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dichiarazione congiuntaI detrattori di Papa Francesco, specie quelli “kattolici”, avevano affilato le penne e lucidato le tastiere prefigurandosi un clamoroso “pastiche” in terra svedese coi luterani. La bella dichiarazione congiunta firmata, invece, si iscrive in un solco nobile di piccoli passi, di cui è bene rendere conto

di Davide Vairani

Sul viaggio di Papa Francesco a Lund in Svezia in occasione delle celebrazioni dei 500 anni dalla riforma protestante di Martin Lutero si è scritto tutto e il contrario di tutto.
Come avviene ogni qualvolta il successore di Pietro rilascia dichiarazioni o compie gesti, i fronti pro o contro Francesco non lesinato colpi duri. Legittimo. Non è questo il punto. Credo tuttavia che ci voglia un minimo di onestà intellettuale e di amore di verità nel valutare e giudicare. Vale in generale, ma a maggior ragione quando c’è di mezzo ciò che a tanti di noi è di più caro, cioè la fedeltà a Cristo e alla Sua Chiesa. Sono abituato come metodo a non avere pre-giudizi e, dunque, a leggere con attenzione tutto prima di esprimere un giudizio. Non ho certamente la pretesa né di avere la verità in tasca né (ancor meno) di ergermi ad interprete del pensiero del Papa. Fatta questa premessa, provo a prendere ad esempio i commenti di due figure importanti: uno cattolico, Antonio Socci, l’altro laicista “folgorato” sulla via di Papa Francesco, Eugenio Scalfari. Insomma, le accuse sono pesanti ed curiosamente accomunano - in qualche modo - Socci e Scalfari: Papa Francesco nel riformare la chiesa cattolica sta compiendo giorno dopo giorno uno strappo pesante con la Traditio. In che modo? I successore di Pietro è disposto a cedere i tesori custoditi da millenni dalla chiesa cattolica romana pur di giungere ad una nuova chiesa unita dentro la quale ci sia posto e spazio per chiunque. Per Scalfari tutto questo è un bene. Nell’editoriale del i30 Ottobre (“Francesco, Lutero e il valore condiviso della riforma”) così scrive su Repubblica: “Francesco — è bene ricordarlo — crede nell’unicità di Dio. Questo significa che tutte le religioni, a cominciare da quelle monoteistiche ma anche le altre, credono in quel Dio al quale arrivano ciascuna attraverso le sue Scritture, la sua teologia, la sua dottrina e i suoi canoni. Tutte quindi dovrebbero affratellarsi e questo è il risultato che Francesco persegue pur essendo ben consapevole che ci vorranno molti e molti anni per ottenerlo” E aggiunge poi: “Ma per quanto concerne le altre Chiese cristiane l’obiettivo non è soltanto l’affratellamento ma addirittura l’unificazione. Non sembri un’incongruenza se dico che l’unificazione delle Chiese cristiane è ancora più difficile dell’affratellamento con le altre religioni. Infine, ci vuole fare credere che in nome della Misericordia, “Francesco adotta il punto centrale della Riforma luterana quando supera l’intermediazione dei sacerdoti tra i fedeli e Dio. Il rapporto è diretto: ogni singolo che cerca Dio può naturalmente valersi dell’incoraggiamento e perfino dell’intermediazione dei sacerdoti, ma può anche cercare e trovare quel rapporto con Dio direttamente: si tratta di una necessità che la sua anima sente ed è l’anima che cerca, trova e ne è illuminata”. Per Socci l’azione di Papa Francesco porta alla distruzione della chiesa cattolica. “San Benedetto è stato il grande unificatore spirituale e culturale dell’Europa – commenta Socci nel vedere crollare a causa del terremoto la basilica a Norcia-. All’opposto del santo di Norcia sta la figura di Martin Lutero, su cui potremo avere mille pareri diversi, ma è incontestabile che sia stato - storicamente - il grande divisore dell’Europa e della cristianità. Lui stesso si definì l’uomo della discordia”. “Credo che quando Benedetto XVI ha affermato che per la chiesa non c’è nulla da festeggiare nell’anniversario dell’inizio della Riforma protestante, pensasse anche agli sviluppi storici di quella frattura della cristianità, alle divisioni fra gli stessi protestanti e poi alle guerre di religione da cui l’Europa fu devastata”. Con Benedetto, contro Francesco, come già scritto dallo stesso Socci in un tweet che ha sollevato molte polemiche: “Per tutti questi motivi è incomprensibile a molti cattolici che papa Francesco abbia deciso di recarsi oggi in Svezia a celebrare la riforma luterana. Papa Bergoglio ha