La critica di san Pio X alla democrazia liberale non può essere ridotta al rifiuto di una determinata forma di governo, né tantomeno alla nostalgia per un assetto politico ormai trascorso. Essa raggiunge un livello assai più profondo, perché investe la concezione moderna dell’autorità e, prima ancora, l’antropologia che la rende possibile.
Ciò che il Pontefice contesta, soprattutto nella Notre charge apostolique del 1910, non è che il popolo partecipi alla determinazione concreta del governo, bensì che la volontà umana associata venga pensata come principio originario dell’ordine politico, quasi che l’autorità non riceva la propria misura da un bene che la precede, ma la produca attraverso il consenso.
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