Appunti per il sinodo sulla Famiglia: la Porneia

anima-gemellaInterviste di cristiano cattolico a cura di Paolo Cilia

Per il sito www.ilcattolico.it e l’Associazione Culturale Cattolica Zammerù Maskil

Oggi incontriamo P. Matteo Munari, dottore in Scienze bibliche e Archeologia allo Studium Biblicum Franciscanum. (vd sito dello SBF e la scheda di P. Matteo Munari)

Buongiorno Padre Matteo, entriamo subito nel vivo della questione che dà anche il titolo a questa nostra conversazione. Ci può introdurre il significato di “Porneia”, etimologia e contesto, in Mt. 19,9?

Il termine porneia in greco indica principalmente la prostituzione. Etimologicamente è legato al verbo pernēmi “vendere”. In senso lato può indicare un rapporto sessuale illecito di diverso genere. Nella Lxx il sostantivo porneia è impiegato normalmente per la traduzione di termini ebraici derivati dalla radice znh (prostituirsi) come zenuth e zenunim. In senso lato la radice znh indica diversi tipi di unione illecita e in senso figurato è impiegata con riferimento all’idolatria. Nei manoscritti del Mar Morto, in particolare nel Documento di Damasco, il termine zenuth (che potrebbe corrispondere a porneia) indica diversi tipi di unione illecita tra i quali la bigamia e l’incesto. In Mt 5,32 e 19,9 che significato può avere porneia? Sappiamo che per l’evangelista porneia non significa “adulterio” perché per questo concetto egli usa il termine moikheia (cf. Mt 15,19 dove i termini sono distinti). Inoltre l’adulterio comportava la pena di morte e non il diritto di ripudiare la moglie adultera. Si potrebbe allora pensare che Gesù giustifichi il ripudio soltanto in caso di un comportamento moralmente indecente come quello di una donna che va al mercato con i gomiti scoperti (questa era l’interpretazione della scuola di Shammai di Dt 24,1), in tal caso però non si spiegherebbe lo stupore dei discepoli alle parole del maestro (cf. Mt 19,10). La soluzione più probabile è che porneia in Mt 5,32 e 19,9, così come in 1Cor 5,1 e (probabilmente) in At 15,20.29, indichi una unione giudicata incestuosa secondo Lv 18,6-17, ma accettata nel mondo pagano. I gentili che desideravano farsi battezzare dovevano rinunciare a una tale relazione perché era considerata una depravazione. Il dibattito esisteva anche nel giudaismo riguardo ai proseliti. Secondo l’opinione di alcuni rabbini, la moglie in questo caso doveva essere ripudiata, per altri, essendo i due divenuti “nuove creature” con la conversione al giudaismo, il problema non esisteva più. Per questo motivo la traduzione CEI del 2008 (“unione illegittima”) credo che colga il cuore del problema e non sia, come alcuni sostengono, “una forzatura cattolica del testo”.

Il termine “Porneia” nella teologia paolina non viene forse ulteriormente esplicitato con la visione Sacramentaria di San Paolo, la Teologia del Corpo e l’appartenenza a Cristo nel battesimo? Come a dire San Paolo esplicita il pensiero di Gesù sul matrimonio senza cedere a fraintendimenti?

Paolo usa il termine porneia in diversi contesti e con diverse accezioni (cf. 1Cor 5,1; 6,13.18; 7,2; 2Cor 12,21; Gal 5,19; Ef 5,3; Col 3,5; 1Ts 4,3). In Ts 4,3 emerge chiaramente come il concetto di porneia, probabilmente nel suo significato più generale, sia ostacolo e impedimento alla santità, all’appartenenza a Dio e al compimento della sua volontà. Chi ha conosciuto Dio non può vivere in balìa dei propri sentimenti e delle proprie pulsioni (cf. 4,5).

Mi pare che ci sia una dimensione simbolico-ontologica racchiusa proprio in Ef. 5 sul matrimonio e che non può essere equivocata su un discorso inerente le “seconde nozze”…