fatto dell’unità e della pace le sue bandiere, quindi mi pare che celebrare Lutero sia del tutto incoerente con questo programma. È giustissimo e prezioso oggi dialogare con tutte le confessioni cristiane, ma non mi sembra che il dialogo possa avvenire sotto le effigie di Lutero che ne fu la negazione”. È innegabile che ci siano differenze (anche profonde) tra cattolici e protestanti. Sebbene negli ultimi anni vi siano stati parecchi tentativi di trovare un punto d’incontro, il fatto è che le differenze restano e sono importanti oggi così come lo erano all’inizio della Riforma protestante. Proviamo a riassumerle negli elementi essenziali. Una delle differenze principali fra il Cattolicesimo e il Protestantesimo riguarda l’argomento della sufficienza e dell’autorità della Scrittura. I protestanti credono che soltanto la Bibbia sia l’unica fonte della rivelazione speciale di Dio all’umanità, e che in quanto tale essa insegni a noi tutti quanto è necessario per la nostra salvezza dal peccato. I protestanti considerano la Bibbia il criterio mediante cui dev’essere misurato tutto il comportamento cristiano. Questa dottrina è indicata comunemente come “sola Scriptura” ed è uno dei “cinque sola” (sola è il termine latino per dire “soltanto”) che furono coniati dalla Riforma protestante per riassumere alcune differenze importanti fra i cattolici e i protestanti. Dall’altro lato, i cattolici respingono la dottrina del “sola Scriptura” e non credono che sia sufficiente solo la Bibbia. Essi credono che sia la Bibbia sia la tradizione sacra cattolico-romana siano egualmente vincolanti per i cristiani. Molte dottrine cattolico- romane, come il purgatorio, pregare i santi, l’adorazione o la venerazione di Maria, ecc., hanno poco o nessun fondamento di sorta nella Scrittura, ma sono basate esclusivamente sulle tradizioni cattolico-romane. In sostanza, il rifiuto del “sola Scriptura” da parte della Chiesa Cattolica Romana e la sua insistenza sul fatto che sia la Bibbia sia la sua “Tradizione sacra” hanno pari autorità mina la sufficienza, l’autorità e la completezza della Bibbia. Il modo in cui si considera la Scrittura è alla radice di molte differenze, se non tutte, fra i cattolici e i protestanti. Un’altra differenza fondamentale, ma strettamente correlata, fra il Cattolicesimo e il Protestantesimo riguarda l’ufficio e l’autorità del papa. Secondo il Cattolicesimo, il papa è il “vicario di Cristo” e ha preso il posto di Gesù quale capo visibile della Chiesa. In quanto tale, egli ha la capacità di parlare “ex cathedra” (con autorità sulle questioni di fede e di pratica), e quando lo fa i suoi insegnamenti sono considerati infallibili e vincolanti per tutti i cristiani. Al contrario, i protestanti credono che nessun essere umano sia infallibile e che soltanto Cristo sia il capo della Chiesa. I cattolici si affidano alla successione apostolica in modo da cercare di stabilire l’autorità del papa. Però i protestanti credono che l’autorità della chiesa non derivi dalla successione apostolica, quanto piuttosto dalla Parola di Dio. Il potere e l’autorità spirituali non riposano nelle mani di un uomo, ma nella stessa Parola di Dio documentata nella Scrittura. Sebbene il Cattolicesimo insegni che soltanto la Chiesa Cattolica possa interpretare la Bibbia in modo appropriato e corretto, i protestanti credono che la Bibbia insegni che Dio ha mandato lo Spirito Santo per dimorare in tutti i credenti nati di nuovo, abilitandoli tutti a comprendere il messaggio della Bibbia. Sebbene il Cattolicesimo insegni che solo la Chiesa Cattolica Romana ha l’autorità e il potere di interpretare la Bibbia, il Protestantesimo riconosce la dottrina biblica del sacerdozio di tutti i credenti e che i singoli cristiani possono confidare nello Spirito Santo per essere guidati nella lettura e nell’interpretazione personali della Bibbia. Una terza differenza fondamentale tra il Cattolicesimo e il Protestantesimo attiene al modo in cui si è salvati. Un altro dei “cinque sola” della Riforma era “sola fide” (solo per fede), il quale afferma la dottrina biblica della giustificazione per grazia soltanto mediante la fede soltanto e a causa di Cristo soltanto (Efesini 2:8-10). Tuttavia, secondo il Cattolicesimo Romano, l’uomo non può essere salvato per fede soltanto in Cristo soltanto. I cattolici insegnano che, per essere salvato, il cristiano deve confidare