“Tanti volontari e volontarie scelgono di fare un'esperienza di volontariato e di formazione civile sui terreni confiscati alle mafie gestiti dalle cooperative sociali di Libera Terra. Segno questo, di una volontà diffusa tra i giovani di essere "protagonisti" e di voler tradurre questo impegno in una azione concreta di responsabilità e di condivisione”. Con queste parole, Davide Pati, responsabile nazionale di Libera ha spiegato, ai presenti alla serata conclusiva del primo campo di volontariato tenutosi a Naro (Agrigento), cosa ha spinto i 14 capi dell’Agesci di Assisi ed i 10 capi del Cngei (Corpo nazionale giovani esploratori e esploratrici italiani sezione di Giarre - Ct) a vivere e lavorare la scorsa settimana nel bene confiscato di contrada Robadao.Il lavoro a Robadao. “La struttura ed il terreno in cui hanno lavorato i ragazzi – spiega Salvatore Ciulla, referente Libera per la provincia di Agrigento – sono riconducibili alla famiglia mafiosa dei Guarneri di Canicattì ed erano stati attenzionati nell’avvio delle procedure di confisca dal giudice Rosario Livatino, circa un mese prima di esser ucciso. Il lavoro svolto dai ragazzi durante il campo di volontariato è stato principalmente quello di pulizia e di tinteggiatura della struttura in modo da renderla fruibile dal prossimo autunno ai gruppi scout della Provincia, infatti una parte della struttura verrà destinata a nuova base scout”. Ma oltre che per questo scopo la struttura di Robadao sarà anche la base operativa della nascente cooperativa sociale che gestirà i terreni confiscati. “La cooperativa – aggiunge Ciulla – andrà a costituirsi nei prossimi mesi, e proprio nei giorni del campo di volontariato, ha visto l’ultimazione dei colloqui di selezione delle figure previste nel bando di selezione pubblica avviato nel mese di febbraio. Sarà una cooperativa sociale per l’inserimento lavorativo e aderirà al Consorzio Libera Terra, di recente costituzione, insieme alle altre cooperative di Libera. I futuri soci – spiega ancora Ciulla – saranno inizialmente cinque, ricopriranno le figure professionali di agronomo, operaio, apicoltore ed educatore e si occuperanno in particolare delle gestione dei terreni che verranno loro affidati dagli enti preposti all’iter di affidamento”.
Non solo lavoro. Ma, i ragazzi partecipanti al campo di volontariato, non si sono occupati, nei giorni di loro permanenza a Naro, solo di migliorare la struttura di Robadao, ma hanno anche partecipato a iniziative pubbliche e realizzato una mini inchiesta dal titolo “Cinque domande ai cittadini di Naro”. Le iniziative pubbliche si sono svolte presso il Castello di Naro ed hanno visto i ragazzi riflettere e confrontarsi sulle tematiche dell’immigrazione, nell’incontro con il direttore della Caritas diocesana, Valerio Landri e la proiezione del film di Pietro Germi “Il cammino delle speranza”, e del fenomeno mafioso nell’incontro apertosi con la proiezione del film “Il giudice ragazzino” sulla figura del giudice Rosario Livatino e proseguito con il dibattito al quale hanno partecipato coloro i quali per legami di amicizia, di lavoro o parentela ha conosciuto Rosario Livatino dando ai ragazzi la possibilità di conoscere il volto umano di Livatino.
Il confronto con la popolazione. A seguire, i ragazzi hanno presentato la loro mini inchiesta e le cinque domande (Puoi parlarci di Naro? Cosa pensi che manchi e che possa migliorare la città?; Parlando di legalità, pensi che vengano rispettate le regole?; Conosci beni confiscati alle mafie in questa zona? Quali? Come pensi che possa essere utilizzato un bene confiscato?; Conosci Robadao? Come pensi possa essere utilizzato in modo vantaggioso per la comunità?; Conosci le attività di Libera? Cosa ne pensi? Credi che possa essere utile?) dalle quali ad una popolazione che chiede il riconoscimento dei propri diritti di cittadini si contrappone quella di una popolazione che sente ancora pesantemente la presenza della mafia nel proprio tessuto sociale ed il mostrare reticenza nel parlare dei beni confiscati ai mafiosi nella totalità degli intervistati fa riflettere quanto sia ancora difficile anche il semplice parlare di mafia e mafiosi. “Positivo – racconta Salvatore Ciulla in merito al rapporto che si è venuto a creare tra la popolazione del luogo ed i ragazzi del campo – è stato soprattutto l’incontro con i giovani, i quali hanno intravisto un’occasione di sviluppo nel territorio ed una presenza positiva nella gestione dei beni in affidamento alle amministrazioni comunali legate alle confische ai mafiosi”. La settimana di lavoro dei ragazzi si è conclusa con una festa in cui oltre a potere degustare i prodotti che dalle terre confiscate vengono ricavati, quali l’olio, il vino, le olive, il formaggio, hanno danzato e cantato balli e canti delle tradizione siciliana.
© www.agensir.it - 3 agosto 2011