Il Vescovo secondo il Vangelo
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Dalla prima lettura del giorno: Tt 1,1-9"Il vescovo infatti, come amministratore di Dio, deve essere irreprensibile: non arrogante, non collerico, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagni disonesti, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla Parola, degna di fede, che gli è stata insegnata, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare i suoi oppositori."
Preghiamo e digiuniamo perché così sia.
Se è vero infatti che siamo stati donati ai nostri pastori è altrettanto vero che i nostri pastori sono stati donati a noi per essere custoditi dalla diakonia del discepolato e dell'orazione.
Molti desiderano pastori e guide, ma pochissimi vivono la "porta stretta" della diakonia del discepolato e dell'orazione.
Fate tutto senza mormorare e senza esitare
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Dalla prima lettura della S. Messa del giorno: Fil 2,12-18"Fate tutto senza mormorare e senza esitare".
Ogni "mormorazione" e "detrazione" (per dirla con Francesco di Assisi) che compiamo verso i nostri fratelli e che è un morbo che avvelena le nostre comunità, oltre che noi stessi, prende spunto dalla "mormorazione" e "detrazione" che facciamo verso Dio.
Per tal motivo l'apostolo ci esorta a fare ogni cosa senza mormorare e senza esitare.
Qualunque prova della vita, anche durissima, tanto più se autentica e non "auto-creata", comporta una reazione, talvolta legittima.. eppure i santi e i profeti prima di loro ci insegnano che esiste una reazione, persino una rabbia nei confronti di Dio che è presente come domanda, come richiesta ma il fondo del cuore appartiene a Dio, è obbediente, non mormora, accetta, accoglie anche se non capisce; anche se sperimenta lo scuotimento delle fondamenta.
Così Giobbe, il quale, in tutta la sua vicenda pur lamentandosi con il Signore per le sue prove in realtà non smuove di un millimetro il suo abbandono.
Gli amici che lo circondano sono "catechistici" e ribadiscono la buona dottrina ma anche il limite della ragione: se subisci prove hai compiuto qualche cosa di male.
Eppure Dio li riprende, anche duramente, e ricorda loro che "non hanno detto cose sagge come il suo servo Giobbe".
Perché questo?
Perché Giobbe in cuor suo non ha permesso alla "mormorazione" e alla "detrazione" di smuovere la fiducia in Dio. Come se, pur lamentandosi, chiedendo e scalpitando, persino quasi "bestemmiando", il suo cuore però fosse fisso in Lui. Senza indietreggiare, senza esitare. Senza togliere (detrarre) in alcun modo la gloria di Dio. La lode e l'ossequio, il rispetto e il timore.
Per tal motivo, appena Dio si fa sentire con la sua brezza leggera, Giobbe si scioglie come un bambino davanti all'immensità e riconosce che Dio ha ragioni più grandi e migliori della nostra piccola testa e della nostra piccola esperienza. Riconosce che Dio è Dio, ed è meraviglioso per se stesso e per il suo essere "oltre".
Per questo suo rimanere fisso in Dio, nonostante tutto, Giobbe è un uomo di Dio, che non mormora e non esita.
E questo è si un dono ma anche una quotidiana ginnastica del cuore per giungere al perfetto abbandono per cui siamo stati creati.
Abbandono che è la lode più grande e tutto quello che noi, solo noi, possiamo unicamente dare a Dio: la nostra resa.
Qualunque prova della vita, anche durissima, tanto più se autentica e non "auto-creata", comporta una reazione, talvolta legittima.. eppure i santi e i profeti prima di loro ci insegnano che esiste una reazione, persino una rabbia nei confronti di Dio che è presente come domanda, come richiesta ma il fondo del cuore appartiene a Dio, è obbediente, non mormora, accetta, accoglie anche se non capisce; anche se sperimenta lo scuotimento delle fondamenta.
Così Giobbe, il quale, in tutta la sua vicenda pur lamentandosi con il Signore per le sue prove in realtà non smuove di un millimetro il suo abbandono.
Gli amici che lo circondano sono "catechistici" e ribadiscono la buona dottrina ma anche il limite della ragione: se subisci prove hai compiuto qualche cosa di male.
Eppure Dio li riprende, anche duramente, e ricorda loro che "non hanno detto cose sagge come il suo servo Giobbe".
