Dal II al IV secolo il pensiero politico cristiano attraversa una trasformazione radicale: dalla diffidenza verso la città terrena alla sua progressiva legittimazione teologica. In Erma e nella Lettera a Diogneto emerge una visione segnata dal distacco: il cristiano vive nella polis senza appartenervi pienamente, mantenendo una tensione tra obbedienza esteriore e libertà interiore.Con la svolta di Costantino I, il cristianesimo abbandona la logica della marginalità e diventa principio di legittimazione del potere.
In Eusebio di Cesarea questa convergenza si traduce in una teologia politica dell’unità: un solo Dio fonda un solo Impero, e la monarchia appare come forma politica superiore.Tuttavia, la fusione tra autorità religiosa e potere politico genera una tensione strutturale tra trascendenza e immanenza. Se in Oriente prevale il modello cesaropapista, in Occidente si afferma un dualismo tra Chiesa e potere secolare che, lungi dall’essere risolto, diventa il presupposto storico della limitazione del potere e della nascita di spazi di libertà.
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