Wendy Duffy ha perso il suo unico figlio di 23 anni nel 2021 e il dolore nel quale è piombata è, a suo insindacabile giudizio, insopportabile.
E il punto sta proprio qui: la sua auto percezione di quanto stia soffrendo, inaccessibile a chiunque altro, deve essere il supremo criterio di decisione? ed è a questa entità suprema che la società, gli altri, tutti noi dobbiamo inchinarci? Non c'è altro a cui richiamarla, ma soprattutto a cui restare fedeli come collettività di fronte a una disperazione che per sua natura non fa che suggerire la morte come unico sollievo? Non più, perlomeno non più in modo certo e condiviso.
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