Perché questo?
Perché Giobbe in cuor suo non ha permesso alla "mormorazione" e alla "detrazione" di smuovere la fiducia in Dio. Come se, pur lamentandosi, chiedendo e scalpitando, persino quasi "bestemmiando", il suo cuore però fosse fisso in Lui. Senza indietreggiare, senza esitare. Senza togliere (detrarre) in alcun modo la gloria di Dio. La lode e l'ossequio, il rispetto e il timore.
Per tal motivo, appena Dio si fa sentire con la sua brezza leggera, Giobbe si scioglie come un bambino davanti all'immensità e riconosce che Dio ha ragioni più grandi e migliori della nostra piccola testa e della nostra piccola esperienza. Riconosce che Dio è Dio, ed è meraviglioso per se stesso e per il suo essere "oltre".
Per questo suo rimanere fisso in Dio, nonostante tutto, Giobbe è un uomo di Dio, che non mormora e non esita.
E questo è si un dono ma anche una quotidiana ginnastica del cuore per giungere al perfetto abbandono per cui siamo stati creati.
Abbandono che è la lode più grande e tutto quello che noi, solo noi, possiamo unicamente dare a Dio: la nostra resa.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù
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Dalla prima lettura del giorno:"Fratelli,
abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù".
Per Paolo questi sentimenti sono il pensiero di Gesù.
I suoi desideri, i suoi sogni, il suo modo di vedere le cose, le sue scelte, i suoi passi. Non è forse questo il programma per eccellezza di chi è Cristiano?
Essere talmente unito a Lui da essere, come Chiesa, una sua presenza nella storia.
Ma come conoscere il "pensiero" di Cristo se non frequentando e ascoltando assiduamente la Chiesa che te lo trasmette come custode e maestra?
I suoi desideri, i suoi sogni, il suo modo di vedere le cose, le sue scelte, i suoi passi. Non è forse questo il programma per eccellezza di chi è Cristiano?
Essere talmente unito a Lui da essere, come Chiesa, una sua presenza nella storia.
Ma come conoscere il "pensiero" di Cristo se non frequentando e ascoltando assiduamente la Chiesa che te lo trasmette come custode e maestra?
Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio
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Dalle lodi del giorno, Sl. 83 "Desiderio del Tempio del Signore""Beato chi trova in te la sua forza *
e decide nel suo cuore il santo viaggio."
Si, Signore, ho deciso, da ora (non dopo o domani) mi fido di Te e della tua guida.
Iniziare un cammno di Direzione Spirituale significa far propria anzitutto questa Parola, trovare in Dio la forza e decidersi per il Santo viaggio.
Da questo desiderio, Dio fa fiorire un incontro di Direzione Spirituale personale e comunitario - entrambi necessari - affinché il discepolo possa crescere nella lode e nella fatica dell'abbandono.
Affinché il discepolo possa andare la dove non pensava ma dove la fantasia di Dio lo attendeva per consegnargli la perla nascosta della pienezza e della gioia.
Iniziare un cammno di Direzione Spirituale significa far propria anzitutto questa Parola, trovare in Dio la forza e decidersi per il Santo viaggio.
Da questo desiderio, Dio fa fiorire un incontro di Direzione Spirituale personale e comunitario - entrambi necessari - affinché il discepolo possa crescere nella lode e nella fatica dell'abbandono.
Affinché il discepolo possa andare la dove non pensava ma dove la fantasia di Dio lo attendeva per consegnargli la perla nascosta della pienezza e della gioia.
Il vero corso prematrimoniale
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"Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.E voi, mariti, amate le vostre mo
gli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito."
Qui, in questa Parola, c'è il vero corso per fidanzati:
1 - il timore di Cristo e il valore ineludibile dell'obbedienza
2 - la coscienza di sé e la desatellizzazione
3 - i ministeri, più che ruoli, nella coppia
4 - una vocazione simbolica, profetica e testimoniale
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito."
Qui, in questa Parola, c'è il vero corso per fidanzati:
1 - il timore di Cristo e il valore ineludibile dell'obbedienza
2 - la coscienza di sé e la desatellizzazione
3 - i ministeri, più che ruoli, nella coppia
4 - una vocazione simbolica, profetica e testimoniale