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Rassegna stampa Speciali

Bassetti coronavirusLa questione inerente la ripresa più compiuta ed in sicurezza della Vita Liturgico-Sacramentale del Popolo di Dio in Italia è delicata e merita una chiara distinzione di piani.

Il piano Relazionale, su cui l'Associazione si è già espressa chiaramente e che, inevitabilmente, riguarda anche i fondamenti Costituzionali e i rapporti Concordatari. E non può essere ridotta tale relazione a battaglia partitica o a conflitto muscolare.

Il piano Sacramentale
, che non è meramente formale, ma sostanziale, come ricorda la CEI nel Comunicato e come ha ricordato il Santo Padre a Santa Marta: ".. il Signore ci insegni questa intimità con Lui, questa familiarità con Lui ma nella Chiesa, con i sacramenti, con il santo popolo fedele di Dio" e come ricorda la Sacrosanctum Concilium ai nn° 2, 9, 10; la Lumen Gentium al n° 28, la Presbyterorum Ordinidis al n° 5, il Catechismo ai punti 1324 e susseguenti. 

Il piano del Diritto alla Salute che merita ogni attenzione e premura, civile ed ecclesiale. Perché sempre risuona nella Chiesa e fuori la Chiesa la domanda di Dio: "Dov'è tuo fratello?" (Gen. 4,9)

Il piano della Libertà di Culto riconosciuto dalla Costituzione (non creato ma riconosciuto, artt. 8, 19, 20) e che investe non solo la Chiesa Cattolica ma anche altre Confessioni cristiane ed altre Religioni. La Chiesa si fa portavoce fraterna e responsabile (vista la sua ineludibile presenza in Italia) anche di queste realtà con spirito di dialogo ecumenico ed interreligioso. Chi evidenzia e "lotta" per un Bene Pubblico edifica il Bene Comune.

Chiariti questi quattro piani, volentieri rilanciamo questa proposta e lettera che la accompagna

Qui la proposta

Ad i nostri pastori, i Vescovi, il discernimento e il dialogo con le Istituzioni Italiane.

Associazione Culturale Cattolica Zammeru Maskil


Segue lettera


Eminenza, Eccellenze Reverendissime,

Purtroppo nelle ultime ore abbiamo assistito ad una serie di manifestazioni pugnacemente autodistruttive dei cattolici, che di fronte ad un sopruso ingiustificabile sembra non si daranno pace finché il Governo non otterrà il pretesto di reclamarne un valore profetico, di modo che anche la presa di posizione dei Vescovi ne verrebbe squalificata il lunedì successivo.
La disobbedienza civile dovrebbe essere fatta solo con un profondo e radicato senso di responsabilità, con l'esercizio di prudenza e con uno straordinario impegno dell'intelletto, oltreché essere determinata dall'obbligazione che chiama ad un'obbedienza superiore.

Nel giro di 24 ore invece la presa di posizione della CEI è stata assunta come un erogatore di licenze su richiesta per i propri desiderata, senza rendersi conto che l'«arbitrario» con cui i Vescovi hanno condannato l'incomprensibile muro governativo alla partecipazione dell'assemblea alle messe, quel medesimo «arbitrario» andrebbe rivolto a chi vuol decidere come, quando, dove e quanto andarvi, a propria assoluta discrezione.
Peraltro ignorando deliberatamente che le proposte della CEI erano state riportate dalla stampa (vaticana e non) con anche diversi dettagli a complemento.

Come possiamo contribuire, accompagnando il senso di responsabilità alla necessaria tutela della libertà della Chiesa?
Il ruolo dei laici è davvero soltanto quello di rivendicare sul modello della tifoseria organizzata generici diritti - equiparando quelli naturali a quelli civili - spalleggiando la Chiesa, aspettandosi che risponda alle nostre richieste, anziché al proprio mandato, con la promessa di riprendere la sassaiola nel momento in cui le forme avanzate per la ripresa di accesso ai riti non combaciassero con le nostre aspettative?
Siamo davvero diventati stregua dei centri sociali in salsa cattolica?

Noi riteniamo che debba essere esercitato il nostro ruolo nell'apostolato della Chiesa militante offrendo alla gerarchia la capacità di elaborare proposte concrete e chiare, garantendo ovviamente al contempo la nostra sequela a prescindere che siano o meno ricevute. Ma esempi di questo servizio, attualmente, sono rari. La lettera che Giovanni ed io abbiamo scritto al card. Bassetti e le proposte avanzate dall'amico Paolo Gulisano (in direzione opposta) all'arcivescovo Delpini sono le uniche proposte presentate pubblicamente in una forma strutturata. Né dell'una né dell'altra si sta discutendo.

Davvero il laicato cattolico ha così poco da dare, a fronte di così tanto da reclamare?

All'inizio Giovanni ed io avevamo pensato di dare la possibilità che la nostra lettera fosse aperta alla firma di chiunque lo desiderasse, con l'apposizione della diocesi di appartenenza. Forse è stato davvero meglio evitarlo, si sarebbe corso il rischio di farne opinione da sondaggio; con queste fette di “popolo” così disinteressate ad una discussione seria e così pronte all'anarco-insurrezionalismo virtuale, ne sarebbe rimasta tritata.
Meglio che sia lasciata alla riflessione dei pochi che ne sono disponibili, a partire dalle cattedre cui è primariamente indirizzata.

In ogni caso chi desidera unirsi alla nostra proposta può farlo anche qui, scrivendo la propria firma in un commento, con la promessa di averci meditato su. 

Giovanni Marcotullio, Diocesi Suburbicaria di Albano

Gabriele Marconi, Diocesi di Bergamo.


Qui la proposta