TORRE PELLICE , 23. «Le Chiese si cimentino, accelerando ogni intento di unità, nell’impresa di tessere e ritessere la pace per l’unica famiglia dei figli di Dio»: è quanto ha dichiarato monsignor Maurizio Malvestiti, vescovo di Lodi e membro della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana (Cei), portando al sinodo delle Chiese valdesi e metodiste (in corso a Torre Pellice fino al 25 agosto) i saluti del presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia Città della Pieve, di monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, e dei vescovi italiani. Nel suo intervento, il vescovo di Lodi ha sottolineato quanto sia sicura «l’amicizia di Cristo. Essa — ha detto — ci rende tutti fratelli e sorelle nel servizio... dà forma cristiana all’esistenza credente e confessante e ci permette di “protenderci insieme” verso un futuro comune o, per usare le parole dell’apostolo Paolo, “verso ciò che sta di fronte, correndo insieme verso la meta”». Monsignor Malvestiti ha ricordato le relazioni esistenti tra le Chiese metodiste e valdesi e la Chiesa cattolica, citando come esempio i «mai sufficientemente apprezzati» corridoi umanitari, il progetto pilota che vede da due anni impegnate insieme la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), la Tavola valdese e la Comunità di Sant’Egidio. Viviamo infatti «in una società — ha sottolineato il presule — che non reggerà se non includerà quanti vengono da lontano per sopravvivere» . L’iniziativa ecumenica dei corridoi umanitari ha portato in Italia, in tutta sicurezza, mille fra siriani e iracheni provenienti dai campi profughi libanesi. Al riguardo, il vescovo di Lodi ha quindi esortato le Chiese a proseguire su questa strada lasciandosi ispirare — ha affermato — da «quanto la carità potrà escogitare per vincere l’indifferenza e la violenza che avvelenano le relazioni, colpendo i giovani e minando il bene comune di una società che non reggerà se non includerà quanti vengono da lontano per s o p r a v v i v e re » . Il vescovo di Lodi ha poi espresso anche la sua profonda preoccupazione per la «recrudescenza terroristica», invitando tutte le Chiese a proseguire sul sentiero dell’unità. «Pregando, camminando e lavorando insieme, nonostante i punti di divergenza — ha osservato il presule — lo Spirito affretterà la nostra unità, indispensabile anche a livello interreligioso. L’unità dei cristiani è una priorità». Egli stesso ha ricordato come quest’anno si stia condividendo la commemorazione dei cinquecento anni della Riforma protestante che, ha sottolineato citando Papa Francesco, «viviamo con spirito rinnovato nella consapevolezza che l’unità dei cristiani è una priorità». La sessione di martedì del sinodo metodista e valdese si è aperta con l’approvazione di un atto relativo al sisma che lunedì sera ha colpito l’isola di Ischia, causando la morte di due persone. «Il sinodo — si legge in un comunicato diffuso dall’agenzia Nev — esprime la sua vicinanza ai famigliari delle vittime e di coloro che sono ancora dispersi, impegnandosi ad accompagnare nella preghiera le popolazioni colpite dal sisma. Parimenti esprime il proprio sostegno e la propria vicinanza all’Esercito della Salvezza, presente con una casa di accoglienza, che sta adoperandosi in collaborazione con altre associazioni, per dare rifugio e conforto a coloro che non possono rientrare nelle loro case». Durante i lavori sinodali, è emerso come oggi il cristianesimo cresca soprattutto nel sud del mondo. «Questo — ha spiegato il pastore Yann Redaliè, della commissione intercultura della Tavola valdese — dà il senso di quanto sia determinante la questione interculturale per il futuro del cristianesimo e dunque anche delle Chiese della Riforma. È una sfida — ha detto Redaliè — a reinterpretare le nostre consuetudini, a ripensare la nostra teologia europea in dialogo con quelle che provengono dall’Africa, dall’Asia o dall’America Latina». Una sfida assunta dalle chiese evangeliche in Italia attraverso il progetto “Essere chiesa insieme”, inteso a promuovere l’integrazione di una chiesa composta da nativi italiani e da persone provenienti da altri continenti. È stato inoltre discusso il documento: “Famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità”. Al riguardo, l’assemblea non è ancora giunta all’approvazione del testo — il primo che tratti ampiamente questi temi dal 1971 — ma dalla discussione è emerso un chiaro orientamento di valdesi e metodisti a riconoscere la pluralità di modelli di famiglia presenti nella società di oggi, al loro riconoscimento ecclesiastico attraverso la benedizione di unioni civili riconosciute dallo stato italiano, e a proseguire l’impegno nella società affinché i diritti su questi temi possano essere ampliati. Il documento — hanno ricordato il pastore Paolo Ribet e Paola Schellenbaum, rispettivamente coordinatore e membro della commissione che ha prodotto il testo — «è frutto di un impegno che dal 2011 ha portato le riflessioni su questi temi nelle comunità locali e nelle Chiese in tutta Italia. La discussione ha fatto emergere l’equilibrio di libertà e responsabilità delle Chiese sia in ambito giuridico, sia in ambito liturgico. Importante il dibattito teologico che si è sviluppato sul concetto di benedizione, che si riferisce sempre alle persone, e non alle forme giuridiche di unione, che per le Chiese valdesi e metodiste non sono sacramenti». «È un documento — ha commentato il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini — che si adatta costantemente ai cambiamenti della società ed è passibile di ulteriori miglioramenti, ma abbiamo dato il giro di boa». Ora — ha concluso — «continua il compito culturale nel paese perché ci sono ancora altri passi in avanti da fare. È importante che ci sia stato un consenso a livello locale e nazionale su questi temi».
© Osservatore Romano - 24 agosto 2017