di ANDERS ARBORELIUS* Quando è stato reso noto che Papa Francesco era stato invitato in Svezia, la maggior parte della gente ha accolto l’annuncio come una buona notizia. Prima di lui un solo Papa aveva visitato il nostro paese, ovvero Giovanni Paolo II nel 1989.
All’epoca fu più difficile; i pregiudizi anticattolici erano ancora forti, ma quando arrivò venne comunque accolto molto bene. Da allora la Svezia è diventata più secolarizzata, ma anche più multiculturale e plurireligiosa e, si spera, più tollerante. La popolazione cattolica sta crescendo grazie all’immigrazione, soprattutto ai rifugiati. Tanti protestanti sono interessati alla spiritualità e alla visione etica cattolica. Inoltre, molti di coloro che appartengono ad altre confessioni o anche coloro che non ne professano alcuna sembrano considerare Papa Francesco gentile e degno di fiducia. Viene visto come autorità morale e spirituale da una grande varietà di persone. Oso dire che il Pontefice verrà accolto molto bene in Svezia. È importante ricordare che il Papa è invitato alla commemorazione comune della Riforma, organizzata da luterani e cattolici. Non si tratta di una celebrazione o di un giubileo qualsiasi, bensì di una commemorazione in spirito di penitenza e di riflessione. Da entrambe le parti c’è il comune intendimento di voler passare dal conflitto alla comunione. Oggi, cinquecento anni dopo la Riforma con la quale ci siamo allontanati gli uni dagli altri, cercheremo di camminare insieme verso la piena e visibile unità in Cristo. Più e più volte ho cercato di spiegarlo ai tanti cattolici confusi perché avevano l’impressione di dover “celebrare” la Riforma. No, questo evento è inteso come una commemorazione in spirito di riconciliazione e di penitenza. Con l’aiuto di Dio, vogliamo sanare le ferite del passato, purificare i ricordi dolorosi del tempo della Riforma, quando abbiamo combattuto gli uni contro gli altri. D’ora in poi possiamo procedere in pace verso quel futuro che speriamo e per cui preghiamo, in cui saremo pienamente uniti. Al tempo della Riforma, la Svezia, e il nord Europa in generale, erano cattolici, ma poi questa parte del mondo ha abbandonato completamente la Chiesa cattolica. Di fatto, la Riforma è stata molto efficace. Dopo che Gustav Wasa (1496-1560) iniziò a introdurre nel paese la fede luterana per ragioni politiche ed economiche, in Svezia la Chiesa cattolica si estinse per diversi secoli. All’inizio riscontrò una forte resistenza. Ci furono perfino delle insurrezioni. Tuttavia, l’autorità reale riuscì a prevalere e a imporre la fede luterana. La Svezia va considerata un paese luterano dal 1593. Nel 1617 nella legge per i cattolici fu introdotta la pena capitale. Alla fine del diciottesimo secolo, però, fu offerta tolleranza a cattolici ed ebrei stranieri. Da allora la Chiesa cattolica ha iniziato a svilupparsi, lentamente, passo dopo passo. Che la Svezia sia stata scelta per ospitare la commemorazione iniziale della Riforma è un fatto straordinario. In nessun’altra parte del mondo i protestanti sono stati capaci di sradicare e abolire la Chiesa cattolica con tanto successo come nel nord Europa. Tuttavia, oggi il processo di riconciliazione tra cattolici e protestanti mostra di aver avuto più successo nei nostri paesi che in molte altre parti del mondo. Quindi è un segno davvero profetico e carico di speranza il fatto che la commemorazione inizi proprio qui in Svezia. Vale anche la pena notare che la Chiesa luterana di Svezia ha conservato più tracce della tradizione cattolica rispetto ai luterani in Germania o altrove. In molte chiese luterane in Svezia è possibile trovare una statua o un’immagine di nostra Signora e di altri santi. La Chiesa di Svezia vanta una successione apostolica, sebbene questa non sia mai stata riconosciuta dalla Chiesa cattolica. La tradizione e la cultura svedese mantengono molte tracce del passato cattolico. Eppure per secoli la Chiesa cattolica è stata vista come il nemico, come una cosa pericolosa ed estranea ai valori svedesi. Nel secolo passato, lo spirito di ecumenismo ha iniziato a crescere per poi svilupparsi molto rapidamente. Non si può non ricordare il nome dell’arcivescovo luterano di Uppsala, Natan Söderblom (1866-1931). È stato un vero pioniere del movimento ecumenico. All’inizio del ventesimo secolo i cattolici non erano molto aperti al dialogo ecumenico. Subito dopo la seconda guerra mondiale la Chiesa cattolica aveva iniziato a crescere in Svezia. A livello mondiale, fu il concilio Vaticano II ad aprire all’ecumenismo. Anche in Svezia iniziarono a svilupparsi relazioni ecumeniche. Oggi la maggior parte delle Chiese cristiane fa parte del Consiglio cristiano di Svezia. Lavoriamo insieme e cerchiamo di parlare con una sola voce su molti temi. Ci sono però questioni dogmatiche ed etiche sulle quali non possiamo condividere la stessa visione. Comunque, a livello umano e personale c’è spesso una profonda amicizia tra cristiani delle diverse denominazioni. Per noi cattolici, che in molti luoghi spesso non abbiamo una chiesa, è una gioia e un privilegio poter utilizzare, su base regolare, più di cento chiese luterane per la nostra liturgia. Allo stesso tempo, molti luterani sono interessati a visitare monasteri e centri di ritiro cattolici. Poco a poco cattolici e luterani stanno crescendo nel dialogo e nell’amicizia spirituale. Il 2 ottobre scorso il quotidiano svedese «Svenska Dagbladet» ha pubblicato un articolo — riportato integralmente in italiano dall’Osservatore Romano — scritto dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e da Martin Junge, segretario generale della Federazione luterana mondiale. In questo articolo i due hanno sintetizzato il processo di riconciliazione tra cattolici e luterani in tre concetti chiave: gratitudine, contrizione e testimonianza comune. Siamo grati perché condividiamo la stessa fede fondamentale nel Dio uno e trino e nella salvezza portata per mezzo di Cristo. Siamo dispiaciuti e deploriamo di aver combattuto gli uni contro gli altri. Ma ora possiamo dare una testimonianza comune della gioia e della bellezza della nostra fede e mostrare il suo potere di trasformare il nostro mondo ferito dal peccato, specialmente ai poveri e agli oppressi. È della massima importanza che si lavori insieme per promuovere pace, giustizia e riconciliazione. Dobbiamo dare un segno profetico di misericordia e di carità in un mondo diviso. Cattolici e luterani sono sempre più consapevoli del tragico fatto che i cristiani sono perseguitati in diverse parti del mondo. La Svezia è diventata un porto sicuro per molti cristiani provenienti dal Medio oriente. Anche questo ha avuto un impatto sull’ecumenismo in Svezia. Il numero dei cattolici orientali è cresciuto nell’ultimo decennio, e sono arrivati anche molti ortodossi da quella parte del mondo. Ciò significa che la dimensione ecumenica si è allargata e che è aumentata la nostra consapevolezza della precaria situazione dei cristiani in quei Paesi. Il martirio non è una lontana realtà del passato, bensì un fenomeno molto contemporaneo. Paradossalmente, questo fatto tragico ha anche aiutato noi cristiani in Svezia — cattolici, ortodossi e protestanti — a crescere nell’unità e nella solidarietà. È davvero un fatto provvidenziale e profetico che Papa Francesco, il quale tanto ha fatto per ricordare a tutti noi i nostri martiri cristiani contemporanei, verrà da noi in Svezia. La presenza del Papa a questo evento storico indica che i luterani gli danno una sorta di riconoscimento implicito come leader globale. Naturalmente ciò non significa che il ministero petrino come tale viene accettato, ma in qualche modo si tratta di un importante passo verso la piena e visibile unità per la quale Gesù vuole che noi preghiamo e a cui vuole che aneliamo. In un mondo globale, mediale, il Papa assume sempre più importanza come simbolo dell’unità cristiana. Questa commemorazione comune della Riforma sembra essere una sorta di risposta alla domanda posta da Giovanni Paolo II ai cristiani non cattolici nella sua enciclica Ut unum sint: come volete che sia e agisca il Papa per accettarlo? I luterani hanno tenuto a invitare il Pontefice a partecipare alla solenne apertura di quest’anno di commemorazione, pertanto apprezzano la sua presenza come segno profetico e pegno di speranza per l’unità che Cristo vuole per tutti i suoi discep oli.
*Vescovo di Stockholm
© Osservatore Romano - 30 ottobre 2016