nella fede più le “opere meritorie”. Sono essenziali alla dottrina cattolico-romana della salvezza i sette sacramenti: battesimo, confermazione, eucaristia, penitenza, unzione degli infermi, ordine sacro e matrimonio. I protestanti credono che, sulla base della fede in Cristo soltanto, i credenti sono giustificati da Dio in quanto tutti i loro peccati sono stati scontati da Cristo sulla croce e la Sua giustizia è stata loro imputata. I cattolici, al contrario, credono che la giustizia di Cristo sia conferita al credente per “grazia mediante la fede”, ma che in se stessa essa non sia sufficiente a giustificare il credente, il quale deve “integrare” con le opere meritorie la giustizia di Cristo conferitagli. I cattolici e i protestanti divergono anche su cosa significa essere giustificati davanti a Dio. Per i cattolici, la giustificazione comporta l’essere resi giusti e santi. Essi credono che la fede in Cristo sia solo l’inizio della salvezza e che l’individuo debba edificarvi sopra con le buone opere perché “l’uomo deve meritarsi la grazia divina della giustificazione e l’eterna salvezza”. Al contrario, i protestanti distinguono fra l’unico atto della giustificazione (quando siamo dichiarati giusti e santi da Dio in base alla nostra fede nell’espiazione di Cristo sulla croce) e la santificazione (il processo continuo in cui si è resi giusti, il quale continua per tutta la nostra vita terrena). Benché i protestanti riconoscano che le opere sono importanti, credono che esse siano il risultato o il frutto della salvezza, ma mai un mezzo per ottenerla. I cattolici fondono la giustificazione e la santificazione in un unico processo continuo, il che conduce alla confusione sul modo in cui si è salvati. Una quarta differenza principale fra i cattolici e i protestanti ha a che fare con che cosa succede dopo la morte. Sebbene credano entrambi che gli increduli trascorreranno l’eternità all’inferno, esistono delle differenze significative e notevoli riguardo a cosa accade ai credenti. In base alle loro tradizioni ecclesiastiche e alla loro fiducia nei libri non canonici, i cattolici hanno sviluppato la dottrina del purgatorio. Secondo la Catholic Encyclopedia, il purgatorio è un “un luogo o una condizione di castigo temporaneo per coloro che, essendo morti nella grazia di Dio, non sono interamente liberi dai peccati veniali, oppure non hanno scontato appieno la soddisfazione dovuta alle loro trasgressioni”. Al contrario, i protestanti credono che poiché siamo giustificati per fede in Cristo soltanto e poiché la giustizia di Cristo ci viene imputata, quando moriremo andremo direttamente in cielo per stare nella presenza del Signore (2 Corinzi 5:6-10 e Filippesi 1:23). Ora, tornando a Papa Francesco, c’è un atto importante che testimonia lo spirito con il quale il Pontefice si è recato a Lund: la “Dichiarazione congiunta” in occasione della Commemorazione congiunta cattolico-luterana della Riforma”, 31 ottobre 2016. Un testo breve, che tuttavia indica in maniera chiara che cosa è andato a fare il Papa della chiesa cattolica, apostolica e romana nel cuore del protestantesimo. “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me”. Il testo riprende le parole del Vangelo di Giovanni (Gv 15,4) ed è a partire da questo spirito che si dipana tutto il testo. “Deploriamo davanti a Cristo il fatto che luterani e cattolici hanno ferito l’unità visibile della Chiesa” – e chi può dire il contrario, aggiungiamo noi. Papa Francesco pone l’accento su un dato di fatto storico: “Differenze teologiche sono state accompagnate da pregiudizi e conflitti e la religione è stata strumentalizzata per fini politici. Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati”. Non ci si sofferma a stabilire di chi è la colpa, a rivangare ciò che acceduto. Si prende atto che la divisione c’è stata, pesante, dura e che anche oggi c’è ancora. Innegabile tuttavia che qualche passo avanti negli ultimi decenni è stato fatto, attraverso l’intensa azione del dialogo ecumenico che a tanti detrattori non va giù. “Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide”. Nella “Dichiarazione”, si insiste su ciò che accomuna e non divide: “La nostra comune fede in Gesù Cristo e il nostro battesimo esigono da noi una conversione quotidiana, grazie alla quale ripudiamo i dissensi e i conflitti storici che ostacolano il ministero della riconciliazione. Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati. Preghiamo per la guarigione delle nostre ferite e delle memorie che oscurano la nostra visione gli uni degli altri. Rifiutiamo categoricamente ogni odio e ogni violenza, passati e presenti, specialmente quelli attuati in nome della religione. Oggi ascoltiamo il comando di Dio di mettere da parte ogni conflitto. Riconosciamo che siamo liberati per grazia per camminare verso la comunione a cui Dio continuamente ci chiama”. Da dove dunque riparte la possibilità di un percorso comune tra protestanti e cattolici? “Mentre superiamo quegli episodi della storia che pesano su di noi, ci impegniamo a testimoniare insieme la grazia misericordiosa di Dio, rivelata in Cristo crocifisso e risorto. Consapevoli che il modo di relazionarci tra di noi incide sulla nostra testimonianza del Vangelo, ci impegniamo a crescere ulteriormente nella comunione radicata nel Battesimo, cercando di rimuovere i rimanenti ostacoli che ci impediscono di raggiungere la piena unità. Cristo desidera che siamo uno, così che il mondo possa credere”. Crescere nella comunione radicata nel Battesimo, questa la risposta. Stare attaccati a Cristo, quel Cristo che ci ha cambiati per Grazia, per un dono, non per uno sforzo di volontà nostra. Non sono forse le parole che recitiamo noi cattolici, apostolici, romani nel “Credo”? “Molti membri delle nostre comunità aspirano a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa, come concreta espressione della piena unità. Facciamo esperienza del dolore di quanti condividono tutta la loro vita, ma non possono condividere la presenza redentrice di Dio alla mensa eucaristica. Riconosciamo la nostra comune responsabilità pastorale di rispondere alla sete e alla fame spirituali del nostro popolo di essere uno in Cristo. Desideriamo ardentemente che questa ferita nel Corpo di Cristo sia sanata. Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi ecumenici, che vogliamo far progredire, anche rinnovando il nostro impegno per il dialogo teologico. Preghiamo Dio che cattolici e luterani sappiano testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo, invitando l’umanità ad ascoltare e accogliere la buona notizia dell’azione redentrice di Dio. Chiediamo a Dio ispirazione, incoraggiamento e forza affinché possiamo andare avanti insieme nel servizio, difendendo la dignità e i diritti umani, specialmente dei poveri, lavorando per la giustizia e rigettando ogni forma di violenza. Dio ci chiama ad essere vicini a coloro che aspirano alla dignità, alla giustizia, alla pace e alla riconciliazione. Oggi, in particolare, noi alziamo le nostre voci per la fine della violenza e dell’estremismo che colpiscono tanti Paesi e comunità, e innumerevoli sorelle e fratelli in Cristo. Esortiamo luterani e cattolici a lavorare insieme per accogliere chi è straniero, per venire in aiuto di quanti sono costretti a fuggire a causa della guerra e della persecuzione, e a difendere i diritti dei rifugiati e di quanti cercano asilo. Oggi più che mai ci rendiamo conto che il nostro comune servizio nel mondo deve estendersi a tutto il creato, che soffre lo sfruttamento e gli effetti di un’insaziabile avidità. Riconosciamo il diritto delle future generazioni di godere il mondo, opera di Dio, in tutta la sua potenzialità e bellezza. Preghiamo per un cambiamento dei cuori e delle menti che porti ad una amorevole e responsabile cura del creato”. “In questa occasione propizia esprimiamo la nostra gratitudine ai fratelli e alle sorelle delle varie Comunioni e Associazioni cristiane mondiali che sono presenti e si uniscono a noi in preghiera. Nel rinnovare il nostro impegno a progredire dal conflitto alla comunione, lo facciamo come membri dell’unico Corpo di Cristo, al quale siamo incorporati per il Battesimo. Invitiamo i nostri compagni di strada nel cammino ecumenico a ricordarci i nostri impegni e ad incoraggiarci. Chiediamo loro di continuare a pregare per noi, di camminare con noi, di sostenerci nell’osservare i religiosi impegni che oggi abbiamo manifestato. Facciamo appello a tutte le parrocchie e comunità luterane e cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura che ci aspetta. Piuttosto che i conflitti del passato, il dono divino dell’unità tra di noi guiderà la collaborazione e approfondirà la nostra solidarietà. Stringendoci nella fede a Cristo, pregando