La povertà è dunque una scelta del cuore che passa per la mente e le mani, ed è la scelta di non sentirsi proprietari di nulla ma oggetto della Provvidenza amorosa del Padre.
La povertà è una resa.
Non c'è dunque condanna di alcun bene ma, piuttosto, la condanna all'attaccamento a quei beni, piccoli o grandi che siano. Attaccamento che non segue la gerarchia precisa di non dare primato a Dio, sempre.
Il nostro cuore ferito tende ad appropriarsi di tutto, persino delle cose belle.
Il cuore del povero, invece, porta all'adorazione ed alla lode.
Anche per le pieghe oscure e velate e, apparenemente, vuore di senso della nostra vita.