A cura di Flavia Marcacci
Il 6 marzo nell’aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense si terrà il seminario dell’Area Internazionale di Ricerca sui fondamenti delle scienze sul tema Pato-logie del benessere. Filosofia e Medicina in dialogo. Dopo il seminario si terrà un dibattito su Logos & Pathos. Prospettive interdisciplinari ispirato al volume curato da Patrizia Manganaro e Flavia Marcacci, Logos & Pathos. Epistemologie contemporanee a confronto, edito da Studium. Tramettiamo alcune riflessioni di Martino Feyles (Pontificia Università Lateranense) che modererà il dibattito. Scarica qui il programma della giornata: http://www.irafs.org/materials/depliant/2016-17/depliant_6marzo.pdf
Estetica ed epistemologia: più che un dialogo
I problemi dell'estetica non sono estranei all'epistemologia contemporanea e il volume curato da Patrizia Manganaro e Flavia Marcacci (Logos & pathos, epistemologie contemporanee a confronto, Studium, Roma 2017) offre numerosi argomenti a conferma di questa idea; a condizione però che si intenda il termine “estetica” in tutta la sua ampiezza teorica. In effetti la domanda circa l'oggetto epistemico dell'estetica ammette diverse risposte. Queste risposte si sono storicamente configurate intorno a tre problemi fondamentali: il problema della bellezza, il problema dell'arte e il problema del sentire. Rileggendo i classici della storia della filosofia occidentale ci si rende conto che il senso dell'estetica è stato determinato e viene tuttora determinato in modi molto diversi: a volte prevalentemente come una teoria del bello, altre volte prevalentemente come filosofia dell'arte, altre volte ancora coma una teoria generale del sentire.
Molti dei problemi che il libro curato da Manganaro e Marcacci affronta (corpo, percezione, carne, empatia, ecc.) si inquadrano in modo molto coerente in questa terza linea e in quell'ampio movimento di ripensamento della dimensione estetica dell'esperienza umana che caratterizza la filosofia del Novecento. In effetti il pathos evocato nel titolo del volume e ripetutamente tematizzato nei vari interventi coincide per molti versi con il sentire che l'estetica in questa terza accezione indaga: a questo proposito si potrebbe parlare, forse, di un'estetica come teoria del pathos nelle sue varie forme.
Tuttavia è interessante notare come in tutte e tre le grandi tradizioni degli studi di estetica – e non solo nella terza – si trovi la sottolineatura di un legame essenziale tra estetica ed epistemologia.
Per quel che riguarda la prima tradizione, quella in cui prevale l'idea dell'estetica come teoria del bello, possiamo dire che la bellezza appare come un sentimento che ha un fondamentale significato epistemologico nella misura in cui anticipa in via preliminare la conoscibilità possibile della natura.
Quanto alla seconda tradizione, quella in cui prevale la tematizzazione dell'arte, l'alternativa che il pensiero contemporaneo ci presenta è tra due visioni per certi versi opposte: da una parte c'è la possibilità di contrapporre la verità dell'arte alla verità della scienza, criticando le ristrettezze della visione riduzionista e naturalista; dall'altra parte c'è, invece, il tentativo di concepire il lavoro dell'artista e quello dello scienziato come due movimenti complementari e di considerare l'opera d'arte come una sorta di “esperimento” che rivela le peculiarità della sfera psicologica.
Infine anche la terza tradizione implica una stretta relazione tra epistemologia e scienza nella misura in cui la fenomenologia del sentire si incontra – e a volte si scontra – con i più recenti risultati delle scienze cognitive e delle neuroscienze.
Martino Feyles (Pontificia Università Lateranense)