insieme, ascoltandoci a vicenda, vivendo l’amore di Cristo nelle nostre relazioni, noi, cattolici e luterani, ci apriamo alla potenza di Dio Uno e Trino. Radicati in Cristo e rendendo a Lui testimonianza, rinnoviamo la nostra determinazione ad essere fedeli araldi dell’amore infinito di Dio per tutta l’umanità”. Francamente, più la leggo e meno trovo “eresie”. Qual è la “cartina di tornasole”? La fedeltà alla Traditio della Chiesa cattolica. Funziona così. Il metodo per giudicare le parole e i gesti di Papa Francesco è questo. Tertium non datur. Giovanni Paolo II, in occasione del 500 anniversario della nascita di Martin Lutero, scrive al Card. Giovanni Willebrands, allora Presidente del Segretariato per l’Unione dei Cristiani (31 ottobre 1983). “Per la Chiesa cattolica il nome di Martin Lutero è legato, attraverso i secoli, al ricordo di un periodo doloroso e, in particolare, all’esperienza dell’origine di profonde divisioni ecclesiali. Per questa ragione, il 500° della nascita di Martin Lutero deve essere per noi motivo di meditare, nella verità e nella carità cristiana, su quell’avvenimento gravido di storia che fu l’epoca della Riforma. Perché è il tempo che, distanziandoci dagli eventi storici, fa sì che essi siano spesso meglio compresi ed evocati”. Il tutto affinché “l’anno dedicato a Lutero sia improntato a un genuino spirito ecumenico e che il discorso su Lutero contribuisca all’unità dei cristiani”. E qui Giovanni Paolo II vuole entrare più a fondo sul perché Lutero fece quello strappo pesante. “Le ricerche scientifiche di studiosi evangelici e cattolici, ricerche i cui risultati hanno già raggiunto notevoli punti di convergenza, hanno condotto a delineare un quadro più completo e più differenziato della personalità di Lutero e della trama complessa della realtà storica, sociale, politica ed ecclesiale della prima metà del Cinquecento. Di conseguenza si è delineata chiaramente la profonda religiosità di Lutero che, con bruciante passione era sospinto dall’interrogativo sulla salvezza eterna. Parimenti è risultato chiaro che la rottura dell’unità ecclesiale non si può ridurre né alla mancanza di comprensione da parte delle autorità della Chiesa cattolica, né solamente alla scarsa comprensione del vero cattolicesimo da parte di Lutero, anche se entrambe le cose hanno avuto un loro ruolo. Le decisioni prese avevano radici ben più profonde. Nella disputa sulla relazione tra fede e tradizione, erano in gioco questioni di fondo sulla retta interpretazione e sulla ricezione della fede cristiana, le quali avevano in sé un potenziale di divisione ecclesiale non spiegabile con sole ragioni storiche”. E di conseguenza traccia alcune piste di percorso: “Pertanto un duplice sforzo è necessario, sia nei confronti di Martin Lutero, che nella ricerca del ristabilimento dell’unità. In primo luogo è importante continuare un accurato lavoro storico. Si tratta di giungere, attraverso un’investigazione senza pregiudizi, motivata solo dalla ricerca della verità, a un’immagine giusta del riformatore, di tutta l’epoca della Riforma e delle persone che vi furono coinvolte. La colpa, dove esiste, dev’essere riconosciuta, da qualsiasi parte si trovi, laddove la polemica ha offuscato lo sguardo, la direzione di questo sguardo deve essere corretta indipendentemente dall’una o dall’altra parte. Inoltre non dobbiamo lasciarci guidare dall’intento di ergerci a giudici della storia, ma unicamente da quello di comprendere meglio gli eventi e di diventare portatori di verità. Solo ponendoci, senza riserve, in un atteggiamento di purificazione attraverso la verità, possiamo trovare una comune interpretazione del passato e raggiungere allo stesso tempo un nuovo punto di partenza per il dialogo di oggi. Ed è questa precisamente la seconda cosa che si impone. Il chiarimento della storia, il quale si volge al passato nel suo significato che ancora perdura, deve andare di pari passo con il dialogo della fede che, nel presente, noi intraprendiamo per ricercare l’unità. Questo dialogo trova la sua base solida, secondo gli scritti confessionali evangelico-luterani, in ciò che ci unisce anche dopo la separazione e cioè: nella Parola della Scrittura, nelle Confessioni di fede, nei Concili della Chiesa antica”.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 3 novembre 2016

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