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Paolo Bustaffa
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Ciò che unisce è certamente più di ciò che divide. E il primo "ciò", guardando con serenità e responsabilità al futuro, va rafforzato: con nuovi pensieri, nuovi impegni e con un maggior coinvolgimento delle generazioni che salgono.
Nonostante le perplessità sui metodi con i quali è stata realizzata e le domande ancora aperte sul suo procedere, il dato dell'unità nazionale radicato in un patrimonio, culturale e spirituale preesistente al 1861, è davanti agli occhi di tutti.
Questa ricchezza già viva nel popolo italiano, sottolinea il card. Angelo Bagnasco aprendo il 2 dicembre a Roma i lavori del X Forum del progetto culturale, deve essere ancor più custodita e coltivata dalla società nei tempi dell'incertezza, mentre da parte dello Stato "sarebbe miope e irresponsabile attentare a ciò che unisce in nome di qualsivoglia prospettiva".
La Chiesa e i cattolici in Italia, hanno dato voce e contributo allo straordinario patrimonio comune in tale misura da essere definiti dal presidente della Cei "soci fondatori del Paese".
L'evento che si celebra in questi giorni segnalato dalla stampa laica nazionale come sorprendente segno dell'attenzione della Chiesa al tema dell'unità nazionale a fronte di una disattenzione diffusa, è la tappa coraggiosa di un lungo percorso costellato da documenti, iniziative, presenze politiche e istituzionali dei cattolici.
Il territorio stesso, come riferisce il SIR in un servizio speciale dedicato alle regioni nel processo di unificazione, ha avuto un ruolo straordinario e che oggi si ripropone con realismo, seppure con diversi contenuti e modalità.
C'è anche un piccolo particolare a confermare un impegno antico. Nella stessa giornata in cui si apriva il Forum sull'unità, all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, alla presenza del presidente Napolitano, veniva presentato un volume sui 150 anni del quotidiano "L'Osservatore Romano". Nell'"originalissimo giornale" si riassunse e si riassume ancor oggi la voce di libertà e verità che la Chiesa e i cattolici hanno levato per tenere viva la coscienza dei valori comuni, della propria identità culturale. Un'indicazione preziosa per molti altri "originalissimi", antichi e nuovi, media cattolici.
Voce e impegno per il bene comune non in un aureo isolamento ma in un confronto lungimirante e leale con tutte le componenti culturali e politiche del Paese.
Il metodo del dialogo, che nulla ha a che fare con il metodo del salotto, ha portato nella storia italiana a grandi risultati perché in cima a tutti i pensieri delle parti era il bene comune non solo nella sua misura visibile.
Oggi di questo dialogo fatto di responsabilità e verità si avverte tutta l'urgenza.
Da qui si parte per realizzare quel "sogno a occhi aperti" di "una generazione nuova di italiani e di cattolici che sentono la cosa pubblica come fatto importante e decisivo, che credono fermamente nella politica come forma di carità autentica".
È il momento di dare concretezza al "sogno" e la Chiesa italiana con la sua rinnovata passione educativa dovrà pensare e proporre percorsi nuovi perché i giovani, per troppo tempo tenuti e tenutisi a distanza da questa frontiera, ritrovino le ragioni e l'entusiasmo per stare con amore - cioè con intelligenza e competenza - nella storia delle loro città e del loro Paese.
Così non rimarranno solo un riferimento storico le parole del presidente della Repubblica al presidente della Cei: "Anche dopo la formazione dello Stato unitario - scriveva Giorgio Napolitano il 3 maggio scorso - l'intero mondo cattolico, sia pure non senza momenti di attrito e di difficile confronto, è stato protagonista di rilievo della vita pubblica, fino ad influenzare profondamente il processo di formazione e approvazione della Costituzione repubblicana".
Erano tempi difficili ma con molta speranza.
Oggi siamo in tempi difficili ma con poca speranza.
Un motivo in più - nella fedeltà alla memoria - per rafforzare e qualificare il pensiero e l'impegno per un Paese unito più che mai bisognoso di essere amato per crescere, per diventare grande.
Per essere, nella responsabile e lieta appartenenza all'Europa, un Paese abitato da quella speranza che non delude.

© SIR - 3 dicembre 2010