di Paolo Viana – da Avvenire del 2 ottobre 2026
Il reggente dell’Associazione, Invernizzi, racconta il percorso l’associazione dagli anni delle contestazioni al confronto con la cultura di oggi: «Ci chiamavano fascisti per delegittimarci. La vera sfida? Il relativismo»
Perché vi chiamano fascisti? È una domanda rewind . La mente torna agli anni Settanta e riaffiorano i ricordi degli anni di Piombo. Piazza Fontana, il delitto Moro, la lettera di Montini agli “uomini delle Brigate Rosse”. Anche le sprangate sul sagrato, però. «“Fascisti” era l’appellativo più gentile che ci rivolgevano gli extraparlamentari, quando ci aggredivano perché vendevamo Cristianità davanti alle chiese. Oggi questi epiteti circolano sui social ma non hanno lo spessore ideologico di allora».
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