Chi sei Tu e chi sono io, Signore
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Dalla prima lettura del giorno: Gb 42,1-3.5-6.12-16Giobbe prese a dire al Signore:
«Comprendo che tu puoi tutto
e che nessun progetto per te è impossibile...
Io ti conoscevo solo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti hanno veduto.
Perciò mi ricredo e mi pento
sopra polvere e cenere».
Giobbe è l'esplosione del dono dello Spirito del Timor di Dio.
Solo questo dono, infatti, permette di conoscere Dio personalmente e non "per sentito dire".
Solo questo dono dello Spirito permette di conoscere se stessi.
vd anche
Timor di Dio
ma ora i miei occhi ti hanno veduto.
Perciò mi ricredo e mi pento
sopra polvere e cenere».
Giobbe è l'esplosione del dono dello Spirito del Timor di Dio.
Solo questo dono, infatti, permette di conoscere Dio personalmente e non "per sentito dire".
Solo questo dono dello Spirito permette di conoscere se stessi.
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Timor di Dio
Nudi
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Dalla prima lettura del giorno Gb. 1,6-22«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.
La povertà, consiglio evangelico battesimale, cioè per tutti, non è altro che la coscienza serena di essere nudi, e dunque, capaci di essere vestiti, in ogni cosa, dal Padre e dalla Sua Provvidenza.
In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.
La povertà, consiglio evangelico battesimale, cioè per tutti, non è altro che la coscienza serena di essere nudi, e dunque, capaci di essere vestiti, in ogni cosa, dal Padre e dalla Sua Provvidenza.
Appartenenza non gelosia
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Dalla prima lettura del giorno:"... Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!"
Una lezione chiara quella data da Mosè a Giosuè.
L'amore, se autentico, non è mai sottrattivo ma moltiplicativo.
Persino le ineludibili "relazioni particolari", quando sono un dono di Dio, non tolgono nulla alle altre relazioni ed alla comunità.
Anzi portano fecondità.
La predilizione di Gesù per Pietro, Giacomo e Giovanni non toglieva nulla agli altri apostoli, anzi.. aggiungeva amore su amore, ricchezza su ricchezza.
Così nella pastorale.
Se uno opera nella "recta fede", anche se con prassi diverse, aggiunge gli orizzonti dello Spirito a tutta la comunità.
La stessa Chiesa Cattolica è una grande orchestra dove ognuno suona uno strumento particolare ed in cui Pietro, vicario di Cristo, è chiamato ad orchestrare perché "il tutto" suoni bene e sia armonioso a vantaggio di tutti e del mondo intero.. purché però, si rimanga nel solco della "retta fede" di cui Pietro, è tra l'altro custode.
Perché dunque essere gelosi se uno suona il flauto e non la tromba?
Perché impedire che uno suoni l'arpa se tu suoni le percussioni?
Ciò che conta è il suono intero, la sinfonia che ne esce.
Pertanto diventiamo gelosi ma per senso di appartenenza e cura
e non per invidia del carisma dei fratelli.
Perché nel legame di Cristo quello che è di uno è non solo per tutti ma di tutti.
La predilizione di Gesù per Pietro, Giacomo e Giovanni non toglieva nulla agli altri apostoli, anzi.. aggiungeva amore su amore, ricchezza su ricchezza.
Così nella pastorale.
Se uno opera nella "recta fede", anche se con prassi diverse, aggiunge gli orizzonti dello Spirito a tutta la comunità.
La stessa Chiesa Cattolica è una grande orchestra dove ognuno suona uno strumento particolare ed in cui Pietro, vicario di Cristo, è chiamato ad orchestrare perché "il tutto" suoni bene e sia armonioso a vantaggio di tutti e del mondo intero.. purché però, si rimanga nel solco della "retta fede" di cui Pietro, è tra l'altro custode.
Perché dunque essere gelosi se uno suona il flauto e non la tromba?
Perché impedire che uno suoni l'arpa se tu suoni le percussioni?
Ciò che conta è il suono intero, la sinfonia che ne esce.
Pertanto diventiamo gelosi ma per senso di appartenenza e cura
e non per invidia del carisma dei fratelli.
Perché nel legame di Cristo quello che è di uno è non solo per tutti ma di tutti.
Chi dite che io sia?
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Dal Vangelo del giorno : Lc. 9, 18-22«Ma voi, chi dite che io sia?»
E' domanda fatta al "noi" e domanda fatta al "tu".
Fatta a me.
Dalla risposta che tu dai dipende la tua storia e la tua gioia e il bene dei fratelli.
Dalla risposta dipende il bene e il destino del mondo.
Pietro l'ha data (e la dà per noi) perché ciascuno possa proclamarla ora e in ogni respiro.
Dalla risposta che tu dai dipende la tua storia e la tua gioia e il bene dei fratelli.
Dalla risposta dipende il bene e il destino del mondo.
Pietro l'ha data (e la dà per noi) perché ciascuno possa proclamarla ora e in ogni respiro.
Quando dunque vi radunate insieme
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Dalla prima lettura del giorno 1Cor. 11, 17-23.33:"Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco."
E' norma di buona educazione andare a casa di altri, quando invitati a mangiare, con lo stomaco non pieno per gustare le pietanze offerte. E'
buona educazione essere sobri per gustare della comunione e della condivisione.
Ma se io vado alla cena domenicale con il cuore e la mente colma e sazia di idoli, ideologie e fantasmi.
Se assisto e partecipo a quella cena ebbro di me e delle mie schiavitù, come potrò saziarmi di Lui e dello stupore che la Sua presenza sempre comporta?
Come cambierò il cuore?
Quando mai entrerò nella gioia?
Ma se io vado alla cena domenicale con il cuore e la mente colma e sazia di idoli, ideologie e fantasmi.
Se assisto e partecipo a quella cena ebbro di me e delle mie schiavitù, come potrò saziarmi di Lui e dello stupore che la Sua presenza sempre comporta?
Come cambierò il cuore?
Quando mai entrerò nella gioia?