Sì a forme di inculturazione della liturgia, ma solo se davvero utili e senza sincretismo o ricerca di impatto visivo. «La liturgia non è opera nostra»
«Né un museo di forme immutabili, né un laboratorio di esperimenti».
E’ così che il vescovo spagnolo Aurelio García Macías, sottosegretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha richiamato i nuovi vescovi provenienti dalle missioni.
Il tema è quello dell’inculturazione della liturgia, cioè della possibilità di integrare nel culto elementi delle diverse culture locali.
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