Rassegna stampa formazione e catechesi

Un nuovo frammento di storia francescana: il cardinale Angelo Rapaccioli e i Cappuccini

San Francesco in meditazione Caravaggio Carpineto RomanoA cura di P. Pietro Messa, ofm

Un giorno il grande storico della Chiesa padre Giacomo Martina confessò candidamente che per lui gesuita era difficile da comprendere la continua divisione all'interno dell'ordine francescano; infatti esso appare un albero con diverse ramificazioni tra cui si distingue quella dei frati Minori cappuccini sorta nel Cinquecento e che ebbe un notevole sviluppo. Al successo di tale riforma contribuirono vari fattori come il sostegno di personalità di rilievo tra cui la duchessa Caterina Cybo e papa Urbano VIII il cui fratello Antonio divenne frate cappuccino e accolse il galero cardinalizio senza molto entusiasmo. Altro cardinale favorevole all'ordine cappuccino fu Angelo Rapaccioli (1605-1657) che ora è possibile conoscere maggiormente grazie alla pubblicazione di Giuseppe Cassio Eccellenza del buon gusto e spirito romano. Il cardinal Angelo Rapaccioli alla corte dei Barberini (Capisano Editore, Terni 2018).
Come scrive Cassio "la particolare devozione di Rapaccioli per san Francesco d’Assisi può essere riconducibile all’educazione materna, all’influenza di padre Desa [ossia san Giuseppe da Copertino] e alla spiritualità dei cappuccini [...]. Umiltà, fedeltà, carità, confidenza, diligenza, temperanza, compunzione e perseveranza erano le condizioni necessarie dell’ascetismo cappuccino praticato in modo particolare del cardinale attraverso una condotta di vita completamente discorde dalle consuetudini della curia e della corte giacché accompagnata dalla ferma volontà di corrispondere alla Grazia divina attraverso la ricerca della perfezione spirituale. L’apprezzamento di Rapaccioli per il carisma dei cappuccini si trasformò anche in gesti concreti come la consacrazione della chiesa di San Severino di Spello (appartenente ai frati della riforma) che egli tenne nel 1647 alla quale seguì quella della perduta chiesa di San Martino a Terni il 25 ottobre 1648, per non parlare della scampata chiusura del convento della Romita di Terni [...].
Alla luce di quanto è stato detto finora sembra che Rapaccioli fosse guidato da una certa «letteratura ascetica e mistica, che mette in luce il forte desiderio di “vivere spiritualmente” e come questa esigenza non solo abbia comportato la presa di coscienza di un itinerario che, partendo dalla conoscenza di sé, ha il compito di condurre alla trasformazione e al trascendimento di sé ma si sia tradotta nella ricerca
di Dio per averlo sempre nel cuore e, insieme, nel mettere la propria esistenza al servizio del prossimo in spirito d’amore».
L’ansia interiore di Rapaccioli è palese perfino nelle Rime heroiche e sacre dove affronta poeticamente alcuni aspetti autobiografici da cui
trapelano rimandi inequivocabili alla formazione del suo pensiero filosofico e al sentimento religioso, in gran parte aderente alla spiritualità dell’epoca. Il pauperismo rigoristico – quasi un’eco della riforma cappuccina – si ritrova nei componimenti dedicati a san Francesco e al monte de La Verna, che rappresenta per Rapaccioli il desertico teatro della penitenza, ben accompagnato dalle interpretazioni pittoriche che riguardano il santo umbro composte da Caravaggio e da Orazio Gentileschi, solo per fare qualche esempio vicino all’ecclesiastico.