Il patriarca di Mosca, Cirillo, visiterà la Corea del Nord su invito del presidente Kim Jong-un. L’annuncio, dato dal metropolita di Singapore, Sergij, esarca patriarcale per l’Asia sud-orientale, è stato confermato dal portavoce della Chiesa ortodossa russa, padre Alexander Volkov, precisando tuttavia che «è ancora troppo presto per parlare di date precise». Cirillo manca dalla Corea del Nord dal 2006, anno in cui era ancora metropolita e responsabile del Dipartimento sinodale per le relazioni ecclesiastiche esterne; si recò a Pyongyang per consacrare la chiesa della Trinità Vivificante.
Incontrando i giornalisti a Bangkok, l’esarca Sergij — riferisce AsiaNews — ha parlato delle relazioni, sempre più improntate alla collaborazione, tra il governo di Pyongyang e il patriarcato di Mosca, fornendo anche un quadro della presenza spirituale dell’ortodossia russa nei paesi del sud-est asiatico. L’esarcato per l’Asia sud-orientale, con sede a Singapore, è stato istituito nel dicembre scorso dal sinodo del patriarcato di Mosca, insieme alla metropolia per l’Europa occidentale. Provvedimenti presi, è bene ricordarlo, nel contesto del forte attrito sulla questione ucraina regitratosi con il patriarcato ecumenico di Costantinopoli. All’esarcato si riferiscono le attività del patriarcato di Mosca a Singapore, in Vietnam, Indonesia, Cambogia, Corea del Sud, Corea del Nord, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine e Thailandia. Pochi giorni fa, inoltre, l’esarcato è stato suddiviso in quattro diocesi: Singapore, Corea, Thailandia, Vietnam-Filippine.
L’annunciata visita di Cirillo in Corea del Nord si inserisce nel contesto di uno spirito di sempre maggiore apertura verso l’ortodossia russa. Già da alcuni anni esiste nella capitale la cattedrale della Trinità Vivificante, inaugurata, come detto, nel 2006 dall’allora metropolita di Smolensk. «A Pyongyang ci accolgono sempre molto cordialmente, noi lì facciamo il nostro servizio e io sono riconosciuto come il vescovo legittimo», ha detto Sergij, riferendo di essersi recato nella capitale nordcoreana l’ultima volta nel novembre scorso e di avervi celebrato la divina liturgia. «Ho verificato quanto le autorità siano ben disposte verso la Chiesa ortodossa russa. In chiesa — ha aggiunto — vengono i nostri diplomatici, e anche il personale delle ambasciate di Bulgaria e di Romania. In Corea del Nord non abbiamo alcun problema nello svolgimento delle nostre attività».
Più complicata appare invece la missione in altre realtà come Singapore, Thailandia e Vietnam, «dove la legislazione è molto rigida per le organizzazioni religiose». In Vietnam comunque si registrano dei significativi passi in avanti: «Siamo riusciti negli anni a intenderci con l’ufficio per gli affari religiosi. Adesso ci conoscono e siamo costantemente in contatto; abbiamo ottenuto il permesso per aprire una comunità nella cittadina marittima di Vũng Tàu; per ora la parrocchia è attiva in una casa privata, ma con un sacerdote stabile». E altri progetti sono in cantiere: per Pasqua si prevede l’invio di un sacerdote stabile ad Hanoi, dove l’ambasciata russa ha ottenuto un terreno in cambio di un appezzamento simile a Mosca, su cui i vietnamiti hanno aperto un centro commerciale e culturale. Il progetto prevede la costruzione di una chiesa ortodossa nel centro di Hanoi. Positivi anche gli sviluppi con il Laos. «Due anni fa — ricorda l’esarca patriarcale — abbiamo organizzato un incontro con la dirigenza del partito al governo in Laos e con il fondo per l’edilizia nazionale. Abbiamo trovato in loro molta disponibilità e hanno promesso che daranno l’ok alla registrazione della nostra Chiesa, a condizione che venga richiesta da cittadini laotiani».
© Osservatore Romano - 9 marzo 2019