Ho partecipato ieri sera ai quarant’anni di ordinazione presbiterale e i quindici di consacrazione episcopale del mio vescovo Mons. Giuseppe Giudice e mentre ascoltavo la sua omelia, nella quale ha voluto consegnare alla sua Chiesa più un canto d’amore che un bilancio, mi sono ritrovata a pensare a quanto sia difficile, per chi guarda la Chiesa da fuori, comprendere davvero che cosa significhi essere comunità ecclesiale. Da fuori la Chiesa appare soprattutto come una struttura gerarchica. E lo è. Ci sono ruoli, responsabilità, un vescovo, i sacerdoti, la Curia, le parrocchie, gli organismi, le regole. Ma se ci fermassimo qui avremmo descritto l’ossatura e non la vita. È un po’ come osservare il corpo umano attraverso lo scheletro e pretendere di averne compreso il respiro.Continua su puntofamiglia.net