Sicuramente il matrimonio visto come immagine dell’amore tra Gesù Cristo e la Chiesa assume una luce nuova che va ben oltre il concetto di contratto. In Ef 5,31 Paolo cita Gen 2,24 come fondamento dell’amore coniugale. Lo stesso passo è citato da Gesù (insieme a Gen 1,27) in Mt 19,4-5 come fondamento dell’indissolubilità del matrimonio. In Ef 5 tuttavia l’argomento principale non è tanto il dramma del divorzio, quanto quello della mancanza di amore e rispetto tra marito e moglie. Succede infatti a volte che in alcune coppie sorga uno stupido autolesionismo inconscio per cui si fa del male al coniuge dimenticando di essere una carne sola. Non possiamo accontentarci di raccontare ai fedeli che Gesù si è schierato contro la pratica del ripudio della moglie difendendo il vincolo del matrimonio, questa è infatti soltanto una parte del suo messaggio. Come Paolo anche noi oggi abbiamo il compito di far riscoprire agli sposi l’Amore di Cristo come fondamento del loro amore affinché esso, dove è morto, risorga, dove è appassito, rifiorisca e giunga al suo compimento. Il compimento dell’amore avviene nel momento in cui impariamo ad amare anche le persone che ci fanno del male (Mt 5,43-48). Se il modello di amore a cui siamo chiamati a tendere è quello di Gesù crocifisso, allora ogni scorciatoia mirata esclusivamente a schivare il dolore, costituisce di fatto una trappola da evitare.

Sulle seconde nozze di recente è stato pubblicato un inedito studio di Giancarlo Pani S.I. sul Concilio di Trento: http://www.laciviltacattolica.it/it/quaderni/articolo/3461 anche se la chiusa manipola e forza lo studio stesso dicendo: Eppure questa è la storia: una pagina di misericordia evangelica per quei cristiani che vivono con sofferenza un rapporto coniugale fallito che non si può più ricomporre; ma anche una vicenda storica che ha palesi implicazioni ecumeniche.” Chiusa curiosa che fa vedere la Misericordia non con categorie bibliche ma soggettivistiche. Come mai secondo Lei il linguaggio che ci appare “duro” di Gesù viene da noi totalmente svincolato dalla Misericordia che contiene in sé medesimo e che ha, talvolta, valenza medicinale?

Riguardo alla discussione del problema nel concilio di Trento aggiungo soltanto che essa è basata sull’interpretazione di porneia come “adulterio”, se il suo significato è un altro la riflessione è da rifare. Riguardo alla misericordia di Gesù credo che si navighi spesso in un mare di fraintendimenti. Gesù ci ha insegnato a non disdegnare il contatto con i peccatori, a non aver paura di “sporcarci le mani”, ci ha insegnato a cercare le pecore perdute e a non condannare nessuno, ci ha insegnato come aspettare e attendere il ritorno di chi si è allontanato, ci ha comandato di amare non soltanto chi segue i nostri principi religiosi e morali ma addirittura chi ci perseguita a causa di essi. Tutto questo ce lo ha insegnato dopo averci mostrato ciò che è gradito al Padre, senza fare sconti e usando a volte un tono minaccioso. Se come genitore amo i miei figli, volentieri mostrerò loro ciò che è bene e ciò che è male, ciò che conduce alla vita e ciò che conduce alla morte. Questa è la misericordia, guardare ogni persona che sta di fronte a noi come un figlio per il quale si desidera la vita e la gioia vera. Per questo motivo, come sacerdote, ho scelto di non escludere dalla mia amicizia nessuno, di accogliere ogni persona al di là della condizione “lecita o illecita” nella quale si trova. A chi mi chiede tuttavia qual è la volontà di Dio sulla coppia, non dirò ciò che fa piacere ascoltare ma ciò che il Signore ci ha insegnato. Ognuno di noi è stato toccato, più o meno da vicino, dal dramma di un amore coniugale giunto al termine. In diverse occasioni, come sacerdoti posti di fronte al dolore di un coniuge, nasce il desiderio di dire “vai, rifatti una vita, non voglio più vederti soffrire”. Credo che si tratti di una tentazione molto sottile che mira a farci pensare che Dio ci chieda cose “disumane”, che Lui in fondo non conosce l’uomo che ha creato, che felicità e fedeltà non possano convivere. In realtà, se il Signore è così esigente è perché dentro di noi ha posto un amore così grande che neanche sappiamo di avere. A noi il compito di entrare nel profondo della nostra preghiera, di rimuovere tanti strati di peccato accumulati nella nostra vita e di scoprire quell’immagine di Dio impressa nel nostro essere, “E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò” (Gen 1,27), capaci di amare perfino i loro nemici, li creò.

Caro Fr. Matteo ti ringraziamo per questo tuo contributo. Ricordiamoci nella preghiera e nell’amore senza riserve alla Chiesa.

Un grazie a voi per questo incontro, ricordiamoci nella preghiera.
Il Signore vi dia Pace.

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